Hoshikawa Kyōji ha sedici anni, é un ragazzo serio e con una mentalità analitica. É convinto che il mondo non sia altro che uno schema di variabili su cui può esercitare il proprio controllo. Kuragane Tomoya è la fastidiosa e destabilizzante eccezione alla regola nella vita attentamente costruita di Kyōji: il giovane giocatore di hockey é imprevedibile, solare, e per molti versi sembra opporsi, consapevolmente o meno, a ogni schema sociale o a qualsiasi prevedibilità. Così ogni incontro tra i due giovani é vissuto con entusiasmo da Kuragane, mentre Kyōji patisce la perdita di controllo, assumendo quindi un atteggiamento ostile, unica protezione contro l'irrefrenabile spirito di Tomoya. I due giovani sembrano non avere nulla in comune. Distanti trecentocinquanta chilometri l'uno dall'altro, vivono due realtà molto distanti. Kyōji é stato cresciuto da un padre severo, estremamente legato a un'idea di mascolinità come identità che si impone, e che ha come caratteristica principale l'estremo rigore: l'ordine mentale e dello spazio, con un conseguente rifiuto dell'emotività, che deve essere sempre soppressa dalla forza della logica e della ragione. Anche dopo la morte del padre, Kyōji continua a seguire questi schemi, nonostante la madre sia molto più morbida e accogliente nei suoi confronti. Questo lo aiuta anche quando capisce di essere gay e deve accettare la propria identità. Tomoya non ha avuto un'infanzia priva di eventi difficili, ma é sempre stato supportato dalla presenza deɜ nonnɜ. In particolare, il nonno di Kuragane assume un ruolo fondamentale nel percorso di crescita del ragazzo, incoraggiandolo ad esprimere le proprie emozioni, anche attraverso il pianto. Gli insegna a vivere la sofferenza, e come tirarsi su. Il loro é un legame profondo, che spiega anche perché Tomoya viva così liberamente, lasciandosi spesso guidare dalle proprie emozioni. Anche quando capisce di provare sentimenti per Kyōji, non si pone domande complesse sulla sua identità, ma accetta le proprie emozioni così come sono, perché sono reali e non hanno bisogno di un'etichetta per diventarlo. Così, in un racconto che ci porta avanti e indietro nel tempo, l'autrice ci fa esplorare il legame che nasce tra i due giovani. Tomoya, appena si rende conto del suo profondo interesse per Kyōji, non esita ad agire, con un corteggiamento decisamente particolare e stravagante, proprio come lui. Kyōji non capisce, fa fatica ad accettare quello che sta succedendo, anche perché non riesce a figurarsi come Tomoya possa essere altro che etero. Kyōji ha bisogno di chiarezza, di dare un nome alle cose, di una routine. Kuragane però continua a intromettersi nella sua vita nei modi più inaspettati, fino a quando non diventa anche lui parte della routine del ragazzo. E a quel punto non c'è modo di tornare indietro. Kyōji dovrà affrontare una grande crescita e maturazione. Dovrà uscire dai confini tracciati prima dal padre e poi da lui stesso, per fare in modo che possano accogliere quell'uragano che é Tomoya, insieme a tutti i sentimenti che il giovane prova per lui. I salti temporali sono fondamentali. Per quanto possa risultare complicato inizialmente seguire la cronologia degli eventi, andando avanti ci si rende conto dell'intelligenza nella strutturazione del romanzo da parte dell'autrice. Certi eventi prima accadono in modo misterioso e improvviso, e poi vengono spiegati. Il ritorno al passato é un modo per esplorare il modo di ragionare e di agire dei due giovani, anche grazie al cambio di POV. Ciò rende la lettura accattivante e aggiunge moltissimo spessore alla storia. L'approfondimento psicologico dei protagonisti é costruito in maniera esemplare. L'autrice riesce a rappresentare perfettamente le modalità di pensiero di due menti che si stanno ancora formando, devono maturare, scoprire, comprendere le novità della vita. Ho apprezzato tantissimo quindi la costruzione dei personaggi, e il loro percorso, sia personale che nell'ambito della relazione. Mi ha emozionato molto. Anche l'ambientazione in Giappone mi ha colpito positivamente. L'autrice si è informata, e fa riferimento a diversi dettagli della cultura giapponese, accostandovi anche la narrazione di eventi che hanno segnato il Paese, il tutto sempre in modo accessibile anche a lettorɜ più giovanɜ. In definitiva questo è uno Young Adult estremamente ben scritto, con personaggi complessi e sempre in movimento. Se a primo impatto avevo assegnato quattro stelle, era semplicemente per il fatto che avevo trovato la lettura più faticosa di quanto avessi pensato. Al motivo di questa difficoltà ci sono arrivatə nei giorni successivi, quando ho continuato a ragionare sulla lettura fatta. Allora ho ripercorso mentalmente la storia, ho riletto i paragrafi evidenziati, e mi sono nuovamente emozionatə. E ho capito che quella fatica che avevo provato non derivava dalla scrittura, ma dal carico emotivo che il libro mi aveva lasciato, cosa che raramente accade in modo così accentuato. E allora sì, questo romanzo le cinque stelle se le merita, perché mi ha trasmesso tanto, anche se ho impiegato del tempo per elaborarlo. Mille e ancora mille grazie all'autrice, Eva Milani, per avermi fatto conoscere il suo romanzo.
Un meraviglioso affresco di una gioventù appena nata che, come è giusto che sia, muove i primi passi di autoaffermazione tra certezze granitiche, poi non così irremovibili, e dubbi tempestosi, che a volte sono solo refoli di vento.
Hoshikawa e Kuragame hanno 16 e 18/19 anni, tutta una vita che si dispiega davanti a loro, milioni di possibilità da afferrare e rifiutare, e già tante, profonde cicatrici a disegnargli l’anima.
L’autrice ce li fa conoscere, assieme a una manciata di amici, soprattutto attraverso dialoghi dal ritmo effervescente, botte e risposte ironiche e taglienti, che corrono veloci e divertenti, interrotte bruscamente quando uno dei due rimane senza parole. Sono stata stupita e poi ammaliata da quanto efficacemente e gentilmente, attraverso la forma dialogica, Eva Milani riesca a far cadere i veli che avvolgono i caratteri di Hoshi e Kuragame, permettendoci di vedere ogni sfumatura del loro essere.
La storia scorre limpida, nonostante le burrasche emotive che mi hanno trascinato con loro, tra le mille pieghe dell’anima e i tanti contrasti emotivi dei due protagonisti e dei loro amici. Tutti camminano sul sentiero abbozzato che porta al loro futuro, spavaldi, timidi, certi, inconsapevoli, con le braccia cariche dello zaino sfilacciato delle loro emozioni, che tracimano ed esplodono, filtrano e si insinuano, e tutti sono magnifici mentre lo fanno.
La narrazione mi ha avvolta e avvinta, fatta ridere e commuovere, riflettere e sognare e, da subito, innamorare perdutamente.
La prosa è pulita, articolata, elegante, poetica. I salti temporali sono chiari, senza mai spezzare il filo narrativo spiegano, chiariscono, mostrano.
Tra le figure secondarie ce ne è una che ho amato con tenerezza , quella di nonno Kuragame. Ed è con una sua luminosa riflessione che vi lascio.
“Il guaio di tirare su dei ragazzi fantastici, è che non si limitano ad ascoltarti: di tutto quello che gli insegni si appropriano in modo profondo e personale, lo rielaborano secondo la loro natura, lo mettono alla prova, lo scompongono per coglierne l'essenza. E va a finire che dai semi che hai piantato, sbocciano fiori nuovi e sconosciuti. E forse è proprio questo il modo giusto per mantenere vivi i principi in un mondo che gira così in fretta: accettare di vederli mutare forma senza cambiare sostanza, accettare che si evolvano fin quasi a non poterli riconoscere.”
Se dovessi dare un aggettivo a questo libro sarebbe intimo, decisamente intimo è la parola giusta. Ho deciso di fare una collaborazione con la scrittrice senza nemmeno farmi dire la trama, mi sono fidata della mia Will che mi ha detto che mi sarebbe piaciuto e così è stato. Kori No Hoshi è stato una boccata di emozioni dalla prima all’ultima pagina. I primi capitoli, lo ammetto, ho fatto un po’ di fatica ad entrare dentro la storia perchè comunque ci sono delle dinamiche in cui si deve entrare, comprendere i contesti di vita anche di una cultura opposta a quella Occidentale ma una volta dentro la sola cosa che mi sono sentita di dire è stata “Wow”. Si perchè Tomoya e Hoshi sono così intensi, così pieni di vita e di sentimenti che è inevitabile sentirsi travolti. Sentirsi parte non solo della loro storia d’amore ma proprio del loro vissuto. Sono così diversi, a volte un po’ assurdi se pensati vicini, da completarsi in modo perfetto come due pezzi di puzzle che finalmente si ritrovano. È uno slow burn, quindi non aspettatevi un bacio al terzo capitolo, ma quello che dovete aspettarvi sono le farfalle nello stomaco e la brama di leggere finalmente di quel bacio, di quello sfiorarsi di dita, che è come se stesse un po’ accadendo a voi. La storia è ambientata in Giappone, due giocatori di hockey che vanno al liceo e tra di loro ci sono ben 350 chilometri di distanza, che sono tanti a prescindere ma a 16 e 17 anni lo sono ancora di più. Eppure, nonostante questo, i sentimenti che iniziano a provare uno per l’altro sono così radicati, così profondi, hanno radici talmente robuste che uno si scorda anche quelle tre ore di treno che li separano. Tomoya e Kyōji sono due personaggi complessi, ognuno ha la sua dose di bagagli emotivi e traumi che si porta dietro, il destino li ha uniti nei piccoli gesti sparsi durante gli anni fino a che non si sono finalmente rincontrati e sono diventati l’uno l’anima gemella dell’altro. È un periodo difficile quell’età, scoprire la propria sessualità, capire cosa fare del proprio futuro, tenere insieme famiglia, amici e amori. È un periodo difficile eppure così bello e intenso da vivere e tra queste pagine io ho percepito ogni sentimento di questi due protagonisti. Ho percepito il modo passionale di vivere di Tomoya, la sua determinazione e costanza che lo fa arrivare sempre dove vuole, senza mai guardarsi indietro anche quando è difficile e fa male. Ho percepito le paure di Kyōji, la sua delusione, il suo cuore spezzato dalla sola persona che pensi non possa mai minare la fiducia che riponi in voi e nel vostro rapporto speciale. Mi sono immersa così tanto, ho urlato, sentito le farfalle, mi sono commossa e ho sentito il magone. Ho provato una valanga di sentimenti e quasi non riesco a mettere insieme due righe per esprimere tutto quanto. Sono sensazioni a caldo le mie, scritte appena finito di leggere questo libro, ma sono sicura che se tra qualche mese me lo chiede nuovamente io vi dirò esattamente le stesse cose, con lo stesso entusiasmo. È stata una sorpresa piacevolissima scoprire Eva e la sua scrittura, questo mi invoglia a leggere altro di quello che ha scritto e a sperare che abbia il successo che merita, perchè a parer mio pochi hanno questa capacità di coinvolgerti all’interno delle loro storie fino a sentirle tue. C’è bisogno di dire che lo consiglio o si capisce abbastanza? Alla prossima.
Non è soltanto una storia d’amore, ma un racconto di crescita, accettazione e fragilità.
Kyoji è un ragazzo che vive sulla difensiva: ferito, diffidente, incapace di concedere spazio agli altri senza temere di essere distrutto. Il suo modo di proteggersi è respingere, diventare duro, a tratti crudele, pur di non rischiare di cedere.
Tomoya è il suo opposto. Aperto, ostinato, profondamente legato all’idea di amore, anche quando questo significa affrontare muri apparentemente insormontabili. Le sue cicatrici non lo hanno chiuso, ma reso più determinato a restare.
La storia ci immerge subito nel loro rapporto, alternando momenti presenti a frammenti del passato che aiutano a comprendere le loro scelte e le loro reazioni. È proprio in questi contrasti che emerge il cuore del romanzo: due modi completamente diversi di affrontare lo stesso dolore.
Lo stile è fortemente introspettivo, costruito più sulle emozioni e sulle percezioni che sull’azione. Le atmosfere cambiano insieme ai protagonisti, accompagnando il lettore dentro i loro pensieri più profondi.
È una lettura scorrevole ma intensa, che non cerca di addolcire i personaggi né di guidare il giudizio di chi legge. Ti lascia piuttosto con una domanda silenziosa: fino a che punto è possibile proteggersi… senza perdere se stessi?
davvero contentissima di aver scoperto questa autrice l'anno scorso. libro stupendo, delicatissimo. il modo di scrivere dell'autrice è meraviglioso, direi delicato, non mancano però le battute e i dialoghi ironici. è stato bellissimo crescere insieme ai protagonisti, mi sono sentita addosso 10 anni in meno, ma soprattutto mi è piaciuto vederli maturare e scoprire la vita insieme a loro. ero preoccupatissima dalla premessa dei salti temporali perché di solito mi distraggono, ma in questo libro sono piazzati nel modo giusto, rendendo la storia lineare e facile da seguire. se metto 5 stelle a entrambi i libri dell'autrice che leggo, significa che davvero ho trovato una certezza, sono molto grata di questo.
Hoshikawa Kyōji è un sedicenne che gioca a hockey su ghiaccio e, insieme alla sua squadra, affronta diverse squadre avversarie che arrivano da altre scuole del Giappone. È proprio durante una partita che Kyōji incontra Kuragane Tomoya, capitano della squadra di hockey del Liceo Kōsui, di due anni più grande di lui. Più che un incontro, fra i due vi è uno scambio di battute al vetriolo e ben calcolate dalla freddezza del primo che, tuttavia, viene spiazzato dalla schiettezza ed esuberanza del ragazzo più grande. Infatti, Tomoya non si lascia per nulla scoraggiare dall'atteggiamento del giovane e, poco per volta, i due iniziano a frequentarsi sempre più spesso di quanto avrebbero immaginato. A dividerli, però, ci sono trecentocinquantadue kilometri di distanza. E, Kyōji, detto Hoshi, non ha nessuna intenzione di farsi coinvolgere in una relazione mandando all'aria tutte le sue certezze e il suo equilibrio, men che meno con Tomoya che è esasperante all'ennesima potenza. Quest'ultimo, invece, è determinato a far capire a Kyōji quanto le sue intenzioni siano serie e, con un po' di coraggio, riesce a scalfire l'armatura del più giovane. Non sarà un viaggio semplice, al contrario, Tomoya e Kyōji hanno davanti a loro un lungo percorso lastricato di incertezze e difficoltà. Riusciranno a incontrarsi a metà strada e lasciarsi andare ai sentimenti, oppure rinunceranno a ciò che di magnifico potrebbero costruire insieme? Come sempre, vi è un solo modo per trovare una risposta ed è leggendo Kori no Hoshi. Da diverso tempo non capitava di dedicarmi alla lettura di un romanzo di genere Young Adult M/M e l'occasione si è presentata grazie alla proposta di collaborazione di Eva Milani, che ringrazio di cuore per la disponibilità e per la fiducia. Non appena ho letto la sinossi del suo Kori no Hoshi ne sono rimasta davvero affascinata e incuriosita. Anche se ho dovuto attendere un pochino per potermici dedicare con maggiore tranquillità, sono finalmente riuscita a divorarlo. Nonostante sia un volume autoconclusivo di 443 pagine, una volta iniziata la lettura, non sono riuscita a staccarmi dal kindle se non per qualche pausa e per le faccende quotidiane. Ma parto dal principio. L'autrice, nelle prime pagine, lascia al lettore una guida utilissima come glossario con qualche informazione di base e con i nomi dei protagonisti e delle rispettive squadre di hockey. Personalmente, l'ho trovato piuttosto utile come base di partenza, anche se ho fatto un pochino di fatica a memorizzare i nomi e/o cognomi dei personaggi secondari. Ma questo non è un difetto del romanzo, quanto più un difetto della mia pessima memoria nel ricordare tanti nomi. I due protagonisti Kyōji e Tomoya, invece, mi sono letteralmente entrati sottopelle e incidere i loro nomi nel mio cuore e nella mia mente è stato decisamente meno complicato. Ho trovato la loro storia davvero bella e intensa, romantica e a cottura lenta. Tutti e due sono ben caratterizzati e il loro percorso di crescita è proprio emozionante e coinvolgente. Eva Milani ha reso benissimo in modo ben contestualizzato il periodo dell'adolescenza (sedici anni per Hoshikawa Kyōji e diciotto - da poco compiuti - per Kuragane Tomoya) rendendoli realistici e credibili. Entrambi hanno un bel caratterino, soprattutto Kyōji che ha una bella scorza dura attorno a sé e che solo la pazienza e l'affetto di Tomoya riusciranno a scalfire. Con il secondo, in effetti, sono entrata un po' di più in sintonia rispetto a Kyōji che rimane, nella narrazione, il più immaturo fra i due. Nonostante ciò mi sono comunque affezionata tanto a tutti e due. Forse proprio per le loro differenze caratteriali sono riuscita ad apprezzarli a pieno, si completano l'un l'altro proprio come un puzzle. Quanto avrei voluto poter entrare fra le pagine del racconto per abbracciarli e dire loro che avrebbero trovato un nuovo equilibrio insieme. Ammiro il bellissimo rapporto che Tomoya e Kyōji riescono a instaurare con tempo e dedizione nonostante la lunga distanza e gli impegni della vita a dividerli. Assistere alla loro lenta crescita come individui prima e, solo in un secondo momento, come coppia è stato per me emozionante e piacevole. La penna dell'autrice, che leggo per la primissima volta grazie a Kori no Hoshi, è piacevole e coinvolgente, lo stile è ricco di concetti e pensieri riflessivi, a tratti anche poetico e aulico. Qui e là non mancano anche termini e vocaboli giapponesi che ne hanno arricchito la cura e la ricercatezza, rendendolo ancor più coerente con l'ambientazione. Ho percepito benissimo, infatti, anche la cura nei dettagli esposti riguardo le usanze e la cultura giapponesi: per questo va un plauso all'autrice. Fra le pagine di questo Young Adult Male to Male vi sono diverse tematiche: dal primo amore vissuto in adolescenza, all'amicizia, al rapporto genitori-figli, all'elaborazione del lutto. Tutti argomenti che la Milani ha affrontato in maniera delicata, senza appesantirne i concetti. A parer mio, avrei apprezzato ugualmente l'opera con qualche snellimento qui e là all'interno dell'intreccio narrativo. Nonostante la mia opinione personale, trovo che Kori no Hoshi sia senza dubbio un bel romanzo di formazione, in grado di commuovere e raggiungere il cuore del lettore per la sua intensità e delicatezza. Se siete alla ricerca di una storia ricca ed emozionante, con un amore puro e reale che sboccia in due splendidi fiori e cresce in modo graduale, circondati da amici e familiari, con un bel percorso da intraprendere lungo questo viaggio chiamato vita, allora vi consiglio Kori no Hoshi di Eva Milani. Per me sono 4.5 stelle!
Ci troviamo in Giappone, tra le competizioni scolastiche di hockey e con due personaggi molto particolari. Kyöji penso sia il protagonista indiscusso. Giovanissimo ragazzino che ha tanto peso sulle spalle e che ha deciso di rispondere alle angherie dell'universo con il cinismo e la disillusione totale. Per la sua età é estremamente saggio, ma anche estremamente chiuso. É stato un dolore vedere i suoi meccanismi di difesa e come, spesso, la gente si sia fermata a quelli. Stargli accanto non é facile, anzi oserei dire che é una costante sfida perché lui in prima persona ti sfida. Ti sfida a lasciarlo e confermare la sua tesi che nessuno rimane per sempre. L'altro lato della coppia é formato da Tomoya, un giocatore di un'altra squadra, che abita a 350 km di distanza e che ha sempre un sorriso genuino sul volto ed é pronto ad abbattere la corazza di Kyoji e di mostrargli che no, qualcuno é anche destinato a rimanere e che lui si impegnerà per restare. • Kyõji pensa di essere rotto, una causa persa, un giocattolo da buttare, mentre Tomoya lo guarda e vede il sole e vuole che anche lui si veda con i suoi occhi. • L'inizio, non lo nego, é stato complesso perché c'erano un'infinità di nomi, relazioni che si intrecciavano e tenere il passo non é stato facilissimo. Però una volta entrata dentro la storia basta, é impossibile non voler bene a Kyoji e alle sue fragilità, anche ai suoi momenti no e quei brevissimi momenti di dolcezza che si lascia scappare dalla sua corazza. Tomoya non si può non amare, davvero quel ragazzo ha una pazienza infinita ed é stato stupendo vedere come abbia trovato la chiave giusta per aprire quel mondo che é Kyoji. Quest'ultimo é l'esempio che non si deve essere per forza perfetti per chiunque, ma solo per quella persona che ci vede e pensa di avere davanti l'Intero mondo.
I personaggi secondari sono un contorno importante, che danno forza al romanzo e ti fanno apprezzare ancora di più la storia. Come ovvio che sia mi sono innamorata della coppia secondaria, che si vede e non vede, che si intravede tra un battibecco di Kyõji e Tomoya e un loro bacio. Mi sarebbe piaciuto vedere di più di entrambi perché anche loro due sono un universo e dietro entrambi ci sono sicuramente storia che vorrebbero essere raccontate. Questo non é solo un romanzo d'amore, ma di scoperta e di crescita in quel delicato periodo che é l'adolescenza dove tutto fa più male del solito, dove l'amore si vive intensamente tanto quanto il dolore e tutto é amplificato. Kyõji é un ragazzino problematico, ma é molto molto altro e come trova la persona con cui esserlo ci mostra un lato di sé che teneva chiuso a chiave. Sprona Tomoya ad essere migliore, ad essere ragionevole li dove l'altro sarebbe stato solo istinto. Lo indirizza e lo rende una persona migliore. É stato veramente bellissimo, non posso che consigliarvelo!
Ho concluso Kori no Hoshi – Una stella nel ghiaccio con quella sensazione rara che cerco sempre quando apro un libro: quella di aver vissuto davvero qualcosa insieme ai personaggi, non solo di averlo letto.⛩️
Hoshi e Tomoya non sono solo protagonisti, ma due anime che si riconoscono piano piano, tra resistenze, silenzi e piccoli gesti che parlano più delle parole. Il loro rapporto non è immediato né forzato: cresce lentamente, si insinua sotto pelle e diventa impossibile da ignorare.🏒
Hoshi è il personaggio che mi ha fatto più male, ma anche quello che ho compreso di più. Il suo rifiuto nasce dalla paura della distanza, della durata, del lasciarsi andare e si percepisce in ogni passo indietro, anche quando è evidente quanto sia già coinvolto.🇯🇵
Tomoya è il suo perfetto contrappunto: più diretto, presente, completamente cotto, ma mai invadente. Ama nei gesti silenziosi, nelle attenzioni, nel modo in cui si prende cura dell’altro senza chiedere nulla.⛩️
Ed è proprio nei dettagli che questo libro dà il meglio di sé: piccoli gesti, regali, momenti che, anche a distanza, li tengono uniti e rendono il loro legame incredibilmente reale.🏒
Bellissimo anche il rapporto tra Tomoya e suo nonno, uno dei più sinceri del libro.🇯🇵 Non è solo affetto, ma qualcosa di profondo, che colma un vuoto, e il fatto che Hoshi scelga di esserci, anche “solo per Tomoya”, dice molto più di quanto voglia ammettere.⛩️
I flashback sono una vera perla: danno profondità ai sentimenti e rendono ancora più intenso il presente.🏒
Negli ultimi capitoli succede qualcosa: i personaggi diventano vivi, intensi, completamente immersi nei loro sentimenti. 🇯🇵
La loro storia prende forma senza filtri e arriva dritta, e non è una storia perfetta né facile: è fatta di ferite, crescita e scoperta.⛩️ È una storia di rinascita, prima ancora che d’amore.🏒
Ed è proprio per questo che mi è rimasta così tanto dentro. ⛩️🏒🇯🇵💕
Conosco questa storia da parecchio tempo e l'ho letta varie volte negli anni. Appena ho saputo che l'autrice l'avrebbe pubblicata in cartaceo, ho dovuto prenderla. Mi ha sempre colpito è la delicatezza della sua penna. Nonostante la presenza di temi pesanti, riesce a gestire ogni situazione facendoci entrare in empatia con il profondo dei personaggi. Sono davvero felice che questa storia sia finalmente disponibile per un pubblico più ampio rispetto al fandom in cui è nata. Inutile dire che ne consiglio la lettura.
Se cercate una storia d’amore ambientata in Giappone, non potete perdervi questo libro.
All’inizio ero un po’ preoccupata per i salti temporali preannunciati, ma devo dire che non hanno influito sulla scorrevolezza della lettura. Anzi, hanno arricchito la storia con dettagli e scene davvero interessanti.
I due protagonisti li ho amati! Sono meravigliosi e il loro rapporto odio-amore mi ha conquistata. Soprattutto perché, nei momenti di bisogno, riescono sempre a esserci l’uno per l’altro, nonostante la distanza e la difficoltà nell’accettare i propri sentimenti.
Inoltre, l’ambientazione in Giappone è curata nei minimi dettagli. Si percepisce chiaramente il lavoro di ricerca dietro ogni descrizione.