"Perché io a casa non ci torno. Quella non è casa. È la mia prigione, il luogo dove mi hanno insegnato a ubbidire e a non avere sogni. Preferisco morire in un vicolo che vivere lì solo un altro giorno."
Personaggi
Mi sono piaciuti tutti i personaggi, nel bene e nel male. Che cosa significa? Sono ben delineati: la protagonista, i personaggi principali e quelli secondari. Tutti hanno una loro caratterizzazione ben definita per cui mi sono arrivati, dal primo all’ultimo, ed è per questo che mi sono piaciuti. Nel senso tradizionale del termine, “piaciuti”, è naturale che non li abbia apprezzati tutti, perché sono diversi da me, perché compiono azioni riprovevoli e così via.
Parto dalla protagonista, Scilla, che ho amato tantissimo. Una ragazza che rifiuta con tutta se stessa il ruolo che le è stato assegnato in quanto donna e donna di nobile stirpe.
Tu, figlia mia, non sei che una pedina. Una promessa fatta e pagata con terre, titoli e alleanze. Non sei nata per desiderare. Sei nata per obbedire.
Scilla è molto umana e questo rende facile l’immedesimazione in lei. Si ribella con denti e unghie pur di non accettare il suo destino fatale. Tuttavia, agisce senza pensare alle conseguenze che le sue azioni possono avere sugli altri, ed è anche da questo che deriva la sua umanità. Ha la lingua lunga, ma vacilla quando si trova di fronte a situazioni che la rendono titubante. Mostra un coraggio da eroina, come quando fugge dalla sua prigione dorata o rimane chiusa in una tana per tutto il giorno. Alla fine, fa ciò che la fa sentire meglio e più libera.
Focu è un altro personaggio che ho amato molto. Tratta Scilla con rispetto – ricordiamo che il romanzo è ambientato nel Settecento – ed è un uomo di parola. Non la tratta con i guanti di velluto per via della sua origine nobile, ma la tratta alla pari come persona. C’è una frase che Focu pronuncia e che, dapprima, mi ha fatto storcere il naso: “Io non esisto senza di te”. Poi, però, mi sono fermata a riflettere e ne ho colto un nuovo senso, magari sbagliando. Scilla diventa custode del suo vero nome e del suo passato, e quindi della sua vera identità; l’esistenza di Focu passa attraverso di lei, perché può essere se stesso, senza la maschera di “Focu, il contrabbandiere”.
Con questo mi fermo, perché altrimenti non finisco più e vorrei anche evitare di farvi degli spoiler. Lascio a te la scoperta.
Amore
Scilla rimane subito colpita da questo ragazzo che profuma di libertà, ciò che anela con tanto fervore. Si percepisce chiaramente che è attratta da lui, ma si ritrae o distoglie lo sguardo perché “le signorine non fanno certe cose”. È molto coerente con il contesto in cui è cresciuta e con l’epoca in cui è ambientato il romanzo.
L’amore tra Scilla e Focu cresce pian piano e sboccia tra i vicoli di tufo e le occhiatacce degli altri abitanti dell’oscurità, sotto la città di Napoli. Le promesse e i sogni condivisi sono sempre sul filo della tensione e dell’incertezza di un futuro che sembra inevitabile.
Si tratta di un amore passionale che lotta contro le classi sociali e i relativi pregiudizi, sia da una parte che dall’altra, e contro le consuetudini del tempo. È un amore che ti entra dentro e non ti lascia più. In sintesi, è un amore che lotta per il suo lieto fine, dall’inizio alla fine.
Lingua e stile
La storia è narrata in prima persona dal punto di vista di Scilla, forse c’è un’eccezione, ma lascio a te il piacere di scoprirla e di giudicare se sono una narratrice affidabile o meno (il gioco con gli elementi narrativi è voluto).
La lingua è molto sensoriale e ti sembra davvero di essere lì con Scilla e gli altri personaggi. Questo è vero soprattutto per quanto riguarda gli odori. L’odore di tabacco, tufo e noce moscata di Focu mi è rimasto addosso, così come i profumi più floreali di Scilla, che ha ovviamente abbandonato una volta trasferitasi nel sottosuolo, ma anche l’odore ripugnante della latrina usata come bagno. Vorrei dedicare una menzione speciale alla descrizione del mondo sotterraneo: sembrava davvero di essere lì, tra il tufo, l’oscurità e la fioca luce usata per muoversi; ma anche le risate dei bambini in sottofondo e il rimbombo dei passi della tarantella durante le feste. Le feste sono così animate che avrei voluto prendervi parte anch'io.
Napoli, 1700. Scilla d’Avalos: un nome che preannuncia tempesta. Secondogenita di un barone, è cresciuta avvolta da sete e merletti, in un palazzo dorato che luccica agli occhi degli altri ma che per lei ha sempre avuto il sapore amaro di una prigione. A diciannove anni il padre la richiama a casa per consegnarla a un destino già scritto: un matrimonio con un duca ricchissimo, molto più anziano di lei, con due unioni fallite alle spalle. Per Scilla è una condanna. È in quel momento che nasce il desiderio feroce di fuggire, di sottrarsi a un futuro imposto, uguale a quello di troppe donne della sua epoca. Dopo aver incontrato il suo promesso sposo, Scilla non esita: scappa dalla finestra della sua stanza, scegliendo l’ignoto pur di non piegarsi a un contratto di obbedienza. Qualunque cosa l’attenda là fuori, paura, fame, solitudine, sarà comunque migliore di una vita vissuta in ginocchio. Durante la fuga per le strade di Napoli viene salvata da Focu, giovane contrabbandiere poco più grande di lei, già incontrato nelle scuderie di casa la sera della festa di fidanzamento. Sarà lui a condurla nelle profondità della città, in un mondo sotterraneo fatto di tufo e ombre. Qui Scilla incontra il Muto, fedele amico di Focu; il Guappo, suo rivale; la bella Lia, divorata dalla gelosia; e zi’ Ninetta, carismatica e temuta guida del sottosuolo e del contrabbando. Poco alla volta, quel mondo nascosto, duro, pericoloso, ma autentico, diventa per Scilla una casa. Una casa scelta, non imposta. Ma sopra le loro teste incombe la minaccia del barone, che setaccia Napoli pur di riprendersi la figlia e mantenere fede all’accordo stretto. E così Scilla e Focu si trovano a lottare contro il tempo, contro il potere, contro un destino che vuole dividerli.
La scrittura è fluida e avvolgente, capace di trascinare il lettore nella Napoli del Settecento. Le strade, i palazzi, i cunicoli sotterranei sembrano respirare insieme ai personaggi.
La trama, sorprendentemente originale, soprattutto per la scoperta della città sotterranea, mantiene una tensione costante: anche se siamo in un historical romance, fino alle ultime pagine non si è mai certi che ci sarà un lieto fine. Sotto gli strati di seta, Scilla rivela un cuore indomito. È una giovane donna che sceglie di perdere tutto pur di salvarsi, che accetta di diventare una reietta per restare fedele a se stessa. Ogni sua decisione è un salto nel vuoto, come quello che sogna davanti alla scogliera nelle prime pagine del romanzo. E in quel salto c'è tutto il suo coraggio. Per questo, Scilla merita rispetto, ammirazione, e un eterno chapeau. Questo libro è, oltre che un romance, un romanzo che parla alle donne. Ci sono nonna Imma, confinata nelle sue stanze perché dichiarata pazza, ma non per questo meno lucida; la baronessa d'Avalos, che ama la figlia ma non abbastanza da ribellarsi al marito; Maria, la sorella minore, che crede fermamente nella famiglia ed è pronta a sacrificarsi sull'altare delle convenzioni sociali; e zi' Ninetta, una fiamma viva, che non si piega davanti a nessuno e governa il sottosuolo non con la paura, ma con il rispetto, il dono più raro. È impossibile non affezionarsi a lei. Esistono due Napoli in queste pagine: una fatta di seta, splendida e soffocante; e una fatta di tufo e fuoco, illuminata dalle lanterne tremolanti nei cunicoli bui e umidi, che però appare più sicura e autentica di qualsiasi palazzo nobiliare. Ed è proprio lì, nel buio, che Scilla trova la sua luce. Un romanzo toccante nella sua apparente semplicità. Grazie.
Questo romanzo mi ha travolta come una tempesta perché è intenso, doloroso, romantico e profondamente umano. È una storia che parla di amore e libertà, ma soprattutto di sacrificio, identità e rinascita, avvolta in un’atmosfera oscura e sensoriale che rimane addosso come il profumo di tabacco e noce moscata. Scilla è una protagonista complessa e straordinariamente viva, intrappolata tra il peso delle aspettative familiari e il desiderio di autodeterminazione. La sua evoluzione è uno degli aspetti più potenti della narrazione: da giovane donna fragile e combattuta diventa simbolo di resilienza, pronta a sfidare il dolore, la perdita e persino la morte pur di proteggere l’amore e la libertà. Il suo percorso emotivo è struggente e autentico, segnato da paura, senso di colpa, ribellione e una disperata ricerca di libertà. Focu incarna l’amore assoluto e incondizionato; il loro legame non è solo passione romantica, ma rifugio, salvezza e forza reciproca. La loro relazione è raccontata con intensità sensoriale e profondità emotiva: ogni gesto, ogni sguardo e ogni separazione pesa come una ferita reale. L’autrice costruisce un amore viscerale, quasi primordiale, capace di sopravvivere alla violenza, alla distanza e al destino. Uno degli elementi più riusciti del romanzo è l’atmosfera, tramite una scrittura estremamente evocativa: odori, suoni e sensazioni corporee rendono ogni scena immersiva. Il sottosuolo oscuro, i cunicoli umidi, il tanfo della pece, il silenzio opprimente delle stanze del palazzo e la vastità liberatoria del mare creano un contrasto costante tra prigionia e libertà. Il fuoco e il sangue diventano simboli ricorrenti di distruzione e rinascita, mentre la spiritualità, i presagi e le credenze popolari aggiungono una dimensione quasi mistica alla vicenda. La storia affronta anche temi profondi e duri: la violenza del potere patriarcale, il controllo sul corpo femminile, il peso dell’onore familiare, il dolore della perdita e la maternità come atto di resistenza. Emotivamente il romanzo è un continuo crescendo, che alterna tensione, disperazione e dolcezza con un ritmo che non lascia tregua. Le scene di conflitto sono crude e realistiche, mentre quelle intime sono cariche di una delicatezza struggente. Il dolore dei personaggi è palpabile, ma lo è anche la loro capacità di amare e sperare, combattendo per raggiungere i propri sogni perché nella vita tutto va conquistato. A volte per trovare la propria libertà bisogna scavare nel profondo di se stessi, abbracciare il buio anche se fa paura, illuminare i propri lati più oscuri, combattere i pregiudizi e abbattere i muri per farsi spazio in qualcosa di più grande. Faccio tantissimi complimenti all'emozionante autrice Licia Rinaldi e vi consiglio assolutamente di leggere il suo meraviglioso libro perché “Seta e Fuoco” è una lettura intensa e coinvolgente, che colpisce per la forza emotiva, la ricchezza sensoriale e la profondità dei suoi temi. È una storia di passione e resistenza, di dolore e rinascita, che parla al cuore e lascia un segno duraturo nel lettore, che mi ha scatenato dentro una tempesta di emozioni travolgenti, tra lacrime e sorrisi. Un romanzo potente, oscuro e luminoso allo stesso tempo, che racconta quanto l’amore possa essere distruttivo quanto salvifico e quanto la libertà valga ogni sacrificio e quanto le scelte che compiamo possano cambiare il corso di un destino, che sembrava già scritto. È meglio sfuggire alla tempesta e mettersi in salvo per paura di restarne travolti, oppure atrraversarla anche a costo di uscirne feriti, ma avendoci provato?
È il secondo libro scritto da Licia Rinaldi che leggo e posso dire con gioia ch'è totalmente diverso dallo stile (e genere) del precedente. Si tratta di un romanzo storico ambientato in un Napoli del 1700. Anche se sono stata pienamente cosciente del contesto e delle usanze del tempo, non sono riuscita a trattenere la rabbia e il profondo disgusto per la famiglia di Scilla (si, includo qui la madre e anche la sorella). Un periodo in cui le donne erano mere proprietà da passare al miglior offerente, soprattutto tra i nobili. E, disgraziatamente, nei bassi fondi della società non era meglio. Realtà che la protagonista scoprirà sulla propria pelle. Il fortunato (o,meglio dire, predestinato) incontro con Focu, cambierà completamente e definitivamente la sua vita. Toccherà a voi scoprire in che modo e quanto. Vi dico solo che gli ho amati follemente! Comunque, è una storia tutta da assaporare. Vi farà soffrire, arrabbiare, disperare, proprio perché si riesce ad entrare in sintonia con i protagonisti. Anche s'è raccontato dal punto di vista di Scilla, si possono comprendere tutte le situazioni o personaggi con i loro pensieri. Per com'è l'ho percepita io, è una chiara rappresentazione di quei tempi e luoghi, soprattutto nella mentalità e regole sociali. Le descrizioni fornite aiutano a creare nella testa immagini vivide dell'ambiente circostante. E non posso che apprezzare il miglioramento dell'impostazione narrativa: più chiara, concisa e completa. Anche se ho avuto l'impressione che nel sottofondo alleggiasse la minaccia del padre, non m'importa sapere esattamente che fine ha fatto,lui. Mi basta questo finale. ☺️ Lo consiglio a chi ama storie intense e coinvolgenti. Nonostante abbia un po' di spicy, non penso che danneggerebbe il pubblico giovane, tutt'altro... Per gli insegnamenti storici e socioculturali, lo vorrei proporre principalmente a loro. Sperando che mai si possa ritornare a quella mentalità.
Quando leggo, la cosa che cerco di più è sparire nella storia. Smettere di essere me e diventare qualcun altro. E con questo romanzo è successo. Non ero più una lettrice: ero Scilla. Tempesta e libertà. Non solo nella testa, ma nel corpo, nello respiro e nella rabbia. Scilla vive nella Napoli del Settecento ed è una nobildonna con un destino già scritto: un matrimonio imposto come una gabbia elegante. Finché realizza quanto la seta possa essere soffocante e il vero privilegio sia la libertà. Così scappa in una Napoli sotterranea e incontra Focu, cresciuto tra il tufo, il contrabbando. Leggendo ho sentito l’odio di Scilla verso il padre, verso le condizioni sociali, verso le abitudini imposte. La sua frustrazione. Focu non è solo fuoco come uomo di cui innamorarsi. È fuoco come scelta. È una famiglia costruita dal basso, con niente, ma con tutto ciò che conta davvero. L’autrice, con la sua scrittura evocativa, ti accompagna in un mondo fatto di immagini e profumi. Come entrare in una stanza buia e accorgersi che non stai leggendo dei personaggi, ma stavo respirando al posto loro. Gli odori, il tufo, il tabacco, il mare, la seta artificiale dei palazzi nobiliari. È una Napoli viva, oscura e pulsante. E la cosa più bella è stato sentire come Scilla, da vestito di seta liscio e fragile, diventi lentamente lei stessa il fuoco. Non più qualcosa che può bruciare, ma qualcosa che brucia. Ho amato come la contrapposizione tra i privilegi estetici della nobiltà e la durezza della povertà creasse un chiasmo con la vera ricchezza interiore dei personaggi. Ci sono frasi che mi hanno lasciato cassetti aperti, sogni non richiusi, speranze. E sì, alla fine del libro ho pensato una cosa molto semplice: vorrei anch’io un Focu nella mia vita. Non entro oltre nella trama, perché questo è uno di quei romanzi che vanno sentiti più che spiegati. Si legge tutto d’un fiato. E quando finisce, ti resta addosso la sensazione di essere stata scaldata, ma allo stesso tempo abbracciata.
🤍Ho letto questo romanzo tutta d’un fiato, completamente immersa in una Napoli del 1700 viva, oscura e affascinante, dove sopra regnano le regole e sotto la città pulsa un mondo fatto di segreti e libertà proibite.
🔥La storia segue Scilla d’Avalos, una giovane nobildonna intrappolata in un destino già deciso: un matrimonio imposto che per lei è una condanna. La sua fuga dai saloni dorati la porta nei vicoli e poi sempre più giù, nel cuore sotterraneo di Napoli, dove incontra Focu, un uomo cresciuto tra cave di tufo e ombre, lontanissimo dal suo mondo di seta e convenzioni.
🤍Il rapporto tra Scilla e Focu è la parte più bella del libro. Il loro amore nasce tra diffidenza, differenze sociali enormi e pericoli reali. Non è un colpo di fulmine facile, ma un legame che si costruisce passo dopo passo. Focu non è un eroe perfetto, ma un uomo ruvido e protettivo che aiuta Scilla ad adattarsi a un mondo duro, senza mai soffocarla. E Scilla cresce tantissimo: da ragazza fragile e spaventata diventa una donna capace di scegliere, di lottare, di sporcarsi le mani pur di essere libera.
🔥Ho adorato vedere Scilla imparare a vivere in una realtà così diversa dalla sua. Non perde la sua sensibilità, ma diventa più forte, più consapevole. Il loro amore diventa così simbolo di libertà, non solo di passione.
🤍L’ambientazione è incredibile. La Napoli sotterranea, le “tane”, il tufo, i vicoli, insieme al folklore del munaciello, creano un’atmosfera quasi magica, sospesa tra storia e leggenda. La città sembra un personaggio vivo che osserva, protegge e a volte mette alla prova.
🔥La scrittura è intensa e molto sensoriale: si sente il vento sulla scogliera, l’odore del mare, l’umidità delle grotte. È uno di quei libri che non si leggono soltanto, ma si vivono.
🤍Una storia d’amore proibita, sì, ma soprattutto una storia di ribellione, identità e libertà conquistata a caro prezzo. E Scilla e Focu restano nel cuore a lungo dopo l’ultima pagina.
Oggi vi porto nel Romance storico di @liciarinaldi_writer in uscita sabato 14/02 ❤️
Ambientato nella Napoli del 1700 la nostra protagonista è Scilla d’Avalos, secondogenita del Barone più potente della città. Scilla ha una vita agiata tra sete e merletti che in molti sognano, ma la verità è che il suo più grande sogno è quello di essere libera. Quando quindi il padre la costringe ad un matrimonio di convenienza Scilla si sente soffocare sempre di più nella gabbia dorata che il suo ruolo sociale comporta e qui deve decidere: lasciarsi trasportare dalle decisioni esterne o lottare. Scilla decide di mettere tutto a repentaglio e fugge. Sola in una città che non conosce realmente viene salvata da Focu, giovane contrabbandiere caratterialmente e socialmente opposto a Scilla. Da questo momento la vita da fuggitiva di Scilla si svolgerà nella Napoli sotterranea: un luogo fatto di tufo e ombre, dove le convenzioni sociali e i ruoli del mondo esterno sono del tutto superflue. Sono presenti alcuni riferimenti al folklore napoletano, come ad esempio la presenza della figura del “munaciello”, le tradizioni e le superstizioni. Per chi ha infatti apprezzato l’atmosfera del libro “Quegli oscuri presagi” di M. Castagna questo titolo è un ottimo consiglio. Ho apprezzato molto le tematiche inserite dall’autrice, tra cui quella dell’indipendenza femminile. Anzi, della vera e propria ribellione ai ruoli stereotipati assegnate alle donne dell’epoca e la voglia di costruire la propria identità come singolo e non come componente assoggettato alla volontà familiare.
Ricapitolando: i personaggi sono caratterialmente e fisicamente ben delineati e distinti. L’autrice come già visto dal precedente volume “Inchiostro e sangue” (recuperatelo perché anche lui è tanta roba! Tipo che è nella mia top di libri migliori letti nel 2025) è davvero brava a coinvolgere il lettore nell’atmosfera e nell’epoca narrata. Per rendere questa esperienza ancora più coinvolgente vengo usati molte descrizioni sensoriali, vista a parte, come per esempio l’olfatto.
Addentriamoci in questo meraviglioso mondo che @liciarinaldi_writer mi ha dato la possibilità di conoscere. Qualche commento? Si certo. Licia ti prego scrivi anche la lista della spesa se vuoi, Io amo alla follia il tuo stile di scrittura! Licia è brava, e non lo nasconde. Il suo stile è immersivo, ti catapulta in una Napoli fatta di cunicoli al tufo, olezzo e disperazione. La capacità di descrivere nei particolari delle banalità, dá quel tocco potente al romanzo, facendolo salire di livello. Come sempre la trama non ve la racconterò, perché oggettivamente chissene frega. Andatevela a leggere. Però vi voglio dire che questo non è un romanzo dolcino tutto merletti, la storia si adatta bene al contesto storico per nulla facile. Fatto di povertà, misoginie e violenze.
✔️ La nostra protagonista Scilla, ha il fuoco nel cuore. Lotta per i suoi bisogni, non tradendo mai sé stessa. Anche quando ciò di cui ha bisogno non è esattamente il suo bene. Scilla è fuoco Scilla è vento Scilla è tempesta
Un alito di vita in questo mondo schifoso in cui nessuno ci aiuta, e difatti Scilla cosa fa? Si salva da sola, come? Scopritelo da voi... Grazie Licia.