Viviamo nell'epoca del materialismo gotico. Il tempo delle piattaforme e dell'IA, della guerra trasmessa in streaming, delle identità in pezzi, del lavoro che divora la vita, del confine ormai svanito tra carne e macchina, tra naturale e artificiale, tra verità e menzogna. Tra vita e morte che, come nei romanzi gotici, si scambiano costantemente di è il distopico ma seducente presente di ChatGpt e del tecnocapitalismo. Eppure è anche il mondo che Mark Fisher aveva previsto e raccontato vent'anni fa in questo libro profetico e inedito, ideale prequel di Realismo capitalista. Un manifesto lucidissimo e visionario capace di illuminare, con decenni di anticipo, il nostro tempo oscuro.
E se le macchine fossero vive? è questa la domanda che infesta come uno spettro le pagine di Materialismo gotico. A cui ne segue una ancor piú inquietante, che mette i e se fossimo noi a essere morti come le macchine? Che senso avrebbe allora abitare un tempo dove tutto, la materia organica come quella inorganica, è morto?
Mark Fisher ci trascina in un mondo che alla fine degli anni Novanta sembrava soltanto un distopico futuro non troppo prossimo, immaginato da filosofi, scrittori e registi, e che è ormai invece diventato il presente nel quale tutti ci muoviamo confusi e sperduti. Un mondo dove essere dotati di possibilità di azione non significa necessariamente essere vivi.
Il materialismo gotico delinea un orizzonte in cui la distinzione fra organico e inorganico, razionale e irrazionale, tra finzione e teoria, si è dissolta nell'aria cibernetica. Universi ipermoderni, dominati dai prodotti scintillanti di un capitalismo tecnicamente sofisticato che però ricordano cosí da vicino gli zombie e i demoni dei tempi arcaici. Incubi popolati da corpi vuoti eppure capaci di agire, figure ambivalenti che fanno esplodere i confini della soggettività: Blade Runner, Terminator e intelligenze artificiali.
Un'analisi filosofica, che si muove sfrenata tra Deleuze e Guattari, Spinoza e Baudrillard, e che parlando della letteratura cyberpunk ci svela come un oracolo il senso delle inquietudini dell'oggi. Tra macchine che somigliano a esseri viventi ed esseri viventi che somigliano a macchine, sembra impossibile distinguere ciò che è reale da ciò che è virtuale. E sembra inutile immaginare di cambiare un mondo che va in rovina perché siamo troppo vincolati alle forze che lo dominano.
Con Materialismo gotico muove i primi passi la riflessione che ha forse avuto più influenza sul dibattito contemporaneo, il nucleo del pensiero da cui Fisher è partito per ridefinire la mappa teorica del nostro presente.
Mark Fisher (1968 – 2017) was a co-founder of Zero Books and Repeater Books. His blog, k-punk, defined critical writing for a generation. He wrote three books, Capitalist Realism, Ghosts of My Life and The Weird and the Eerie, and was a Visiting Fellow in the Visual Cultures department at Goldsmiths, University of London.
Librarian’s note: There is more than one author in the Goodreads database with this name.
“il terrore […] non è tanto - e non è principalmente - che l’interno dei loro corpi venga invaso, ma che non abbiano alcun interno”
“i vecchi regimi di potere dell’asservimento macchinico (entro i quali gli esseri umani funzionavano come componenti di una mega-macchina sociotecnica) e della soggettivazione sociale (entro i quali gli esseri umani sono assoggettati alle macchine tecniche che utilizzano) si combinano in un nuovo “insieme [che] comporta a un tempo assoggettamento e asservimento, spinti agli estremi, come due parti simultanee che continuano a rinforzarsi, a nutrirsi a vicenda”
“il discorso “circola” è da premere in senso letterale: vale a dire che non va più da un punto all’altro, ma percorre un ciclo che ingloba indistintamente le posizioni di emittente e ricevente, ormai irreperibili in quanto tali”
“la tragedia di Narciso non risiede nel fatto che si innamori di sé stesso, quanto piuttosto nella sua incapacità di riconoscere come propria l’immagine che gli viene restituita. […] questa estensione speculare di sé stesso attuti le sue percezioni sino a fare di lui il servomeccanismo della propria immagine estesa o ripetuta[…] il senso di questo mito è che gli esseri umani sono soggetti all’immediato fascio di ogni estensione di sé, riprodotta in un materiale diverso da quello stesso di cui sono fatti”
“sul piano fisiologico, l’uomo è perpetuamente modificato dall’uso normale della tecnologia (o del proprio corpo variamente esteso) e trova a sua volta modi sempre nuovi per modificarla. diventa, insomma, per così dire, l’organo sessuale del mondo della macchina, come lo è l’ape per il mondo vegetale: gli permette il processo fecondativo e l’evoluzione di nuove forze. il mondo della macchina contraccambia l’amore dell’uomo ottemperando alle sue volontà e ai suoi desideri, e precisamente dandogli ricchezza” a governare il processo non sono né l’uomo né la macchina; è piuttosto un’operazione di reciproca estrazione di plusvalore di codice, dotata di una propria traiettoria, dove tanto gli esseri umani quanto gli apparati tecnici sono mere componenti non autonome”