«Gli altri non sanno quanta vita si perdono, a usare la notte per dormire».
Di giorno Iris ha imparato a vivere in disparte per tenere a bada ogni istinto di felicità, dopo un matrimonio naufragato e molti entusiasmi evaporati. Di notte, invece, passeggia sul lungomare sotto la luna, affinando l'arte di restare svegli. Ma l'insonnia è contagiosa, e in un settembre infuocato che non vuole piú finire, il buio si popola di un'umanità bizzarra, dolente e tenera, capace di convincere Iris che la tristezza è un sentimento sovversivo di cui prendersi cura. E che non importa quanto siamo bravi a nasconderci, perché può comunque accadere che la vita ci venga a stanare.
Elvira Seminara (Catania, 1959) è una scrittrice, giornalista e accademica italiana. el 2008 per Mondadori pubblica il suo romanzo d'esordio L'indecenza. Ha insegnato Storia e tecnica del giornalismo nella Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Catania.
“A volte siamo felici a nostra insaputa, ho pensato mentre saliva sullo scooter, ci prendiamo solo il rischio, senza beneficio, della felicità.”
Il nuovo romanzo di Elvira Seminara è un viaggio notturno nella solitudine contemporanea ambientato in un settembre infuocato siciliano, dove l’insonnia diventa una scelta di libertà e resistenza esistenziale.
La protagonista Iris, reduce da un matrimonio naufragato e da entusiasmi evaporati, vive di giorno in disparte per tenere a bada ogni istinto di felicità, ma di notte si trasforma in un’esploratrice urbana, passeggiando per strade deserte e incontrando una “confraternita segreta” di insonni, con cui intreccia storie di anime perse, desideri repressi e lampi di bellezza ai confini del mondo.
La scrittrice mescola umorismo sottile, malinconia poetica e riflessioni profonde su temi come la veglia come atto di ribellione, la cartografia della solitudine e il potere rigenerante degli incontri casuali, trasformando il buio in un palcoscenico di vite invisibili.
Breve ma denso, il libro si legge d’un fiato, lasciando un senso di commozione e meraviglia per come l’autrice indaga l’esistenza attraverso l’invenzione narrativa, senza cadere in cliché ma elevando l’ordinario a straordinario.
“Pietre domestiche, che restano in casa con noi, a fare i fermacarte, e pietre magiche, che rilasciano energie e potere. Pietre sacre. E affettuose, che ci fanno dormire di sasso, com’era successo a me. Non dovremmo mai dire cuore di pietra a qualcuno, solo perché qualcuno un giorno è andato via. La pietra ha un cuore vivo. È ingiusto rimproverarsi quando una storia prende un altro corso, l’importante è che sia nata. Le pietre non lo fanno. Restano ferme a guardare il fiume finché passa. Raccolgono le forze, poi si spostano. Dobbiamo prendere esempio dalle pietre.”
Esistono libri perfetti che rendono i momenti di lettura perfetti ? Oggi riesco a rispondere a questa domanda SI Speravo di leggere quanto trovato in quest’ultima opera di Elvira Seminara da tempo. Un libro fuori dalle consuetudini dei libri stupendi. Un libro che apre a mille considerazioni esistenziali. A mille domande che fortunatamente restano tali, senza pretese di risposte. Neanche sbagliate. Considerazioni sulla solitudine, sulla morte, sulla paura ode il disagio di vivere . Di un vivere convenzionale , previsto, forse già visto, forse… La leggerezza, delicata, profonda consente di elaborare considerazioni sull’esistenza e sulla difficoltà della sua interpretazione. La normalità delle differenze, le differenze normali non escludono, ma aprono spiragli aduna felicità che mette paura ed quello che la seguirà . Citazioni letterarie, sempre con stile asciutto che stimola approfondimenti, piene di materia che assurge a spirito. La dolcezza dei sassi, della loro vita e del cuore di pietra che trova un’altra identità . Sentirsi meno soli, la notte quando si è svegli, fiduciosi nella presenza di un mondo a noi dedicato dove tutto si comprende, si assimila e ci gratifica di una esistenza che ha trovato, nonostante tutto una sua dimensione non ridimensionata. Da chi poi? Un amore delicato, quasi come fosse sognato ( ma lo ha sognato? ) pieno di delicate attenzioni non cercate, non studiate, non finalizzate alla parola Amore, ma figlie di risonanze immortali ed attuali , forse eterne, più attuali. Insomma, un libro pieno di spunti che consiglio vivamente per un momento di approfondimento alla superficie. Lì dobbiamo cercare, lì dobbiamo scavare. Dobbiamo partire, allontanarci il più possibile da noi per poi tornare dove siamo nati. Incontrandoci esseri migliori e più nuovi. Pronti per il futuro fosse anche solo la morte.
Un’opera in equilibrio tra poesia e prosa, tra frammento e narrazione, costruendo un universo intimo e sospeso che sembra nascere proprio nei momenti in cui il sonno tarda ad arrivare. È un libro che si attraversa come una notte lunga fatta di pensieri intermittenti, ricordi improvvisi e riflessioni che emergono con una lucidità quasi dolorosa. Il linguaggio è lirico, denso ma mai pesante, capace di evocare immagini vivide senza mai risultare artificioso. Ogni parola sembra scelta con cura quasi maniacale, come se fosse parte di un rituale necessario per dare ordine al caos interiore. Quello che si ottiene è che il lettore si fermi, respiri tra una frase e l’altra e si lasci coinvolgere emotivamente. Il tema centrale dell’insonnia non è trattato in senso puramente fisico, ma diventa metafora di una condizione esistenziale. I “giorni insonni” non sono solo notti senza riposo, ma momenti della vita in cui si è costretti a confrontarsi con sé stessi, senza distrazioni. In questo spazio sospeso emergono paure, desideri, rimpianti, ma anche piccole illuminazioni quotidiane. Il lunario, tradizionalmente legato al ciclo del tempo e della natura, qui assume una valenza più intima: è una mappa emotiva, un calendario dell’anima. Non c’è una trama lineare, ma una successione di pensieri, immagini e micro-racconti che si rincorrono e si richiamano a distanza. Ed è in questa frammentarietà che si rivela la condizione dell’insonnia, fatta di salti mentali, associazioni improvvise e ricordi che riaffiorano senza ordine apparente. Dal punto di vista emotivo, Lunario dei giorni insonni è un testo profondamente introspettivo. Si entra nella mente di Iris, quando parla con Ariel. E anche se a pagina 3 sai già che sono la stessa persona, tendi a considerarla sdoppiata. Come si considera lei. Non è un libro per chi legge in maniera veloce o per evasione. Richiede attenzione, disponibilità all’ascolto e, in un certo senso, anche una certa affinità emotiva.
Tuffarsi è il termine giusto. O forse immergersi. Mi sono immerso in questa storia con gli occhi curiosi e attenti, e ci ho trovato così tanti mondi che un po’ mi ci sono perso. In questo romanzo ci sono moltitudini che si sovrappongono, s’incontrano, si dividono. Sotto lo sguardo e dentro la testa di Iris, la protagonista. In un luogo “altro”, letterario a dir poco. È una narrazione onirica, poetica, piena di spunti, significati, ipotesi ed elucubrazioni. Mi ci sono rivisto, e quindi è stata anche un po’ la mia casa per questi giorni.
Non bisogna pensare più male quando ci danno dei "cuori di pietra", così Iris/Ariel ci insegna ed è stato un viaggio scoppiettante, una lettura che ti prende e non ti lascia andare via. Sarebbe bello vivere all'Ignoto Marinaio tra pianiste, giardinieri euforici e piani per il futuro.
Atlante degli abiti smessi mi era piaciuto; questo lo abbandono per incompatibilità con la lettrice dell’audiolibro. Forse un giorno ci riproverò con il libro vero e proprio, chissà.