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Dal fiume al mare: Storia della mia famiglia divisa tra due popoli

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Cosa vuol dire appartenere a una terra contesa? Come si racconta una storia di famiglia che attraversa confini, guerre, fughe, ritorni e desideri di pace?
Con una scrittura limpida e partecipe, mai ideologica, Widad Tamimi intreccia memoria personale e riflessione civile, accompagnando il lettore nel cuore vivo del conflitto israelo-palestinese, senza semplificazioni né proclami. Tutto prende avvio da un’immagine semplice e due bambini, uno palestinese e uno israeliano, seduti a disegnare la loro casa. Da lì si dipana un racconto fatto di frammenti d’infanzia, storie famigliari, testimonianze, sogni infranti e speranze tenaci.

Ne emerge un memoir profondo e toccante, che parla di esilio, maternità, giustizia e riconciliazione, ma soprattutto dell’inesauribile desiderio umano di comprendere l’altro, anche quando sembra impossibile riuscire a farlo. “Dal fiume al mare” è un libro che prende posizione con dolcezza e la voce di una donna, di una figlia e di una madre che cerca, attraverso le parole, di restituire dignità a una terra segnata da contraddizioni, ferite e bellezza.
Una testimonianza letteraria necessaria per chi ama le storie vere che parlano alla coscienza e al cuore; per chi non si accontenta degli slogan; per chi crede che la letteratura possa ancora essere uno spazio di ascolto, verità e umanità.
Dal cuore del conflitto israelo-palestinese, una storia di dolore, radici e speranza.

Un memoir potente e profondamente umano, che dà voce a chi vive tra identità spezzate e confini mai pacificati.

158 pages, Kindle Edition

Published February 24, 2026

11 people are currently reading
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About the author

Widad Tamimi

5 books1 follower
Widad Tamimi (Milano, 1981), figlia di un profugo palestinese fuggito dall’occupazione israeliana del 1967 e di una donna di origini ebree, la cui famiglia scappò a New York durante la Seconda guerra mondiale, è cresciuta in Italia. Attualmente vive a Lubiana col marito e i due figli e presta servizio nei campi di accoglienza ai profughi nell’ambito del programma “Restoring Family Link” della Croce Rossa Slovena. Nel 2012, per Mondadori, ha pubblicato il suo primo romanzo Il caffè delle donne. Scrive racconti per “Delo”, il principale quotidiano sloveno.

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Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Maria Luisa.
363 reviews7 followers
March 20, 2026
La lettura di questo libro è iniziata quando la tragedia del Medio Oriente è diventata ancora più drammatica dopo l'inizio della nuova guerra nel Golfo; le riflessioni di Tamimi sembrano ancora più preziose ma risuonano quasi superate perché ancora una volta negli ultimi anni è stato calpestato il diritto internazionale, si è voluto procedere e rispondere con le armi piuttosto che dare una possibilità alla diplomazia, a scapito delle popolazioni civili e mettendo a repentaglio la sicurezza dell'intero globo terrestre.

Il libro di Widad Tamimi, nata apolide e divenuta poi cittadina italiana, si muove con una scrittura chiara e efficace, su un crinale sottile e doloroso: quello in cui la storia personale di una famiglia — divisa tra l’eredità materna ebraica di Trieste e quella paterna palestinese di Hebron — si specchia nella tragedia universale dei popoli in conflitto. Il tema centrale che emerge con forza è il rischio che il trauma si trasformi in identità. Quando una comunità coltiva la propria ferita invece di elaborarla come un lutto, finisce per restare prigioniera di un passato che giustifica la violenza presente.
​Un punto nodale della riflessione è la critica al "narcisismo collettivo" che impedisce di riconoscere il dolore dell’altro. In un mondo che sembra aver smarrito l’intelligenza emotiva necessaria a distinguere i volti autentici dalle maschere del fanatismo, Tamimi ci ricorda che la vera resistenza inizia dalla capacità di restare umani.
​"Nessuno nasce violento. Si diventa ciò che il dolore non guarito costringe a essere. E questo vale ovunque, sempre."
​L’autrice propone allora un cambio di paradigma: l’apolidia, vissuta sulla propria pelle, non come mancanza, ma come "ancorarsi al fatto di essere umani prima che a un territorio", come insegna Primo Levi. È un invito potente a vedere il diritto internazionale non come un’imposizione esterna, ma come un organismo giovane che deve imparare a camminare per proteggere la dignità di ogni individuo, al di sopra delle egemonie statali.
La lezione più profonda di questo testo risiede nel superamento del concetto di vendetta. Solo nominando il crimine a prescindere dall'appartenenza etnica o religiosa si può spezzare il cerchio dei massacri che "cambiano soltanto indirizzo".
​"Finché non si avrà il coraggio di nominare il crimine sopra qualunque appartenenza, finché non si accetterà che la giustizia non appartiene a un popolo ma all’umano, i massacri continueranno a cambiare soltanto indirizzo."
L'autrice traccia una linea invisibile ma potentissima tra due città simbolo: Trieste e Hebron. Entrambe, nei ricordi familiari, appaiono come culle di una "normalità pacifica" ormai perduta, realtà composite dove le differenze religiose non erano barriere, ma occasioni di scambio e convivialità. Per Tamimi, queste città rappresentano dei "salvagenti" della memoria: luoghi d'origine dove si erano intessute reti di vita sicura prima che la catastrofe — la Shoah per l'una, la Nakba per l'altra — spezzasse ogni equilibrio.
​Il trauma dell'esilio e della perdita della casa accomuna i due rami della famiglia di Tamimi, creando così un legame profondo con chiunque subisca l'umiliazione della discriminazione. Ritrovare negli archivi di famiglia gli inviti ai concerti nella Trieste del passato o i racconti del nonno sulla Hebron multiculturale significa rivendicare un passato in cui l'altro non era un mostro, ma un vicino di casa.
Widad: significa "amore" in arabo antico e come confessa lei stessa "Ogni volta che qualcuno me ne ha chiesto il significato, fin da bambina ho sentito un richiamo: verso le mie radici, le mie ferite, i miei due popoli, e verso l’intenzione dei miei genitori nello sceglierlo. Ha segnato la mia vita più di qualunque scelta."
Un libro molto profondo e scritto sull'onda di scelte e prove personali molto sentite, dolorose e ricche di umanità.
Profile Image for Alex Di Nepi Finzi.
80 reviews5 followers
May 2, 2026
Speravo di leggere un racconto di vita vissuta e invece… una tirata della più bieca propaganda pro-pal: giustificazione dell’eccidio del 7 ottobre, bombe al fosforo su Gaza (ma quando mai?!). La memoria della Shoà come disvalore per giustificare il senso di minaccia che sarebbe alla base della polizia etnica del palestinesi. La storia dimenticata: i 40.000 morti palestinesi per mano egiziana (dimenticati), la svolta terrorista palestinese con attentati, dirottamenti e sabotaggi dei processi di pace di Oslo, Camp David (tutto opportunamente trascurato). Le presunte origini ebraiche per accreditarsi come imparziale… dietro bei pensierini da quarta elementare (la pace nel mondo come anelito, senza indicazione di una prospettiva). È l’ennesimo libro di parte. Ho provato una forte delusione, e ho interrotto la lettura a 3/4 dalla fine. Potevo ascoltare Piero Pelù dal palco del concertone e avrei risparmiato tempo. Almeno lui è viscerale e sa di non sapere usare il cervello per provare a “leggere” un conflitto secolare e dolorosissimo per entrambe le parti. Non perdete tempo a leggere questo finto memoir. 5’ di un influencer decerebrato valgono di più.
Profile Image for Caterina Bronzi.
19 reviews
March 18, 2026
Un romanzo che scava nella memoria, nell’identità e nelle ferite della storia con una delicatezza sorprendente. L’autrice intreccia vicende personali e collettive in una narrazione intensa, che mette al centro il tema delle origini e del senso di appartenenza. La scrittura accompagna il lettore in un viaggio emotivo che attraversa generazioni e confini. Le storie dei personaggi si muovono tra passato e presente, mostrando quanto la storia – quella grande, geopolitica – incida sulle vite individuali.

Ciò che colpisce maggiormente è la capacità dell’autrice di raccontare senza retorica, mantenendo uno sguardo umano e complesso su temi spesso polarizzanti. Non ci sono risposte semplici, ma molte domande che restano dentro anche dopo l’ultima pagina.
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