Tra le 8.35 e le 8.45 del 4 maggio 1954 si verifica uno scoppio di grisou al pozzo Camorra, nella miniera di lignite di Ribolla. In seguito all’esplosione e all’incendio di polvere di carbone, muoiono quarantatré minatori. È una tragedia nazionale. Le salme vengono portate in un'autorimessa per essere ricomposte e identificate, poi allineate nella sala del cinema. Su ogni bara l’elmetto da minatore, e sotto lo schermo un altare di bandiere rosse. Le donne piangono; i vecchi operai ripetono la stessa frase come un salmo «L’avevamo detto tante volte che doveva succedere, ed è successo». In questa camera ardente improvvisata l’inchiesta che Carlo Cassola e Luciano Bianciardi stavano conducendo sulle condizioni di lavoro dei minatori toscani cambia natura. Entrambi si sono ormai affratellati a questi uomini dai polmoni sconciati, di poche parole, spesso di famiglia contadina e in maggioranza di fede comunista. Gli hanno prestato i loro libri, organizzato proiezioni e incontri, ne hanno ascoltato il destino di infortuni e silicosi. La sciagura non è dovuta a una tragica fatalità, ma «a una consapevole inadempienza» da parte della è il capitolo finale, il più doloroso, di una lunga storia di sfruttamento, dalla formazione delle prime società minerarie alla nascita dei villaggi operai, alle lotte antifasciste e sindacali. I minatori della Maremma diventa così un’orazione funebre e un atto d’accusa, un'opera coraggiosa all'epoca della sua pubblicazione che conserva ancora oggi intatta la sua attualità.
Luciano Bianciardi (Grosseto, 1922 – Milano, 1971) è stato uno scrittore, giornalista, traduttore, bibliotecario, attivista e critico televisivo italiano. Contribuì significativamente al fermento culturale italiano nel dopoguerra, collaborando attivamente con varie case editrici, riviste e quotidiani. La sua opera narrativa è caratterizzata da punte di ribellione verso l'establishment culturale, a cui peraltro apparteneva, e da un'attenta analisi dei costumi sociali nell'Italia del boom economico, tanto che alla finzione narrativa si mescolano spesso brani saggistici che sfociano sovente nella sociologia. Legato per formazione e per scelta a tematiche classiste e libertarie, avrebbe dato all'impegno letterario il senso di un diretto engagement civile, concependo l'attività culturale come strumento di denuncia e di presa di coscienza, ma anche come intervento direttamente e immediatamente militante.
Davvero una persona dovrebbe rischiare la vita (facendo il minatore), lavorare in condizioni precarie, assolutamente non idonee, col pericolo di esplosioni in ogni momento, per avere una paga (bassa) che gli dà la possibilità di avere un'abitazione, del cibo e per dare un minimo di futuro alla propria famiglia? Il rischio di malattie è altissimo, gli infortuni sono all'ordine del giorno, il caldo e gli spazi angusti, nei tunnel di lavoro, sono insopportabili, eppure questo lavoro, appunto il minatore, è stato "importante" per l'area della Maremma, a molti non piaceva, ma c'era, le miniere era l'identità stessa di molti dei paesi di quest'area: Ribolla, Gavorrano ecc...
Luciano Bianciardi insieme a Carlo Cassola, ci raccontano, sotto forma di cronistoria, come sono nate la miniere nella Maremma, dalla seconda metà del XIX secolo, fino agli anni '50 del XX secolo, che è il periodo in cui è stato scritto questo saggio storico. Saggio, scritto sotto forma di romanzo, la scrittura è scorrevole, ci sono moltissimi spunti di riflessione, insomma una scoperta davvero eccezionale. Primo libro che leggo di Bianciardi ed è stato un colpo di fulmine, perchè il suo stile mi è piaciuto molto subito dalle prime pagine, diciamo che mi appartiene, pareva di esser lì in prima linea con i minatori e i loro primi scioperi, le loro rivendicazioni per i mille soprusi perpetrati dalle Società... Come appendice al libro, ci sono delle piccole biografie di alcuni dei minatori. Consigliatissimo!
Prima della vita agra nelle stanzette ammobiliate milanesi dove traduceva a cottimo i grandi romanzi americani, molto prima delle tazze di vino che lo consumeranno assieme alle molte sigarette. Sono gli anni ’50 quando il Bianciardi e Cassola s’incontrano.
Entrambi politicamente impegnati iniziano ad occuparsi delle condizioni di lavoro dei minatori della Maremma pubblicando, tra il 1952 ed il 1954, una serie di articoli sull’Avanti! e su Nuovi Argomenti, per arrivare, poi, alla pubblicazione di questo volume nel 1956.
La prima parte del saggio è volta a descrivere l’ambiente la seconda elenca 17 ritratti biografici di minatori. Si parte dalla geografia e geologia della Maremma allentando l’immagine di una terra pianeggiante esclusivamente abitata da butteri e cinghiali. Il territorio maremmano, infatti, è stata una zona di grande ricchezza mineraria fin dai tempi dei romani. In questa sezione quindi si presenta anche la storia e la sociologia arrivando alla nascita delle aziende minerarie fra cui spicca la società Montecatini.
Una storia di monopoli, oculati investimenti e, soprattutto, l’intenzione di trarre il massimo guadagno con la minima spesa possibile.
Una storia di lotte per garantire il rispetto del lavoro in condizioni umane in un ambiente così pericoloso sia per la possibilità d’infortuni sia per le malattie respiratorie.
Una storia che ha il suo culmine segnato in rosso sul calendario al giorno 4 maggio 1954quando nella miniera di lignite della Montecatini a Ribolla avvengono due esplosioni di grisou (” Il grisou è un miscuglio gassoso, prevalentemente composto di metano, che è presente in tutte le miniere e particolarmente in quelle di lignite”), nella zona detta Camorra.
Nonostante i giorni precedenti alcuni episodi avrebbero dovuto mettere in allerta, la società della miniera è impreparata: i soccorsi tardano ad arrivare mentre regna il panico. Il risultato? Quarantatré morti e di una morte orribile.
Oggi come ieri risuonano sempre e sempre le medesime parole:
«strage annunciata», «morte che si poteva evitare», «inadempienza», «tragico incidente».....
Sono parole che fanno male perché contengono il ghigno di chi sia prima e sia dopo ci guadagna in questa Repubblica fondata sul Profitto.
"Le responsabilità penali sono palesi, oggi, ma accanto a esse altre ne esistono di ordine umano e sociale, responsabilità che non è facile rapportare ad articoli del Codice."
Cinque stelle per questo reportage sulla « strage annunciata» di Ribolla, che ci ricorda come spesso queste tragedie non siano fatalità ma conseguenze di scelte precise fatte in nome del profitto e senza rispetto alcuno per le vite e le condizioni dei lavoratori.
L’Osservatorio indipendante di Bologna (che conta anche i lavoratori in nero) riporta ad oggi (26 agosto 2019) 924 morti bianche dall'inizio dell'anno. Tanto per dire quali sono le vere emergenze in questo paese.
Interessante report sull'attività mineraria in Toscana dalla fine dell'Ottocento al secondo dopo guerra. il libro spiega i differenti tipi di estrazioni nelle varie regioni della Maremma e descrive le difficili condizioni di lavoro dei minatori. La storia delle attività minerarie si intreccia naturalmente al cambiamento politico dovuto alle guerre mondiali e alle battaglie per migliorare le condizioni di lavoro. Nonostante il libro sia molto informativo, a tratti risulta un po' difficile da seguire.