Jack ha imparato molto presto che la vita può cambiare nel tempo di un respiro. Aveva solo undici anni quando ha perso sua madre, l’unica persona che lo avesse mai amato con quella semplicità disarmante capace di farti sentire al sicuro nel mondo. Con lei non è scomparso solo un affetto: è svanita la certezza che qualcosa possa davvero restare. Da allora Jack ha capito che nulla è stabile, che ogni cosa può spezzarsi senza preavviso. E così ha iniziato a costruire la sua vita nel modo più sicuro che conosceva: trattenendo tutto. Il dolore, la rabbia, la paura.
Ogni emozione è stata chiusa dentro un silenzio disciplinato, lo stesso silenzio che lo accompagna quando entra in acqua. Perché è lì che Jack riesce a ritrovare qualcosa che assomiglia alla pace. Nuotare non è solo lo sport che lo ha portato fino alla squadra dell’UCLA. È il luogo dove i pensieri rallentano, dove il peso dei ricordi diventa più leggero, dove il cuore smette per qualche istante di combattere contro ciò che ha perso. In acqua il mondo resta fuori, e per qualche bracciata Jack riesce quasi a convincersi di essere ancora intero.
Ma la verità è che Jack vive sospeso tra ciò che deve essere e ciò che sente.
Dopo la morte della madre qualcuno gli ha offerto una casa, una famiglia, una possibilità di ricominciare. Robert lo ha accolto quando il futuro era solo un vuoto pieno di incertezze, e quella gratitudine è diventata la colonna su cui Jack ha costruito ogni scelta della sua vita. Proteggere quella famiglia significa proteggere anche se stesso, perché perdere anche loro significherebbe cadere di nuovo nello stesso abisso da cui ha impiegato anni a riemergere.
Ed è proprio in quell’equilibrio fragile che vive Alyce.
Dall’esterno sembra avere tutto, ma dietro quella facciata ordinata si nasconde una realtà molto diversa. Alyce è cresciuta sotto lo sguardo severo di una madre che sembra vedere solo ciò che manca, mai ciò che c’è. Ogni aspettativa diventa un peso, ogni errore una conferma di non essere abbastanza. E così anche lei, in un modo diverso, ha imparato a cercare un rifugio.
Il suo si trova dentro l’obiettivo di una macchina fotografica. Alyce osserva il mondo con un’attenzione silenziosa, cattura dettagli che gli altri ignorano, ferma attimi che altrimenti svanirebbero. La fotografia diventa il suo modo di dare senso alle cose, di trovare bellezza nelle imperfezioni, di ricordare che la realtà non è solo fatta di ciò che gli altri si aspettano da noi.
In modi diversi, Jack e Alyce stanno cercando la stessa cosa: un posto dove poter essere semplicemente se stessi.
Il problema è che quella vicinanza, quel crescere nello stesso spazio, nello stesso tempo, finisce per trasformarsi in qualcosa che nessuno dei due aveva previsto. Per Jack, soprattutto, diventa impossibile ignorarlo.
Perché ciò che prova per Alyce non resta confinato in un affetto innocente o familiare. Cresce lentamente, si insinua nei pensieri, si trasforma in qualcosa di più profondo, più intenso, più difficile da controllare. Ed è proprio questo a spaventarlo.
Jack sa che dare voce a quel sentimento significherebbe distruggere tutto ciò che ha cercato di proteggere per anni. Significherebbe mettere in discussione la famiglia che lo ha salvato, tradire la fiducia di chi gli ha dato una seconda possibilità. Per questo cerca di combatterlo, di soffocarlo, di convincersi che sia solo un errore della mente o del cuore. Ma alcune emozioni non si possono semplicemente cancellare.
Più prova a ignorarle, più Alyce diventa impossibile da ignorare. La sua presenza riempie gli spazi, i pensieri, perfino i silenzi. E Jack si ritrova intrappolato in una contraddizione dolorosa: desiderare la stessa persona da cui dovrebbe stare lontano. È una lotta silenziosa, fatta di sguardi trattenuti, di distanze imposte, di sentimenti che crescono proprio nel tentativo disperato di tenerli sotto controllo.
Ed è proprio in questo conflitto che Stella costruisce la forza emotiva di Kiss of Truth. Il romanzo scava nelle fragilità dei suoi personaggi con una sensibilità che non cerca mai scorciatoie. Il dolore di Jack non è solo il ricordo di una perdita: è una ferita che continua a influenzare ogni sua scelta, ogni suo legame, ogni paura di perdere ancora. Allo stesso modo, il mondo di Alyce non è davvero perfetto come appare, e la sua ricerca di bellezza attraverso l’arte diventa un modo per sopravvivere alle pressioni e alle aspettative che la circondano.
Stella Costa tratta temi complessi con una delicatezza che arriva dritta al cuore. Nulla viene semplificato, nulla viene usato come semplice elemento narrativo: ogni fragilità ha il suo spazio, il suo peso, la sua verità.
E proprio per questo i personaggi risultano così autentici.
Kiss of Truth non racconta solo una storia d’amore complicata. Racconta cosa significa portarsi dentro ferite che non si vedono, cosa succede quando il cuore ci trascina verso qualcosa che la mente continua a definire sbagliato, e quanto può essere difficile scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è inevitabile.
È un romanzo che parla di desiderio e di colpa, di silenzi e di verità scomode, ma soprattutto della paura di perdere ancora quando si è già perso troppo. Perché a volte non è l’amore a spaventarci davvero. È tutto ciò che potremmo distruggere nel momento in cui decidiamo di seguirlo.
Jack aveva solo undici anni quando il mondo gli è crollato addosso. Da allora, l’unica cosa capace di farlo sentire vivo è il nuoto. Fa parte della squadra dell’UCLA, e l’acqua è diventata il suo rifugio, il luogo dove i pensieri si sciolgono, il dolore si attenua e il passato smette di pesare. Nuotare lo fa rinascere, gli ricorda che può ancora respirare.
La perdita della madre, l’unica che lo avesse sempre amato e sostenuto, gli aveva strappato il cuore. Quel dolore gli aveva insegnato che nella vita nulla è certo, che tutto può cambiare in un battito d’ali. Negli anni successivi aveva imparato a nascondere sentimenti, rabbia e frustrazione, proteggendo quella famiglia che lo aveva accolto quando era rimasto solo, salvandolo da un futuro incerto. Alyce, invece, sembra avere tutto: una bella casa, una famiglia perfetta, tutto ciò che il denaro può comprare. Ma è solo apparenza. Dietro quella facciata si nasconde un castello di compromessi, bugie e silenzi. Vittima di una madre pretenziosa che la fa sentire sempre inadeguata, Alyce sogna un mondo diverso: ama l’arte, la natura, le persone. Ama cogliere dettagli e trasformarli in fotografie che fermano l’attimo.
"Jack ha sempre saputo come mettere a tacere le voci dentro di me che assorbivano la mia autostima e le mie certezze."
Solo la presenza costante di Jack — i suoi silenzi pieni, i gesti gentili, la premura — l’aveva aiutata a vedersi davvero. Con lui non si era mai sentita sbagliata. Quello che provava non era affetto fraterno: era qualcosa di più profondo, un sentimento che le scaldava il cuore e le faceva tremare le gambe. Jack aveva zittito le voci che la tormentavano, quelle che la facevano sentire una bambina insicura. Accanto a lui si sentiva speciale.
«La mia vita è nelle tue mani. Tu puoi farmi vivere o annegare, Alyce».
Anche Jack provava qualcosa che andava oltre l’affetto. Alyce gli avvelenava i pensieri, il respiro. Per quanto cercasse di starle lontano, la sua presenza era una calamita irresistibile. Desiderarla lo faceva sentire indegno, perché dare voce a quei sentimenti avrebbe distrutto l’equilibrio della famiglia che lo aveva accolto. Robert gli aveva dato tutto, e Jack non riusciva a perdonarsi ciò che provava per Alyce: un desiderio che considerava sbagliato, contorto, immorale.
"La tempesta sta per arrivare. Presto si abbatterà su di me e mi travolgerà, impetuosa e invincibile. Sto per affrontare uno tsunami, eppure, in questo istante, non ha la minima importanza."
L’autrice è stata abilissima nel delineare il personaggio di Jack: il suo tormento, il dolore che lo divora, la paura costante, quella sensazione di affogare senza riuscire a riemergere dal baratro in cui è precipitato.
Molto delicati e ben trattati anche i temi più complessi, come la perdita, l’abuso di alcol e la depressione, affrontati con una sensibilità che colpisce nel profondo.
Di solito non leggo la trama né i trigger warning quando conosco già l’autrice: so che finirei comunque per leggere il libro. Eppure, man mano che mi avvicinavo all’ultima pagina, ho iniziato a percepire che qualcosa non tornava. Arrivata alla fine, ho seriamente rischiato di frantumare il telefono e di urlare contro il primo malcapitato. Perché? Perché ero convinta che mi aspettasse il tanto agognato lieto fine, insieme alla rivelazione dei misteri che avvolgono i protagonisti. Invece ho scoperto che il libro non è autoconclusivo e che dovrò aspettare per sapere come evolverà la loro storia.
Perciò, mia cara Stella, sappi che da questo momento sei ufficialmente responsabile della mia sanità mentale nell’attesa del secondo volume. Non vedo l’ora di scoprire come proseguirà il legame tra Jack e Alyce e quali segreti ancora si nascondono nelle loro vite.
Ringrazio l'autrice per la fiducia e l'invio della bellissima copia cartacea
Jack si è ritrovato solo poco più che bambino. Senza genitori, ha raccolto tutta la sua giovane vita dentro qualche bagaglio ed è stato portato a casa del migliore amico del padre, Robert. La famiglia di Robert sembra essere proprio uscita da una rivista. Casa perfetta, due figli perfetti, una moglie perfetta. Jack si trova ad essere un pesce fuor d’acqua, quasi spettatore di quella vita patinata.
Sente di poter essere se stesso solo in presenza di Alyce, la figlia minore di Robert.
Alyce sembrerebbe avere tutto all’apparenza. Una bella casa, una bella famiglia, un fratello sempre pronto a proteggerla. Eppure non ha niente, sente anzi di essere quasi imprigionata in una vita che le sta troppo stretta. Unico rifugio, la sua macchina fotografica.
Jack sarà la sua mano amica. Tra i due si crea subito un’affinità, nonostante la differenza d’età. Adesso, che non sono più bambini, la presenza dell’uno nella vita dell’altra sarà come una condanna. Il senso di protezione di Jack si trasformerà in qualcosa che non dovrebbe provare, qualcosa che per il mondo intero è sbagliato, ma al quale non riesce a rinunciare. Alyce, d’altro canto, ha smesso da tempo di vedere Jack come un fratello. Se ne vergogna in un certo senso ma non riesce a controllarsi.
Kiss of Truth è uno sport romance scritto da Stella Costa ❤️
Jack è un disilluso, la morte dei genitori lo ha distrutto. Una ferita che non smette di sanguinare. Scopre amaramente che nulla dura per sempre, che l’unico modo per sopravvivere è non affezionarsi.
Alyce è figlia di una madre troppo restrittiva. Un generale quasi, che innesca in lei una serie di insicurezze che difficilmente riesce a placare. È vittima delle aspettative, il suo unico obiettivo è non sbagliare mai. Un po’ una stella che sta perdendo la sua luce. Anche lei non vuole deludere e non vuole rimanere delusa.
Alyce e Jack sono due personaggi che crescono insieme, si conoscono, si vivono. Sono fratellastri, amici e poi qualcosa di più. Sarà proprio quel qualcosa che creerà complessità alla storia. Il loro rapporto è intenso, si sviluppa pian piano. Combatteranno contro loro stessi, soprattutto Jack perché l’ultima cosa che vuole è deludere quell’uomo che l’ha accolto nel suo momento di vulnerabilità e sentirsi abbandonato di nuovo. Si eviteranno, creeranno anche confusione. Sanno che ciò che provano è sbagliato, proibito, ma è anche quel fascino del proibito ad attrarli come due calamite.
Kiss of Truth è un forbidden love intenso. Stella Costa, con la sua penna emozionante e coinvolgente, ci porta in un viaggio a tratti doloroso anche ma che arriva dritto al cuore, come un treno. Personaggi forti, descrizioni forti, entrare nella testa di Alyce e Jack a volte è stato complicato. Sono difficili, feriti, ed inseguono una storia decisamente non rose e fiori.
Stella è stata delicata, empatica, ha trattato temi come l’abbandono, il lutto, con la giusta cura senza cadere in cliché in cui è facile cadere.
E poi la parte dedicata allo sport, il nuoto, fatto di sacrifici, disciplina, determinazione. Perfetto per due personaggi che sentono il desiderio di vincere.
Ci sono storie che scorrono leggere, che ti accompagnano per qualche ora e poi si lasciano andare. E poi ci sono storie come “Kiss of Truth”, che invece ti tengono sospesa tra le pagine, con la sensazione costante che qualcosa stia per spezzarsi da un momento all’altro.
Stella Costa costruisce una narrazione intensa e profondamente emotiva, capace di trascinare il lettore dentro le crepe dei suoi personaggi. Una storia fatta di silenzi, tensioni trattenute e sentimenti che cercano disperatamente di restare nascosti.
Al centro di tutto troviamo Jack, forse il personaggio che più di tutti porta il peso della storia sulle spalle. Jack è un ragazzo tormentato, segnato dai propri demoni interiori e da un passato che continua a influenzare ogni sua scelta. Dopo la tragedia che ha segnato la sua vita, la famiglia che lo ha accolto è diventata per lui tutto: un rifugio, una seconda possibilità, qualcosa da proteggere a ogni costo. Ed è proprio questa profonda lealtà a trasformarsi nel suo più grande conflitto. Perché l’attrazione che prova verso Alyce, la sua sorellastra, rappresenta qualcosa che Jack sente di non potersi permettere. Un sentimento proibito, qualcosa che potrebbe incrinare quell’equilibrio familiare a cui deve così tanto. Per questo lo vediamo lottare con tutte le sue forze per frenarsi, per respingere ciò che prova e tenere sotto controllo un desiderio che sembra diventare sempre più impossibile da ignorare.
Alyce, invece, rappresenta l’altra faccia di questo legame così fragile e pericoloso. Se Jack combatte contro i propri sentimenti, Alyce è il personaggio che, nel momento in cui comprende di essere corrisposta, sceglie di non negarli più. Ma la sua è un’anima fragile, segnata da una famiglia che spesso sembra non riuscire davvero a vederla per ciò che è. Tra dinamiche familiari complicate e tensioni mai del tutto sopite, Alyce trova in Jack il suo unico vero punto di riferimento… la sua ancora. Un’ancora che, però, non sempre riesce a restare salda.
Un aspetto che ho particolarmente apprezzato è il modo in cui si costruiscono anche i personaggi secondari, che non risultano mai semplici presenze di contorno. Tra tutti spicca il fratello di Alyce, Eddy (quante sberle che ti dairei), una figura costante nella storia, capace di alimentare attrito e conflitto all’interno di un equilibrio familiare già estremamente fragile. La sua presenza quindi aggiunge ulteriore tensione alla narrazione e contribuisce a rendere le dinamiche tra i personaggi ancora più complesse e realistiche.
Anche i trope presenti nella storia sono gestiti con grande equilibrio: nulla appare forzato o eccessivo. Ogni dinamica si inserisce perfettamente nel percorso emotivo dei protagonisti, accompagnando il lettore in una storia che cresce pagina dopo pagina con naturalezza e intensità.
“Kiss of Truth” è una lettura coinvolgente, capace di tenerti incollata alle pagine fino alla fine (preparatevi, perché non siete pronti), tra conflitti interiori, desideri proibiti e legami che mettono alla prova il cuore dei suoi protagonisti.
Jack è uno di quei personaggi che sembrano forti all’esterno solo perché ha imparato a non mostrare nessun sentimento. Lui vive trattenendo il respiro un pò come si fa quando si è sott’acqua, elemento che lui conosce molto bene, come se ogni emozione dovesse essere controllata e non vissuta. È frustrante vedere qualcuno come il nostro Jack che si nega la possibilità di vivere e sentire qualcosa di così bello come l’amore. Il nuoto per la sua persona non è solo uno sport che pratica ma è quel salvagente che usa per non affogare in tutto il resto anche se a volte sembra che ci anneghi dentro.
Alyce non è la classica protagonista “perfetta” che spesso ci viene mostrata nei romance, con un corpo “impeccabile” come se fosse appena uscita da una copertina di Vogue. Lei è una di quelle che vive con le sue insicurezze e con il peso di una madre come Victoria che al posto di sostenerla la fa sentire sempre sbagliata e non abbastanza per il nome che porta. Alyce cresce con il costante bisogno di dimostrare il proprio valore e la fotografia diventa il suo rifugio; dove finalmente riesce a sentirsi capace e con cui torna a respirare. Jack nonostante faccia fatica ad aprirsi la sostiene sempre e comunque.
Tra Alyce e Jack non è solo attrazione ma è tensione, di quelle che ti fa pensare continuamente “sta per succedere qualcosa”. Vivono sotto lo stesso tetto, si conoscono da anni ed ogni sguardo sembra sempre dire molto di più di quello che ammettono a voce alta. Tutto questo rende la loro storia intensa perché quando due vivono così vicini ignorare quello che provano è impossibile. Il loro non è un amore semplice, è uno di quelli che nasce nella quotidianità e cresce tra paura e limiti che non dovrebbero oltrepassare.
La famiglia intorno a loro è ben costruita anche se forse poteva essere ancora un pò più presente. Eddy, Victoria e Robert hanno un peso importante nella storia ma Robert in particolare mi ha incuriosita davvero tanto.
Il suo rapporto con Jack non sembra mai quello di patrigno-figliastro ma ho notato un’ attenzione e un senso di protezione che va oltre a quello che tutti ci aspetteremmo. Per tutto il romanzo è stato come se tra loro ci fosse qualche dinamica che nasconde verità complesse.
Al finale non ero pronta, o meglio ero consapevole sarebbe andato storto qualcosa, la tensione cresce pagina dopo pagina perciò era inevitabile ma non mi aspettavo un colpo di scena del genere. Questo cliffhanger mi ha lasciato piena di domande e con una sensazione fastidiosa per l’attesa del prossimo volume che mi permetterò di vedere cosa succede.
Questo è il secondo libro che leggo di Stella e devo dire che la scrittura è scorrevole, riesce a tenerti incollata alle pagine senza sforzo, ma allo stesso tempo costruisce una tensione emotiva che cresce piano piano. Non è solo una storia d’amore ma è una storia di persone che cercano di capire cosa fare delle proprie ferite e di quello che provano davvero.
❝ Io lo voglio, ca/zzo. 𝑯𝒐 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒗𝒐𝒍𝒖𝒕𝒐 𝒍𝒖𝒊. Lui, coi suoi silenzi eloquenti. Lui, col buio che ha dentro e la luce che sprigiona fuori. Lui che non ha bisogno di guardarmi troppo, ma che riesce a vedermi davvero. ❞
Ringrazio di cuore @stecy_author per la fiducia: leggere questo romanzo è stato un viaggio emotivo che mi ha conquistata fin dalle prime pagine.
Tropes:
💙 Forbidden love 🏊♂️ Angst 💙 New adult 🏊♂️ Forced proximity 💙 Step sibling romance 🏊♂️ Sport romance 💙 Emotional scars 🏊♂️ Spicy
Alyce vive in una famiglia che, agli occhi degli altri, sembra perfetta. Ma dietro quella facciata impeccabile si nascondono crepe profonde, segreti mai detti e tensioni che lei non riesce più a ignorare. Fingere che tutto vada bene sta diventando insopportabile.
E poi c’è Jack. Il suo fratellastro. La persona che dovrebbe essere off-limits in ogni modo possibile.
Alyce sa perfettamente che ciò che prova è sbagliato, proibito, qualcosa che non dovrebbe nemmeno sfiorarle la mente. Eppure l’attrazione verso di lui è inevitabile, magnetica, impossibile da soffocare.
La narrazione è intrigante e coinvolgente: le pagine scorrono una dopo l’altra mentre cresce il desiderio di scoprire quando Alyce e Jack smetteranno di combattere contro ciò che li divora dall’interno. Perché tra loro la tensione è palpabile, una passione ardente e pericolosa che continua a crescere, minacciando di travolgere ogni cosa.
Jack, dal canto suo, è dilaniato da un conflitto interiore devastante. Desiderare Alyce significa tradire tutto ciò che rappresenta la sua famiglia. Robert, il padre adottivo che lo ha accolto e gli ha dato tutto, è l’uomo a cui deve ogni cosa… e Alyce è sua figlia. Questo pensiero lo tormenta e lo spinge sempre più vicino al baratro, intrappolato tra senso di colpa, lealtà e un desiderio che non riesce a spegnere.
Tra segreti, bugie, dolore e cicatrici emotive mai davvero guarite, l’amore dei protagonisti prende lentamente forma, crescendo pagina dopo pagina e trascinando il lettore in un vortice di emozioni intense.
E poi arriva il finale. Un finale devastante. Davvero devastante, per innumerevoli motivi. Non me lo aspettavo minimamente, e ora ho un solo pensiero fisso: avere il secondo volume tra le mani il prima possibile.