Amélie Nothomb ritorna in libreria con questo nuovo romanzo intimo.
Dopo "Primo sangue", è ancora viva la presenza del padre scomparso durante la pandemia nel 2020. Non c'è più quel dolore che c'era tra le pagine di "Primo sangue". C'è tanto amore, qui, che trascende la vita terrena, o meglio, che trascende il confine tra la vita e la morte.
Leggendo le prime pagine mi sono accorta di un dettaglio mio personale a cui non avevo ancora fatto caso in questi quattro anni del mio vivere a Roma: da quando vivo a Roma, cioè, non mi sveglio più con il canto degli uccelli. Per sedici anni della mia vita, fino al 31 agosto 2020, quando abitavo a Padova, mi svegliavo sempre con il canto degli uccelli. A questo particolare, indirettamente, mi ha fatto pensare Amélie
"Riscoprii l'ebbrezza di svegliarsi alle prime luci dell'alba e di restare a letto ad ascoltare il canto degli uccelli. La felicità di identificarli a uno a uno, come si farebbe con gli strumenti di un'orchestra."
Durante tutti i viaggi che hanno caratterizzato la sua infanzia e la sua preadolescenza, l'amore per gli uccelli è stata una costante. Durante tutto questo suo peregrinare, e grazie anche agli studi classici, Amélie negli anni si è identificata con lo psicopompo, un uccello mitologico che svolge la funzione di accompagnare le anime dei morti nell'oltretomba (la parola "psicopompo" deriva dal greco antico ψυχοπομπóς, composta da Psyché (anima) e pompós (colui che manda)).
Anche in questa sua identificazione un po' mi sono rivista: c'è un filo sottile che collega le anime dei morti a quelle dei vivi. Come dice la stessa Amélie occorre alimentare questa connessione, mettendosi in ascolto, e avendo anche la forza di dire di no a quelle connessioni con anime non affini. La morte non cambia le persone: se una persona era molesta in vita, lo sarà anche dopo la morte.
Bellissime le pagine in cui racconta delle connessioni con suo padre (anche in queste mi sono identificata).
È un libro intriso di amore, soprattutto nella seconda parte, che invita tutti a compiere i propri gesti verso le persone che amiamo quando siamo in vita.
E come scriveva Rilke, "la vita sceglie sempre la via più ardua."
Basta solo assecondarla.