In un mondo in cui l’intelligenza artificiale genera volti, voci e presenze capaci di simulare empatia, “Il Sé digitale” esplora il cuore di una mutazione antropologica in atto. Partendo dalle neuroscienze dell’embodiment e dall’ormai classica teoria della simulazione incarnata, Vittorio Gallese costruisce un nuovo paradigma per pensare la soggettività contemporanea. Dai neuroni specchio alla mediazione digitale, questo libro traccia un itinerario originale e multidisciplinare che attraversa neuroscienze, filosofia, estetica e teoria dei media per ripensare il Sé come realtà incarnata, relazionale e tecnologicamente modulata. “Il Sé digitale” propone una nuova ontofenomenologia del soggetto, capace di integrare le trasformazioni dell’esperienza introdotte da dispositivi interattivi, intelligenze artificiali e ambienti digitali immersivi. Il corpo non è escluso, ma riconfigurato; l’alterità non è annullata, ma resa ambigua da nuovi simulacri affettivi. Culmine teorico del volume è la proposta di un’estetica una politica del sentire, che restituisca intensità, opacità e imprevedibilità alla relazione in un mondo dominato da interfacce e algoritmi predittivi. In un tempo in cui l’alterità rischia di diventare funzione, e il ripiegamento nella solitudine un progetto, l’urgenza è tornare a pensare il corpo, non come nostalgia, ma come condizione generativa di ogni possibile futuro. Un saggio necessario per comprendere le metamorfosi del Sé nell’era del codice.
Vittorio Gallese is professor of human physiology at the University of Parma, Italy with appointments in the departments of neuroscience, psychiatry and psychology. He is an expert in neurophysiology, neuroscience, social neuroscience, and philosophy of mind. Gallese is one of the discoverers of mirror neurons. His research attempts to elucidate the functional organization of brain mechanisms underlying social cognition, including action understanding, empathy, and theory of mind.
Consiglio la lettura di questo libro, forse non semplicissimo ma fondamentalnente chiaro, spesso appassionante. Difgicile una sintesi, dire: uno sprone ad abitare il digitale (non rifiutandolo spaventati) da soggetti protagonisti e non oggetti indirizzati. Gallese dice che è una sfida che si può affrontare. "La posta in gioco, dunque, è ontologica, ma anche estetica ed etica insieme. Si tratta di non lasciare che la scena dell'apparire sia definita solo da logiche algoritmiche, da ottimizzazioni ingegneristiche, da criteri di efficienza computabile. Si tratta di restituire alla sensibilità la sua potenza di mondo. E di farlo a partire da pratiche situate, incarnate, affettive. Da nuove configurazioni "
"Ogni estetica é già un' ontologia, e ogni ontologia é già una forma di politica" - Pag. 219
Un libro imprescindibile per la nostra situazione moderna in cui l'intelligenza artificiale è sempre più egemonica e onnipresente.
Gallese dimostra con dimestichezza, basandosi su innumerevoli studi interdisciplinari (da filosofi sia analitici che continentali a antropologi a neuropsichiatri) la neuroplasticità, l'inesorabile connessione tra technologia e biologia, e il fattore che rende l'IA particolarmente pernicioso: La sua straordinaria capacità di condizionarci.
La nostra identità é ormai plasmata da algoritmi disincarnati che nel determinare la visibilità e l'invisibilità dei contenuti sfruttano le nostre propensioni per modellarci.
Inoltre, Gallese introduce il termine "Ontofenomenologia incarnata" per indicare il modo in cui la coscienza umana si sviluppa tramite esperienze, interazioni ed emozioni invariabilmente radicate nel corpo.
Non conoscevo Gallese prima di questa scoperta, ma sono estremamente grata di averla fatta.
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