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Il custode

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«Mamma mi aveva avvertito, scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno».

Niccolò Ammaniti scrive il suo romanzo d'amore piú pauroso, scavando nei desideri nascosti di un adolescente, Nilo Vasciaveo, che con la sua famiglia custodisce un segreto antico e letale.


In uno sperduto borgo della Sicilia, una striscia di case gettate alla rinfusa su una grande spiaggia, vive la famiglia Vasciaveo. Il tredicenne Nilo, la madre Agata e la zia Rosi. Ufficialmente si occupano di lavorare e rivendere marmo, ma è solo una copertura. I Vasciaveo sono da secoli, anzi da millenni, i custodi di qualcosa di indicibile. L'arrivo in paese di Arianna - giovane donna bella e alla deriva - e della figlia Saskia rompe gli equilibri che tengono in piedi le loro esistenze. Essere custodi della cosa nel bagno equivale anche a esserne prigionieri. Un sacrificio che Nilo, dopo aver conosciuto l'amore, non potrà piú sopportare.

176 pages, ebook

Published March 5, 2026

46 people are currently reading
138 people want to read

About the author

Niccolò Ammaniti

41 books1,753 followers
Niccolò Ammaniti was born in Rome in 1966. He has written three novels and a collection of short stories. He won the prestigious Italian Viareggio-Repaci Prize for Fiction with his bestselling novel I'm Not Scared, which has been translated into thirty-five languages.

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Displaying 1 - 24 of 24 reviews
Profile Image for Chiara Carotina.
56 reviews12 followers
March 8, 2026
"Come Dio comanda", "Io non ho paura", "Branchie" vivono tra i ricordi indelebili della piccola me adolescente che divorava libri su libri, Ammaniti mi è sempre piaciuto tantissimo ma qui sono rimasta abbastanza delusa. Questo racconto aveva un potenziale altissimo, l'idea c'è, ma in solo 140 pagine la narrazione risulta allo stesso tempo sovraccarica e carente. Troppi generi mischiati insieme (storie di mafia, romanzo di formazione, fantastico, una specie di rivisitazione simbolica della mitologia greca), troppi personaggi solamente abbozzati. Peccato davvero.
Profile Image for Francesco.
Author 4 books86 followers
March 7, 2026
Nei romanzi di Niccolò Ammaniti, c’è un momento preciso in cui l’infanzia smette di essere riparo e diventa un confine da varcare. Il custode ( in libreria per Einaudi Stile Libero, pp.176 €16,50) si colloca esattamente su questa linea di frattura. Il romanziere romano non racconta soltanto il timore dell’ignoto, ma l’istante in cui un adolescente scopre che crescere significa anche dover scegliere tra obbedienza e libertà, fra le regole e i sentimenti. Perché non sempre una casa è un rifugio, talvolta, sembra una prigione costruita sui doveri e Ammaniti racconta una famiglia matriarcale che da generazioni custodisce un antico segreto, un incarico che non consente alcuna scelta.

Il protagonista, Nilo Vasciaveo, ha tredici anni e vive con la madre e la zia a Triscina, un borgo siciliano affacciato su un mare che d’inverno sembra trattenere il respiro: le case basse, la spiaggia fuori stagione, il vento che spazza la sabbia compongono un paesaggio sospeso, come una bolla nel tempo. Ma il centro del romanzo è proprio questa casa isolata, un luogo claustrofobico che non ammette concessioni per proteggere un male che evoca un tempo remoto.

Ammaniti torna così a quella soglia inquieta che attraversa tutta la sua narrativa dell’infanzia: la linea d’ombra che separa il mondo protetto dei ragazzi dalla rivelazione improvvisa del lato oscuro degli adulti. Era accaduto con Michele Amitrano in Io non ho paura; con Lorenzo in Io e te, chiuso in uno spazio sotterraneo per difendersi da un mondo percepito come altamente invasivo; accadeva con i bambini di Anna, obbligati a reinventare regole e gerarchie quando gli adulti erano improvvisamente scomparsi dalla scena post apocalittica. Tre anni dopo La vita intima (tutti i romanzi di Ammaniti sono editi da Einaudi), anche Nilo si ritrova su quella soglia ma, stavolta, il male non ha un aspetto sociale ma tratti arcaici: non è un episodio ma un compito che si tramanda.

La casa dei Vasciaveo ruota tutta attorno ad una stanza che racchiude un segreto. Non è soltanto un luogo fisico, è il fulcro simbolico dell’intera narrazione. Le gerarchie, i divieti e la necessaria complicità, costituiscono un principio che regola ogni cosa - («Mamma mi aveva avvertito, scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno») -, è ciò che tiene insieme la famiglia e al tempo stesso, la imprigiona. Ed è qui che si apre la frattura. L’arrivo di Arianna, una giovane donna bella e alla deriva, e della figlia Saskia, creano uno scompiglio inatteso. Per la prima volta, Nilo sperimenta una leggerezza che non conosceva e l’irruzione del desiderio, persino del sentimento, spalanca le porte ad una felicità possibile, quanto pericolosa. Per Nilo questa ventata di futuro rappresenta l’idea di poter vivere senza che sua madre decida per lui e fra questi due poli — la casa e Arianna — Ammaniti gioca l’intero romanzo.
Nella sua prosa, Nilo è un tredicenne chiamato a scegliere e l’amore che sente nascere è destabilizzante, è la crepa che mette tutto in discussione, rendendo insopportabile ciò che fino a un attimo prima sembrava naturale; di colpo, l’obbedienza non appare più come destino, ma come una rinuncia dinnanzi ad un’alternativa inattesa quanto ammaliante.

La scrittura è asciutta, fortemente visiva, capace di alternare lentezza descrittiva e improvvise accelerazioni, racchiudendo anche alcune circostanze inverosimili che il lettore deve accettare, facendole proprie. Diamo, inoltre, merito ad Ammaniti di non aver dato spazio ad alcun folklore, difatti, la Sicilia che emerge dalle sue pagine non è una cartolina, ma un luogo in cui le radici imprigionano e il mare promette la fuga. Crescere, ne Il custode, non significa soltanto perdere l’innocenza ma assumersi il rischio di interrompere una catena, spezzando il circolo del tempo e il romanzo gioca tutto su una tensione sospesa che monta sino al grande colpo di scena finale. Con questo libro Ammaniti conferma la sua grande vocazione nel saper raccontare l’infanzia come territorio estremo, esposto al trauma ma capace di flettersi senza spezzarsi, cicatrizzando il passato.

La crescita di Nilo suggerisce che diventare adolescenti non sia un passaggio naturale, ma un (necessario) atto di rottura. Una scelta che richiede il coraggio di aprire una porta, accettando ciò che ci attende là fuori, oltre la linea d’ombra conradiana dell’orizzonte.
Profile Image for Come Musica.
2,092 reviews644 followers
March 5, 2026
“La chiamarono Medusa, che in greco antico vuol dire custode, perché il loro sogno era che un giorno diventasse sacerdotessa e custodisse il fuoco del tempio di Atena, la dea della guerra e della saggezza. Quando la portavano in giro la gente si voltava ad ammirarle i capelli lisci e splendenti e loro erano tutti orgogliosi.”


Lo ammetto: mi aspettavo che “Il custode”, il nuovo attesissimo romanzo di Niccolò Ammaniti, in libreria da oggi, fosse potente come “Anna”. Questa aspettativa era dettata dal fatto che il protagonista è di nuovo un adolescente, Nilo.

Il romanzo è ambientato in un paesino sul mare della Sicilia, dove un segreto antico e letale pesa come una maledizione familiare. I protagonisti sono i Vasciaveo, custodi da millenni di qualcosa di indicibile nascosto nel bagno di casa, una “cosa” che li rende prigionieri del proprio dovere, fino all’arrivo di Arianna, una giovane donna alla deriva con la figlia Saskia, che sconvolge gli equilibri e risveglia in Nilo desideri nascosti e un amore che lo spinge alla ribellione.

Niccolò Ammaniti scava nelle ombre dell’adolescenza inquieta, nella provincia sospesa tra degrado e mito, e nell’orrore che si insinua nella quotidianità, offrendo una storia di liberazione fragile e domestica che passa attraverso l’amore e la scelta di dire la verità, senza eroismi spettacolari ma con una profondità emotiva che stringe il cuore.

Niccolò Ammaniti bilancia, nel libro, grottesco e tenerezza, realismo sociale e fantastico perturbante, riuscendo a trasformare il terrore intimo in riflessione universale su sacrificio, libertà e relazioni familiari.

Alla fine chi custodirà chi?
Profile Image for ampanna97.
21 reviews2 followers
March 7, 2026
ne voglio ancora!!!! Ps. la voce di Corrado Fortuna rende tutto più vero
Profile Image for Laura~.
81 reviews5 followers
March 8, 2026
Di Ammaniti avevo letto soltanto, un po’ di anni fa, “Io non ho paura”: lo ricordo come un libro di formazione che voleva essere profondo, con atmosfere vivide, anche se scritto malissimo (a mio parere) e pieno di volgarità.

👉 Volevo dare una seconda possibilità a questo autore, ma niente, non l'avessi mai fatto: "Il Custode" è un libro brutto, inconcludente, delirante, senza né capo né coda.

All'inizio della lettura, anche in base a quanto riporta la trama sul retro di copertina (in modo fuorviante), il libro mi sembrava una versione di “Io non ho paura” in stile realismo magico: il protagonista è sempre un ragazzino che si trova a fare i conti con le ambiguità e il male del mondo degli adulti. E come in “Io non ho paura”, è sempre il contatto con una figura esterna (in questo caso con due figure femminili) a innescare la crisi e la voglia di cambiamento.

🤦‍♀️ Ma in realtà, la trama prende poi tutta un'altra piega, al punto che "Il Custode" non è neanche lontanamente accostabile a “Io non ho paura”.

🙅‍♀️ Sono rimasta totalmente allibita quando ho scoperto cosa fosse la “cosa nel bagno”: non leggo nessun tipo di narrativa horror o thriller, sono facilmente influenzabile, qualunque cliché mi va benissimo, ma qui siamo ai livelli di un'assurdità insuperabile!!

❌ Per non parlare poi del fantomatico amore di Nilo, così come viene spacciato nella trama di copertina: “Niccolò Ammaniti scrive il suo romanzo d’amore più pauroso” “Un sacrificio che Nilo, dopo aver conosciuto l’amore, non potrà più sopportare”🙄👀

Questo libro parla invece di un AMORE TOSSICO, POSSESSIVO E MALATO. Non c'è nessuna storia d'amore.
C'è solo una fortissima tempesta ormonale di un'adolescente nei confronti di una donna matura, circostanza per cui l'autore si sente autorizzato a sfornare pagine su pagine di fantasie erotiche di un ragazzino su un corpo femminile, che viene sessualizzato al massimo grado.

🤦‍♀️ Finale che raggiunge il colmo dell'inconcludenza: il ragazzo cambia improvvisamente il carattere che ha dimostrato per qualcosa come il primo centinaio di pagine, e decide, E per concludere in bellezza tragica, in stile soap-opera:

👉 Morale della favola? Io non ho assolutamente capito dove volesse andare a parare Ammaniti: che la violenza contro le donne e la profanazione del corpo femminile è un fatto millenario ? Che l'amore malato fa male? Ho bisogno di subirmi tutte queste pagine inconcludenti per capirlo?
Credo che ricavare un qualunque significato da questo libro faccia solo onore a chi lo trova, ma il libro ne è totalmente privo.

🙅‍♀️ Né la vicenda raccontata è godibile al di là di qualsiasi considerazione sui significati: è un libro scritto male, pieno di frasette spezzettate e paratattiche, che non sono giustificate neppure volendo immaginare uno stile mimetico rispetto all'età del ragazzino, dato che Nilo parla in prima persona per buona parte del libro (ma non tutta: infatti a casaccio sono inseriti stralci in corsivo in terza persona, che solo alla fine si capiscono).
Anche “Io non ho paura” era scritto con lo stesso stile semplice, ma era molto più evocativo e impattante di questo, che è invece pieno di dettagli inutili e di frasi elementari di questo genere:

Ecco l'incipit: Si chiamava Jacques Qualcosa e arrivava da Parigi in bicicletta. Aveva attraversato l'Italia ed era venuto giù in Sicilia con il sogno di salire sulle bocche dell’Etna. Non ci riuscì, perché il filo della sua esistenza si incrociò con la nostra e la sua fine ha dato inizio a questa storia.

O ancora: A zia Rosi piaceva la boscaiola, bianca con i funghi e salsiccia. A mia madre la marinara ma senza aglio. A Pasindu la diavola. A me la cafunedda, rossa con tante patatine fritte e würstel.

🤦‍♀️ Oltre alla scrittura illeggibile, ci sono anche tanti episodi inutili buttati a caso nel filone narrativo, come la discussione in macchina tra due personaggi che compaiono per la prima e ultima volta, e che a causa del loro litigio provocano un incidente (l'incidente è sì importante per la storia, ma non questi due personaggi e i motivi del loro litigio).

😤 Il dialetto siciliano è inserito ugualmente a caso come una sorta di aggiuntivo tanto per. E così anche la mafia risulta un elemento estremamente banalizzato, inclusa solo per dare un fondo di criminalità alla vita di Nilo e perché la storia è ambientata in Sicilia.

🤦‍♀️ La quantità di riferimenti alla cultura pop e contemporanea è snervante: sapere che il mobile x è stato comprato su Amazon, mentre la poltrona y su Ebay, mi interessa zero. Posso capire questo genere di riferimenti in libri che non hanno alcuna intenzione di fare “alta letteratura”, ma in un romanzo del genere, che VORREBBE essere profondo/intellettuale/filosofico/ect., trovarmi tutta questa quantità di rimandi al mondo contemporaneo (Instagram, OnlyFan, CocaCola, Jovannoti, Andrea Bocelli…), mescolati insieme alla mitologia greca e ad altri rimandi ““profondi””, in uno pseudo-realismo magico, mi ha solo provocato un enorme enorme fastidio. Tutti dettagli non necessari ai fini della storia, né utili a collocare il racconto nella contemporaneità (non ce n'era bisogno, l'avevamo capito!).

👉 In conclusione, libro bocciato, che sconsiglio totalmente.
Profile Image for giduso.
352 reviews27 followers
Review of advance copy received from Altro
March 3, 2026
Storia breve che mescola piú generi: adolescenziale, horror, famigliare, criminale. un mix un po' raffazzonato, in cui la voce del protagonista non sembra davvero quella di un tredicenne. Mi aspettavo di meglio.
Profile Image for Giovanna Tomai.
411 reviews5 followers
March 7, 2026
Un romanzo assurdo, assurdamente assurdo.
Ammaniti sempre più fumato, ma mi ha divertito 😅😅
1 review
Review of advance copy received from Netgalley
February 15, 2026
Ammetto che mi aspettavo un romanzo cupo, adulto, stratificato. Invece mi sono trovato davanti a una storia che sembra molto più vicina a un young adult dark tipo Twilight.
L’idea di partenza è forte: una famiglia siciliana custode di Medusa, intrecciata a dinamiche mafiose e a una riflessione sul mito. Sulla carta funziona. Nella pratica, però, tutto viene filtrato quasi esclusivamente attraverso lo sguardo adolescenziale di Nilo, con un’ossessione amorosa che occupa il centro della scena. Il suo innamoramento per Arianna, la gelosia, la fantasia di “salvarla” e poi di possederla per sempre: sono dinamiche raccontate con un’intensità emotiva che ricorda più certi YA gotici che un romanzo per adulti. Il fatto è che i temi potenzialmente complessi come il potere, violenza restano in sottofondo, schiacciati da una tensione sentimentale melodrammatica.

Tra l'altro per tutto il romanzo non ho fatto altro che pensare al film di Del Toro, La forma dell’acqua. Forse qui Ammaniti ha scopiazzato un pò. La creatura nascosta in uno spazio chiuso (Medusa), la relazione ambigua tra umano e mostruoso, l’idea di un amore impossibile che sfida le regole. L’impressione è più quella di un’eco, di un’ispirazione troppo evidente che non riesce a trovare una voce davvero autonoma.

La vicenda segue Nilo, tredicenne che vive con la madre Agata e la zia Rosi a Triscina, in una casa-laboratorio dove la famiglia trasforma in marmo le vittime affidate loro dalla mafia. Nel bagno è rinchiusa Medusa, custodita da generazioni e usata per “far sparire” le persone. Quando arrivano in paese Arianna, modella OnlyFans problematica, e la figlia Saskia, Nilo si innamora ossessivamente di lei. Da quel momento la trama scivola sempre più in una dinamica adolescenziale fatta di gelosia, fantasie romantiche e desiderio di possesso.

Il finale accentua questa impressione: dopo un incidente che provoca la morte di Rosi e libera Medusa, Nilo decide di attirare Arianna in casa per mostrarle la creatura e trasformarla in statua, così da “averla per sempre”. Il piano fallisce: Arianna si pietrifica ma si frantuma cadendo, e subito dopo è Medusa stessa a trasformarsi in pietra sotto lo sguardo del figlio. L’ultimo colpo di scena rivela che Nilo è nato dallo stupro di Medusa da parte del marito di Agata.

Anche il mix tra mito greco e mafia contemporanea, che poteva essere esplosivo, finisce per sembrare un collage un po’ forzato. L’atmosfera è interessante, ma non basta a compensare personaggi che restano più archetipi che presenze vive. In definitiva, un romanzo con buone intuizioni ma che, almeno per me, non riesce a superare la sensazione di essere un young adult travestito da storia adulta
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1 review
Review of advance copy received from Netgalley
February 17, 2026
Non so cosa dire, mi aspettavo di più da questo scrittore ma il romanzo è un collage di romanzi e film già visti. I personaggi sono piatti, più che altro delle macchiette di altri personaggi letterari comparsi anche nei precedenti romanzi di Ammaniti.

Al centro del romanzo c’è Nilo, tredicenne cresciuto in una famiglia che custodisce un segreto antico: nel bagno di casa vive Medusa, la creatura del mito greco, trasformata in mostro dopo lo stupro di Poseidone e tramandata nei secoli fino ai Vasciaveo. Agata, madre autoritaria e custode principale, le parla in greco antico e ne controlla l’accesso con tre serrature. La famiglia, che gestisce un’attività di marmi a Triscina, utilizza il potere di Medusa per pietrificare persone fatte “sparire” su commissione della mafia locale, trasformando poi le statue in polvere per rivenderle come piani da cucina.

L’equilibrio si incrina con l’arrivo di Arianna, donna fragile e autodistruttiva, e della figlia Saskia. Nilo si innamora ossessivamente di Arianna, vedendo in lei un’alternativa alla rigidità materna e alla gabbia familiare. Tra attrazione, gelosia e desiderio di salvarla, il ragazzo si allontana sempre più dal ruolo di custode che Agata gli impone come destino inevitabile. Intanto l’accordo con il boss Pecureddu si rompe, la pressione aumenta e un incidente durante il trasporto di Medusa provoca la morte di Rosi e Pasindu, liberando la creatura.

Smarrito, Nilo decide di agire: chiude Saskia in casa e attira Arianna con l’intenzione di mostrarle Medusa e trasformarla in statua per possederla per sempre. Il piano si compie solo in parte: Arianna viene pietrificata ma si frantuma cadendo. Rimasto solo davanti a Medusa, Nilo scopre che il suo volto è identico a quello di Arianna; sotto il suo sguardo, però, è Medusa stessa a diventare pietra. Nel capitolo finale si rivela la verità: Nilo non è figlio di Agata, ma di Medusa, violentata dal marito di Agata. Che delusione.
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1 review
Review of advance copy received from Author
February 12, 2026
Nel finale del romanzo gli eventi precipitano rapidamente. Dopo essere stato respinto da Arianna e aver litigato con la madre, Nilo commette un errore fatale: dimentica di chiudere a chiave la porta del bagno. Medusa pietrifica un corriere entrato in casa, mettendo la famiglia in grave pericolo. Per evitare conseguenze, Agata e Rosi decidono di accettare l’offerta del boss Pecureddu e di consegnargli Medusa. Nilo, sconvolto e fuori controllo, viene sedato dalla madre con una dose extra di gocce per dormire.

Durante il trasporto, il camion dei Vasciaveo ha un incidente. Agata si risveglia tra le lamiere e scopre che Pasindu è morto. La cassa che conteneva Medusa è aperta: Rosi e diversi automobilisti sono stati pietrificati. Di fronte alla devastazione, Agata sviene.

Nilo viene informato da Nalin della morte di Pasindu e Rosi e del ricovero della madre. Smarrito, vaga per il paese cantando la canzone che piaceva a Medusa, finché percepisce il suo ritorno nel bagno di casa. Ritrova Saskia, tenta una riconciliazione offrendole piccoli animali di marmo e insieme scrivono una lettera ad Arianna, dichiarando di essere innamorati e di voler partire.

Quando Arianna si presenta per riprendere la figlia, Nilo ha chiuso Saskia in casa e progetta di mostrare Medusa ad Arianna per poterla “conservare” per sempre. Ma il piano fallisce: aprendo la porta del bagno, Arianna si volta mentre viene pietrificata, cade su Nilo e si frantuma in pezzi. Rimasto solo davanti a Medusa, Nilo vede in lei il volto identico a quello di Arianna; tuttavia, sotto il suo sguardo, è Medusa stessa a trasformarsi in pietra.

L’ultimo capitolo rivela infine che Nilo è figlio di Medusa, nata dopo lo stupro da parte del marito di Agata. La verità chiude tragicamente il cerchio della storia.
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1 review
Review of advance copy received from Edelweiss+
February 28, 2026
Questo romanzo ambisce a fondere mito greco e noir mafioso in una Sicilia degradata e grottesca, ma il risultato appare più forzato che incisivo. La rivelazione che dietro le sparizioni dei capi mafia si nasconda addirittura Medusa, rinchiusa nel bagno di casa e sfruttata per trasformare le vittime in marmo da rivendere, scivola rapidamente nel sensazionalismo. L’idea è potente sulla carta, ma nel corso della narrazione finisce per sembrare un espediente eccessivo, incapace di reggere il peso simbolico che pretende di avere.

Il romanzo accumula eventi estremi come omicidi mafiosi, traffici di cadaveri, un boss caricaturale, un incidente stradale con morti multiple, senza dare loro il necessario approfondimento psicologico. Nilo, il narratore tredicenne, dovrebbe rappresentare il conflitto tra destino familiare e desiderio di libertà, ma la sua ossessione per Arianna evolve in modo brusco e poco convincente, fino al gesto finale di volerla pietrificare per possederla “per sempre”. Ma vogliamo scherzare?!?! E poi ci lamentiamo della violenza sulle ragazze a scuola...questa Ammaniti potevi risparmiarcela.

Anche la figura di Medusa, che potrebbe offrire una rilettura intensa del mito della vittima trasformata in mostro, resta imprigionata in un ruolo funzionale alla trama. Il finale con la rivelazione che Nilo è figlio di Medusa, frutto di uno stupro, e che persino lei finirà pietrificata punta sull’effetto shock, ma risulta prevedibile per accumulo di indizi e simbolismi insistiti.

Nel complesso, il libro soffre di un eccesso di ambizione: il mescolare mafia, romanzo di formazione e mitologia produce un ibrido disomogeneo, più interessato al colpo teatrale che alla coerenza narrativa o alla profondità emotiva. Sconsigliato.
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1 review
Review of advance copy received from Publisher
February 14, 2026
Ammaniti...cosa mi combini?!?! Lo scrittore di Come Dio Comanda voleva tornare alle origini del suo Io Non Ho Paura mischiando qualche elemento soprannaturale tipo il film di Sorrentino, "Parthenope", ma è un esperimento fallito.

Il romanzo si apre con un ciclista francese, diretto in Sicilia per vedere l’Etna, sorprende due sicari, Santino e U’scunsulato, mentre uccidono un notaio vicino a Mazzara del Vallo. Per eliminare il testimone lo inseguono; l’uomo sviene dopo aver urtato una mucca.

A Triscina, paese costiero degradato e semiabbandonato, vive Nilo, tredicenne, con la madre Agata e la zia Rosi, proprietarie di una ditta di marmi aiutata da Pasindu e Nalin. I sicari portano loro il ciclista: l’accordo con la mafia prevede poche “sparizioni”, ma accettano. L’uomo viene chiuso in bagno e il giorno dopo è una statua, poi ridotta in polvere per farne un piano da cucina.

Nel bagno vive Medusa, custodita dalla famiglia da generazioni: trasformata in mostro da Atena dopo lo stupro di Poseidone, fu donata dall’antico Fidia, antenato dei Vasciaveo. Agata, unica a possedere le chiavi, le parla in greco antico.

L’arrivo di Arianna, modella OnlyFans problematica, e della figlia Saskia sconvolge Nilo, che se ne innamora. Dopo tensioni familiari, un accordo rotto con il boss Pecureddu e un incidente che pietrifica Rosi, Nilo tenta di “conservare” Arianna mostrandole Medusa: lei si frantuma. Anche Medusa si pietrifica sotto lo sguardo del figlio. Si scopre infine che Nilo è nato dallo stupro di Medusa da parte del marito di Agata.

Una delusione amara. Non compratelo.
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6 reviews
March 9, 2026
Mentre in molti autori il degrado sociale resta cronaca, in Ammaniti diventa materia narrativa quasi epica. Non perché lo abbellisca, ma perché riesce a mostrarne la dignità nascosta, quella che resiste sotto la polvere, l’odore di muffa, le periferie morali.
In questo romanzo la mitologia filtra dentro la marginalità più sciatta. È come se Ammaniti facesse due operazioni contemporaneamente: abbassa il mito trascinandolo dentro case disordinate, famiglie disfunzionali, paesi sonnacchiosi e
alza il quotidiano illuminandolo con una dimensione archetipica, quasi sacrale.
Ammaniti non guarda mai gli “ultimi” dall’alto. Non c’è pietismo sociologico. C’è piuttosto un affetto feroce, quasi carnale, per l'umanità disordinata.
Per questo riesce a rendere poetico lo schifo della quotidianità, senza ripulirlo.
La ”cosa custodita" è metafora del peso delle eredità familiari che imprigionano i figli, è qualcosa che ti viene consegnato senza che tu lo abbia scelto, ma che pretende da te fedeltà assoluta.
E Ammaniti racconta proprio questo passaggio: il momento in cui i figli scoprono che il mondo degli adulti non è una casa ma una gabbia costruita prima di loro.
Nel romanzo, la custodia diventa tradizione che divora il futuro, lealtà familiare che si confonde con il ricatto, identità che non nasce da una scelta ma da un obbligo.
E, paradossalmente, Ammaniti riesce a rendere poetica anche questa cosa terribile: la vita che continua non perché sia giusta, ma perché nessuno riesce davvero a interromperla.
1 review
Review of advance copy received from Author
February 15, 2026
No, non ci siamo. Mi sono fermato dopo 49 pagine e non penso di continuare...
Il romanzo si apre con un inseguimento di cui non si capisce molto perché parlano in dialetto. Un ciclista francese, in viaggio verso l’Etna, capita per caso sulla scena di un omicidio e viene rincorso dai sicari in una sequenza caricata di dialetto, battute forzate e slapstick, fino allo scontro improbabile con una mucca nel buio. L’effetto non è né davvero drammatico né davvero divertente: la violenza si mescola a una comicità insistita che finisce per banalizzarla.
Il passaggio alla casa dei Vasciaveo, in una Triscina degradata e stereotipata tra villette abusive e rifiuti tossici, accentua la sensazione di eccesso. L’idea dell’accordo con i sicari, il ciclista chiuso in bagno con maschere e gocce sedative date al figlio tredicenne, punta sul macabro ma senza creare vera tensione. L’inizio appare sovraccarico, più interessato allo shock che alla credibilità o alla profondità dei personaggi. Mi sarei aspettato di più da Ammaniti. Che delusione.
Profile Image for Valerio.
1 review
March 6, 2026
davvero troppo bello! Un alone di mistero mitologico che si scontra con la dura realtà umana. Geniale!
Profile Image for Andrea Ianniello.
13 reviews
March 9, 2026
Ritorno clamoroso, ma pare che Ammaniti abbia perso la pazienza per le storie di una certa lunghezza
Profile Image for Susanna Mazzoncini.
142 reviews8 followers
March 9, 2026
È meraviglioso il fatto che Ammaniti si sia completamente bevuto il cervello e io continui, nonostante ciò, ad amarlo. Andrebbe studiato.
Displaying 1 - 24 of 24 reviews

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