Vi siete mai domandati/e come sarebbe stato se Artù avesse avuto un altro amore? Se quel re, tanto declamato nella leggenda, in realtà non fosse l'emblema della perfezione, ma un semplice uomo che, come tutti noi, sbaglia, cade, si rialza e si innamora dell’unica persona che riesce a vedere oltre la facciata? Ecco, Silvia riscrive la leggenda che tutti noi conosciamo, in chiave moderna e vi posso assicurare che non ne resterete delusi. Da una parte abbiamo Arthur King, per tutti detto Art, conosciuto in Rebel, costretto a svolgere il servizio civile nella libreria di Mr. Hollis, così da espiare le sue colpe. Qui incontra Hazel Hollis: figlia del proprietario. Da subito, tra i due non scorre buon sangue. Lei scarabocchia sui libri, facendo delle caricature di Art, il quale non riesce a smettere di guardare quella ragazza che sembra la Dea del Lago, con i suoi capelli chiari dalle punte lilla. Lei adora farlo impazzire, chiamandolo “Semola” e comandandolo a bacchetta. Ma la verità è che Hazel, anzi dovrei dire Nimue, riesce a farlo spogliare completamente, ritraendolo per ciò che è, con i suoi pregi e difetti, disarmandolo. I loro due mondi, così diversi eppure così simili, collideranno e non riusciranno più a separarsi. Ma il pericolo è in agguato: Morgan, la sorellastra di Art, vuole portargli via tutto, anche l'amore di Nimue, e userà qualsiasi mezzo. Non dirò altro, se non che questa rivisitazione in chiave moderna mi ha attirato come la precedente e l'ho adorata. Silvia mostra il vero Art, senza fronzoli né armature. L'aver conosciuto Hazel lo renderà un uomo migliore e lo porterà a lottare per colei a cui tiene, perdonando finalmente il tradimento subito. Mentre Nimue concede solo ad Arthur di usare il suo vero nome e di conoscere il passato difficile e la propria malattia, restandogli accanto. Grazie a lui coronerà il suo sogno ed entrambi avranno il lieto fine tanto agognato. Valutazione:⭐⭐⭐⭐⭐ Spicy:🌶️🌶️ Emozioni: 💘💘💘💘💘 Recensione a cura di Gemma.
Ho capito che "King" di Silvia Loreti mi aveva rapita quando mi sono ritrovata a pensare a una scena piccolissima: una ragazza che disegna con il carboncino sopra un libro antico e un ragazzo che la guarda come se avesse appena assistito a un sacrilegio. Non c’era niente di epico in quell’immagine, eppure custodiva già tutto.
Art King arriva alla libreria The Owl con l’aria di chi è stato parcheggiato lì controvoglia: servizio civile, tre mesi, Oxford, la polvere degli scaffali e i turni dietro a un bancone che non gli appartiene. Per chi era il capitano della squadra di rugby e il “principe” di un impero economico, è quasi una retrocessione simbolica.
In "Rebel", della stessa autrice, era facile etichettarlo: l’ostacolo, il “cattivo”, quello che tenta di fermare l’amore tra Lance e Ginevra. Qui lo ritroviamo senza campo, senza squadra, senza un ruolo chiaro da interpretare. È evidente che non è il suo mondo. Lui è abituato ai riflettori, alle dinamiche in cui o si vince o si perde, ma comunque controlla la partita.
In libreria, invece, non controlla niente. Né Hazel, né lo sguardo di Mr. Hollis che lo osserva senza deferenza.
Hazel è il contrario dell’ordine. Disegna sui margini, parla quando vuole, non si lascia intimidire dal cognome King e, soprattutto, non lo tratta come qualcuno di speciale. Questa è la prima cosa che lo destabilizza davvero.
Il loro odio iniziale non è teatrale, ma fatto di frasi brevi, di frecciate, di silenzi tesi mentre sistemano scatoloni o consegnano libri in bicicletta (sì, c’è una scena in bicicletta che è allo stesso tempo ridicola e tenera, dicendo più di tante dichiarazioni). È chiaro che i due non si piacciano, o almeno fingono benissimo.
In realtà si studiano, come se entrambi cercassero di capire dove l’altro nasconde le crepe.
Poi c’è il concorso, il momento in cui Hazel decide che sarà lui il suo modello per l’opera che potrebbe decidere il suo futuro. E lì succede qualcosa di diverso.
Non è la scena in sé a essere forte: è quello che rappresenta. Art, che ha sempre vissuto di immagine, si ritrova immobile davanti a qualcuno che non vuole fotografare la sua superficie, ma le sue fratture. Il titolo del ritratto - il Re Spezzato - non è una trovata romantica. È una diagnosi.
Lui si spoglia, sì, non solo dei vestiti. Si spoglia delle maschere che ha costruito per non farsi mai vedere davvero e Hazel, che ha imparato a sopravvivere senza chiedere, sperare, senza fidarsi, lo guarda senza addolcire nulla. E questo è uno degli aspetti che ho apprezzato di più: il retelling arturiano non è un vezzo estetico, non è un gioco di nomi. È una struttura emotiva.
Camelot diventa un’eredità pesante, una fondazione che porta un nome altisonante nascondendo dinamiche di potere. La famiglia King funziona come una corte medievale in giacca e cravatta, dove ogni mossa è calcolata e l’immagine vale più della verità. La “spada” non è un oggetto, è una scelta: chi essere e da che parte stare.
La narrazione legata al padre, allo scandalo mediatico, alla registrazione che spezza un equilibrio costruito sul controllo mi ha sorpresa. Non perché sia costruita come un thriller, ma perché dà spessore alla trasformazione di Art. Non basta innamorarsi per cambiare né trovare qualcuno che ti vede. Serve un atto concreto. La decisione di esporsi, di non sparire un secondo prima di essere scelto, come ha sempre fatto, è il vero punto di svolta. Non è un gesto romantico. È un gesto identitario.
Hazel, dal canto suo, non è una musa salvifica. È imperfetta, a volte dura, a volte spaventata. Il lago — che per lei è memoria e distanza, e per lui quasi un punto di orientamento — attraversa il romanzo come un luogo che non consola, ma riflette. Nessuno dei due viene “aggiustato”. Si incontrano in mezzo alle proprie fratture, cercando di capire se restare o fuggire.
Mi è piaciuto anche il modo in cui la tensione resta mentale per gran parte del libro. Non è una storia costruita sulle scene esplicite. È fatta di attrazione trattenuta, di parole che sembrano sempre avere un secondo significato. Di quel continuo oscillare tra “resto” e “me ne vado un attimo prima di farmi male”.
Se devo essere onesta, non è un romanzo che punta sull’impatto immediato. Non è travolgente nel senso classico. È più una progressione, una crescita che ti accorgi di aver seguito solo quando guardi indietro e realizzi che Art non è più il ragazzo che era entrato in libreria all’inizio.
Non mi ha dato l’euforia, ma qualcosa di più silenzioso. Mi ha fatto pensare che a volte il gesto più rivoluzionario non è conquistare un regno, ma smettere di fuggire.
E forse, in fondo, è questa la vera spada nella roccia.
Mie adorate Peccatrici, questa di cui vi parlo oggi è una storia che ho fortemente desiderato, dopo aver letto "Rebel", retelling di Ginevra e Lancillotto, il povero Art meritava una storia tutta sua e con "KING", Silvia Loreti mi ha accontentata. Lui che ha rinunciato a tutto per fare la cosa giusta, lui che era il re indiscusso di Oxford, leader degli studenti, capitano della squadra di rugby, un destino al potere già scritto, Ginevra, la donna della sua vita al suo fianco. E ora si ritrova senza corona, tutti gli hanno voltato le spalle, persino la sua famiglia, ha perso il suo amore, ha perso tutto. Arthur deve ripartire da zero, deve imparare a lasciarsi andare senza inseguire sempre un obiettivo, abbandonare quella sete di potere che lo ha sempre accompagnato. Intorno a sé non ha silenzio ma vuoto, e quello fa tanto rumore. Quale posto migliore della libreria, dove tutto segue un ordine, dove tutto è catalogato e sistemato sugli scaffali, per ricominciare? Proprio qui, tra pagine ingiallite e profumo di carta, passerà l'estate, dove il suo ex amico Lance, tra poesie e versetti, ha conquistato la sua Ginevra. Ma la tranquillità per lui non dura molto, perché fra quegli scaffali arriva Hazel, figlia di Mr Hollis il proprietario della libreria. Lei è eccentrica, porta colore e movimento in un mondo statico, confonde il prossimo con i suoi modi. Per Arthur è una stonatura in un pentagramma melodioso, è arte senza regole, è il caos vestito di grazia. Lei rischia di demolire le sue fondamenta, di portare scompiglio alla sua calma. Comincia fra loro una guerra silenziosa dove Hazel cerca l'errore nella compostezza di Art e lui è intenzionato a smascherare le sue fragilità ben nascoste. Ma a volte anche la guerra ha bisogno di una tregua, la loro sarà dolce e fatta di disegni con le dita e baci, dove l'arte si confonde col desiderio, dove il nero del carboncino verrà sostituito dai delicati colori degli acquerelli, dove non ci saranno più schemi da seguire, ma solo volontà da trovare. Ma nonostante Arthur provi rabbia e paura di non essere all'altezza delle aspettative di tutti, è pur sempre un re e come tale ha dei doveri anche se pesano sul cuore. Sarà capace di lasciarsi tutto dietro e rinunciare allo scettro per la sua Nimue o la corona che, a tutti i costi vogliono fargli indossare, non può essere rifiutata? Un libro che è un autoconclusivo ma che, a mio avviso, va letto dopo "REBEL" se si vuole capire davvero la storia, perché in questo l'autrice non fa riferimenti ad eventi passati che hanno portato alla situazione attuale che si trova a fronteggiare Art, si dà per scontato che la si conosca già. Lo stile dell'autrice è poetico e delicato, tratto che la contraddistingue. Il ritmo della narrazione è lento come il lieve movimento della superficie di un lago quando c'è una leggera brezza che muove l'acqua e il riverbero dei raggi del sole crea quel gioco di luci da sembrare quasi magico. Il susseguirsi delle azioni è timido, quasi statico, come se non si volesse disturbare la bolla di patimento in cui si sono immersi i protagonisti. Il loro non è un vero e proprio struggimento, è più un accettare la nuova versione di sé a cui devono ancora abituarsi, è un adattarsi continuo a sè stessi, alla persona accanto che non era prevista, e a ciò che li circonda: ambiente, amici, famiglia. È una storia che aveva bisogno di essere scritta, perché Arthur, antagonista di Lance, non è cattivo ma è il risultato delle scelte degli altri, ha tanto peso sulle spalle dovuto al potere della sua famiglia, ed ha soprattutto buon cuore e per questo andava premiato con un grande amore. Tuttavia il mio coinvolgimento alla storia è stato blando, dovuto forse al ritmo lento non in linea col mio gusto personale, ma ripeto sempre che è solo una mia sensazione e che non vuole essere un giudizio insindacabile. La lettura è un viaggio che ognuno vive a modo suo, d'altronde. E io sono già pronta per un'altra avventura a caccia di emozioni...corro! Alla prossima lettura 😘 Debby
"La sensazione dell'acqua tra noi amplifica ogni dettaglio, ogni brivido. Lei si abbandona, la tengo forte, non per paura che scappi, ma per sentire che è li, che è reale."
Questo romanzo arriva dopo Rebel, una storia che avevo amato e che consiglio vivamente di leggere prima di questo, per avere una visione completa dei personaggi e delle loro vicende.
Art King è un Re spezzato, un re che ha perso tutto, un ragazzo che ha perso prima di tutto se stesso.
Lui è stato destinato a svolgere il servizio civile presso la libreria Hollis a Oxford.
La sua è una vera e propria condanna.
Inizialmente lo sarà doppiamente perché ha a che fare con Hazel, la figlia del proprietario.
I due sembrano fatti appositamente per odiarsi. Non si sopportano, si cercano in continuo per lanciarsi frecciate, per provocarsi, per lanciarsi finti sorrisi, per dimostrare di essere migliore dell'altro.
Hazel lo considera un ostacolo alla sua libertà.
Appartengono a due mondi completamente diversi, sono pronti a scontrarsi.
Ma arriva un momento in cui la ragazza ha bisogno di lui. Lei disegna, quel carboncino nero è un suo segno distintivo.
Lei ha una prova da svolgere per un concorso importante, per il suo futuro. Le serve un modello.
Art sarebbe perfetto, Art è perfetto.
Lui accetta, lui si mette a nudo, in tutti i sensi.
Forse nemmeno calcolando di mostrare tutte le sue fragilità.
Qui qualcosa cambia, i due si vedranno sotto un'altra luce, qualcos'altro prenderà il posto dell'odio. Questo però fa paura, la loro sicurezza verrà travolta dalle loro vulnerabilità.
Tutto vacillerà.
Quanto era più facile odiarsi?
La tensione tra Art e Hazel sarà un crescendo, i loro sguardi diventeranno fuoco e custodiranno una promessa, un segreto, quello di un lago, una certezza per Art, una paura per Hazel, che vuole solo evitare.
Art aveva già vissuto il peggiore dei tradimenti, 4 e quando si affaccia la possibilità che possa ricapitare, lui preferisce allontanarsi, lui preferisce scappare.
Non può essere scelto, per poi crollare di nuovo.
Hazel, al contrario, la pensa già in modo negativo, lei non merita di essere scelta, non nutre grosse speranze, non si fida degli altri.
A volte però occorre smettere di nascondersi, occorre buttare giù tutte le maschere e mostrarsi realmente per ciò che si è, solamente così, si vince davvero.
Ho adorato questa storia, a partire dai protagonisti, a partire proprio da lui, Art.
Questo re, questo giovane uomo che, sotto la corazza, nascondeva tutte le sue cicatrici, che aveva sofferto, che aveva dovuto mostrarsi forte, che non si poteva prendere il lusso di farsi vedere debole.
Art meritava la sua storia e l'autrice l'ha fatto pienamente. Una storia che non è solo quella di un amore, ma il raggiungimento di una consapevolezza, il raggiungimento di sé, la conquista del proprio io interiore.
Questo romanzo non racconta, ma scava.
Nell'anima dei protagonisti, nel loro cuore.
L'autrice dona voce a loro, attraverso le loro parole, ma ancor di più tramite i loro gesti, il loro sfiorarsi, i sussurri e le loro emozioni.
Le loro sensazioni si percepiscono con la scrittura profonda e poetica dell'autrice, che incanta e rilascia brividi a go go. Una scrittura che diventa esperienza sensoriale e a tratti quasi onirica.
La storia è struggente, toccante, vibrante, non ti invade, ti accoglie piano, ma ti vincola, ti stringe, e non puoi più farne a meno.
La dolcezza e l'intensità emotiva raggiungono dei livelli molto alti.
Ci sono scene che fanno letteralmente tremare, in cui ogni sguardo, ogni movimento, ogni piccolo gesto sono emozione pura.
L'imperfezione dei due protagonisti diventa la loro bellezza, il loro dono più grande.
Un retelling non facile da raccontare, in una chiave moderna inusuale, per cercare di dare un finale diverso, maggiore giustizia e comprensione verso un re che ha perso tanto, che non sempre ha potuto scegliere, ma che ha imparato ad amare.