Un viaggio attraverso i secoli alla scoperta delle parole più vive della poesia italiana.
È difficile scorgere il messaggio della poesia tra parole antiche e complicate; è faticoso riconoscere gli uomini dietro nomi altisonanti come quelli di Dante Alighieri, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi. Eppure, i testi di questi e altri grandi contengono qualcosa di vivo, urgente, che parla a ciascuno di noi perché è fatto della nostra stessa umanità.
Guidati dalla voce di Giulio Zambon, impareremo ad ascoltare e a cogliere le parole ancora cristalline che ci arrivano dal passato e che, a volte ferendoci, ci insegnano a scendere nelle profondità più buie di noi stessi.
Il primo libro del prof. Poeta da milioni di views che ti farà innamorare della letteratura!
Un libro che mi è piaciuto molto. Sarà che sono sempre stato appassionato di poesia e, ancora tuttora, mi affascina. Mi fa provare emozioni che una cosa scritta si pensi non possa far provare.
Quando rileggo, in questo libro, i pezzi degli autori italiani studiati a scuola qualcosa mi vibra dentro.
Un libro che ci fa scoprire la nascita di parole che usiamo tutti i giorni. Parole con significato profondo ma che prima di quel momento non esistevano. Parole che ci permettono di identificare un qualcosa in noi o intorno a noi. Perché le parole sono Vita e come tali vanno custodite.
"All'ombra de' cipressi e dentro l'urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?"
Perché leggiamo poesia? Perché la scriviamo? Me lo sono chiesta spesso perché da sempre amo leggere poesia, anche se in modo sparso, e da sempre la scrivo, anche se in modo incostante. E dei cantanti e delle cantanti che amo, spesso amo soprattutto i testi che paiono poesie.
Il libro di Giulio Zambon per me è stato come trovare una risposta a queste mie domande: la poesia è totalmente inutile, certo, eppure ci serve per trovare o ritrovare o “rivelare” (parola molto pascoliana) il nostro io più vero. Le parole della poesia sono affilate perché ci tagliano a pezzetti e ci costringono a scrutare cosa c’è tra un pezzetto e l’altro. Molto spesso il nulla, come in d’Annunzio, o l’ingiustizia, come in Compiuta Donzella. Ma anche tutta la vita e tutta la morte. «Le parole affilate» è un ottimo libro per chi vuole rileggere alcuni poeti e alcune poetesse italiane, sia quelli dimenticati sia quelli che a scuola ci hanno fatto venire la nausea. Ma è anche un gran libro per chi scrive e spesso non ha coraggio di farlo fino in fondo.
Come ho detto a Giulio mi spiace che non si arrivi ad autori contemporanei, ma è un ottimo progetto e lavoro; ci sono cose che emergono di grandi della letteratura che non abbiamo mai saputo, come il rapporto di D’Annunzio con i suoi cani o la detenzione di Torquato Tasso e i suoi deliri. L’unico interrogativo importante che mi pongo è: ma sono grandi i versi di questi poeti o è molto bravo Zambon a raccontarli? Forse più la seconda cosa, ma nelle sue parole risiede di riflesso la sua poesia, ne vale la pena.
Lettura interessante, stimolante e delicata. A partire dalle voci dei più grandi poeti e poetesse, l’autore offre numerosi spunti di riflessione sulla società contemporanea e sulla natura umana, riuscendo a toccare temi profondi con sensibilità e misura. È un libro che invita a rallentare e a soffermarsi sulle parole, lasciando al lettore pensieri che continuano a risuonare anche dopo la lettura.
Ho letto questo libro mentre studiavo per l'orale del concorso docenti. Che dire? Via i manuali, via le etichette e le sovrastrutture. Qui c'è un'essenza, un soffio, una carezza, una luce sfuggente e allo stesso tempo luminosa e oscura di quelli che sono stati poeti e scrittori, sì, ma soprattutto uomini e donne come noi, come me, come te. Grazie, Giulio.