Da Gaza a Kiev, le contraddizioni dell’Occidente in un mondo in guerra. Una rassegna senza sconti che smaschera il doppio standard degli USA e dell’Occidente Russia-Ucraina, Israele-Palestina, Afghanistan, Iran, Venezuela, la vera logica che governa i conflitti contemporanei e le manipolazioni dei media. Perché i governi e i media occidentali usano due pesi e due misure quando raccontano guerre, stermini e crimini contro l’umanità? Perché gli atti di violenza vengono condannati se avvengono in Ucraina e giustificati a Gaza? Il doppio standard occidentale è ormai evidente al resto del mondo, e non è un semplice problema morale o di ipocrisia. In fin dei conti, dietro la retorica dei “valori universali” l’unico criterio guida dei governi atlantici – e del sistema mediatico che li sostiene – è la distinzione tra amici e nemici. Benedetta Sabene ricostruisce la logica nascosta dietro il racconto pubblico del conflitto russo-ucraino, dei massacri di Israele a Gaza, delle guerre americane in Iraq e Afghanistan e degli interventi in Libia e Siria, ma anche le origini di pregiudizi storici come la russofobia, l’islamofobia e l’immaginario del “terrorista”. I media trasformano guerre e stragi in storie da consumare, con eroi e villain scelti in base alla convenienza ecco come difendersi da manipolazioni e distorsioni in un mondo che si fa sempre più turbolento.
Benedetta Sabene (1995) è giornalista e analista specializzata in politica estera e analisi dei conflitti. Laureata in Relazioni internazionali alla Sapienza di Roma, nel 2022 ha avviato un’opera di divulgazione raccontando il conflitto russoucraino attraverso il suo canale Instagram, che oggi conta quasi 70.000 follower. Ha collaborato con Michele Santoro, partecipando come autrice, redattrice e conduttrice a Servizio Pubblico. Dal 2025 la sua vasta community di lettori si è riunita intorno alla newsletter “L’insalata geopolitica”.
Benedetta Sabene è l’unica giornalista che faccia una vera analisi della narrativa mediatica occidentale in modo critico, esponendone le cause geopolitiche profonde.
Il concetto, in realtà, è semplice, ma a quanto pare sfugge alla quasi totalità di coloro che vivono nel mondo occidentale: il discorso sui conflitti e in generale sulla politica internazionale è costruito per legittimare gli interessi geopolitici occidentali (soprattutto americani).
La narrativa sui conflitti in medio oriente, in Ucraina, sul terrorismo, è volutamente improntata ad una drammatica semplificazione che ha come obiettivo la chiara separazione e identificazione di amici e nemici: mentre la Russia e Hamas vengono accusati di stragi e violenze, le azioni altrettanto (se non più) crudeli di Israele e Stati Uniti vengono giustificate in un’ottica di lotta esistenziale del bene contro il male.
Benedetta Sabene ci mette di fronte al fatto che i conflitti non sono così semplici: dietro al 24 febbraio 2022 o al 7 ottobre 2023 ci sono decenni di storia complessa che serve per comprendere, non per giustificare, cosa sta accadendo oggi. Ciò che accade, invece, è un appiattimento del discorso in cui diventa impossibile discutere di soluzioni concrete, e in cui l’unica soluzione possibile è l’eradicazione violenta del male.
Il fatto che lei venga continuamente accusata di essere filorussa è sintomatico di questa malattia del discorso in Occidente: lei non ha mai giustificato la Russia, ma il fatto che qualcuno cerchi di spiegare quello che succede oltre la semplice dicotomia bene-male viene subito percepito come estraneo e pericoloso.
In realtà, ciò che noi occidentali facciamo quotidianamente è giustificare le mire imperialistiche di un Occidente che cerca in tutti i modi di mantenere la propria egemonia.
Grazie Benedetta per il tuo lavoro, che mi auguro continui in modo altrettanto prolifico e prezioso.