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Io non parlo russo

Hana torna a Bratislava per votare e per seguire le elezioni slovacche come inviata di una radio italiana. Attraversando la frontiera le è subito chiaro che il paese sta cambiando, è già cambiato. Come suo fratello Martin, che è diventato sostenitore attivo del partito populista di destra, nazionalista, filorusso e antieuropeista, e posta su YouTube dei video cospirazionisti sotto il nome di Tommaso l’Incredulo.

Le elezioni decretano la vittoria dei populisti, e nella confusione di chi sperava un risultato diverso, Hana si trova costretta a cercare Tomáš, figlio di Martin e dell’ex moglie, scomparso chissà dove insieme a una compagna di scuola. Per ritrovarlo, Hana guida fino all’amata chata di famiglia che, come scopre presto, è ora il nascondiglio di un rifugiato, Levan. Anche Hana è stata straniera, in Italia, e ha faticato per ottenere la cittadinanza. Un percorso lungo e presto rimosso, che adesso riaffiora prepotentemente alla mentre sulle prime ha paura di Levan, poi ha paura per lui, perché in lui si rispecchia.

Con il suo sguardo rivolto verso quell’Est a cui ormai si richiama una porzione rilevante dell’Occidente, Jana Karšaiová scrive un romanzo lucido, politico e incalzante, ricco di colpi di scena. Un invito a restare vigili, nella convinzione che il futuro è qualcosa che si costruisce – e si deve difendere – ogni giorno.

“Ho sentito dire, o forse l’ho letto da qualche parte, che ciascuno ha un numero finito di battiti del cuore per una vita, solo quella cifra e basta. Io li sprecavo sempre ai confini.”

134 pages, Kindle Edition

First published March 3, 2026

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Jana Karšaiová

3 books4 followers

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Displaying 1 - 5 of 5 reviews
Profile Image for Come Musica.
2,210 reviews686 followers
March 24, 2026
Ho assistito alla presentazione di “Io non parlo russo” di Jana Karšaiová a Libri Come, in dialogo con la bravissima Teresa Ciabatti.

Ho trovato questo libro perfetto per interpretare anche le recenti votazioni per il referendum. L’epigrafe, tratto da Elizabeth Costello di J.M. Coetzee, racchiude il senso profondo di questo romanzo

“Così facendo, il romanzo ci indica come esplorare il potere del presente di produrre futuro.”

Sono stata conquistata dalle parole e dalla scrittura di Jana Karšaiová.

“Io non parlo russo” è un romanzo lucido, teso e profondamente attuale che intreccia dramma familiare e tensioni geopolitiche dell’Europa orientale di oggi.

Hana, giornalista radiofonica italiana di origine slovacca, torna a Bratislava per votare e seguire le elezioni slovacche. Attraversando la frontiera si rende subito conto che il suo Paese non è più quello che aveva lasciato: divisioni profonde, nazionalismi crescenti e un fratello, Martin, ormai convertito a un partito filorusso e anti-europeo. Quando il nipote scompare, Hana si lancia in una ricerca disperata che la costringe a confrontarsi con confini fisici e mentali, con l’identità frammentata e con un’Europa che sembra scivolare di nuovo verso l’abisso.

Jana Karšaiová scrive con uno sguardo nitido e senza retorica verso quell’Est che continua a interrogare l’Occidente: la prosa è asciutta, i dialoghi taglienti, le emozioni trattenute ma potentissime.

Il romanzo diventa così un viaggio emotivo lungo “vari precipizi”, in cui la politica non è mai astratta ma si incarna nei silenzi familiari, nei risentimenti accumulati e nella paura di perdere ciò che resta dell’Europa unita, passando attraverso il valore della democrazia (e della sua fragilità), dell’essere migrante e dei vari confini che si creano, che dividono e che possono essere superati.

Breve, ma denso, “Io non parlo russo” non è solo un romanzo: è un invito a riflettere con intelligenza sul presente, interpretando la Storia anche attraverso le storie, come può essere quella di Hana, che attraverso le crepe di una famiglia divisa, facendo il percorso migratorio al contrario, per portare Levan in Italia, ritrova se stessa, ritrova il suo essere a casa

“Poi ho aperto le finestre, mi è sembrato come se fossi stata via chissà per quanto, invece erano passati solo cinque giorni. Fuori imbruniva, ma non ho acceso la luce, mi piaceva quel suo sfumare lento verso il buio. Mi sono preparata la kaša, una pappa di semolino che ci cucinava nostra madre quando eravamo piccoli, e mi sono seduta con la ciotola fumante sulla poltrona in cucina, vicino alla finestra.
Non so come, ma ce l’ho fatta, ho detto ad alta voce. Poi l’ho ripetuto anche in slovacco, il suono era diverso, cambiava con la lingua, ma questo io e la mia casa lo sapevamo già. Il calore della kaša mi riempiva la pancia, mi faceva venire sonno, ho fissato a lungo lo squarcio del cielo sopra i tetti.”

Bravissima Jana Karšaiová, nel trasformare il personale in politico con intelligenza e umanità.
Profile Image for Mariarosa Raffaelli.
156 reviews4 followers
May 10, 2026
In questo nuovo romanzo, l'autrice torna a parlarci dell'Est Europa con una storia intima e dal ritmo incalzante. Seguendo il viaggio di Hana alla ricerca del nipote scomparso sullo sfondo di elezioni tese, Io non parlo russo mette a nudo la distanza geopolitica e affettiva che può crearsi anche tra fratelli. Un libro sulla memoria e sulla ricerca della propria identità.
Profile Image for Soobie has fog in her brain.
7,483 reviews141 followers
September 7, 2026
Eccomi qua, di nuovo alle prese con la Karšaiová. Avevo già letto il suo primo romanzo e mi era piaciuto, specialmente dopo aver visto un video su YouTube in cui l'autrice ne parlava. Ed era stato utilissimo perché la Karšaiová lavora tantissimo di forbici, tagliando tutto quello che non è necessario e forse anche qualcosa che necessario lo è.

Il libro comincia in aereo con la protagonista che torna a Bratislava per commentare le elezioni che hanno visto vincere il partito filorusso. Il fratello va a Vienna a prenderla e lei deve ambientarsi di nuovo in un mondo che non le è più familiare come un tempo. Il padre è morto da poco. Il fratello è diventato un dezolát , una persona che non crede nella democrazia ma segue tutte le teorie del complotto possibili, e fa video su internet. Il nipote prende e scappa per... non si sa... E poi ci sono immigrati illegali che si nascondono in una chata di campagna e Ostia.

Credo che il difetto principale del libro sia l'abbondanza. Ci son troppo temi che l'autrice vuole sviluppare ma, allo stesso tempo, non ci sono abbastanza pagine per svilupparli bene. Ogni cosa viene appena accennata - come la storia del nipote - e poi si passa oltre. Anche la storia del ragazzo georgiano non mi ha convinta del tutto.

Potrei ascoltare un paio di interventi dell'autrice per dare un contesto alla storia, magari.
Profile Image for Anna.
150 reviews
July 3, 2026
"Eh già, la democrazia non è un sistema naturale per le persone, non è scontato che la vogliano.
Una volta che la provi, non la lasci andare via, si è intromessa Duša mettendomi una mano sulla spalla, mi sono girata, non ľho sentita arrivare, aveva gli occhi che le brillavano, pareva davvero felice."

"Quell'estate ci è morto il canarino, ho continuato, e tu volevi scavare la buca vicino all'albero delle noci. Doveva essere profonda, molto profonda, altrimenti non eri contento, dicevi che così non avrebbe confuso i due mondi, e avevi ragione, la distanza aiuta a distinguere."

"[...] come se le frontiere separassero non soltanto le lingue ma anche la Storia, tagliando il passato a fette, e ciascuno ricorda solo la propria, a volte forse nemmeno quella."

(3.5)
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