È la sera del 22 dicembre e una nebbia spessa avvolge Milano. Paolo Coblenz, direttore di banca, riceve tra la corrispondenza una busta azzurra. Ed è con un brivido di terrore che, apertala, trova all'interno un foglio privo di scritte, immacolato. Ciò che temeva si è avverato. Ora non rimane che tracciarvi a matita una cifra a quattro zeri e aggiungerlo a un pacco di fogli uguali. Poi la mano va a un libretto di assegni, prima che l'uomo si dilegui dal suo ufficio. Nelle stesse ore buste simili raggiungono altri cinque destinatari provocando reazioni variamente inconsulte. Intanto, nel corso di un'esibizione radiofonica Sofia Milena Scimanova, famosa cantante d'opera, si interrompe di colpo al primo do maggiore e perde i sensi, sprofondando in una specie di sonno ipnotico. Se intendeva trascorrere le festività arrovellandosi su un rebus investigativo, il commissario De Vincenzi è accontentato. Dopo dieci anni passati a capo della Mobile, il mistero dell'animo umano è l'unico che ancora lo interessi. E questa volta studiare la psicologia delle persone implicate in una vicenda che ha dell'incredibile lo metterà a dura prova.
All'interno, il racconto "Vite qualunque" di Beatrice Fiaschi, vincitore del premio Termini Book Festival 2025
Augusto De Angelis (1888-1944) was an Italian novelist and journalist, most famous for his series of detective novels featuring Commissario Carlo De Vincenzi. His cultured protagonist was enormously popular in Italy, but the Fascist government of the time considered him an enemy, and during the Second World War he was imprisoned by the authorities. Shortly after his release he was beaten up by a Fascist activist and died from his injuries.
Da buon milanese ho sempre amato i romanzi e racconti che hanno la mia città in sottofondo, quindi autori come Olivieri, Scerbanenco o la coppia Colaprico/Valpreda. In questo contesto, ho letto con piacere, proprio nei giorni freddi e nebbiosi prima delle feste nei quali è ambientato, l’opera di de Angelis Il linguaggio è figlio del suo tempo e suona un pochino antiquato a noi, ma la capacità narrativa è da maestro assoluto, mai una perdita di tensione, colpi di scena ben dosati, personaggi caratterizzati molto bene e facili da ricordare, un numero di sospettati sufficiente a evitare l’effetto Scooby-Doo ma non eccessivo permettendo di tenerli bene presenti tutti, identità del colpevole soddisfacente (anche se forse prevedibile al lettore esperto, per lo meno io l’avevo capito molto presto) e spiegazione impeccabile Alcuni personaggi molto in vista di Milano, fra cui un cantante lirico, un direttore d’orchestra, un banchiere, un industriale, si ritrovano a ricevere, pochi giorni prima delle feste, un misterioso biglietto azzurro. Gli stessi personaggi si ritroveranno la sera stessa al capezzale di una cantante lirica, dapprima vittima di quello che sembra un attacco di narcolessia e poi uccisa misteriosamente, durante un back out elettrico, da uno dei personaggi presenti con lei in quel momento Il proseguimento della trama prende spunto, senza imitarli, da molti luoghi comuni del giallo anglosassone, sapientemente uniti fra loro in modo molto gradevole, con un bel finale che spiega bene tutti i fatti. Una piacevole sorpresa, un autore che ho conosciuto da poco e che merita di essere approfondito
Una storia che mi ha ricordato Sherlock Holmes, mi incanta pensare che sia stato scritto nel 1928 (il sonno ipnotico, il narcotico, etc). Bello vedere i costumi di un tempo passato.