Cosa succede quando ti ritrovi a trent'anni e scopri che non è come te l'avevano venduta? C'è una generazione a cui era stato promesso tutto - successo, realizzazione, felicità – e invece si trova intrappolata tra aspettative irreali e una precarietà lavorativa ed esistenziale che se va bene disorienta, se va male annichilisce. Dalla fedele cronaca di una riunione aziendale all'epilogo inaspettato di una festa in piscina, dalle cose che si imparano mentre si spruzzano profumi all'importanza delle prove di evacuazione, Agnese Scapinello distilla attraverso quadri narrativi brevi e fulminanti le contraddizioni della vita e le trasforma in una narrazione coesa e attualissima. Una raccolta di racconti e micronarrazioni che fotografa con autenticità e un'ironia tagliente relazioni incerte, maschilismo tossico e ansia da prestazione, in una parola il disagio di chi si sente costantemente fuori posto. Scusa il disordine è per chiunque si sia mai trovato senza un Piano B e offre uno sguardo profondo e sarcastico su chi da sempre tenta di rimanere dentro ai margini senza riuscirci. Un libro per capire cosa significa, oggi, doversi scusare per il proprio disordine.
raramente mi sono sentita così capita da un libro. non fraintendetemi per me è molto semplice rivedermi nei personaggi delle storie che leggo, è proprio questo il bello della lettura penso. ma così tanto capita, davvero al 100%, dalla prima all’ultima parola, succede raramente. questo libro, in pochissime pagine, è riuscito a dire tutto quello che provo ad esprimere da troppo tempo ormai, senza mai riuscirci. mi è sembrato come se qualcuno fosse entrato nella mia testa, avesse letto tutto quello che penso per poi scriverlo su carta senza nessun tipo di revisione. è l’espressione più onesta di quello che vive questa generazione, non solo quella dei millenial, dei “trentenni” come lo è la protagonista del libro, ma anche quella successiva, come me che di anni ne ho ancora 23. semplicemente parla per tutti quei giovani che sono cresciuti con un’idea quasi favolistica del mondo degli adulti, cresciuti con le aspettative altissime, le ambizioni e le promesse, per poi ritrovarsi davanti il nulla cosmico, solo tanta tantissima frustrazione e una serie costante di sfide da superare senza mai ottenere niente. un mondo di “lavoretti”, costretti al precariato perenne, al non avere la possibilità di lasciare la casa dei propri genitori perché non si ha la stabilità per poterlo fare. un mondo che ti costringe a passare tutta la vita a fare un lavoro che odi perché purtroppo ne hai bisogno per vivere e che ti permettere di vivere a stento. in questo libro c’è tutto. sputato fuori da una persona arrabbiata ma soprattutto triste che non sa più cosa farne della propria vita. dopo la prima parte che appunto si concentra di più su questo aspetto del mondo del lavoro, il libro procede anche verso altre tematiche. il sessismo, l’immigrazione, le relazioni amorose e le amicizie. altrettanto comprensibili e in cui ci si può rivedere facilmente. non è un libro che vuole lasciarti un messaggio specifico o che voglia darti una soluzione a queste problematiche. non è uno di quei libri dove il protagonista all’inizio vive questa crisi e poi si arriva al lieto fine dove tutto è risolto magicamente, non cerca di darti false speranze. semplicemente prende la realtà e te la sbatte in faccia, non ti fa sentire meglio e non ti illude. ti dice “guarda che non sei solo, non sei tu il problema” e ti fa sentire capito e per me questo è abbastanza.
Ho cominciato questo libro pensando fosse lo sfogo di una millennial sui problemi legati al mondo del lavoro ma in realtà dentro ci sono intere esistenze frammentate in brevi racconti. Non si parla solo del mondo del lavoro, ma anche delle relazioni d’amore, di quelle amicali, di se stessi, del proprio sentire, delle proprie ambizioni. Si parla della generazione anni 80/90, ma anche di quella subito prima e quella subito dopo. Il minimo comune denominatore è il senso di confusione, delusione, disillusione rispetto a ciò che ci era stato promesso, a ciò che ci si aspettava dalla vita. Mi è piaciuto con qualche riserva, forse troppa carne al fuoco. Avrei preferito rimanesse focalizzata sul mondo del lavoro e poco più invece in sole 133 pagine si toccano temi come il razzismo, l’immigrazione, il sessismo, il femminismo. Insomma, tutti temi scottanti al giorno d’oggi ma forse parlando di tutto, tutto insieme, si finisce per non approfondire nulla. Comunque buona scrittura, scorrevole, piacevole. Ho apprezzato il cambiamento degli stili narrativi dalla poesia alla prosa, un giocare con le parole ben riuscito. In definitiva: 3 stelle!