Dewdrop scrive storie intime, intense e profondamente umane. Attraverso la scrittura esplora i temi del trauma, della rinascita, delle relazioni affettive non convenzionali e del coraggio che rinasce dal dolore.
Ama i personaggi imperfetti, le emozioni trattenute e le frasi non dette che, silenziosamente, raccontano tutto.
È una sognatrice silenziosa, capace di cogliere la bellezza nei dettagli più semplici, come i gatti che le fanno compagnia, il freddo che la rinvigorisce, la musica che scivola tra i pensieri e il profumo del caffè che scalda le mattine. La sua natura riservata l’ha resa un’osservatrice attenta: preferisce il silenzio alla confusione, la profondità di uno sguardo alle parole gridate, e scrive per liberare la mente e alleggerire i pensieri che a volte pesano troppo.
Per lei la resilienza è un credo, l’ironia un’arma gentile, la scrittura un respiro. Scrivere è il suo modo di restare fedele a sé stessa e allo stesso tempo di tendere una mano a chi legge.
Inizio col ringraziare l’autrice per avermi fatto leggere il suo libro, perché mi ha regalato belle emozioni trattando temi per niente banali e che toccano il cuore. Ora procediamo 🙂
Il libro è in realtà una raccolta di 3 racconti. Ognuno dei 3 racconti può essere letto come un libro a sé stante e autoconclusivo. Quello che accomunai 3 libri è l’ambientazione: Thailandia, Bangkok, e il fiume che attraversa la città, il Chao Phraya, appunto. Cercherò di non spoilerare. Seguitemi: - 1 (seconda foto del post): il mio preferito, sia per contenuto che per stile. La storia di dispiega lentamente, trattando temi quali la violenza sui minori, sfruttamento, traumi infantili, relazioni non convenzionali. Ad un certo punto ti sembra di averlo finito e sembra che qualcosa manchi perché sia davvero terminato, ed ecco che l’autrice sorprende con dei capitoli extra a completamento dell’opera, mi ha lasciata di stucco, molto piacevolmente colpita. - 2 (terza foto del post): questo romanzo, specie all’inizio, ha toccato le corde del mio cuore, perché parla di un trasferimento per lavoro, che porta a lasciare tutto quello che hai costruito fino a quel momento e a scommettere su un nuovo inizio, mi ci sono un po’ rivista, ecco! - 3 (quarta foto del post): l’avventura materiale e spirituale di una mamma e un figlio reduci da esperienze poco piacevoli (bullismo, violenza domestica) che imparano ad essere di nuovo felici.
Nonostante, come detto, i temi legati a un profondo disagio trattati nei racconti, troviamo anche il tema della cura, della presenza silenziosa che costruisce legami col tempo, la pazienza e la dedizione.
I capitoli sono brevi e invogliano a continuare la lettura: solo un altro tanto è piccolo, e ti ritrovi a leggere 100 pagine invece di dormire..
La cosa veramente straordinaria di questo libro è che sa di Thailandia in ogni riga, si respira Thailandia tra le pagine, ti fa venire voglia di mollare tutto e trasferirti lì, dove tutto è lento ma caotico, silenzioso ma urlante di gioia di vivere. Capisco che è difficile da capire per chi non ci è stato, ma io non vedo l’ora di tornarci. Cito una piccola parte del libro per spiegare meglio: «E cos’è che ti piace di più della Thailandia, Cesare?» domandò Niran a un certo punto. Cesare ci pensò un attimo, poi scrollò le spalle. «Il cibo, certo, ma anche la gente. Qui tutti sorridono e ti accolgono senza giudicare… è più leggero vivere così.»
Un grande in bocca al lupo all’autrice 🍀 , e grazie ancora 🙂