Là, tra zolfo e codici numerici…. Dove la carne incontra il silicio, in una terra instabile squassata dal bradisismo, satura di esalazioni di zolfo, il protagonista di questo inquietante romanzo, Elia, elabora, traduce, analizza e archivia le emozioni…. “ Il tempo della carne è finito, L’archivio ha inizio”… Le figure femminili che lo circondano – le tre sorelle, ribattezzate “Le Parche” – perdono la loro connotazione puramente umana per diventare ingranaggi, variabili e file di un sistema oscuro…. Incuneato in un’ambientazione che sa di mitologia, Cuma, e la terra instabile squassata dal bradisismo dei Campi Flegrei, la vicenda si dipana con un solo obiettivo… Fermare il tempo e sopravvivere al futuro trasformando l’esistenza stessa in puro codice….. È così che il bradisismo geologico del territorio fa da eco al bradisismo mentale del protagonista… Tutto è perennemente sul punto di crollare….. Ho trovato questa lettura densa di immagini e sensazioni, magnetica e molto originale…. Ogni volta che pensavo di aver capito la direzione della storia, l’autore fa saltare in aria le certezze con un colpo di scena spiazzante….. Niente è lineare….. Niente è al sicuro. … Fino al finale spiazzante in cui le tessere del puzzle si incastrano in un modo che non avevo assolutamente previsto!… Geniale!…
Fin dalle prime pagine del romanzo ho avuto la sensazione di entrare in un territorio instabile, dove nulla è davvero solido. Non solo per il bradisismo che scuote i Campi Flegrei, ma per qualcosa di più sottile, una vibrazione mentale costante che attraversa tutte le pagine come una corrente elettrica. Elia non è un semplice protagonista, è un sistema operativo. E questa è forse la cosa più disturbante e potente del libro. Non pensa come noi. Non sente come noi. Traduce. Scompone. Archivia. Ogni emozione diventa dato, ogni relazione un file da analizzare, ogni essere umano un oggetto da catalogare. Le tre sorelle, le sue Parche, non sono mai davvero persone, sono elementi del suo sistema. Mentre leggi, questo trovo sia un grande talento dell’autore, inizi a guardarle così anche tu. Il romanzo ti cattura quando ti accorgi che stai cambiando modo di percepire. L’ambientazione è viva, non fa da sfondo, ma respira. Lo zolfo, la terra che si solleva, l’aria pesante dei Campi Flegrei sembrano partecipare alla stessa decomposizione che Elia cerca disperatamente di controllare. Un contrasto intenso tra la realtà e il mondo digitale nascente. Carne contro silicio. Caos contro struttura. La scrittura di Giovanni Fierro è chirurgica, precisa, senza indulgenza. Ti trasporta lì, dentro il meccanismo e più vai avanti, più ti rendi conto che non esiste una distanza di sicurezza. Non puoi osservare Elia senza percepire le sue dinamiche mentali. Un gioco pericoloso, ma terribilmente efficace. Elia vuole fermare il tempo, ma fermare il tempo significa anche ucciderlo. Il diario dell’Averno è un romanzo che seduce. Richiede attenzione, resistenza, anche un certo coraggio emotivo e, quando entri nel suo ritmo, non ti riesci a staccare.
Un noir psicologico davvero angosciante e disturbante. L’intera lettura trasmette un senso di ansia intensa e inquietante: la scrittura è pulita, scorrevole e così coinvolgente da far percepire il bradisismo, il respiro sulfureo del sottosuolo e l’ossessione lucida e malata di Elia che emerge in tutta la sua freddezza analitica e disumana. Il terrore delle tre sorelle, Le Parche, si insinua pagina dopo pagina in una morsa devastante. La tensione è costante e non ti lascia mai. Da non perdere.
Sullo sfondo di una Cuma che si affaccia al nuovo millennio, Elia inizia un ambizioso progetto, guidato dal suo fedele PC. Riuscirà a portarlo a termine? Un thriller tecnologico quello di Giovanni Fierro che trascina il lettore all'interno di un mondo fatto di numeri, logica, portali e programmazioni. Il linguaggio è un po' come il rap, devi farci l'orecchio per potertici addentrare, ma se all'inizio può risultare macchinoso e un po' astruso, in realtà è una delle chicche di questo libro. Un dualismo uomo e macchina che non si riduce solo al misterioso progetto di Elia, ma va oltre, fino a influenzarne il linguaggio e le azioni. Elia non si serve della macchina, Elia è la macchina, una macchina che mette in funzione un oscuro meccanismo che imbratterà le strade di Cuma. Se volete distaccarvi dai soliti thriller guidati dall'istinto e dalle passioni umane, questo è il libro che fa per voi. Non c'è sentimento, non c'è emozione, solo calcol0 cinico e una fredda logica che, in queste giornate di luglio, si spera ci rinfreschi un po'!