Josh Malerman is the New York Times best selling author of BIRD BOX, MALORIE, GOBLIN, PEARL, GHOUL n THE CAPE, and more. He's also one of two singer/songwriter for the rock band The High Strung.
L’Altra Mamma di Josh Malerman parte da un’idea che funziona subito: una bambina, Bela, e una presenza inquietante che sembra voler entrare sempre più nella sua vita. Questa “Altra Mamma” si insinua nei momenti di solitudine, parla con lei, la osserva… e soprattutto pretende qualcosa che Bela stessa non riesce a comprendere fino in fondo. Da qui nasce un senso costante di disagio che accompagna tutta la lettura.
La storia è raccontata attraverso lo sguardo di una bambina, e questo contribuisce a creare un’atmosfera particolare: tutto è filtrato da una percezione parziale, confusa, a tratti ingenua. Intorno a Bela, la famiglia mostra crepe evidenti: i genitori sono presenti, ma emotivamente distanti, ciascuno preso dalle proprie difficoltà. Questo contribuisce a rendere Bela un personaggio piuttosto solo, anche quando non lo è davvero.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio l’atmosfera. Malerman costruisce una tensione sottile, più psicologica che esplicitamente horror, e riesce a mantenere viva la curiosità del lettore. Anche il ritmo è scorrevole: la storia si legge facilmente e invoglia ad andare avanti, soprattutto quando la presenza dell’Altra Mamma inizia a manifestarsi anche ad altri, facendo crescere il senso di pericolo.
Detto questo, personalmente gli ho dato 3 stelle, quindi una sufficienza. Il motivo principale è che, nonostante le premesse interessanti, la storia mi è sembrata svilupparsi lungo binari piuttosto familiari. L’idea della presenza oscura che si lega a una bambina e coinvolge la famiglia richiama dinamiche già viste nell’horror: demone, possessione, fuga, tensione crescente. Mi è mancato quel guizzo davvero originale che lo avrebbe reso memorabile.
Anche il finale lascia molto spazio all’interpretazione: da un lato è stimolante, perché spinge a riflettere e a rimettere insieme i pezzi; dall’altro può risultare un po’ frustrante se si cercano risposte più chiare. È una scelta narrativa precisa, ma non per tutti funziona allo stesso modo.
In sintesi, è un romanzo suggestivo, ben scritto e capace di creare una buona atmosfera, ma che secondo me resta un po’ troppo vicino ai classici del genere senza riuscire a distinguersi davvero. Rimane comunque una lettura piacevole, soprattutto per chi ama gli horror più psicologici e ambigui.
3,5 stelle. Il libro inizia davvero con un ritmo serrato, fino a pag 250 circa non riuscivo a staccarmi dalle pagine, ma poi mi è sembra di leggere per 100 pagine sempre la stessa cosa. Tutto sommato mi è piaciuto, ma non ho capito il finale, resto un po’ perplessa.
Oggi sono qui per parlarvi di un'altra bellissima opera arrivata nelle nostre librerie e online. Come sapete sono una grande amante del genere, quindi potevo mai farmela scappare? Assolutamente no. Ci sono storie che non spaventano con mostri o ombre, ma con ciò che si insinua silenzioso nei legami più sacri: la famiglia, l’infanzia, la fiducia. L’altra mamma è un romanzo che colpisce proprio lì, dove la paura diventa intima, domestica, quasi inevitabile. La protagonista è Bela, otto anni, un’età in cui il mondo è ancora un luogo fragile e permeabile. La sua famiglia è piccola ma solida: mamma, papà, nonna Ruth. E poi c’è lei, l’Altra Mamma, una presenza che esce dall’armadio ogni sera e che, all’inizio, sembra quasi un conforto. Una figura che ascolta, che accompagna, che riempie i silenzi. Ma basta poco perché la dolcezza si incrini. L’Altra Mamma comincia a chiedere qualcosa di impossibile: entrare nel cuore di Bela. E più la bambina rifiuta, più la creatura diventa insistente, irrequieta, affamata. Gli incidenti si moltiplicano. La casa non è più un rifugio. I genitori nascondono segreti che incrinano la fiducia. E Bela, stretta tra ciò che vede e ciò che gli adulti non vogliono ammettere, capisce che l’Altra Mamma non è un gioco, né un sogno, né un’amica immaginaria. È un pericolo che cresce, che osserva, che pretende.
«Alcune presenze non vogliono essere amate: vogliono essere accolte, e una volta dentro non se ne vanno più.»
Bela è costruita con una sensibilità rara: non è mai infantilizzata, né resa adulta a forza. È una bambina che cerca di capire un mondo che non le dà risposte, e la sua paura è tanto più potente perché è lucida. L’Altra Mamma è una figura perturbante, a metà tra il soprannaturale e il simbolico. Non è solo un’entità: è il riflesso di ciò che manca, di ciò che si teme, di ciò che si desidera disperatamente. I genitori sono ambigui, imperfetti, umani. Le loro omissioni non sono cattiveria, ma fragilità. E proprio questa fragilità apre la porta all’oscurità. Non c’è mai bisogno di effetti grandiosi: la tensione nasce dal quotidiano, dal familiare che si deforma. La narrazione è serrata ma non affrettata. Ogni capitolo aggiunge un tassello, un dubbio, un’incrinatura. Il crescendo è calibrato con cura: la minaccia si avvicina senza mai rivelarsi del tutto, fino a un punto di rottura che lascia il lettore senza fiato. L’altra mamma è un racconto di paura, sì, ma anche di solitudine, di segreti familiari e di ciò che accade quando un bambino è costretto a difendersi da qualcosa che gli adulti non vogliono vedere. È un romanzo che rimane addosso, come un sussurro dietro la porta, e che ricorda una verità semplice e terribile: a volte il mostro non vuole spaventarti. Vuole appartenerti.
Uuuh sì, li ho sentiti i brividi dietro alla schiena! Mi ispirava molto questo libro ma allo stesso tempo avevo aspettative basse e invece mi è piaciuto. Ha la giusta dose di brividi, ansietta ma anche di riflessione.
Pro: ✅ Ha ripreso alcune delle storie di paura che sentivo da piccola (la scena del cane e quella del puzzle) e ho rivissuto quella sensazione di saper già cosa succede ma sentire l'ansia crescere ✅ Ho apprezzato quei i piccoli dettagli, le ombre, le voci e le cose viste di sfuggita anche quando poi non succedeva nulla. Sembrava quasi di vedere un film. ✅ Ho adorato come è stato trattato il tema della genitorialità, di questa mamma che non si sente mamma, della relazione che si frantuma perché sostanzialmente i genitori sono ancora immaturi e di come Bela osservi il tutto con più giudizio degli adulti. Ma anche di come il demone lavori proprio su queste mancanze per fare leva sulla mente di una bambina che è sola.
Contro: ❌ A livello editoriale non capisco perché mettere dei caratteri così grandi. Sono 430 pagine ma potrebbero essere benissimo 200 (e non parlo della stile di scrittura con tanti spazi che invece ho apprezzato come fosse un flusso di coscienza) ❌La parte centrale, pur avendo delle buone scene di brivido come quella sul water è piuttosto ripetitiva ❌Non ho apprezzato come viene trattato il tema dell'innocenza, sia dal punto di vista della trama in quanto non serviva assolutamente a nulla, ma anche per come la mamma (che ok è molto immatura e incentrata su se stessa) racconta del padre a Bela. La bambina è piccola e la vicenda viene raccontata come se fosse un adulta, ma senza fornirle gli strumenti per capire. Visto che viene data molta importanza al tema della famiglia e a quello del dialogo, mi sarei aspettata che almeno in questo frangente la mamma si comportasse diversamente, come invece poi fa in macchina quando capisce che l'altra mamma esiste perché lei non è esistita come madre.
Finale: ✅ Si me lo aspettavo, ma mi ha comunque colpito!
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Mi è piaciuto moltissimo questo horror/thriller e ho ammirato anche lo stile di scrittura che pare davvero come il racconto di una bambina. L'unica cosa, forse Bela mi è parsa molto più piccola rispetto all'età, 8 anni, che l'autore sostiene per una serie di motivi. Nonostante tutto, ho apprezzato che il "mostro" non comparisse gradualmente e che non stesse nascosto, bensì che fosse il male presente ovunque. Il finale l'ho letto 2-3 volte, non credo di averlo capito fino in fondo; contentissima comunque del film! Sarà stupendo!
L'inizio è stato abbastanza promettente, mi ha davvero tenuta sulle spine e mi ha messo anche abbastanza ansia. Josh Malerman sa scrivere e non ci sono dubbi. Il finale mi ha lasciata abbastanza confusa, ho riletto le ultime pagine parecchie volte ma temo di non essere riuscita a comprendere il finale. In complesso è un libro che mi è piaciuto molto, già dalle prime pagine mi ha catturata, ma ci sono stati dei momenti che mi hanno annoiata, e che ho preferito saltare.
Non mi è dispiaciuto, specialmente la prima parte l'ho trovata molto accattivante e qualche brividino l'ho sentito. Non mi è ben chiaro lo stile narrativo, sono più di 400 pagine ma in realtà se fosse scritto "normale", ne sarebbero forse 200 e questo è un po' deludente.