MISURARE IL VUOTO di Caterina Villa. Un romanzo sulle fragilità umana, un’opera prima che si è fatta notare per la sua forte dimensione emotiva e per il modo in cui la storia riesce a catturare chi legge. <3 https://ilmondodichri.com/misurare-il...
Sono un po’ combattuta arrivata alla fine di questo libro. Partendo dai punti forti: la storia è ben costruita e l’aggiunta di una sorta di enigma (se così lo possiamo chiamare) rende la lettura ancora più coinvolgente. La scrittura è scorrevole e diretta, a tratti anche evocativa, e i capitoli brevi danno alla narrazione un ritmo quasi concitato che invoglia ad andare avanti. Mi è piaciuto conoscere i vari personaggi poco alla volta e scoprire come, capitolo dopo capitolo, le loro storie finiscano per intrecciarsi. Forse però avrei avuto bisogno di qualcosa in più che mi colpisse più a fondo: magari qualche pagina in più dedicata alle loro vite, per comprendere meglio i loro problemi e le loro fragilità. Questo avrebbe reso la storia ancora più intima e intensa. È un libro che parla di fragilità e ferite personali, di come ognuno di noi le affronta e di quanto ciò che viviamo possa segnarci, arrivando talvolta a farci credere di meritare certe situazioni o certi dolori. Attraverso le storie dei protagonisti si affrontano temi importanti come la malattia, il lutto, i rapporti familiari complessi e il rimpianto per le scelte non fatte. Nel complesso è una lettura godibile: forse non uno di quei libri che ti cambiano la vita, ma sicuramente un romanzo che invita alla riflessione e che racconta con sensibilità e autenticità le parti più profonde e oscure dell’animo umano.
Alle volte dai libri non ti aspetti niente. E ti avvicini solo per curiosità, un po' come faresti percorrendo un vecchio molto proteso sulle acque limacciose di un lago. Solo che i laghi sono personaggi strani, anche un po' infidi. Succede quindi che cominci a leggere "Misurare il vuoto", raggiungi la riva del lago Trasimeno, ci trovi una roulotte abbandonata su quattro mattoni (ma è tutt'altro che abbandonata). Entri e un vortice ti cattura. Un vortice di personaggi, di vite, di dolori e di rimpianti. Di misteri, anche. Nicola, il vecchio custode. Ofelia, da poco orfana di una madre èriva di amore. Simone, che si lascia abusare perché è convinto di non valere nulla. E T. che lascia nella roulotte messaggi pieni di dolore e di orrore. Che storia è, questa? Una storia magistralmente orchestrata da Caterina Villa, un romanzo corale, scandito da pochi ambienti, pochi oggetti e una profondità che più che lacustre appare oceanica. La profondità del non detto, del mai ammesso, di quella richiesta di aiuto/amore che non si è avuto il coraggio di urlare. In che scaffale lo metterei? Non lo so e adoro che sia così: c'è mistero, c'è un'indagine indispensabile per tutti i personaggi, ci sono scoperte inattese. Ma, soprattutto, ci sono vite. Questa storia è un intreccio di vite che avrebbero potuto andare diversamente, che avrebbero dovuto seguire strade e non il sentiero che conduce alla riva del lago e alla roulotte. Eppure, quel sentiero si rivela necessario in un modo che non vi dirò, perché dovete leggerlo. Consigliato con cinque stelle belle pesanti.