Lina è una bambina di nove anni, è diversa dai suoi compagni di scuola ma è capace di accendere il cosmo intorno a lei. Sua madre Elena, dopo la separazione dall’ex marito, la cresce nella periferia di Roma insieme al nuovo compagno, Max, uno scrittore in crisi. Max si affeziona a Lina, va a prenderla a scuola, le racconta le fiabe, la osserva complice dei suoi misteriosi comportamenti e, soprattutto, la difende dalle cattiverie del mondo. Nel frattempo Carlotta, l’ex di Max, affianca alla sua carriera di colta intervistatrice di successo una vita parallela di trasgressivi incontri notturni, finché i due mondi non sembrano pericolosamente incontrarsi. Nell’impossibile equilibrio di queste forze, ogni piccolo accadimento può generare un terremoto che apre all’amore i corpi dei protagonisti, nella forma dolce di un mazzo di rose inviato da un ammiratore segreto, o in quella terribile di un marchio d’infamia. Mauro Covacich compone un romanzo dalla geometria perfetta, una favola moderna sulle combinazioni imprevedibili dei sentimenti che riscrivono le nostre vite, rischiarata da una bambina la cui luce brilla, acceca, colpisce. Seguendo la scia di Lina, inevitabilmente, ci ritroviamo addosso un poco della polvere iridescente che semina tra queste pagine. Leggi meno
Mauro Covacich è uno scrittore italiano contemporaneo nato a Trieste nel 1965. Il suo esordio avviene nel 1993 con “Storie di pazzi e di normali” (Theoria 1993, Laterza 2007). Romanzo incentrato su uno dei profili più misteriosi dell’essere umano poichè racconta storie di persone apparentemente normali che improvvisamente diventano efferati omicidi. Tematica molto attuale e che riempie le pagine della cronaca nera dei nostri quotidiani. La sua attività Attento alle varie sfaccettature dell’individuo nel contesto sociale contemporaneo, il suo stile caratterizza tutta la sua produzione narrativa. Nello specifico, le successive pubblicazioni sono “Colpo di lama” (edito da Neri Pozza 1995), “Mal d’autobus” (edito da Tropea 1997), “Anomalie” (edito da Mondadori 1998/2001), “La poetica dell’Unabomber” (casa editrice Theoria 1999), “L’Amore contro” e “A perdifiato” editi da Mondadori, “Trieste sottosopra, quindici passeggiate nella città del vento” (edizioni Laterza 2006). E poi ncora “Prima di sparire” e “A nome tuo” e „Fiona“ editi da Einaudi Edizioni. I suoi racconti si trovano in varie antologie della moderna narrativa italiana. Questo ha attirato l’attenzione del comitato scientifico della fondazione americana all’Università di Vienna che nel 1999 gli ha conferito il premio internazionale Abraham Woursell Prize. Premio che gli ha dato la possibilità di dedicarsi completamente ai soui scritti abbandonando definitivamente il ruolo di insegnante di filosofia che sino ad allora svolgeva nei licei. Ha scritto vari reportage per famose riviste tra le quali “Panorama” e ” Diario della settimana”. Ha realizzato il radiodramma “Safari” ed alcuni radio documentari per la RAI. E ‘ un collaboratore costante del Corriere della Sera del quale è stato corrispondente della prima edizione del “Grande Fratello” la cui esperienza caratterizza l’elaborazione del romanzo “Fiona” , continuazione del romanzo “A perdifiato”. Il carattere E’ uno scrittore particolare, innovativo che ha tutte le potenzialità per attrarre l’attenzione dei giovani che intravedono nelle sue opere il riflesso della società in cui vivono con una ricercatezza viva, geniale e velatamente personalizzata. Egli stesso dichiara in alcune interviste di scrivere per capire qualcosa di sè che ancora non sa. Questo carattere abolisce le distanze con l’autore che spesso i giovani avvertono nella lettura di molti testi. Sperimenta progetti innnovativi che vanno oltre la scrittura come il romanzo visivo “L’Umiliazione delle stelle” dove il protagonista è Mauro Covavich nella veste di Dario Rensich il cui filo conduttore è la corsa.
Mauro Covacich, «Lina e il sasso» (La nave di Teseo), proposto da Edoardo Nesi.
Mi è bastato questo trafiletto mentre scorrevo la sporca dozzina per decidere di acquistare il libro. Era un po’ come sentire Milito promuovere Lautaro. Non ho tenuto conto che Nesi è milanista e magari lo è anche Covacich, triestino come Nereo Rocco. Avevo pensato che “Lina e il sasso” fosse un voluto scambio di vocali per occultare il vero titolo dell’opera “Luna e il sesso”. Il sesso in effetti c’è (vi viene in mente un romanzo italiano contemporaneo dove non ci sia?) Luna invece no. C’è la Lina del titolo che è una bambina novenne con la sindrome di down e poi ci sono Elena e Carlotta a cui sono dedicati alternativamente i capitoli. Elena è la madre di Lina, la compagna di Max che per lei ha piantato Carlotta. Max fa da vice papino (quanto odio i vezzeggiativi) a Lina che ha un padre vero chiamato “La merda”. Insomma, un puttanaio. Questo lo scrivo con cognizione di causa perché Carlotta draga nottetempo due tipologie di siti d’incontri: una più spirituale l’altra più fisica, come ebbe a dire il Sassaroli al vedovo inconsolabile nel Cimitero delle Porte Sante. Carlotta bilancia la vita di Elena spesa ad assistere la mamma malata e la figlia con un inevitabile ritardo cognitivo. Elena si è presa Max e con lui, sempre citando il Sassaroli, il pacchetto completo (in questo caso delle sue nevrosi). I capitoli in cui è coinvolta la famiglia ricomposta sono la traccia principale del libro ma sono scontati. È dai tempi di Javier Marìas che non leggo uno scrittore contemporaneo capace di sorprendermi, non con trovate mirabolanti, ma con la capacità di stringere la trama senza strozzarla. Marìas usava pochi elementi e li rigirava fino allo sputo, la maggior parte degli scrittori italiani (e Covacich con loro) non fanno che aggiungere con il risultato di creare binari morti inutili per far viaggiare il romanzo. È un libro che credo dimenticherò con la stessa velocità che ho impiegato a leggerlo. È più probabile che il Milan quest’anno vinca lo scudetto che La Nave di Teseo lo Strega. Sono in difficoltà pure a scegliere la colonna sonora. Fra le canzoni proposte da Covacich e raggruppate in una nota finale, mi avvalgo dell’algoritmo del tubo che dopo aver ascoltato le scelte dello scrittore mi ha proposto:
Leggere i finalisti del Premio Strega è diventato ormai un appuntamento atteso con ansia. Forse perchè non vivo in Italia al momento e in qualche misura ridà vigore a quel cordone ombelicale con scrittori italiani, librerie e librai di città a me care. Ammetto, molto spesso prende le tinte di un'agonia riguardosa verso chi ha speso energie, riflessioni, tempo e studio nella scrittura. Persiste il piacere del percorso e me ne crogiolo.
Ho deciso di iniziare questi passi con Lina e il sasso di Mauro Covacich. Perchè triestino e mi domandavo se avrei trovato qualcosa della mia città...e così è stato, anche.
La scrittura l'ho trovata intelligente e piena di risonanze. La storia dalle tinte torbide e delicate allo stesso tempo può non trovare daccordo tanti lettori. Viene naturale dare un volto ai personaggi e facendo questo provare poi tenerezza verso di loro. Ho adorato diversi passaggi, tra legami letterari e musicali, di osservazione domestica e urbana, relazioni umane reali e fantasticate, intrecci psicologici pienamente contemporanei. E i 10 comandamenti mongoli.. irriverente fino alla fine!
E la citazione iniziale con Kea Tempest?! Un'altra chicca che ho particolarmente apprezzato.
Un libro sui rapporti umani, sull'amore nelle sue molteplici forme, sul rapporto con l’altrə anche quando è diversə (senza per questo scadere nel pietismo). Tra le pagine di questo romanzo la contemporaneità (i siti di incontri, i social con la loro violenza ingiustificata, lo stalking) è raccontata con la levità di una fiaba. Il maggior pregio di questo libro, per me che amo la letteratura che sa parlare da punti di vista scomodi, diversi e liminali, è la capacità di alternare i registri, moltiplicando le voci – in particolare sul finale.
Una storia che scorre ed è un piacere leggere, con un finale inatteso che ribadisce che niente è come sembra.
P.S. inaspettatamente, vince la copertina rosa shocking, che ha attirato più di uno sguardo incuriosito mentre leggevo sui mezzi pubblici, e che trasmette l'anima del romanzo.