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Lina e il sasso

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Lina è una bambina di nove anni, è diversa dai suoi compagni di scuola ma è capace di accendere il cosmo intorno a lei. Sua madre Elena, dopo la separazione dall’ex marito, la cresce nella periferia di Roma insieme al nuovo compagno, Max, uno scrittore in crisi. Max si affeziona a Lina, va a prenderla a scuola, le racconta le fiabe, la osserva complice dei suoi misteriosi comportamenti e, soprattutto, la difende dalle cattiverie del mondo. Nel frattempo Carlotta, l’ex di Max, affianca alla sua carriera di colta intervistatrice di successo una vita parallela di trasgressivi incontri notturni, finché i due mondi non sembrano pericolosamente incontrarsi. Nell’impossibile equilibrio di queste forze, ogni piccolo accadimento può generare un terremoto che apre all’amore i corpi dei protagonisti, nella forma dolce di un mazzo di rose inviato da un ammiratore segreto, o in quella terribile di un marchio d’infamia. Mauro Covacich compone un romanzo dalla geometria perfetta, una favola moderna sulle combinazioni imprevedibili dei sentimenti che riscrivono le nostre vite, rischiarata da una bambina la cui luce brilla, acceca, colpisce. Seguendo la scia di Lina, inevitabilmente, ci ritroviamo addosso un poco della polvere iridescente che semina tra queste pagine.
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269 pages, Kindle Edition

Published February 24, 2026

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About the author

Mauro Covacich

33 books33 followers
Mauro Covacich è uno scrittore italiano contemporaneo nato a Trieste nel 1965. Il suo esordio avviene nel 1993 con “Storie di pazzi e di normali” (Theoria 1993, Laterza 2007). Romanzo incentrato su uno dei profili più misteriosi dell’essere umano poichè racconta storie di persone apparentemente normali che improvvisamente diventano efferati omicidi. Tematica molto attuale e che riempie le pagine della cronaca nera dei nostri quotidiani.
La sua attività
Attento alle varie sfaccettature dell’individuo nel contesto sociale contemporaneo, il suo stile caratterizza tutta la sua produzione narrativa. Nello specifico, le successive pubblicazioni sono “Colpo di lama” (edito da Neri Pozza 1995), “Mal d’autobus” (edito da Tropea 1997), “Anomalie” (edito da Mondadori 1998/2001), “La poetica dell’Unabomber” (casa editrice Theoria 1999), “L’Amore contro” e “A perdifiato” editi da Mondadori, “Trieste sottosopra, quindici passeggiate nella città del vento” (edizioni Laterza 2006). E poi ncora “Prima di sparire” e “A nome tuo” e „Fiona“ editi da Einaudi Edizioni. I suoi racconti si trovano in varie antologie della moderna narrativa italiana. Questo ha attirato l’attenzione del comitato scientifico della fondazione americana all’Università di Vienna che nel 1999 gli ha conferito il premio internazionale Abraham Woursell Prize. Premio che gli ha dato la possibilità di dedicarsi completamente ai soui scritti abbandonando definitivamente il ruolo di insegnante di filosofia che sino ad allora svolgeva nei licei.
Ha scritto vari reportage per famose riviste tra le quali “Panorama” e ” Diario della settimana”. Ha realizzato il radiodramma “Safari” ed alcuni radio documentari per la RAI. E ‘ un collaboratore costante del Corriere della Sera del quale è stato corrispondente della prima edizione del “Grande Fratello” la cui esperienza caratterizza l’elaborazione del romanzo “Fiona” , continuazione del romanzo “A perdifiato”.
Il carattere
E’ uno scrittore particolare, innovativo che ha tutte le potenzialità per attrarre l’attenzione dei giovani che intravedono nelle sue opere il riflesso della società in cui vivono con una ricercatezza viva, geniale e velatamente personalizzata. Egli stesso dichiara in alcune interviste di scrivere per capire qualcosa di sè che ancora non sa. Questo carattere abolisce le distanze con l’autore che spesso i giovani avvertono nella lettura di molti testi. Sperimenta progetti innnovativi che vanno oltre la scrittura come il romanzo visivo “L’Umiliazione delle stelle” dove il protagonista è Mauro Covavich nella veste di Dario Rensich il cui filo conduttore è la corsa.

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1 star
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Displaying 1 - 14 of 14 reviews
Profile Image for Nood-Lesse.
461 reviews356 followers
May 6, 2026
Mauro Covacich, «Lina e il sasso» (La nave di Teseo), proposto da Edoardo Nesi.

Mi è bastato questo trafiletto mentre scorrevo la sporca dozzina per decidere di acquistare il libro. Era un po’ come sentire Milito promuovere Lautaro. Non ho tenuto conto che Nesi è milanista e magari lo è anche Covacich, triestino come Nereo Rocco.
Avevo pensato che “Lina e il sasso” fosse un voluto scambio di vocali per occultare il vero titolo dell’opera “Luna e il sesso”. Il sesso in effetti c’è (vi viene in mente un romanzo italiano contemporaneo dove non ci sia?) Luna invece no. C’è la Lina del titolo che è una bambina novenne con la sindrome di down e poi ci sono Elena e Carlotta a cui sono dedicati alternativamente i capitoli. Elena è la madre di Lina, la compagna di Max che per lei ha piantato Carlotta. Max fa da vice papino (quanto odio i vezzeggiativi) a Lina che ha un padre vero chiamato “La merda”.
Insomma, un puttanaio. Questo lo scrivo con cognizione di causa perché Carlotta draga nottetempo due tipologie di siti d’incontri: una più spirituale l’altra più fisica, come ebbe a dire il Sassaroli al vedovo inconsolabile nel Cimitero delle Porte Sante.
Carlotta bilancia la vita di Elena spesa ad assistere la mamma malata e la figlia con un inevitabile ritardo cognitivo. Elena si è presa Max e con lui, sempre citando il Sassaroli, il pacchetto completo (in questo caso delle sue nevrosi).
I capitoli in cui è coinvolta la famiglia ricomposta sono la traccia principale del libro ma sono scontati. È dai tempi di Javier Marìas che non leggo uno scrittore contemporaneo capace di sorprendermi, non con trovate mirabolanti, ma con la capacità di stringere la trama senza strozzarla. Marìas usava pochi elementi e li rigirava fino allo sputo, la maggior parte degli scrittori italiani (e Covacich con loro) non fanno che aggiungere con il risultato di creare binari morti inutili per far viaggiare il romanzo.
È un libro che credo dimenticherò con la stessa velocità che ho impiegato a leggerlo. È più probabile che il Milan quest’anno vinca lo scudetto che La Nave di Teseo lo Strega.
Sono in difficoltà pure a scegliere la colonna sonora. Fra le canzoni proposte da Covacich e raggruppate in una nota finale, mi avvalgo dell’algoritmo del tubo che dopo aver ascoltato le scelte dello scrittore mi ha proposto:

DELIRIUM - JESAHEL
https://youtu.be/KL4Xcu0JcWw?si=hrbW9...
Profile Image for Telarak Amuna.
253 reviews5 followers
May 19, 2026
Romanzo che intreccia vari temi, giostrando tra personaggi in qualche modo tutti connessi e imperniandosi sulle tenzioni relazionali innescate da una diversa percezione del reale. Questo forse dà già un indizio di quale sia l’aspetto meno riuscito, per me, di questo libro: il tema. L’indagine infatti di questi aspetti è il fulcro di migliaia di romanzi e io trovo che non sia affatto facile dire ancora qualcosa di nuovo o in modo nuovo. In parte Covacich ci riesce, soprattutto grazie al personaggio di Lina, che unisce alle particolarità dello sguardo infantile – che già coglie un altro reale, più magico, dove le cose non sono ancora così fisse e apparentemente così poco inclini al cambiamento, se non in peggio – quelle di un leggero disturbo mentale, che conferisce un ulteriore scarto percettivo rispetto allo sguardo tipico adulto (degli altri personaggi e di chi legge). Per il resto ogni personaggio veicola soprattutto un tema ed è rappresentato soprattutto in un paio di situazioni, limitandone così l’approfondimento psicologico e le sfaccettature identitarie.
Elena, la madre, si divide tra il club sportivo per benestanti dove fa la massaggiatrice, le serate presso sua madre malata di cancro e i pochi momenti a casa, di confronto familiare. Il tema primario è quello del legame madre-figlia, con un gioco abbastanza classico che mostra il rovesciarsi del rapporto con la vecchiaia, dove è ormai la figlia ad accudire la madre, accantonando tensioni e rancori, che comunque rimangono a covare sotto le parole e i gesti, e il parallelo scollarsi del rapporto tra Elena e la propria figlia, inizialmente impostato rigidamente sulla letteratura consultata dalla madre, per poi sfarinarsi e inacidirsi nei momenti di tensione, quando Elena demanda il suo ruolo genitoriale al suo nuovo partner, Marco. Altro tema è l’invidia, il rancore per chi ha i mezzi e non è, secondo lei, schiacciato dalla tensione. Questo è il sentimento che si risolve in gesti liberatori come quello del graffio alla carrozzeria del SUV o in fantasie di forza predatoria, come quelle sul gabbiano. Elena rimane comunque il personaggio meglio tratteggiato, più complesso e realistico. È molto convincente nel suo atteggiarsi a persona progressista, aggiornata e di ampie vedute, ma attraversata poi da pensieri e istinti molto più reazionari, come si vede dal rifiuto della barbie down come modello per delle bambine (e soprattutto per Lina, che non è down e lei non vuole che si associ a tale disabilità) mostrando uno sguardo che alla base non è inclusivo e si rivolge solo a modelli recepiti vincenti; stesso motivo per cui lo scrittore palestrato la attira, ma comincia già a crearsi una distanza quando Marco ingrassa e sembra non scrivere più. Si avverte però anche una certa tensione ambigua verso la sofferenza e la morte, che può essere tanto abbracciata come punizione (il mangiare la mela marcia), quanto un’attrazione per interposta persona controbilanciata da una spinta alla fuga, alla deresponsabilizzazione, palese nel sollievo che prova quando, svegliatasi di notte, torna a verificare come sta il pappagallo ferito visto durante il giorno e lo trova dilaniato, morto. Questo episodio simbolo si vede però anche nel suo rapporto con le altre persone: il rapporto ricucito con la madre per la sua malattia ma il fastidio che riceva dei fiori da un uomo (che abbia cioè una felicità indipendente dalla sua presenza ad accudirla) unita al rifiuto che sua madre possa morire; la minimizzazione dei problemi di Lina o di certe sue azioni (come gli atti di bullismo) o il demandare le risoluzioni delle crisi a Marco; la mancanza di dialogo con quest’ultimo sul suo declino e la convinzione al contempo di poterlo salvare, di poterlo riportare alla condizione di prima, da lei ritenuta quella felice senza averlo mai verificato; infine il tornare nella chiusura insieme all’ex, chiamato per tutto il romanzo merda.
Gli altri personaggi sono molto meno interessanti, da Carla che, finita la storia con Marco, reagisce iscrivendosi a un sito di incontri sessuali e comincia ad avere rapporti sessuali a tre dove indossa una maschera, un personaggio (spesso la sottomessa, a parole, ma godendo nel controllare invece il ritmo del rapporto, l’eccitazione degli uomini che incontra), ma poi si scontra con la direttrice della Network dove lavora per affermare la sua dignità intellettuale e personale di donna , costruendo un’ambiguità che uno dei suoi partner evidenzia, affermando che le donne parlano sempre di uomini educati, delicati e che le rispettano, ma poi cercano il bruto, il maschio alpha per i rapporti sessuali (uno stereotipo che tuttavia la figura di Carla, pur smentendolo a parole, conferma in parte con i gesti); a Marco, con la sua insoddisfazione personale (che sfocia nell’autopunizione di sfondarsi di cibo spazzatura, movimento contrario al precedente e altrettanto autopunitivo sfondarsi di sport) e la sua mitezza e solidarietà verso i gradini più bassi della società, manifestata nelle sue lunghe passeggiate inconcludenti, che esplode poi nei commenti brutali a sfondo sessuale che scrive sotto il profilo professionale di Carla; passando per le figura più minori e ancora più piatte, come la direttrice, spregiudicata donna in carriera dalle posizioni maschiliste e modernamente retrograde, o il padre di Lina, volgare nuovo arricchito fortemente machista. Non intendo dire che non siano figure convincenti, perché quante se ne conoscono di uguali nella vita reale, soprattutto se non li si frequenta in tutti i loro ambiti di vita, ma trovo che ciò renda il romanzo meno interessante.
Due fili che lo attraversano gli danno un po’ più di sostanza, ossia quello del punto di vista e quello del cambiamento. Il primo è inteso come dimostrazione di come la realtà cambi anche radicalmente a dipendenza di quale punto di vista la colga e si vede molto bene con il giudizio molto diverso che Elena ha su suo padre rispetto a quello della madre, che naturalmente ha subito altri suoi aspetti meno impattanti su Elena da bambina; ma si vede anche da come Elena adotti un metro di giudizio completamente diverso per giudicare Marco e le sue mancanze o il suo ex, proprio perché su di loro posa uno sguardo diverso. Quello del cambiamento è introdotto dalla favola della zuppa di sasso, con protagonista un lupo che è impossibilitato a cambiare nonostante tutti gli animali ci sperino. È esattamente il sentimento dei vari personaggi, che agiscono costantemente nella speranza di generare un cambiamento (o nella sua attesa), pur senza davvero neanche crederci, per accorgersi che poi non cambia mai nulla, si rimane sempre nella stessa condizione di insoddisfazione, di spinte costrittive che vincolano la propria libertà e infatti l’unico personaggio che sembra fare azioni escluse da questa logica è Lina, che ancora crede nel cambiamento.
A livello stilistico, non ho notato una ricerca particolare e l’unica scelta che si smarca un po’ dalla narrazione tradizionale, mi ha lasciato perplesso e non mi ha convinto. La voce narrante ha talvolta scarti dalla sua onniscienza in cui afferma di non sapere cosa pensa un personaggio o di poter solo ipotizzare i motivi di un certo comportamento, ma non è un procedimento sistematico né ha un vero impatto sullo svolgersi della storia: sembra solo introdurre in maniera un po’ artificiosa anche la voce narrante nelle interazioni tra personaggi colme di tensione per l’impossibilità di capire davvero cosa pensano e provano gli altri, oppure riconoscere uno statuto di esistenza propria ai personaggi, distinti dalla volontà della voce narrante. Quale che sia il motivo, l’effetto è artificioso e poco felice.
In conclusione, è un romanzo che funziona, con pochi difetti e narrativamente ben costruito, ma che non è riuscito né a coinvolgermi né a interessarmi, risultando una lettura di cui, penso, mi dimenticherò abbastanza in fretta, per una mancanza di mordente, di guizzi capaci di colpire e imprimersi nella memoria o di scintille che inneschino riflessioni profonde e ricche.
Profile Image for stampatominuscolo .
136 reviews3 followers
July 12, 2026
Lina ama farsi raccontare la storia del lupo vecchio e sdentato che riuscì a conquistare la fiducia della comunità degli animali e, a dispetto di pregiudizi e paure, cucinò insieme a loro una calda zuppa di sasso.
Si tratta di una favola ungherese, la cui versione più nota in Italia è quella, splendida, dell'illustratrice francese Anaïs Vaugelade, e attraversa il romanzo di Mauro Covacich come fil rouge e metafora dell'esistenza e della parte intima di ciascuno di noi che non può cambiare.

I dolori, le mancanze, le insicurezze e le aspettative: con questo fardello attraversiamo la vita; pesa, come il sasso del lupo che in pentola non cuoce mai, eppure continuiamo ad aggiungere acqua ed ingredienti, proprio come gli animali della favola che con fiducia accolgono il temibile ospite.

Diverse le voci che compongono queste pagine, molte le solitudini: Elena, la mamma di Lina, corre senza sosta, sembra non avere mai tempo e accudisce un genitore anziano, ama profondamente sua figlia ma il suo sguardo appare spesso distratto e impaziente.
Max è il suo nuovo compagno e vive con lei e Lina da un po'. È lui a raccontare alla bambina Una zuppa di sasso e altre storie; è lui capace di mettersi in ascolto, di diventare il suo complice e soprattutto di difenderla dalle cattiverie del mondo.
Carlotta, la sua ex, accanto a una brillante carriera professionale conduce una parallela vita notturna fatta di incontri trasgressivi ed eccitanti, ma destinati infine a rivelarsi vuoti e malinconici.

Le loro storie procedono senza mai comporre un disegno preciso. Le loro vite non sono trame ordinate, né le loro scelte razionali o facilmente comprensibili: sono come frammenti in equilibrio precario tra tentativi di avvicinamento e ricerca di identità e appartenenza.

E poi c'è Lina, che ha nove anni e la sindrome di Down. Che, soprattutto, ha quello sguardo pieno di ardore, quella fiducia nel mondo e negli adulti, quel senso di responsabilità innato che a volte alcuni bambini hanno.
Il suo modo di guardare le cose, la sua lingua che inciampa e sbaglia aprono possibilità che i grandi non vedono; nei suoi errori c'è una verità che i grandi hanno dimenticato: cioè che il mondo non è soltanto quello cui sappiamo dare un nome o che sappiamo spiegare.

Lina guarda con estrema onestà alla realtà che la circonda, senza il filtro della malizia o del desiderio non realizzato.
Accoglie la fragilità. Accetta che ci sia qualcosa che non è possibile cambiare.
Il sasso non si cuocerà mai.

Alla fine del romanzo, Lina è cresciuta, suo malgrado. I comportamenti dissennati degli adulti attorno a lei l'hanno ferita e confusa.
Lina è in gamba e credo che ce la farà, ma, da lettrice...che dolore mi è rimasto.
Profile Image for Alfonso D'agostino.
986 reviews74 followers
May 14, 2026
(Messaggio di servizio familiare: sì, lo so che devo andare a fare le analisi del sangue).

Stavo pensando al lupo, al sasso e alla antica favola ungherese che lo racconta, e che regala un pezzo di titolo al nuovo, convincente romanzo di Mauro Covacich. Stavo pensando che è come quando fai le analisi del sangue: te ne tolgono pochino, lo guardano per bene, e dal particolare si risale alla totalità, da un dettaglio si ricava un quadro.

Continuo a pensare al lupo e al sasso perché mi sembra che in quella storia ci sia già dentro tutto: c’è allusione non esplicitata, c’è il mistero di vite che si incrociano, c’è la parabola di comportamenti inattesi, forse persino contro la natura intima ed originale dei personaggi, umani o animali che siano. Caratteristiche, tutte, così tipiche dei romanzi di Mauro Covacich, che continua a sorprendermi e affascinarmi. A cuocere la zuppa di sasso sul fuoco ci sono Elena, fisioterapista, Max - che vive con lei e Lina - c’è Carlotta, la ex di Max che conduce una doppia vita sempre sul filo del rasoio, nessuna delle quali di vera soddisfazione. E c’è la mamma di Elena, che abita mirabilmente il confine fra vita e morte, fra un mazzo di rose rossa e il dolore.

C’è, soprattutto, Lina, una bambina affetta dalla sindrome di Down, curiosa, energica, emotiva, meravigliosa. E’ lei il centro di tutto, il motore di emozioni, la pietra focaia che accende il fuoco delle vite che la circondano.

C’è persino il narratore, che fa capolino di tanto in tanto tra le pagine, con un effetto niente affatto straniante e perfettamente funzionale: non un trucco narrativo di quelli da cui stare lontani (cit.), ma una voce vera.

Questo romanzo potente, ambientato in una Roma dal doppio volto (ma, amici giuliani, un po’ di Trieste c’è) genera domande e pretende personalissime risposte ed è lì, in una zuppa di sasso. Ed è un piatto prelibato, sospeso fra incredulità e realtà, fra compagnia e solitudine, fra istinto e desiderio.
Profile Image for Gianna.
58 reviews1 follower
April 12, 2026
Leggere i finalisti del Premio Strega è diventato ormai un appuntamento atteso con ansia. Forse perchè non vivo in Italia al momento e in qualche misura ridà vigore a quel cordone ombelicale con scrittori italiani, librerie e librai di città a me care.
Ammetto, molto spesso prende le tinte di un'agonia riguardosa verso chi ha speso energie, riflessioni, tempo e studio nella scrittura. Persiste il piacere del percorso e me ne crogiolo.

Ho deciso di iniziare questi passi con Lina e il sasso di Mauro Covacich. Perchè triestino e mi domandavo se avrei trovato qualcosa della mia città...e così è stato, anche.

La scrittura l'ho trovata intelligente e piena di risonanze. La storia dalle tinte torbide e delicate allo stesso tempo può non trovare daccordo tanti lettori. Viene naturale dare un volto ai personaggi e facendo questo provare poi tenerezza verso di loro.
Ho adorato diversi passaggi, tra legami letterari e musicali, di osservazione domestica e urbana, relazioni umane reali e fantasticate, intrecci psicologici pienamente contemporanei. E i 10 comandamenti mongoli.. irriverente fino alla fine!

E la citazione iniziale con Kea Tempest?! Un'altra chicca che ho particolarmente apprezzato.
Profile Image for GiulsProietti.
80 reviews7 followers
April 24, 2026
Un libro sui rapporti umani, sull'amore nelle sue molteplici forme, sul rapporto con l’altrə anche quando è diversə (senza per questo scadere nel pietismo).
Tra le pagine di questo romanzo la contemporaneità (i siti di incontri, i social con la loro violenza ingiustificata, lo stalking) è raccontata con la levità di una fiaba. Il maggior pregio di questo libro, per me che amo la letteratura che sa parlare da punti di vista scomodi, diversi e liminali, è la capacità di alternare i registri, moltiplicando le voci – in particolare sul finale.

Una storia che scorre ed è un piacere leggere, con un finale inatteso che ribadisce che niente è come sembra.

P.S. inaspettatamente, vince la copertina rosa shocking, che ha attirato più di uno sguardo incuriosito mentre leggevo sui mezzi pubblici, e che trasmette l'anima del romanzo.
Profile Image for Laura Gotti.
659 reviews596 followers
March 25, 2026
Che bruttura, che delusione, che pochezza. Non mi aspettavo da Covacich una lettura del genere. Sono ancora basita.
Profile Image for Corinna.
692 reviews49 followers
gave-up-on
June 1, 2026
DNF 41%

Mi sono accorta che è il terzo libro di Covacich che leggo... Non ho alcun ricordo dei primi due!
E la sensazione è che anche questo libro subirà la stessa sorte.
Profile Image for Frabe.
1,217 reviews62 followers
June 14, 2026
Covacich? Siamo sicuri che questo scritto, brutto brutto, sia di Mauro Covacich?
Profile Image for Tiresia.
281 reviews2 followers
April 19, 2026
Fino allo scioglimento, il libro mi era molto piaciuto. Poi succede tutto talmente velocemente e senza alcuna spiegazione...
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