Yoel Braun ha rinnegato il suo passato, ma la guerra per la Verità è appena iniziata. In un gioco di specchi dove ogni messaggio radio è una trappola, chi sarà l'ultimo a restare in piedi? Yoel Braun si è lasciato alle spalle la vita da Quietatore per unirsi ai Risvegliati. Ora è un ribelle, un soldato nell'ombra deciso a rovesciare il regime oppressivo del generale Ivanov. Ma la rivoluzione non si combatte solo con le armi: si combatte con le parole. E nessuno le sa usare meglio di Remmy, il "Falco di Balavat". Dalle frequenze radio, lei distorce la realtà con il suo potere da Vendifumo, diventando la voce più pericolosa della Nazione. Un tempo alleati, legati da un segreto che brucia ancora, Yoel e Remmy si ritrovano ora su fronti opposti di una scacchiera politica spietata. Mentre la tensione tra loro cresce, alimentata da una passione mai sopita e dal rancore, un nuovo, misterioso nemico emerge dall'oscurità: il Vero Awen. Il suo piano non mira solo al potere, ma a sovvertire l'ordine stesso del mondo conosciuto. Costretti a collaborare controvoglia, i due protagonisti dovranno districarsi in una ragnatela di intrighi dove ogni mossa è un azzardo e la fiducia è un lusso che non possono permettersi. Quanto sangue è necessario versare per cambiare il destino di una Nazione? E cosa resta di un legame quando è costruito su fondamenta di menzogne?
Non è semplice fare un sequel all'altezza, soprattutto un libro di mezzo. Francesca Zuccato ci riesce alla perfezione, sono rimasta incollata alle pagine di questo secondo libro senza un attimo di sosta.
Quello che ho davvero apprezzato è stato l'aver continuato a sviluppare il tema del confronto fra bugie e verità alzando sempre l'asticella di quello che può succedere. Ho trovato molto interessante che, alla fine della fiera, non importa se fossero i protagonisti, i rivoluzionari, i cattivi, i soldati, tutti, indistintamente, mentono. Non c'è un momento della storia in cui esiste davvero una persona che in vita sua non abbia mai mentito, anche se a fin di bene. Tra questi esempi uno dei miei preferiti è stato Nico, che visto come era stato presentato nel libro precedente avrebbe potuto essere un mentore/eroe ed è fantastico il modo in cui invece viene decostruito (e decostruito il suo rapporto con Remmy). E come quella bugia dell'identità fittizia, nonostante cerchi di combatterla, sia una bugia che è preferibile alla verità. E poi c'è Ulrich. Sì, la sua è una bugia veniale, rispetto a quelle di tutti gli altri, ma questo la rende ancora più interessante, il bisogno compulsivo che hanno le persone di mentire per mostrarsi migliori anche sulle piccole cose. La verità, spesso, è brutta e ridicola. E allora forse non hanno ragione quelli che hanno costruito bugie su bugie per la pace? O il problema è che l'hanno fatto per il potere e se lo facesse una persona che invece è buona? Chissà.
E poi Yoel. Lui deve affrontare il rischio più alto, quando si tratta di differenza fra verità e bugia: l'amore. Cosa è vero, e cosa non lo è? Cosa è giusto e cosa è sbagliato? Francamente, Zuccato ha preso una serie di decisioni narrative in questo libro che non solo non mi aspettavo, ma che sono stata perfette nella loro distruzione. Di certo non si è trattenuta per prepararci a quello che sarà il terzo libro, e che non uscirà mai abbastanza in fretta.
(Sì, ci sono dei piccoli peccati, come la gente che scopre le cose sempre ascoltando dietro le porte, ma sono peccati veniali rispetto al resto).
Oggi sono qui per parlarvi di un'altra bellissima opera arrivata nelle nostre librerie e online. Come sapete sono una grande amante del genere, quindi potevo mai farmela scappare? Assolutamente no. Il Falco di Balavat è un romanzo che pulsa di tensione politica, desiderio represso e verità distorte, un intreccio di ribellione e propaganda in cui ogni parola può diventare un’arma e ogni silenzio una condanna. Yoel Braun, ex Quietatore, ha rinnegato il suo passato per unirsi ai Risvegliati, ma la guerra per la Verità è appena iniziata. La sua scelta lo ha trasformato in un ribelle nell’ombra, un uomo che combatte non solo con le armi, ma con la consapevolezza di ciò che ha fatto e di ciò che potrebbe ancora perdere. Dall’altra parte della barricata c’è Remmy, il leggendario “Falco di Balavat”, una Vendifumo capace di manipolare la realtà attraverso le frequenze radio, trasformando la propaganda in un’arte letale. Un tempo erano alleati, legati da un segreto che brucia ancora; ora sono avversari, pedine e allo stesso tempo giocatori di una scacchiera politica spietata. Il romanzo costruisce la loro tensione con una precisione chirurgica: ogni dialogo è una sfida, ogni incontro un campo minato emotivo. Yoel e Remmy incarnano due modi opposti di sopravvivere alla stessa ferita: lui cerca la redenzione attraverso la ribellione, lei attraverso il controllo della narrazione. Ma quando un nuovo nemico emerge dall’oscurità, il misterioso Vero Awen, figura che mira non solo al potere ma alla sovversione dell’ordine stesso del mondo, i due sono costretti a collaborare. È una collaborazione fragile, corrosa dal rancore e da un desiderio che non si è mai spento, un equilibrio instabile che rende ogni pagina carica di elettricità. La scrittura è densa, visiva, quasi cinematografica. Le scene d’azione sono serrate, ma è nei momenti di silenzio che il romanzo dà il meglio: quando Yoel affronta il peso del suo passato, quando Remmy lascia intravedere la donna dietro la maschera della voce radiofonica, quando la propaganda diventa specchio deformante di un Paese che non sa più distinguere la verità dalla menzogna. L’ambientazione è costruita con cura: Balavat è un luogo che vive e respira, fatto di sotterranei, antenne, messaggi criptati e strade dove la paura è diventata routine.
“In una guerra di voci, il primo a tacere è sempre il colpevole. Il secondo è chi non può più permettersi di credere.”
Il Falco di Balavat è un racconto di rivoluzione e disillusione, di legami spezzati e ricostruiti, di verità che fanno più male delle bugie. È un romanzo che parla di propaganda, di potere, di identità, ma soprattutto di ciò che resta quando due persone che si sono amate devono scegliere se fidarsi ancora o lasciarsi distruggere dal passato. Un intreccio avvincente, oscuro e profondamente umano, dove la domanda più pericolosa non è chi vincerà la guerra… ma quanto costerà la vittoria.
Finalmente è uscito il secondo volume della trilogia dei Risvegliati! È stata una lettura molto scorrevole, nonostante il clima e le vicende si siano incupite molto rispetto alla Voce di Balavat. Se nel primo volume abbiamo viaggiato attraverso le terre, in questo il viaggio sarà principilmente nella psiche dei personaggi ed è proprio su di loro che si concentra la scrittura. Abbiamo 3 pov, inizialmente di Yoel e Marta, poi anche di Remmy. Nel primo volume i confini tra verità e bugie erano labili, ma qui finiranno proprio per sovrapporsi e i personaggi vi trascineranno negli eventi come li vivono loro, lasciandovi più volte sorpresi, spiazzati o traditi. Torneranno anche altri personaggi già conosciuti e diversi personaggi nuovi che ho amato immensamente. Sono scritti e caratterizzati talmente bene che ciascuno di loro meriterebbe uno spin-off. Se da una parte gli intrighi e le manipolazioni dei potenti attraverso le bugie continuano (state attenti al Vero Awen), dall'altra c'è questo gruppo di reinseriti che si oppone in nome della giustizia, cercando di aggrapparsi ai ricordi, alla loro identità e a quei sentimenti di odio e amore e rabbia che il regime cerca di spazzare via. Sono il vero motore, il cuore di Balavat. Le persone comuni che unendo le forze e le proprie voci fanno sbocciare il fiore della speranza 🏵
Se vi è piaciuto La Voce di Balavat, non di deluderà nemmeno il Falco, e non vedrete l'ora di scoprire come si concluderà la storia nel terzo volume ❤️🔥
Il falco di Balavat è il secondo volume della serie Awaken Trilogy. Ho amato alla follia il primo romanzo "La Voce di Balavat" e il falco non è stato da meno. L'ho letteralmente divorato. I toni sono molto diversi dal suo predecessore, piú psicologico, politico e cupo. Un sequel che rimischia le carte in tavola e riesce a sorprendere chi pensava di aver compreso i personaggi. La Zuccato si destreggia bene tra sottotrame e personaggi nuovi molto sfaccettati e sempre interessanti. Un plauso alla rappresentazione queer che c'è, ed è molto naturale, non ostentata e ben gestita.