«Con un esordio pieno di inquietudine e meraviglia, Castellazzi ha la spavalda tenerezza di chi sa raccontare l'incanto come forma di resistenza». Veronica Raimo
In un paesaggio senziente e ostile si dipana una storia dominata dai sintomi di corpi sensibili ai sussurri della natura, ben oltre il normale ordine delle cose.
Una piccola città di pianura sulle rive dell’Adda attende con impazienza e timore l’arrivo della prima pioggia. L’anno prima una piena ha trascinato con sé Greta, una delle giovani donne scomparse dal paesino, e Viola vive l’estate della seconda media nel lutto per la sorella maggiore. Nel tempo vuoto che trascorre a vagare per il paese, però, inizia a riconoscere segnali che solo lei sembra gli animali si comportano in modo insolito, la vegetazione avvizzisce e l’afa inizia a farsi innaturale. I segni la portano a una radura nascosta e rigogliosa dove potrebbe nascondersi la chiave per ritrovare la sorella perduta. Viola vive un’avventura misteriosa che la inebria e la illude, portandola a fare i conti con la crescita, la perdita, la natura, le scelte e la libertà. La meravigliosa radura e i suoi segreti racchiudono un esordio pieno di tenerezza e mistero sospeso fra il new weird e la climate fiction.
Un piccolo romanzo weird molto ben scritto e con un'atmosfera insolita e crudele che risuona molto affine alle cose che mi piace leggere (e scrivere). Castellazzi al suo esordio sa molto bene cosa desidera raccontare e lo fa con una delicatezza spietata, radunando tematiche diverse (adolescenze, la vita in provincia, il trauma di una scomparsa) e riuscendo a tenere quasi tutto quanto in equilibrio.
La pianura è esattamente questo libro: arida, afosa e silente ma al tempo stesso magnetica, maliziosa nelle sue intenzioni con noi. Bellissimo esordio 🤍
È una mia impressione o le storie con l'infanzia, specie se hanno il sapore del ricordo, di un'infanzia di anni fa, sono ambientate spesso se non sempre d'estate? E ovviamente l'estate dev'essere caldissima. E mai in città, sempre in paesi piccoli. Sarà perché così si possono piazzare intorno i campi gialli di grano o granturco, sempre molto suggestivi. Ecco, in questo romanzo molto topoi (o stereotipi?) sull'infanzia romanzata vengono rispettati. Appunto, l'estate. Un'estate calda. Le biciclette. I giochi. La voglia di fuggire dalla famiglia e la paura dell'ignoto. E, infine, qualcosa di soprannaturale, ma sempre sull'orlo del dubbio, si capisce e non si capisce se questo soprannaturale ci sia oppure sia tutto un abbaglio. Detto questo, l'autrice non scrive male, anzi, ha un suo stile, anche se un po' diseguale. Ma le scene le costruisce, le sensazioni le trasmette, sa dar vita alle cose. Semmai il problema è la brevità del testo. Dopo un lento montare della vicenda tutto viene risolto in un lungo racconto nel racconto di un personaggio, per poi scoppiare ed evaporare in un finale che casca giù troppo rapido. I ringraziamenti sembrano confermare il sospetto prodotto dalla lettura, che molto della storia attinge a ricordi dell'autrice. Chiusa l'ultima pagina viene da chiedersi se in futuro riuscirà ad andare oltre la storia personale trasfigurata, e magari raccontare qualcosa di più. Gli strumenti ce li avrebbe.
Qui è la natura il personaggio che si vuole principale: il fiume, la radura ecc sono personificati. In mezzo una trama semplice e poco sviluppata, perché all’autrice interessano di più le emozioni che in adolescenza, con i grandi cambiamenti, si possono amplificare fino a sfiorare mondi sovrannaturali e sconosciuti. La Radura per Viola è sicuramente uno strumento per ricercare se stessa e i suoi limiti, barcamenandosi tra realtà e immaginazione. La narrazione non mi è sempre sembrata sorretta da una scrittura scorrevole e coerente, così come il finale mi è sembrato troppo in bilico tra un mondo sognato e uno da vivere.
Una breve favola nera, magnetica, invariata, straniante, come gli anni della pre-adolescenza che descrive. C'è un fiume, siamo nel Nord Italia, una siccità, una scomparsa, la natura che si ribella e attrae. C'è per tutto il libro un incompreso misticismo nell'aria. Quattro stelle più una di incoraggiamento essendo un esordio
La radura è un esordio letterario di straordinaria potenza, ha una scrittura ipnotica e poetica, costruisce un’atmosfera sospesa tra magia e inquietudine ambientale, trascina il lettore in un paesaggio di pianura che respira e parla come un essere vivente. La storia di Viola ti si appiccia addosso, tocca corde profonde legate alla crescita, alla perdita e al rapporto viscerale tra essere umano e natura. Un romanzo breve che lascia un segno indelebile: raro, originale e assolutamente da leggere.