Torino oggi. L’affascinante professore d’arte Nereo Barbaro è un uomo pieno di segreti. E il fatto che suo padre sia a capo di una cosca della ’ndrangheta non è nemmeno lontanamente il peggiore. Sacerdote di un culto sanguinario che da anni si macchia delle peggiori nefandezze, Nereo si prepara all’arrivo di Colel Cab, l’Ape che Porta la Peste, e che presto scatenerà la sua furia apocalittica sull’umanità. Nel frattempo, Fosca Rosboch, ex agente di polizia, cinica, alcolizzata e ninfomane, da cinque anni porta avanti una caccia solitaria contro l’orco senza identità che ha rapito e ucciso sua figlia. Tra sacrifici rituali, ataviche divinità precolombiane, sciamani new age e fagioli messicani carnivori affioranti dalle strade di una Torino ignota, i destini di Fosca e di Nereo si intrecciano in una spirale di follia e morte che solo un atto estremo potrà sciogliere.
Da uno dei più apprezzati sceneggiatori di Dylan Dog, un romanzo horror che scuote le budella e che ci riporta alle epoche più prepotenti del gore anni ’80, con una ventata di ironia e freschezza.
Ci sono horror che cercano di spaventare il lettore, e poi ci sono quelli che scelgono di disturbare. Cavaletto appartiene decisamente alla seconda categoria. Era da tempo che non mi capitava di leggere un romanzo capace di lasciarmi addosso una sensazione così persistente di inquietudine. Non si tratta solo delle scene crude, che non mancano, ma soprattutto dell’atmosfera che permea l’intera storia: una discesa lenta e implacabile negli aspetti più degradati dell’animo umano. Non è una lettura per tutti. Il libro è duro, spietato, e non cerca mai di proteggere il lettore da ciò che racconta. Alcuni passaggi sono volutamente disturbanti e affrontano senza filtri temi e situazioni che potrebbero risultare difficili per chi è sensibile a contenuti estremi. Tuttavia è proprio questa scelta a rendere la storia così efficace: l’autore non teme di mostrare l’orrore nella sua forma più brutale. Uno degli elementi che ho apprezzato di più è lo stile narrativo, estremamente curato e sorprendentemente versatile. Ogni personaggio sembra avere una propria voce, quasi una propria “musicalità” nel modo in cui viene raccontato. Le differenze non sono sempre evidenti a prima vista, ma emergono gradualmente e contribuiscono a rendere ogni punto di vista unico. I protagonisti sono tutto fuorché eroi. Sono personaggi corrotti, contraddittori, spesso immersi nei propri vizi e nelle proprie debolezze. Nessuno appare realmente degno di salvezza, e proprio questa assenza di redenzione conferisce alla storia un fascino oscuro. Tra tutti, Nereo è il personaggio che mi ha colpita di più. I capitoli dedicati a lui hanno un ritmo quasi visionario: frasi brevi, frammenti di pensiero, parole che sembrano spezzarsi sulla pagina e che restituiscono perfettamente il suo stato mentale. È una presenza magnetica e inquietante, capace di lasciare una traccia anche quando non compare direttamente nella scena. Anche gli altri personaggi sono costruiti con grande attenzione e alcuni momenti della storia risultano davvero difficili da dimenticare. C’è un episodio in particolare che mi ha profondamente turbata, segno di una narrazione che sa colpire nel profondo. Se devo essere sincera, avrei voluto restare un po’ più a lungo dentro questo universo così oscuro. Il romanzo è relativamente breve e si conclude in fretta, ma forse è proprio questa intensità concentrata a renderlo così efficace. È il tipo di storia che si legge tutta d’un fiato e che, una volta finita, continua a lasciare un’eco inquieta nella mente.
Il re di cuori di Andrea Cavaletto meriterebbe di essere tradotto e portato anche all'estero.
Mi sono fiondata su questo libro con alte aspettative e sono rimasta abbastanza soddisfatta.
L'autore è stato molto bravo a mescolare elementi apparentemente lontani tra loro e a far funzionare una storia in pieno stile h0rr0r splatter.
Religione precolombiana, N'drangheta e Torino si fondono in una narrazione diretta, cruda, grottesca e con situazioni molto spinte e disgustose in cui agiscono personaggi sporchi, vili e disturbati. Il personaggio di Fosca Rosboch, ex poliziotta, è quello che inizialmente mi ha colpita di più; soprattutto nelle descrizioni: trasandata, scurrile, sudicia e ninfomane, una persona alla deriva ossessionata solo dal pensiero di ritrovare sua figlia Alma scomparsa anni prima. Dovrebbe essere l'eroina della storia, ma in realtà è solo un'altra disperata in balìa degli eventi e della catastrofe che si abbattere furiosa sulla città di Torino e sui suoi cittadini. Dall'altro lato c'è il cattivo della storia, Nereo Barbaro, colui che innesca gli eventi: profondamente disturbato, s4dico, autol3sionist4, inc3stuoso e ossessionato dell'avvento di una dea precolombiana che pretende un grande tributo di sangue. Ci sono vittime sì, ma di buoni nemmeno l'ombra.
Insomma, al netto di alcune scene un po' confusionarie e alcune scelte che non ho capito molto, Il re di cuori è un romanzo che tutti coloro che si professano appassionati di H0rr0r dovrebbero leggere. Con le dovute precauzioni, s'intende. Il libro è pieno di trigger warning e ha delle sfumature extreme in più parti.
Se cercate una storia h0rr0r con qualche elemento diverso dal solito, avvincente e che lascia il segno, non dovete andare oltre.
Festini orgiastici, mafia calabrese e sacrifici a divinità precolombiane nella Torino contemporanea. Pare un delirio lisergico, eppure Il Re di Cuori riesce a mescolare abilmente questi ingredienti senza disintegrare la sospensione di incredulità del lettore.
L'orrore di questo romanzo è fisico, viscerale, legato al sesso, al sangue e a una certa quantità di perversione e budella. Il pov viene alternato nei capitoli tra diversi personaggi, compreso quello del villain principale, una figura dei tutto malata e fuori dalle righe. Così come fuori dalle righe è la protagonista Fosca, una ex poliziotta depressa, alcolizzata e ninfomane. Decisamente non per tutti i palati, quindi siete avvertiti.
Se devo trovargli un difetto, l'ultimo atto del romanzo arriva e si conclude con una fretta a mio parere eccessiva. Avrebbe probabilmente richiesto una semina più accurata e maggiore sviluppo. Ma nel complesso mi ritengo molto soddisfatto della lettura.
cosa dire di questo libro pazzo? una storia con alla base il mystery/crime , ma con forti richiami al satanismo, alla mafia calabrese e agli dei precolonbiani. Un libro che sicuramente per la presenza di terminologie ed eventi molto particolare, non è adatto a dei ragazzini. Una lettura estremamente scorrevole, con la presenza dei miei tanti amati capitoli brevi, che rendono il libro molto veloce da leggere. Il worldbuilding è assolutamente ben strutturato e ti riesce ad immergere psicologicamente.
Una storia horror pulp con personaggi davvero indimenticabili. La trama per niente scontata che mostra il lato oscuro delle persone. E poi Andrea è un fantastico inventore