Quando la nostra memoria lentamente si cancella
Tolgo il libro dal cellophane, lo apro lentamente, con le pagine che scricchiolano perché è la prima volta che lo sfoglio. Non so assolutamente di cosa tratti, mi sono fidato solo di buone recensioni, la sorpresa mi piace sempre molto.
Guardo le prime immagini e... vengo risucchiato nella storia del libro.
Emilio è un uomo anziano; ogni tanto dimentica qualcosa, a volte si infuria per questo, a volte si alza in piena notte per "andare a lavorare", scordandosi di essere in pensione. Non può più essere lasciato solo e il figlio, impegnato con il lavoro, non può fare altro che ricoverarlo in una casa di riposo.
In quel luogo, insieme a Emilio, Roca fa entrare di soppiatto anche noi; il disagio e la tristezza del primo impatto, il tempo statico, i dolori, gli acciacchi, i ritmi scanditi solo dal cibo e dal sonno, la TV accesa che nessuno guarda, l'attesa della visita di figli e parenti che non arrivano, un vicino che non sente, uno che non vede, uno che non ricorda, uno che muore.
È crudele la vecchiaia per chi la vede con la mente lucida. Ma può essere ancora più crudele quando, senza che si possa far nulla, inizia il male dell’Alzheimer, con il degenerare progressivo delle facoltà mentali.
Disegni essenziali, colori tenui, vignette mute. E, a volte, cambi di prospettiva con immagini del passato, a ricordarci che quelle persone che vediamo anziane ora, sono le stesse che un tempo erano bambine.
Rughe è un libro bellissimo per me, anche se va letto sapendo che ci lascerà spossati, tristi, amareggiati, delusi, consapevoli del futuro che attende quasi tutti. Ci attende perché diventeremo anziani o perché potremmo dover accudire persone anziane, magari malate di Alzheimer, come nel caso del libro.
Ma in questa tristezza c'è un fiore, una speranza, un lato positivo. Una amicizia che sboccia proprio lì, nella casa di riposo, con Miguel. Che si prenderà cura di Emilio, cercando di posticipargli al massimo la salita al "piano di sopra", quello dei non autosufficienti, la fine.
Dice Roca: "La vecchiaia è un tema secondario nel cinema, nella letteratura, nella pubblicità, nei fumetti. Nessuno ne vuole parlare, la società isola gli anziani come se li volesse cancellare. Tocca a noi, di un'altra generazione, rendere la loro vita più piacevole".
Un libro di livello superiore, toccante, delicato, tenero, malinconico, umano. Un capolavoro, sì. Avevo deciso di limitare a 4 stelle la valutazione delle graphic novels. Ma in questo caso faccio una eccezione.