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Storia di un'amicizia

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Questo è un libro di avventure successe a Gianni Celati (1937-2022) e all’autore, un libro di passioni letterarie, e di tanti altri personaggi un po’ svitati, incontrati o transitati nei loro pressi; un libro sulla vita con le sue magie, con le vicende più memorabili, e il cammino fatale verso la fine, quando il tempo concesso scade. È la storia della loro amicizia, un po’ divertente un po’ struggente, un antidoto contro qualsiasi atteggiamento insincero, nell’arte e nella vita, oggi che tutti sgomitano per stare in vetrina a sproloquiare. Gianni Celati, oltre che amico, è stato un magistrale scrittore del secondo Novecento, che senza appartenere a nessuna corrente, ha però suggestionato tanti altri più giovani autori, che infatti qui compaiono coi loro tic, le loro manie, le scempiaggini, le benemerenze. È la descrizione di un’epoca, passata come un sogno, già volato via, che si è posato su queste pagine, con la delicatezza dei ricordi. E non è una biografia, né un libro di critica, non lo è, ma la favola di un’amicizia, autentica, con tutto il suo bello e il suo inevitabile, mesto finale. Buona lettura.

242 pages, Paperback

Published February 18, 2026

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About the author

Ermanno Cavazzoni

44 books27 followers
Ermanno Cavazzoni, nato a Reggio Emilia nel 1947, vive a Bologna. È autore di vari libri di narrativa: Le tentazioni di Girolamo (1991), I sette cuori (1992), Le leggende dei santi (1993), Vite brevi di idioti (1994), Cirenaica (1999, riedito come La valle dei ladri, 2014), Gli scrittori inutili (2002), Storia naturale dei giganti (2007), Il limbo delle fantasticazioni (2009), Guida agli animali fantastici (2011), Il pensatore solitario (2015), Gli eremiti del deserto (2016).
Per La nave di Teseo ha pubblicato La galassia dei dementi (2018), vincitore del Premio Campiello – selezione Giuria dei Letterati, e Storie vere e verissime (2019) e Il poema dei lunatici (nuova edizione 2020).
Nel corso degli anni ha collaborato con musicisti per i testi e per piccoli spettacoli, ha scritto testi teatrali, trasmissioni radio e film (sceneggiatura di La voce della luna di Federico Fellini, il documentario La vita come viaggio aziendale del 2006 finalista al festival di Amsterdam, la regia di Vacanze al mare 2014).
È stato, con Gianni Celati e altri, ideatore e curatore della rivista “Il semplice”.

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Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for Paolo.
59 reviews1 follower
March 4, 2026
Cavazzoni mette insieme una serie di aneddoti accaduti a lui e a Gianni Celati da quando si sono conosciuti e sono diventati amici (1985) fino agli ultimi giorni di vita di Celati la cui morte è avvenuta nel 2022. Ci sono personaggi stravaganti, protagonisti di racconti surreali ed esilaranti (un po' proprio come nei libri di Celati), che i due incontravano durante le cene in trattoria o durante le passeggiate lungo le foci del Po. Ci sono le riunioni di redazione del "Semplice" in cui si sono create tante amicizie; ci sono riflessioni semi-serie sulla vita e sulla scrittura e momenti di intensa poesia.
Un libro preziosissimo da rileggere più volte nel corso della propria esistenza tanto è denso di spunti di riflessione. Una lettura godibilissima che fa venire voglia, per chi non li conoscesse, di leggere le opere dei suoi protagonisti e per coloro che le hanno lette di riscoprirle.
Profile Image for Terra.
1,252 reviews12 followers
May 5, 2026
Un Cavazzoni diverso da quello che conosco, perché qui la sua rutilante fantasia tace quasi sempre. Qui si parla di realtà, e di Gianni Celati. I due vivono intensamente la loro amicizia da artisti allergici agli intruppamenti e filosofi alcolici, fino ai primi segnali del declino. Allora Cavazzoni si fa sollecito e malinconico, molto umano. Mi piace molto (anche) così.
Profile Image for Bill Clinton.
74 reviews
February 22, 2026
“Diceva che il mondo precipita continuamente nell’inesistenza, cioè c’è l’adesso, come un lampo di luce, e tutto il resto è già perduto, non solo i fatti osservati di quella che si chiamerebbe realtà, ma anche tutti quelli sentiti dire, immaginati, fantasticati, che quelli pure sono realtà, come anche i sogni. Il rimedio è scriverli.”

“ E neppure il nostro personale futuro potevamo immaginare, se non che prima o poi saremmo morti, come finora era successo a tutti con fatale regolarità.”


“È vero, il corpo tace quando tutto va liscio, se no si ribella. E se si ribella bisogna cambiare vita, cambiare amori, cambiare casa, abitudini, amici, lavoro.
E se non ci riesci resti lì sofferente, ti viene l'asma, una colite invalidante, dei brufoli, un'orticaria, se non peggio. E se vai dal medico condotto, lui ti dà delle pastiglie, che attenuano, sì, poi la fisiologia torna all'attacco, perché ti crede tonto, allora suona la sua campana, che è chiara, dolente. Ecco cos'è la saggezza, ubbidire al suono della campana.”


Il miglior libro di Cavazzoni, a mio parere.

Profile Image for incipit mania.
2,960 reviews97 followers
Want to Read
May 5, 2026
Incipit
Questo libro di memorie e di appunti è dedicato a Gianni Celati, scrittore che ci ha beneficato con i suoi libri e con la sua pulita esistenza, che qui cerco di recuperare e far brillare.
Continua su IncipitMania
Profile Image for Telarak Amuna.
241 reviews3 followers
May 15, 2026
Forse è un romanzo che apprezzerà soprattutto chi ha letto Celati o altro di Cavazzoni, cosa che io non ho fatto, per scoprire gli uomini dietro le loro pagine stampate (cosa che io non amo comunque fare, trovando che bastano le pagine per conoscere chi le ha scritte o almeno la parte che voleva condividere di sé), o chi ha vissuto in quei luoghi o in quei tempi, per il piacere di sentire quell’aria di casa e di leggerla con un altro punto di vista; altrimenti sembra veramente una chiacchierata da osteria trasposta su carta, colma di banalità e facezie trite (come i commenti sul ristorante gastronomico e i suoi piatti quando cambia gestione all’osteria preferita dei due, o quelli su varia umanità, soprattutto dell’ambito intellettuale, altrettanto stereotipati). Certo che una piacevole ironia scorre per tutto il testo e sono riportati anche episodi piuttosto curiosi e interessanti (come quello del pazzo che crede che degli alieni convinti di essere tecnologicamente avanzati ci lanciano sulla terra elettrodomestici che dovrebbero essere in segno di spregio per la nostra civiltà, ma che risultano superati essendo loro in un futuro retrogrado), ma ciò non basta a rendere il testo una lettura meritevole. Inoltre queste pagine trasudano indubbiamente il clima privilegiato di un maschio bianco etero e borghese, cosa di per sé non problematica, perché sono voci che hanno tutto il diritto di esprimersi ancora o si finirebbe in una dittatura culturale, ma quando si percepisce una certa vanità nel farlo, di per sé già intrinseca nella scelta di raccontare un’amicizia con una persona ritenuta eccezionale, che è anche raccontare sé stessi come un riflesso di quell’eccezione (o l’amicizia non si spiegherebbe), ma in più trasmessa anche da singoli episodi o commenti (l’elogio all’eleganza della propria mercedes, ad esempio), quando manca qualsiasi accenno di consapevolezza critica a questa situazione, io avverto subito un certo fastidio, perché mi sembra di ascoltare l’ennesima voce che perpetua una situazione problematica senza minimamente interessarsene (basti pensare che non c’è un accenno al fatto che tutto l’entourage intellettuale citato è esclusivamente maschile e mai una volta c’è un nome di scrittrice, come se fosse la cosa più normale del mondo). Oltre al tono e al modo, rimane anche il problema del contenuto, specchio della medesima situazione. Cosa mi può interessare delle tagliatelle che si mangiano e della vodka che si bevono parlando di filosofia? O di tanti altri commenti o racconti proprio su tono becero da osteria (in cui spira una certa dose di spirito reazionario, come per il generale tono quando si parla di donne o la presa in giro delle preoccupazioni ecologiche, con addirittura la minimizzazione del riscaldamento globale e la presa in giro di Greta Thunberg). Non si parlerà di calcio o di automobili, come da classico stereotipo (di donne un po’ sì, invece), ma non è perché si citano filosofi o scrittori che allora si legge qualcosa di culturalmente valido e profondo.
Ci sono poi anche varie prese di posizione che trovo molto banalizzanti e poco condivisibili, come il fatto che la volontà, nell’arte, rovina tutto (quando ci sono grandi capolavori letterari con dietro una ferrea volontà, che non significa mancanza di spontaneità o eccesso di artificio – o ancora peggio, fare un tema, come dice Celati); o questo atteggiamento di outsider dell’establishment culturale che sono più scanzonati e divertenti, mentre gli ambienti officiali e un certo modo di fare cultura con piglio serio sono da rompicoglioni, oppure sono troppo arzigogolati e intellettuali, invece di abbracciare la verità della semplicità. Mi sembrano tutte semplificazioni grossolane, che tendono a presentare una maschera, piatta come lo sono sempre (perché non penso che Cavazzoni e Celati fuggano sempre da temi seri e da scritti intellettualmente più complessi) di personalità un po’ scalcinate e simpatiche, da un lato, dall’altro un alibi per questo testo, tutto improntato su quelle qualità.
La parte più riuscita del romanzo è senz’altro la galleria di personaggi bislacchi e un po’ grotteschi che presenta e delle loro storie, tra il vero e l’inventato e rese sempre con un tono un po’ canzonatorio, che prova a far collimare anche gli aspetti più inverosimili al reale, fornendo pseudo-motivazioni, venate di comicità. Altrettanto gustose sono certe trovate inventive e irriverenti, come la descrizione dell’inferno in stile impresa fallimentare. È molto apprezzabile anche l’autoironia, che stempera l’ironia dispiegata verso le altre persone (smussando nei casi meno eclatanti il tono di giudizio che a volte si indovina), in un atteggiamento che riassume molto bene un’affermazione reiterata del romanzo: la realtà è una farsa.
Anche il finale è intenso, perdendo un po’ del tono ridanciano e riuscendo a rendere bene lo strazio di un uomo che ha sempre vissuto tra le parole e improvvisamente le perde, gli si sfarinano in testa e nella bocca, lasciando uscire solo mozziconi sconnessi.
Stilisticamente il libro è piuttosto riuscito nel suo piglio brioso, nelle frasi ritmate e varie, benché non privo di nei: troppe ripetizioni di episodi o concetti e troppa esplicitazione, con l’impressione talvolta di essere davanti a uno spiegone paternalistico, di chi ha capito come va il mondo e lo condivide con noi sprovveduti (e questa impressione è rinforzata anche dal taglio perentorio di certi giudizi, spesso tutt’altro che condivisibili o non problematici). Insomma, con tutto quello che c’è da leggere, questo libro non vale certo il tempo.
Profile Image for Ja Santoro.
111 reviews1 follower
February 24, 2026
⭐️⭐️⭐️⭐️1/2
tenerissimo: si ride e, nelle ultime pagine, emoziona.
immenso celati, immenso ermanno.
Displaying 1 - 8 of 8 reviews