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La carità carnale

Dopo il folgorante esordio con Uvaspina, Monica Acito si conferma una voce unica, capace di plasmare sulla pagina personaggi, luoghi, sentimenti con una scrittura immaginifica, piena di colori e di vita.

Marianeve ha i capelli bianchissimi ma trascorre le sue giornate nella penombra del retrobottega di suo padre Sarchiapone, che gestisce una pizzicheria nel cuore del Cilento. Marianeve è disprezzata dalle compagne per via del mestiere di suo padre, ma lo ama di un amore purissimo che lui ricambia come se quella figlia speciale fosse un dono del cielo.

Marianeve cresce tra la luce e l'ombra, fino al momento di trasferirsi per l'università: sarà Napoli, meravigliosa e fatiscente, a metterla di fronte a sé stessa come uno specchio rivelatore. Proprio qui, infatti, si consumò l'esistenza terrena di suor Giulia Di Marco, protagonista di un grande scandalo all'inizio Seicento. E come suor Giulia predicava "in lode della carità carnale", così Marianeve scoprirà le virtù segrete del proprio stesso corpo e dovrà decidere cosa fare del suo immenso, impudico potere...

La carità carnale è la storia del legame tra un padre e una figlia, più forte di ogni peccato e di ogni silenzio; è il romanzo di formazione di una ragazza di provincia che diventa donna in una città grandiosa e conturbante.

452 pages, Kindle Edition

Published February 25, 2026

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Monica Acito

3 books17 followers

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5 stars
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34 (36%)
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19 (20%)
2 stars
11 (11%)
1 star
1 (1%)
Displaying 1 - 21 of 21 reviews
Profile Image for Alessandra.
127 reviews4 followers
Did Not Finish
March 17, 2026
90/452

Collezionato il primo DNF del 2026.

È il primo titolo scelto per un gruppo di lettura in presenza a cui non vedevo l'ora di partecipare, quindi lo mollo con particolare amarezza ma la vita è davvero troppo breve per forzarsi pure con i libri che non ci piacciono.
Ho letto poco meno di cento pagine quindi posso dare un giudizio solo parziale, ma tanto mi è bastato per farmi un'idea e non proseguire oltre.
Intuisco quali possano essere i caratteri che sanciscono il successo di un libro del genere, immagino nemmeno troppo lontani da quelli che hanno consacrato titoli come l'Amica geniale (che non ho letto), ma non è proprio la mia tazza di tè. Trovo tutto estremamente stucchevole: l'immaginario di un Meridione fermo nel tempo, farcito di luoghi comuni francamente anacronistici (e lo dico da calabrese che vive e soffre alcune consuetudini della propria terra) e di un linguaggio ingenuo e artificioso con cui si esprimono personaggi poco credibili.
Non so se riesco a tradurre con parole coerenti e comprensibili un'idea che si è consolidata nella mia testa di lettrice, ma ci provo: per me un libro funziona quando vive di vita propria, e leggendolo non si ha l'impressione che sia stato scritto per chi lo legge. Come una finestra sul mondo che se ne infischia di noi, come una sala al cinema che proietta una storia sempre nuova e in cui il lettore si intrufola senza un vero invito, ma come una spia o un guardone.
A volte con lo stesso grado di morbosa curiosità di un guardone.
Qui invece mi sembra che tutto sia costruito ad hoc per chi legge, dallo stile poetico ed evocativo in cui mai nessuna parola sembra fuori posto, alle immagini che sembrano confezionate per il prossimo film di Tornatore. Mi sembra tutto un estenuante esercizio di stile da scuola di scrittura.
Non fa per me.
Profile Image for Pietro Martinetti.
30 reviews2 followers
April 20, 2026
Leggendo questo romanzo di una prodigiosa nuova scrittrice è facile abbandonarsi a una semplice e impegnativa conclusione: Monica Acito scrive il realismo magico contemporaneo. Facile perché Napoli, nel suo ventre di fuochi, santi e una bottiglia di sugo rotta, è la città più sudamericana d’Italia, la perla dentro a una conchiglia infinita di storie e leggende. Facile perché su Robinson, Monica scrive di qualsiasi opera di lettere che provenga da un mondo ispanico, iberico o sudamericano. La famiglia, i legami, la vergogna e la fede nelle relazioni di sangue, i miracoli, le superstizioni e la santità, la terra, gli insetti, la città e il sudore dei corpi, delle inimicizie, i sussurri e le grida del vicinato, l’odore del cibo. Il fardello è impegnativo per Acito, ma la storia di Marianeve e della fessa sacra come il sangue di Sangennaro è una parabola letteraria stupefacente e geometricamente perfetta. È Napoli, come in tanta letteratura italiana recente e contemporanea (Domenico Starnone, Antonio Franchini, Elena Ferrante..), e il napoletano, una lingua che si impara leggendo e suona giusta, e oltre gli scuorni e lo sperpetuo, è colta e arricchisce l’italiano. Perché Acito scrive di una vicenda di oggi, ma che potrebbe succedere nel 1600, al tempo di Giulia Di Marco, la santa che guariva le ferite allo stesso modo di Marianeve. “In quei giorni a Napoli si stavano diffondendo due scarogne: una era la carestia, l’altra era lei stessa. Lei era l’ennesima scarogna di Napoli; Giulia Di Marco era nata con le stimmate, ma non ce le aveva sul palmo della mano, sulla fronte o sulle dita come tutti gli altri santi, lei ce le aveva in luogo che non si poteva neanche nominare”. Nel romanzo, manca il ridere e forse il lettore turista di Napoli, a cui viene da fotografare la bottiglia di sugo che si rompe per terra nel vicolo, se lo aspetterebbe. Ma la carità carnale è una storia di santità, di ferite medicate e di altre che non si possono medicare, della fatica della provincia dove un padre perde la bellezza per trasformare sua figlia in un’artista.
Profile Image for Silvia Pevato.
160 reviews1 follower
March 19, 2026
Monica Acito ha una scrittura talmente bella che le 450 pagine di questo suo nuovo romanzo si percepiscono appena: tutto scorre via non veloce ma con passione e calore.
La storia di «La carità carnale» è quella di Marianeve, giovane ragazza degli anni Dieci del secondo millennio che vive tra l’entroterra del Cilento e Napoli, tra l’infanzia da cui è uscita da poco e l’inizio dell’età adulta, tra la famiglia povera e ignorante ma piena di amore in cui è nata e la sua strada di presupposta gloria da giovane studiosa.
Ma soprattutto è la storia della scoperta della carità carnale che la caratterizza: Marianeve riesce a guarire le persone, a fare i miracoli, attraverso gli effluvi e gli umori della propria vulva, come fossero delle insolite stimmate. E diventa così una nuova Giulia Di Marco, santa del popolo, vissuta nel Seicento, che aveva la stessa particolare caratteristica.
Il romanzo ha una trama molto ricca, piena di sfumature e di personaggi, piena di colpi di scena e di crescita. Ma soprattutto è un libro con una lingua meravigliosa che fa vivere sulla pelle la bellezza della vita, in tutta la sua potente violenza.
Profile Image for Sara maria Serafini.
Author 9 books44 followers
July 26, 2026
"Le compagnelle, ogni tanto, avevano il permesso di aiutare a fare il sanguinaccio e lo mangiavano a colazione al posto della cioccolata, e venivano svezzate con un odore minerale che s'impiantava sul palato per tutta la vita, che rimaneva in ogni starnuto, in tutti i fiati della loro bocca fino alla tomba. Odore di sangue, ferraglia, campagne e pollaio, di conigli e galline col collo storto, animali che avrebbero passeggiato nel sonno di quelle bambine per sempre."

3,5 purtroppo, il paragone con "Uvaspina" è inevitabile. Qui si poteva lavorare meglio di editing ed evitare ripetizioni che invece di rendere il linguaggio ineguagliabile, lo appesantiscono. Anche la storia, mi ha tenuto incollata alle pagine molto meno che col primo.
Profile Image for Ester De Tommaso.
102 reviews5 followers
March 24, 2026
Immaginate di essere una ragazzina di un piccolo paese del Cilento, un luogo in cui la vita ha ancora il ritmo lento della fatica e delle mani sporche di terra, dove i valori non si insegnano ma si respirano. E immaginate di sentire, dentro di voi, di avere un dono. Qualcosa di inspiegabile, potente, di unico, senza però averlo mai davvero compreso né coltivato.

La “carità carnale” parte da Giulia Di Marco per sfociare poi nella santa dei giorni nostri, Marianeve. Prima bambina, che nello sgabuzzino del negozio del papà muove fili invisibili e gioca con quel dono che percepisce ma non comprende fino in fondo, e poi ragazza, pronta a proseguire gli studi perché lei è brava assai e papà suo la sostiene, la innalza, le dà coraggio perché lei “è un’artista”.

Arriva a Napoli e si sente profondamente sola. La città le si presenta come un’ostrica: dura da aprire, da scalfire, ma succulenta.
Napoli diventa scoperta, identità, ma anche contraddizione. Qui Marianeve scopre se stessa ma anche con conflitto profondo, perché crescere significa spesso imparare a convivere con due verità opposte: l’amore viscerale per la propria famiglia, per suo padre in particolare e, allo stesso tempo, una sottile vergogna per ciò da cui si proviene, sentimento difficile da confessare ma che l’accompagna sin da bambina, nel profumo di salami e mozzarelle.

Il cuore del romanzo si rivela quando Marianeve prende coscienza del suo dono: la capacità di guarire gli altri attraverso una forma di intimità fisica, una “carità carnale” tanto potente quanto destabilizzante , una carità che è insieme miracolo e condanna, una carità che rompe ogni schema, che mette anche a disagio, che obbliga a ripensare a tutto.
Così Marianeve incontra la storia di Giulia Di Marco, una santa del Seicento che aveva vissuto lo stesso destino. Un dono, la carità carnale, che non viene mai semplificato. Non è mai solo grazia. È peso, è scelta, è rinuncia. Marianeve inizialmente lo teme, lo nasconde. Ma poi, inevitabilmente, decide di abbracciarlo. E in quel momento accetta anche tutto ciò che comporta. Diventa, in qualche modo, madre di molti, proprio come prima di lei fece Giulia Di Marco.

Eppure come tutte le figure che si avvicinano al sacro resta qualcosa di profondamente umano: il limite. Il momento in cui ci si scontra con l’impossibilità di salvare chi si ama davvero. Ed è lì che il romanzo colpisce più forte, perché ci ricorda che non esiste dono che possa proteggerci completamente dal dolore.

Questo romanzo è molto più di una storia “paradossale” ed estrema nella sua idea di fondo. È un racconto profondamente umano sulla scoperta di sé, del proprio corpo e della propria sessualità. È un viaggio dentro l’identità, ma anche dentro le radici.
Accanto alla dimensione più intima e personale, emerge con forza anche il legame con la terra: il Cilento, le aree interne, lo spopolamento e quella verità amara che spesso accompagna chi parte: non sempre altrove si trova davvero casa.

Ma ciò che più resta è il filo emotivo che attraversa tutto il libro: il legame familiare. L’amore tra padre e figlia è qualcosa di potente, viscerale, indimenticabile. Un amore totale, concreto, fatto di presenza e dedizione. Un amore che commuove, che protegge, che non si risparmia, che si dona senza misura. Accanto a questo, più difficile da cogliere ma altrettanto intenso, c’è l’amore della madre: silenzioso, distante, quasi nascosto tra le righe. Un amore che non si impone, ma che va cercato e compreso lentamente, fino a coglierne tutta la complessità e il dolore nascosto.

La scrittura è uno degli elementi più autentici. Monica ha una voce viva, diretta, quasi confidenziale. È come sedersi a un tavolino e ascoltare una storia raccontata a voce, con naturalezza, con ironia, con incursioni nel dialetto che rendono tutto più concreto, più vero.
Se si è amato il precedente romanzo dell’autrice, è importante avvicinarsi a questo libro senza aspettative di somiglianza. Le due storie sono diverse, come lo sono due figli: uniche, autonome, ma entrambe capaci di lasciare un segno profondo.

Non è un libro comodo. Non è una storia che cerca di piacere a tutti. È un libro che chiede di essere accolto ma se lo si accetta, restituisce moltissimo.
Marianeve, con la sua storia, ci insegna che diventare se stessi non significa trovare risposte, ma avere il coraggio di restare dentro quelle domande, fino in fondo.
Profile Image for Bruno.
25 reviews
March 25, 2026
Purtroppo quando si parla di Sud Italia in questi termini sono debole, vengono colpite delle corde che mi accartocciano il cuore. È un libro che in molti punti mi ha fatto soffrire, perché quelle emozioni, quelle sensazioni, quelle vite ed esperienze le ho viste vivere, in parte le ho vissute, ed è stato come mettersi a nudo, come se Acito mi avesse letto dentro e trascritto tutto, disarmandomi.
Mi ha trascinato tantissimo a livello emotivo, non posso non farne una recensione positiva.
Ciò detto, mi chiedo se avessi avuto lo stesso trasporto se il contesto sociale e l'ambientazione fossero stati differenti. È un libro eccessivamente pieno di metafore, estremamente ripetitivo, in alcuni punti mi sembrava solo un esercizio di stile apatico e artificioso. In altri, invece, mi travolgeva.
In sostanza penso che il fatto che mi sia piaciuto sia frutto principalmente della mia sensibilità al tema, che mi rende meno critico nei confronti dei possibili difetti del libro.
Profile Image for Ida Mazzarella.
177 reviews5 followers
May 20, 2026
Grazie alle grandi amiche @miryamgison e Annafortuna Cifuni @annaforty , nell'accogliente libreria @labottega.delleparole ho avuto la possibilità per la seconda volta nella mia esperienza di moderatrice di presentazioni di libri, di dialogare con la straordinaria Monica Acito @monicaacito

Con Uvaspina mi sono infatuata, con Carità carnale mi sono innamorata definitivamente di questa scrittrice dalla voce unica, che nasce dalla carne e si fa carne. Anche quando ho finito il libro Marianeve è rimasta, con la sua fragilità, la disillusione, l'amore e la sua capacità di fare del bene attraverso il corpo, da Santa viva. Assieme a lei sono restati Sarchiapone, con le mani callose che odorano di salame e di amore senza fine per sua figlia artista; Miciona con i piedi gonfi e la sua tristezza insanabile, che chiude anche tra i boccacci di melanzane o di carne al sugo; Gabriele con il corallo rosso che gli bruciava di schiuma sulla faccia; e tutti tutti gli altri, quelli della Napoli Ostrica e di Carfora bianca e innocente come un coniglietto.

Un romanzo che, solo se si vuole essere superficiali, si può dire parli di ingannevole lussuria (quella di cui del resto è accusata Giulia De Marco); perché, invece, come in una fiaba, è intriso di fantastico e perturbante, pieno di animali, di rituali magici e guarigioni miracolose. Soprattutto è intriso di una grandissima tenerezza e di una purezza bianca come il colore dei capelli di Marianeve.
Il tutto in un pastiche linguistico unico e inconfondibile.

E indimenticabile.

libr-ida-leggere 📚
Profile Image for Valentina Matilde De Carlo.
27 reviews1 follower
March 29, 2026
Questo romanzo non si legge: si mangia, si annusa, si divora in ogni sua minuscola particella e in ogni sua sillaba. Tra la campagna del Cilento, che odora di terre secca e bestie sudate, il mare di Napoli, che pullula di oscurità e coralli, e le stradine della città, che ti risucchiano nei suoi mille rivoli di prelibatezze, seguiamo due donne carnali, due ragazze libere e incatenate. Due sante. Giulia Di Marco e Marianeve Pulizzo. Due corpi che sanno di primavera e di fragole. E assieme a loro ci addentriamo in una storia di formazione, di nuove scoperte e di vecchie verità. La carità carnale le avvinghia e noi siamo lì con loro, destinati a guardarle e a scorgere i loro abissi (i nostri?). E poi c’è Sarchiapone, il papà del sud che parla la lingua dell’amore attraverso le buste piene di verdura del suo orto che ti manda, che sa parlare solo attraverso sguardi e gesti.
La carità carnale è materia viva che brucia nel mare, è carne e sangue dell’umanità intera. È nu babba che ti mangi con la smania di assaporare l’eternità.
Profile Image for Manuela.
28 reviews1 follower
April 30, 2026
Questo è il romanzo di un battesimo e una sconsacrazione nell’acqua salata del golfo di Napoli e nella lava del Vesuvio. È la contrazione in Acito degli opposti che convivono ma senza pacificazione, una lotta intestina di ossimori. La visione di Acito è benedetta dalla spuma del mare e condannata al tormento eterno nella bocca del vulcano, perché è nata dall’amore viscerale per una terra che trema di paura, eppure incanta e innamora. Una miscela di sangue e acqua santa al profumo di fragola inonda come un fiume in piena ogni pagina di questo gioiello, forgiato dalla penna di Monica Acito. Il lettore rimane con il fiato sospeso per tutte le quattrocentocinquanta pagine, e beve, senza mai dissetarsi, ogni parola che si posa come magma nella gola, scende fino allo stomaco e risveglia l’istinto bestiale, che giace assopito nel corpo dell’uomo dimentico della sua natura. Per me questa è la voce di Acito: l’urlo primitivo del mare, che parla dritto alla sete di divino della bestia umana.
Profile Image for engi.
22 reviews1 follower
April 9, 2026
una fine che lascia dignità e chiude molte porte rimaste aperte durante la narrazione. lo stile più di tutto porta avanti il romanzo, e ammiro profondamente la capacità dell’autrice di navigarsi nella scrittura senza perdersi.
molto spesso la protagonista mi ha fatta infuriare, ma trovo che significhi solo che la scrittura è riuscita: il suo immobilismo stonava con la sua giovinezza, la sua arrendevolezza mi faceva venir voglia di entrare nelle pagine e scuoterla per farla svegliare. quando i libri mi suscitano queste emozioni apprezzo anche se la storia non mi risuona (e questa, purtroppo, non ha risuonato in me), perché l’intento è chiaro e l’emozione arriva dritta.
menzione d’onore ai dialoghi, che ho trovato essere costruiti benissimo.
Profile Image for Marina Fabiano.
263 reviews2 followers
May 3, 2026
Esagggerato! Come direbbero a Napoli, città dí ambientazione del romanzo e lingua che percorre incessantemente tutta la storia. Troppo napoletano, troppo descrittivo, troppo ossessivo. A fatica sono arrivata a metà, a tratti annoiandomi molto. Peccato, perché il romanzo precedente di Monica Acito - Uva Spina - mi era piaciuto molto. In questa storia ho sentito un desiderio esagerato (appunto!) di stupire il lettore, di sconvolgerlo, di metterci troppo di tutto, anche usando ad arte scene di sesso singolo. Imbarazzante.
Profile Image for Serghio Soci.
18 reviews1 follower
September 1, 2026
Bello aver tirato fuori la storia di suor giulia di Marco e della carità carnale, il sesso come tramite per avvicinarsi a Dio. Il parallelismo con la protagonista Marianeve che in tempi contemporanei rivive la condizione della suora funziona, bella la figura del padre Sarchiapone, un disgraziato pieno di saggezza. Avrei approfondito I periodi dei miracoli a Napoli con magari una lente su quello che avrebbe comportato a livello sociale.
Al contempo avrei asciugato un po il libro.
Comunque bella lettura.
4 reviews
March 25, 2026
Dopo Uvaspina credo che la Acito si sia superata con questo romanzo. Mi ha commossa in tanti punti, di una intensità rara. I personaggi sembrano reali, la descrizione della figura del padre è magistrale, da brividi. Un rapporto padre figlia in tutte le sue sfumature di amore e dolore. Indimenticabile, intenso.
Raro trovare storie simili nel panorama editoriale odierno,
una lettura che consiglio vivamente a tutti.
Profile Image for Rossella Mastropaolo.
87 reviews2 followers
March 19, 2026
La scrittura di Monica Acito sembra rispondere a un richiamo ancestrale. Le sue parole sono vibrazioni e percosse profonde. Si riconferma il talento che aveva già trovato espressione in Uvaspina. Brava!
22 reviews1 follower
March 30, 2026
Sarà che l'argomento è uno dei miei punti deboli, ma ho trovato questo libro magnificamente scritto.
Lo stile può essere un po' prolisso, è vero, ma non l'ho trovato un difetto quanto uno stile estremamente riconoscibile e ben riuscito.

Complimenti all'autrice!
Profile Image for Vincenzo Di Giacomo.
Author 14 books
March 24, 2026
Un'esperimento di scrittura non riuscito su una storia alla monaca di Monza. Riprovaci Monica.
Profile Image for Lisa incipitmania (profilo lettura).
291 reviews17 followers
Read
May 8, 2026
“la carità non si merita, la carità è paziente e benigna, la carità non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia, la carità tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.”
(Citazione)
Profile Image for Olly90.
142 reviews87 followers
June 22, 2026
Figlia di Sarchiapone e della Miciona, gestori di un piccolo negozio di alimentari in quel di Canfora nel Cilento, Marianeve ha i capelli e la pelle bianca come una palummella, o come la schiuma del mare o come la neve che porta nel nome ma che non ha mai visto in vita sua. È timida e riservata ma dentro di lei, in realtà, divampa un fuoco, una pulsione che prende vita là sotto, in mezzo alle gambe, e che sarà per lei assoluzione e condanna, gioia e dolore.
Fin da piccola, infatti, attraverso innocenti ma maliziosi giochi fatti insieme alle sue compagnelle nello sgabuzzino del negozio del padre, Marianeve scopre che “𝘭𝘦 𝘧𝘦𝘮𝘮𝘪𝘯𝘦, 𝘭à 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘰, 𝘰𝘥𝘰𝘳𝘢𝘯𝘰 𝘥𝘪 𝘱𝘦𝘴𝘤𝘦” ma soprattutto scopre di avere un dono, un talento: “𝘵𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘭𝘢 𝘧𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘤𝘢 […] 𝘭𝘢 𝘧𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘧𝘢 𝘱𝘢𝘴𝘴𝘢𝘳𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘦 𝘭𝘦 𝘮𝘢𝘭𝘢𝘵𝘵𝘪𝘦!”.
Inconsapevole del potere tanto sacro quanto scandaloso della figlia, agli occhi di Sarchiapone, Marianeve è una creatura speciale, una Maronna, che va protetta ma soprattutto incoraggiata negli studi, perché “è 𝘣𝘳𝘢𝘷𝘢 𝘢𝘴𝘴𝘢𝘪” e “𝘢𝘥𝘥𝘢 𝘴𝘵𝘶𝘪𝘳à”, perché è un’artista, e per questo destinata a grandi cose.
Vestita di bianco come una sposa e carica di boccacci riempiti con il cibo preparato dalla Miciona, perchè “𝘶𝘯’𝘢𝘳𝘵𝘪𝘴𝘵𝘢 𝘯𝘶𝘯 𝘴𝘦 𝘱𝘶𝘵𝘦𝘷𝘢 𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘦 𝘢 𝘤𝘶𝘤𝘪𝘯à ‘𝘢 𝘴𝘢𝘭𝘻𝘢 ‘𝘦 𝘱𝘶𝘮𝘮𝘢𝘳𝘰𝘭𝘢”, Marianeve lascia Canfora e il Cilento e si trasferisce a Napoli per studiare Storia dell’Arte.
Napoli si presenta a Marianeve come un’ostrica: ruvida, grezza, difficile da aprire ma bellissima, succulenta e ricca di tesori al suo interno.
Anche se con difficoltà Marianeve si lascerà avvolgere dall’aria viva, saporita ed erotica di Napoli e, grazie anche all’incontro con Gabriele, imparerà a scoprire se stessa, prendendo coscienza del proprio corpo ma soprattutto accettando quel dono con il quale convive fin da piccola, quello della “carità carnale”, e che molti anni prima di lei era appartenuto a Giulia Di Marco, una santa eretica vissuta a Napoli nel Seicento.

Una storia di formazione originale e profondamente umana.

Un viaggio intimo e personale sulla scoperta di sé stessi, su quanto sia difficile a volte mantenere i legami con le proprie origini, con la propria terra ma soprattutto su quanto sia doloroso tagliare quel cordone ombelicale che ci lega alla famiglia. (Il rapporto tra Sarchiapone e Marianeve è qualcosa di assoluto, meraviglioso e brutale al tempo stesso. Uno dei legami padre e figlia più belli letti ultimamente).
Un romanzo vivo e pulsante, che si appicca addosso come il sale dopo aver fatto il bagno a mare. Monica Acito ha la straordinaria capacità di riuscire, attraverso le parole e la scrittura, a scolpire nella mente del lettore immagini indimenticabili, corporee e straordinariamente emozionanti. Durante la lettura si riescono a percepire odori, sapori e sentimenti che, una volta terminata l’ultima pagina, si faticano a dimenticare.

Monica Acito, che già aveva conquistato il mio cuore con Uvaspina, “o criaturo”, con la storia di Mariané si riconferma per me una delle voci più intense e riconoscibili della narrativa italiana contemporanea.

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