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Mi Gaza es Tu Gaza: Diario di un operatore umanitario all'inferno
394 pages, Kindle Edition
Published April 24, 2026
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Community Reviews
Displaying 1 - 2 of 2 reviews
August 7, 2026
Lacrime vergogna e rabbia 💔
Il convoglio riparte. Proseguiamo verso il prossimo ospedale da evacuare, la giornata è lontana dall'essere finita.
Perché in mezzo a tutto questo, in mezzo all'assurdo e all'inaccettabile, c'è una cosa che ancora ci tiene in piedi. L'amore. Non quello romantico, né quello eroico. Non quello delle poesie o dei film. Non l'amore che salva il mondo con grandi gesti o dichiarazioni solenni. Ma quell'amore fragile, silenzioso, quasi invisibile. L'amore che si infila tra le macerie e resta. Quello che ti fa alzare in piedi se hai paura. Che ti spinge a cercare un uomo di cui non conosci il volto, ma che chiami con tutta la voce che hai, come se fosse un fratello perduto. L'amore che non ha bisogno di legami di sangue per riconoscere l'umano nell'altro. L'amore che ti fa stringere le mani ai compagni, incrociare lo sguardo e andare, ancora, anche se dentro senti di non farcela più.
E sì, forse ciò che cerchiamo continuerà a sfuggirci. Come il frutto davanti a Tantalo. Forse saremo condannati a desiderare la pace, la giustizia, la salvezza e a vederle allontanarsi ogni volta che allunghiamo le mani. Ma non ci fermeremo.
Perché il nostro supplizio non è l'inutilità.
Non è l'assenza di risultati.
È la resistenza dell'amore.
È la scelta, ostinata e quotidiana, Di restare umani in un mondo che ha scelto di non esserlo.
In un mondo che guarda Gaza morire e volta lo sguardo.
Che pesa le parole più delle vite.
Che misura le tragedie in termini di convenienza geopoliticam
Che ha deciso che questi popolo può essere sacrificato, lentamente, nel silenzio.
Il nostro supplizio è sapere che tutto questo accade alla luce del sole.
Che tutti vedono e pochi parlano.
Che chi potrebbe fermarlo, tace.
È chi dovrebbe gridare, sussurra.
No, non salveremo il mondo.
Ma oggi abbiamo tirato fuori un uomo da sotto le macerkem
Abbiamo scelto di sporcarci le mani invece di lavarle.
Il convoglio riparte. Proseguiamo verso il prossimo ospedale da evacuare, la giornata è lontana dall'essere finita.
Perché in mezzo a tutto questo, in mezzo all'assurdo e all'inaccettabile, c'è una cosa che ancora ci tiene in piedi. L'amore. Non quello romantico, né quello eroico. Non quello delle poesie o dei film. Non l'amore che salva il mondo con grandi gesti o dichiarazioni solenni. Ma quell'amore fragile, silenzioso, quasi invisibile. L'amore che si infila tra le macerie e resta. Quello che ti fa alzare in piedi se hai paura. Che ti spinge a cercare un uomo di cui non conosci il volto, ma che chiami con tutta la voce che hai, come se fosse un fratello perduto. L'amore che non ha bisogno di legami di sangue per riconoscere l'umano nell'altro. L'amore che ti fa stringere le mani ai compagni, incrociare lo sguardo e andare, ancora, anche se dentro senti di non farcela più.
E sì, forse ciò che cerchiamo continuerà a sfuggirci. Come il frutto davanti a Tantalo. Forse saremo condannati a desiderare la pace, la giustizia, la salvezza e a vederle allontanarsi ogni volta che allunghiamo le mani. Ma non ci fermeremo.
Perché il nostro supplizio non è l'inutilità.
Non è l'assenza di risultati.
È la resistenza dell'amore.
È la scelta, ostinata e quotidiana, Di restare umani in un mondo che ha scelto di non esserlo.
In un mondo che guarda Gaza morire e volta lo sguardo.
Che pesa le parole più delle vite.
Che misura le tragedie in termini di convenienza geopoliticam
Che ha deciso che questi popolo può essere sacrificato, lentamente, nel silenzio.
Il nostro supplizio è sapere che tutto questo accade alla luce del sole.
Che tutti vedono e pochi parlano.
Che chi potrebbe fermarlo, tace.
È chi dovrebbe gridare, sussurra.
No, non salveremo il mondo.
Ma oggi abbiamo tirato fuori un uomo da sotto le macerkem
Abbiamo scelto di sporcarci le mani invece di lavarle.
July 10, 2026
"War does not make you strong. It makes you compatible with horror."
Where do I even begin? How do I even begin?
Mattia wrote with such a brilliant penmanship, creating visual imagery and prose that really truly made you feel as though you were with him during his journey as a humanitarian worker in Gaza. Every sentence held heavy meaning and I couldn't put it down, how can you when you're reading about a vicious genocidal attack and about people who still manage to hold on desperately to hope in spite of it?
My words are not as well written by any means but I truly want to express that this book holds some incredibly gut-wrenching realities that we cannot even begin to comprehend and I appreciate Mattia for cracking his chest open to show us what the Gaza genocide is like. My heart broke, I cried by page 47, and i'm left here contemplating how to explain what i feel after reading this. All I can say is that humanitarian work is not for the faint of heart, but they do, in fact, have the most heart.
A brilliant read that blends hope, devastation, kindness, and grief on so many levels.
Molto bene!
Where do I even begin? How do I even begin?
Mattia wrote with such a brilliant penmanship, creating visual imagery and prose that really truly made you feel as though you were with him during his journey as a humanitarian worker in Gaza. Every sentence held heavy meaning and I couldn't put it down, how can you when you're reading about a vicious genocidal attack and about people who still manage to hold on desperately to hope in spite of it?
My words are not as well written by any means but I truly want to express that this book holds some incredibly gut-wrenching realities that we cannot even begin to comprehend and I appreciate Mattia for cracking his chest open to show us what the Gaza genocide is like. My heart broke, I cried by page 47, and i'm left here contemplating how to explain what i feel after reading this. All I can say is that humanitarian work is not for the faint of heart, but they do, in fact, have the most heart.
A brilliant read that blends hope, devastation, kindness, and grief on so many levels.
Molto bene!
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