Urasawa Naoki è tra i maggiori fumettisti viventi del Giappone, e non solo del Giappone. Era benvenuto dunque un tentativo di analizzare la sua maggior opera, 20th Century Boys, magari inquadrandola nel più ampio contesto dell'autore e del suo paese, tanto più che questo breve saggio è sicuramente il primo in italiano, se non il primo in lingua non giapponese, a trattarlo. Purtroppo le aspettative sono in non poca parte deluse. Il libro sostanzialmente ripercorre in maniera lineare, tramite le sue diverse parti, la trama del fumetto, da cui prende spunto per spiegare un po' di cose. A volte le notazioni e le osservazioni sono interessanti e stimolanti, ma dopo un po' diventano ripetitive, continuando a tornare sempre sugli stessi punti: l'infanzia, il trauma, la distopia, la manipolazione dei fatti. Inoltre spesso, parlando del contesto giapponese, si cade in nozioni abbastanza elementari, se non nel riportare quelle che sono semplici curiosità. In questi casi, poi, mi chiedo il senso, nel 2026, di riportare fatti che sono ormai alla portata di tutti sullo schermo di telefono o computer, anche in italiano. Infine, l'approccio fatica a essere sufficientemente critico, mancando di rilevare anche i difetti e i limiti di Urasawa e la sua opera, specie in riferimento alla società giapponese, come ad esempio la tendenza a scivolare nella retorica. Le cose si fanno interessanti praticamente nell'ultimo capitolo, dove abbiamo un confronto e una disamina del fumetto alla luce delle altre opere dell'autore, in particolare Billy Bat, ottenendo quindi un quadro più generale e organico. Peccato che quest'ultimo capitolo, alla fine il migliore, sia lungo quindici pagine su un libro di oltre centoquaranta. L'impressione è quella di un forte squilibrio interno, e che forse invece di dedicare un intero libro con molte ripetizioni al solo 20th Century Boys, lasciando il resto come contorno, sarebbe stato più proficuo e produttivo scrivere qualcosa sul suo autore in generale. Anche per tutto questo, alla fine, il libro, più che un saggio, dà l'impressione di un articolo di giornale molto allungato. Forse permetterà di conoscere Urasawa e questo suo fumetto e qualcosina degli altri suoi a chi ne sa poco o nulla, ma ai lettori più edotti e scaltriti non credo potrà risultare chissà quanto utile. Va infine rilevato che l'autore non sa il giapponese, e questo porta ad alcune incertezze nei termini riportati in lingua originale, nello specifico nella resa degli allungamenti vocalici, che a volte ci sono e a volte no. Non credo che, al giorno d'oggi, sia così difficile trovare qualcuno, che la lingua giapponese la sa, che ridia un'occhiata al testo per effettuare le doverose correzioni.