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In a tiny, ancient Italian hill town, where the land gives little and money and food are scarce, Don Francesco Falcone is a man to be reckoned with: rich, powerful, restless, intransigent. When he meets another force of nature, Concetta, a penniless but indestructible farmworker, the stage is set for the creation of an exceptional family: generations of strong, complicated boys and, especially, girls. The battles among them are many as they live through historical upheaval and private passions.

Their stories are told by Gioia, the last of the line, a woman of our times who fights tirelessly against convention. She is the product of a family of memorable women who know how to survive, and also how to make something fantastical and rich out of their lives: with their hands they create delicate and complex embroideries, while their minds embroider endless, elaborate stories.

In this sweeping, unforgettable novel, Mariolina Venezia portrays five generations of the Falcone family. Through their complicated, funny, tragic, and astonishing stories, Venezia also recounts a century and a half of Italy’s tumultuous history. Been Here a Thousand Years is a testament to the Falcone family, and also to the vibrant, irrational, irresistible country that produced it.

239 pages, Paperback

First published January 1, 2006

19 people are currently reading
822 people want to read

About the author

Mariolina Venezia

16 books32 followers
Mariolina Venezia (Matera, 1961) è una scrittrice e sceneggiatrice italiana.
Vive a Roma, dopo aver vissuto a lungo in Francia.
È autrice del romanzo che nel 2007 ha vinto il premio Campiello: Mille anni che sto qui, edito da Einaudi, saga familiare ambientata a Grottole, piccolo comune della Basilicata, che narra le vicende umane di cinque generazioni dall'Unità d'Italia fino alla caduta del muro di Berlino.
Nel 2009 si è cimentata con il genere del giallo, pubblicando per Einaudi Come piante tra i sassi, ambientato a Matera, nuovamente in Basilicata. Segue il romanzo "Da Dove Viene il vento", pubblicato sempre per Einaudi, "Maltempo", che ha come protagonista Imma Tataranni, la stessa PM conosciuta in "Come piante tra i sassi".
Ha pubblicato diverse raccolte di poesie e ha lavorato come sceneggiatrice di fiction televisive, per "La squadra", Don Matteo e numerose altre serie.

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108 (14%)
4 stars
268 (35%)
3 stars
272 (35%)
2 stars
95 (12%)
1 star
19 (2%)
Displaying 1 - 30 of 93 reviews
Profile Image for piperitapitta.
1,051 reviews466 followers
October 10, 2019


Grottole, Lucania, Basilicata.

Mi piacciono queste storie che attraversano le generazioni e con esse i secoli. bambini che diventano nonni, ragazze che diventano mamme, bisnonne che conservano nella memoria la storia della famiglia. E nei loro occhi, nei loro ricordi, nelle loro vite, una regione che cambia, la storia che la modifica lentamente (o forse no?). I contadini, l'unità nazionale, il fascismo, il dopoguerra, il comunismo, il boom economico, il terrorismo: l'Italia.

«Non è facile raccontare questa storia a chi non conosce la valle del Basento, il cielo celeste come i colori a matita dei bambini, i pendii che il grano rende verdi a primavera e gialli d'estate, i fuochi delle stoppie, i tralicci per l'estrazione del petrolio, i paesi agonizzanti sulle colline, il volo del nibbio.»
(Cit. Wikipedia - Dal romanzo «Mille anni che sto qui» di Mariolina Venezia)




Lo spettacolo teatrale.
Profile Image for Malacorda.
601 reviews289 followers
August 9, 2017
Beh, le somiglianze ci sono e sono tante: con Marquez, con la Allende, Riccarelli, Tabucchi, Nigro, atmosfere e personaggi anche un po' verghiani... ma è scritto bene e si legge bene e quindi tutti i richiami che vi si possono cogliere denotano a mio avviso un'appartenenza a un genere e non certo una scopiazzatura.
Nota: le capacità espressive e riassuntive dell'autrice nel raccontare il "come eravamo" e nell'instillare il dubbio "ma si stava meglio quando si stava peggio?" in alcuni passaggi sono davvero notevoli.
Profile Image for Sandra.
964 reviews334 followers
April 27, 2015
Molto bello questo romanzo di Mariolina Venezia. Ho letto alcuni commenti che lo definiscono un “cent’anni di solitudine” lucano. Confermo che dalle prime pagine questa è stata la sensazione che ho provato anch’io. Come il capolavoro di Marquez, anche in questo caso siamo in presenza di un racconto bidimensionale, diviso tra il microcosmo di ciascun personaggio e il macrocosmo della terra dove le vicende narrate si svolgono, la Basilicata. E’ la storia di una famiglia, i Falcone, piccoli proprietari terrieri che vivono a Grottole, un paesino agonizzante sulle colline che si affacciano sulla valle del Basento, gialla di grano d’estate e verde a primavera, che raccoglie da tempo immemorabile come un grande catino le lacrime e i sudori dei contadini che sputano sangue a combattere contro una natura aspra e selvaggia per trarne di che sfamare i figli; una famiglia in cui le donne sono il cuore pulsante, il centro propulsore (anche se sono gli uomini, i compagni e i mariti a dare a questi cuori la forza di battere): a partire da Concetta, la bella contadina sedotta da don Francesco Falcone, da lui mai sposata, che al momento della morte chiede di essere sepolta con tutti gli ori dei Falcone, poi le sue figlie Costanza ed Albina, sorelle legate a doppio filo i cui destini sono decisi dall’una anche per l’altra; Candida, figlia di Albina, donna dalle mille curiosità e da un solo unico amore; sua figlia Alba, prima donna della famiglia che ha studiato, fino a giungere a sua figlia Gioia, epigone di una stirpe saldamente radicata alla propria terra. La Basilicata, una terra povera, lontana dal centro, dove gli avvenimenti che si svolgono nella storia non arrivano a scuotere la vita scandita dai riti contadini semplici e antichi, ma che viene scossa nelle sue basi dallo sviluppo dell’industria e della scienza, dalla scoperta del metano nella valle del Basento, dalle prime industrie che trasformano i contadini in operai, lasciando le campagne abbandonate e i paesi vuoti. Una storia che si snoda dall’Unità d’Italia ai giorni nostri, e che perde, strada facendo, i connotati di saga familiare per divenire “storia” di Gioia, l’ultima discendente dei Falcone, donna moderna ed emancipata che, di fronte alle intemperie che la vita le riserva, comprende e ci insegna che la felicità “è fatta di quel cielo leggero e celeste che aveva sulla testa, del silenzio delle pietre imbiancate a calce, dei gridi delle rondini, dei fiori sgargianti che crescevano lungo i cigli delle strade, azzurro pervinca, rosa, porpora, giallo, rosso intenso, a volte quasi dolorosi nella compattezza del loro colore.”
La tua terra, le tue radici non ti abbandonano mai, crescono silenziosamente in te insieme alle gambe che si allungano, ai seni che si gonfiano e non ti lasciano più, ovunque tu vada.
Profile Image for Fabia Consorti.
86 reviews41 followers
December 5, 2020
Ho letto recensioni che paragonano questo libro a Cent'anni di solitudine. Personalmente non mi trovo d'accordo. Incomune i due libri hanno solamente quello di raccontare la lunga storia di una famiglia, con nomi che si ripetono ogni tanto potendo creare confusione, Lo stile, però, è totalmente diverso. Devo dire che la storia mi ha piacevolmente catturata, i personaggi femminili sembrano conquistare un ruolo preminente senza fare niente di speciale. Pur non essendo Lucana, leggendo ho ritrovato tante atmosfere della mia terra, diversa e simile per tanti aspetti.
Profile Image for Antonella Imperiali.
1,271 reviews145 followers
February 8, 2020
Basilicata 🇮🇹

Siamo in una terra senza tempo.
Grottole, in provincia di Matera, è il paese della famiglia Falcone, protagonista assoluta di questa storia.
Una storia che attraversa più di cento anni, dall’Unità d’Italia alla caduta del muro di Berlino, che inizia dal capostipite, don Francesco, per finire con Gioia, colei che raccoglie i ricordi del passato e li porta fino a noi regalandoci tante fotografie, tanti spaccati, tante immagini, tanti personaggi che lasciano il segno: vecchi e giovani, padri e figli, ma soprattutto madri e figlie. Le descrizioni sono così precise, così minuziose che risulta molto facile immaginarli.
Il linguaggio della Venezia è molto bello, ricco e articolato, spesso impreziosito da termini dialettali che si incastonano a meraviglia nel racconto, una lingua stretta, gutturale, sincopata, tronca, con molte consonanti e pochissime vocali, difficile da comprendere, ma che allo stesso tempo si capisce benissimo.
L’ambientazione nei Sassi materani, che a un certo punto attraversa come una meteora il racconto, è molto suggestiva. Per il resto la Basilicata viene raccontata come una terra quasi dimenticata, aspra, pietrosa, selvatica, ma allo stesso tempo ricca di prodotti e animata da una vegetazione che si abbarbica tenacemente alle rocce, una terra che offre spazi, scorci e panorami sui quali far girare lo sguardo fino a perdersi, accompagnati dall’immancabile frinire di grilli e cicale o dal canto di mille uccelli.
Belle sensazioni.

Un plauso doveroso alla copertina: mi piacerebbe fare una carezza alla donna... e mangiarmi di baci la bambina... ha un viso e una posa che sono uno spettacolo...

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📖 GRI parola del mese (feb/2019): ANNO
🔠 RC 2019 ~ Alphabet Autori-> V
📚 RC 2019 ~ Abbatti la TBR-> 40
📚 RC 2019 ~ Lo scaffale traboccante
🤔 RC 2019 ~ Esimio sconosciuto
📖 Il Giro d’Italia in 20 libri: Basilicata
🏆 Premio Campiello 2007
Profile Image for Il cassetto dei libri.
108 reviews17 followers
May 19, 2020
“Certi giorni si alzava un vento colorato che sollevava la polvere e tutto iniziava a lievitare come la pasta del pane sotto la coperta. I fatti già successi tornavano e quelli ancora da venire diventavano visibili.”

Mi dispiace un po' che a livello stilistico non mi abbia convinta fino in fondo, così come nella caratterizzazione dei soggetti: si passa talvolta sbrigativamente da una generazione all'altra con figure a volte abbozzate, talvolta solo citate, o poco approfondite. Quello che ho apprezzato molto, più che la saga familiare in sé, è invece la focalizzazione sull'atmosfera nostrana, una Lucania caratteristica, autentica, intrisa di quotidianità e descritta con minuzia. Portavoce di questo mondo è il paese di Grottole, che sembra non uscire mai dalle tradizioni e dalle superstizioni, da quell'aura arcaica e millenaria che lo avvolge, come se il mondo continuasse a correre e Grottole rimanesse immobile. Tutto là arriva dopo, dalla guerra alle novità. Scoppia il primo conflitto mondiale, mentre "al circolo continuavano a parlare del tempo e del raccolto", poi è la volta dei "roboanti discorsi di Mussolini, che furono guardati con la diffidenza e l'ironia che veniva riservata ad ogni cosa che si discostava dall'uso comune", quasi come quando arrivavano in paese le insegnanti del nord, che si depilavano gambe e ascelle, "facendo fare strane congetture alle donne del posto, che alla fine, con malcelata invidia, liquidavano la pratica come un'usanza da prostitute"!
In certe circostanze quando visitiamo tanti dei nostri borghi sembra proprio che ancora oggi sia così.

Proprio in questo 2019, quando il sipario si è aperto su Matera, capitale europea della cultura, ho letto che Grottole, ormai quasi borgo fantasma, sarà al centro di un programma di valorizzazione, per cercare di non far cadere la polvere dell'abbandono su uno dei tanti borghi che spesso ci dimentichiamo di avere. Speriamo sia un bel punto di partenza. https://www.google.com/amp/s/www.tour...
Profile Image for Miriel68.
478 reviews5 followers
February 4, 2021
è un libro che promette molto, ma non mantiene le promesse. Mi sono fatta incantare dai primi capitoli, da un racconto che si snoda lungo decenni, una saga di famiglia ambientata in un luogo remoto della Lucania, dove la vita per tanto tempo rimaneva sospesa quasi fuori dalla storia, ancorata nella mentalità antica e immobile. Piacevolissimo anche il linguaggio, espressivo e coinvolgente.
Il punto debole del romanzo sono i personaggi, o piuttosto il modo, in cui sono trattati. Vengono introdotti, cattivano l'attenzione del lettore, sembrano di avere una storia individuale. Poi, invece, molti di loro vengono proprio scartati come un giocattolo, abbandonati, non si sa neanche che fine hanno fatto. Quelli che rimangono, perdono invece il colore e l'individualità, diventano delle ombre incolori. Non mi ha poi convinto per niente l'ultima parte del libro, dedicata alla Gioia, ultima discendente della famiglia. La sua ribellione mi ha lasciato fredda e indifferente.
Profile Image for TheAuntie.
210 reviews43 followers
May 12, 2013
confermo...

... che nella parte finale ci sia come un cambio di tono e di stile nella scrittura. Mi sembra che il calo cominci dalla gravidanza di Alba e continui poi per tutta la parte dedicata a Gioia.
E tutta questa seconda parte non è riuscita a farmi sentire coinvolta, nonostante il percorso formativo e l'età ipotetica di Gioia possano coincidere con uno spezzone della mia gioventù: il 16 marzo 1978 mi trovavo in un altro liceo a soli pochi passi di distanza dagli scalini dell'E.Duni su cui era seduta Gioia quando si venne a sapere del rapimento di Moro; le case abbandonate dei sassi erano diventate anche per me punto di ritrovo e direi di riferimento... questa condivisione di luoghi e di esperienze, però, non è stata in grado di trasmettermi emozioni, le ho lette quasi con un atteggiamento neutro, senza coinvolgimento.
Le impressioni più forti restano quelle della parte iniziale del libro ed è a questa parte che assegno le stelline.

un'ultima noticina, una sensazione, forse sbagliata, anzi sicuramente sbagliata, ma presente: durante la lettura non potevo evitare di riportare alla mente "l'arte della gioia" di goliarda sapienza e la sua bellissima Modesta, forse per il periodo storico simile, per la numerosità dei personaggi, forse per l'ambientazione nel meridione d'italia da cui provengo anch'io...
Profile Image for Paola.
761 reviews156 followers
March 8, 2015
Fui incantata da Marquez, così come dalla Allende e dalla sua casa degli spiriti. L'universo magico della stirpe, degli antenati, delle radici, delle tradizioni, dei morti e dei non nati, e dei nati con caratteristiche che sfiorano, a volte la follia, a volte la mostruosità, e l'essere uno qualunque diviene la cosa più strana.
MV non mi incantata invece, dopo metà libro ho cominciato a saltare paragrafi, mezza pagina qui, una pagina là, confondendomi frale varie, Concette, Costanze, Gioia, e non cercando nemmeno più di capire a quale generazione appartenessero. Il finale è in accelerazione, non mi ha soddisfatto, anche se mi dico che non è colpa dell'autrice l'aver raccontato di tempi che ho condiviso, mentre il Cile della Allende, o l'Amazzonia di Marquez possono mantenere la loro magia intatta.
Profile Image for Sam.
103 reviews24 followers
February 5, 2022
Nonostante sia un libro di poche pagine, ho faticato davvero molto a terminarlo. Già a metà non ne potevo più di tutta la famiglia e delle storie sempre uguali, fatte di matrimoni, battibecchi e sogni infranti.
Non mi è dispiaciuto il metodo narrativo ma, devo dirlo, ad un certo punto mi pareva tutto un bla bla bla senza alcuna emozione.
Profile Image for Rachel.
1,291 reviews58 followers
August 12, 2020
My first foray into non-Israeli literature for Women in Translation Month, heh. This one, I think, caught my attention because of BookRiot. I put it on my GoodReads to read list in 2015, and it finally made it up to the top spot.

This is a relatively short book, which, nevertheless, acts like Latin magical realism a la Gabriel Garcia Marquez. It spans five generations and almost 130 years of a family’s life in a small village in southern Italy. Politics rage, sometimes vaguely, sometimes with more purpose, on the outskirts of the narrative. Venezia opens on the day when Rome is claimed as the capital for the new Italian nation, and closes on the day when the Berlin Wall falls.

It’s almost like we have three main characters. There’s Don Francesco, who more or less starts the story by forsaking his wife and having multiple children with Concetta, a poor peasant. Then there’s Gioia, the last of the line, and her grandmother, Candida. Gioia, with references to her popping up here and there before she’s born, seems to be telling this story to Candida. At least going by the inscription below the partial family tree.

There are a lot of names and a lot to keep up on. Perhaps Candida stands out as the second person, behind Gioia, with the most backstory. She orchestrated marriages for an aunt and for herself, and blackmailed her uncle when he got in the way. As a child she cut off her braid as a short cut to win a doll, and caught the attention of her future husband, too.

The narrative for each generation of women seems to revolve around desire for great things, perhaps slow circles into the broader world but always returning home to Grottole. They grow bitter or dismissive of their husband and children. The husbands often get interested in or are forced into the politics and wars of their days. When I read about them, with all of the slightly lyrical and slightly crass language, I was mostly entranced. Though if I took a break, I’d sometimes forget where I was.

The one story that stuck out to me more than any other was that of Gioia’s father, Rocco, and his mother, Lucrezia. Maybe because there was more of a tangible relationship there. I also got a little stuck on Gioia’s mother, Alba, and one of her school friends, but that’s mostly because I have biases about secret girlfriend obsessions. :P

Gioia stands out as the one female member of the family who truly does something different with her life--she gets involved in politics and lives alone, in Paris, for several years. Venezia occasionally puts in anecdotes about the life Gioia could have had, had she married and stayed closer to Grottole. She also tries to relate Gioia’s last heartbreak to the end of Don Francesco’s life. Although the writing is evocative, I don’t know if I see the point. I guess because he wanted to live forever, and this was his death, but it still feels kinda weak.

In general, maybe I’m rating this novel too highly, but I appreciated the little peek into Italian history, and the little peek into the members of this rural family. Harss’s translation was pretty passive, but I think that’s par for the course regarding a story told in retrospect.
Profile Image for Paola.
120 reviews4 followers
Read
January 31, 2022
Mille anni che sto qui è una saga familiare, ambientata in una Basilicata antica descritta pittorescamente, che percorre la storia della famiglia Falcone dall’unità di Italia fino alla caduta del muro di Berlino. Piccole storie di gente comune narrate con semplicità senza pretesa di trasmettere chissà quali messaggi. Viene raccontata la vita com’è, fatta di nascita e di morte, di litigi e rancori, gioie, soddisfazioni e delusioni, di scelte azzardate o compromessi, coraggio e viltà. Tanti sono i personaggi che si succedono in questi cento anni, forse troppi per ricordarseli tutti e comunque quasi nessuno di memorabile, ma ognuno nella propria quotidianità contribuisce a far proseguire il motore della storia sullo sfondo di una Italia che cambia. Sicuramente il pregio del libro è il risalto dato alle donne che nonostante la condizione subalterna risultano le vere protagoniste, quelle che pur restando al proprio posto mandano avanti la baracca.
Ho apprezzato la prima parte del libro dove la narrazione ha il sapore di aneddoto e fa venire in mente i racconti dei nonni ascoltati con piacere prima di addormentarsi perché sanno di tempi andati, di piacevole nostalgia.
Quando ci si avvicina ai giorni nostri, invece, l’incanto si
perde, si esce da questa terra arcaica e il racconto vacilla, in alcuni punti diventa quasi ripetitivo e si fatica a
capire dove l’autrice vuole andare a parare. Gioia, il personaggio più recente, diventa l'unica che purtroppo
non salvo. Nominata fin dalle prime pagine si carica di aspettative che poi restano deluse. Fugge di casa per
scappare dalle sue radici ma si perde e non si capisce se e come si ritrova. Sembra sia lei a dover chiudere il
cerchio della storia, ma si lascia solo trascinare dagli eventi, non ha personalità. Torniamo con lei al punto di
partenza confusi da tanto trottare in giro per l'Europa e la storia finisce un po’ così lasciando l'amaro per
qualcosa di inconcluso. Peccato perché tutto sommato sarebbe anche una lettura piacevole.
Profile Image for Ele Dalmonte.
191 reviews22 followers
August 8, 2017
Saga familiare confusionaria, precipitosa (la seconda parte, in particolar modo, la definirei addirittura isterica), scimmiottante a tutto spiano un certo "realismo magico" sudamericano in maniera, per me, abbastanza irritante.

Prima di ogni nuovo viaggio amo molto leggere libri ambientati nei luoghi che visiterò, e questo romanzo l'avevo scelto proprio in vista della mia prossima discesa in Basilicata; ma no, le suggestioni stanno a zero.

Meglio allora andare sul sicuro e rileggere quello splendido libro che è Cristo si è fermato a Eboli .
Profile Image for Giovanna.
301 reviews27 followers
March 20, 2022
Niente di nuovo
E' un libro piacevole.E' un libro ben scritto.Ma è un libro come tanti, la solita epopea familiare che si svolge attraverso un secolo e di cui seguiamo lo svolgersi attraverso i cambiamenti che subiscono le figure femminili in accordo con i cambiamenti sociali dell'epoca.Non so...credo che dopo Isabel Allende sia molto difficile cimentarsi in questo tipo di romanzo ed ottenere risultati innovativi.
Profile Image for Ffiamma.
1,319 reviews148 followers
May 21, 2013
una storia di famiglia, di donne soprattutto, in una terra magica non troppo lontana. l'ho comprato appena uscito senza aspettarmi nulla e l'ho letto in un giorno- non sarà grande letteratura, ma è ben scritto ed emozionante.
Profile Image for Librielibri.
267 reviews113 followers
January 11, 2022
Saga familiare, con forte predominanza delle figure femminili, come spesso accade in questo genere di storie. Le vicende della famiglia Falcone dipanate lungo circa 150 anni, raccontate con una sorta di realismo magico, mi ha ricordato vagamente la Allende (molto vagamente)
Profile Image for Gaja.
28 reviews1 follower
October 23, 2024
stile Allende ma in Basilicata, molto carino
Profile Image for Piri.
98 reviews7 followers
August 29, 2019
Una bambina seduta su una scala di pietra. Gli occhi neri che ridono e che guardano in alto, i capelli mossi, un sorriso accennato. Una posa da grandi. Vicino a lei, ma si vede solo un pezzettino, una signora anziana, capelli bianchi, volto rugoso, espressione seria e pacifica.
Si parte dalla copertina di “mille anni che sto qui” per iniziare ad immergersi in questo romanzo così grandemente, schiettamente lucano.

Quattro (o cinque? Non so, ad un certo punto ho perso il conto) generazioni. Tante donne, perché si sa, la donna è il fulcro della famiglia. E’ il sale della terra. E’ ciò che manda avanti la Storia. Amore, vita, morte, tradimenti, la povertà più nera e barili di soldi cementati tra le mura domestiche, rancori e fughe, seguite da languidi ritorni, tutto si mescola, in queste 250 pagine, per convogliare poi in un solo epilogo.
Noi siamo la terra nella quale nasciamo. Siamo le mura che abbiamo abitato, i canti che abbiamo sentito, siamo le mani che ci hanno nutrito, le tradizioni che ci sono state tramandate. Siamo la nostra famiglia. Da sempre, da secoli.
La scrittrice ci parla di lei, in questo romanzo (Premio Campiello 2007). Di lei e della Basilicata, regione spesso dimenticata, dove interi paesi spesso “scalancano”, come se non avessero più la forza di stare aggrappati a quel lembo di terra, in una corsa folle lunga 150 anni, dall’unità di Italia agli anni ’90, tra mille personaggi, dal capostipite in avanti, che spesso compaiono, vengono riservate loro qualche pagina, magari qualche intero capitolo, e poi, come in un sogno, scompaiono l’uno nella storia dell’altro, in una spirale di tempo che abbraccia il passato guardando al futuro.
Mi è piaciuto “mille anni che sto qui”. Mi è piaciuto il ritmo, le voci dialettali, l’ironia e l’affetto che l’autrice ha per la sua creatura.
Quello che ci descrive è un Sud vero, amato e bistrattato, odiato e rimpianto, ma pur sempre indimenticabile. “Mille anni che sto qui” è stato spesso paragonato ad una piccola “Cent’anni di solitudine” italiana. Io non sono propriamente d’accordo, ma senza dubbio, come nel capolavoro di Marquez, o nei romanzi della Allende, dove pure la figura femminile è preponderante, l’elemento magico, mescolato all’importanza della famiglia, è il fulcro di tutto.
Io non sono lucana, ma anche la mia famiglia ha origini meridionali. E ho sempre sentito forte il legame tra me e questo sud spesso bistrattato. L’ho ricevuto in eredità, e non credo sia solo un vincolo mentale, o affettivo, è qualcosa che mi trovo scritto addosso, tatuato nei geni, che fa parte del mio sangue, qualcosa che mi caratterizza da sempre, un gioiello che è, al contempo, anche un peso. E credo che lo stesso sia stato per la Venezia. Forse per questo mi è piaciuto “Mille anni che sto qui”, perché mi ha ricordato i miei nonni. E i racconti di persone che non ho mai conosciuto, ma che ormai sono per me diventati leggenda. Mi sono sentita parte di una storia che non era la mia, che non poteva esserlo, ma che comunque condividevo, in quanto italiana.
Non è un romanzo perfetto, “Mille anni che sto qui”. Parte a tuono (e già la copertina deliziosa, nella quale credo sia ritratta l’autrice, è qualcosa di assolutamente delizioso), ti rapisce e ti affabula in poche pagine, per poi rallentare e diradarsi nei capitoli conclusivi, dove perde mordente. Credo sia voluto, ma ad un certo punto ci sono troppi passaggi generazionali, si rischia di perdersi tra i vari personaggi, spesso anche solo citati. Da una lato è intrigante, perché ci scorre davanti un carosello di personaggi, dall’altro è come se ci si ingarbugliassero i pensieri. O come se se ne andassero troppo presto. Nel corso della narrazione c’è qualche inesattezza storica, e un finale un po’ affrettato, c’è come una sorta di frenesia nel terminarlo. Ma la storia di Grottole, della sua piazza, dei suoi vicoli e della sua gente, è godibilissima, e qualche difetto si perdona.

Consigliato a tutti quelli che hanno “scompagnato” un corredo, che hanno escluso i pizzi ma tenuto le lenzuola di lino, e a tutti quelli che sentono ancora forte, nelle narici, il profumo del bucato steso al sole.

“Era tornato a casa che era sordo. Non partì per la guerra, ma da allora in poi per parlargli bisognò guardarlo negli occhi e gridare. La cosa non gli pesò mai. Gli permise di non sentire le maldicenze, il chiasso e le chiacchiere a vanvera. Gli arrivavano solo le cose che gli volevano dire davvero, il meglio del meglio, e per capirne tante altre non ebbe bisogno di parole.”
Profile Image for Cristina Luciani.
164 reviews7 followers
September 15, 2024
Questo libro cammina sulla linea che separa la realtà dalla confusione dei sogni.

Da un lato evoca il dialetto, le credenze, le vecchie filastrocche lucane in una spirale sempre più serrata — pensieri introdotti direttamente nel testo senza sapere chi li ha pensati, o sognati.

Dall’altro lato c’è la Storia che va veloce, anzi velocissima, e passa dai briganti dell’Italia unita agli anni ‘2000. «Mi sembra mille anni che sto qui» dice Candida, anziana, per riassumere cosa si prova nel vedere un mondo antico sparire.
Peccato che per i lettori questi mille anni passano in pochi istanti, da capitolo a capitolo o anche da riga a riga.

In alcuni punti lo stile mi ha anche commossa, ma nel complesso la lettura non mi na convinto.
Profile Image for Gloria•.
94 reviews24 followers
December 11, 2025
2,5 ⭐️

Tiepida saga familiare dove scorre tutto molto, troppo veloce, e di quanto passato ahimé non mi é rimasto nulla.
Profile Image for Elevate Difference.
379 reviews88 followers
August 12, 2009
I began Been Here a Thousand Years, Mariolina Venezia’s novel that sweeps across Italy’s history from 1861 to 1989, with certain ideas and images already floating in the periphery: Berlusconi’s wife explaining the reasons for their divorce, my own memories of whistles and blatant gazes from men during a visit to Florence, high fashion seemingly making women into glorified clothes hangers. To tell the tale of a family of women over a historical timeline from Italy’s unification through fascism seemed a daunting and exhausting task. Venezia tells a multifarious story that, for the most part, glides above what could otherwise be a tiresome history lesson, burdened with sexism.

I have always enjoyed historical fiction. The combination of a creative story set against a factual backdrop intrigues and excites me. Venezia does an amazing job of writing an almost magical story of five generations of women in the Falcone family with the very real story of Italy’s past. Themes of womanly and motherly love that border on mythical contrast with the destruction of World War I and II. National power struggles, dictatorships, and monarchies parallel sisters’ rivalries, marriage proposals, births, and the lifelong search for fulfillment. Venezia does not attempt to justify or condemn the lives the women choose or are forced into. Instead, she creates a beautiful and expansive story in which sexism is simply a given, a historical fact.

At times, it feels like the author is taking on too much. The reader is forced to keep tabs on an endless cast of characters who, although each is well-crafted and interesting, pop in and out of the novel with such frequency that references to the family tree on the third page are more necessary than I would like. Venezia is creative with her use of narration and her manipulation of time and dialogue, but in the muddle of too many voices, it doesn’t feel as if she truly hits her stride until the last fifty pages. Gioia, the last of the Falcone women to take the helm of their history, is by far the most interesting and multifaceted. To some extent, it seems as if each character before her was a writing exercise the author used to develop her final masterpiece.

Writing this review is not easy, and I feel as if I need to write a thirty page essay on this novel to truly find my conclusions about it. I am reminded of Gabriel Garcia Marquez’s One Hundred Years of Solitude—a multitude of characters, a rich history, poetic language (translator Marina Harss does a stunning job), complex motifs, and countless interacting story lines that each can be dissected, analyzed, and most importantly, enjoyed. This book is best for readers who can commit to more than light fiction, and best if one can block out preconceived ideas and images of Italy—something I could not do. Mariolina Venezia’s work is rich enough on its own.

Review by Melissa Ablett
Profile Image for Emily  O.
99 reviews128 followers
October 2, 2010
Been Here a Thousand Years is the story of the Falcone family. Starting on the day that Don Francesco Falcone's first and only son is born, it follows the next five generations of the Falcone family and Italian history through two world wars and the modernization that follows. What a great setup for a book! Beautiful Italian country landscapes, good food, and the relationships between people and their history. What could go wrong?

The answer is, quite frankly, a lot. The story is told through a series of vignettes, each chapter telling the story of a different member of the family, usually female. But somehow, what could have been a meaningful commentary on family, history, the changing tide of time and the things that stay the same across the years, this book just sounds like some old lady rambling on about their family, becoming less and less coherent as she goes, before they eventually nod off to sleep and their grandchildren finally escape to go play outside. This book wasn't terrible, it was just boring. None of the characters were well-developed enough for me to actually care about them. Not only that, but all of their names sounded the same, so they were very easy to confuse, especially considering that they were all related and were all basically the same person plus or minus a character trait or two. None of them did anything really meaningful or were worth caring about in pretty much any way. Reading about them wasn't torturous by any means, but it didn't exactly help me stay awake either.

Another thing that bothered me about this book was the foreshadowing. It was absolutely terrible. You would be reading along, and then she'd say "Later on, (insert thing here) would happen." And then, twenty pages or so down the way, it would. Foreshadowing should never be that obvious. Ever. Not only did it completely ruin the momentum of the book, but it got really old after awhile. Does every even really need to end with that sentence? I think not.

This book had so much potential, but it never quite made it to where it should have. It had a laid back, melancholy style, but without character or plot development that style quickly changed from melancholy and detached to just plain boring. The characters were just a wash of mediocre people, one after the other, with nothing, not even their names, to distinguish them from the others. I kept waiting for this book to reach some profound conclusion, to tie everything together, to actually mean something, but it never did. In the end, we are left with nothing, caring no more for the characters than we did when we first started. As much as I wish I could, I cannot recommend this book to anyone.
Profile Image for Antonella Montesanti.
1,108 reviews25 followers
November 20, 2022
Bel libro anzi bella saga familiare.
La storia della famiglia Falcone, originaria di Grottole, vicino a Matera, avvolge il letture in vicende che toccano vari periodi, dall'unità d'Italia alla caduta del muro di Berlino.
Una famiglia a cui il destino riserva tanto, guerra, povertà, sacrifici, rivalità, insomma parecchio ostile e quasi mai lieto.
Scritto molto bene, forse un po' troppi personaggi che appaiono, scompaiono e tornano, a volte recando confusione nel seguire il tutto.
Alla fine si può trarre una conclusione quasi scontata, che le proprie origini si insinuano dentro l'anima e ti seguono ovunque.
Ascoltato in audiolibro, letto bene dalla brava ed empatica Anna Bonaiuto, e naturalmente consigliato.
Profile Image for Gloria Finocchi.
252 reviews5 followers
March 17, 2018
Abbastanza bella tutta la parte relativa alla storia della famiglia, anche se onestamente con tutti quei nomi ho presto iniziato a non capire chi fosse chi. Mentre la parte che credo essere autobiografica, che parla di quella brutta persona deprimente di nome Gioia (che beffa... mai nomen fu meno omen) l'ho trovata francamente brutta, complice anche il cambiamento dello stile di scrittura.
Profile Image for Haunt.
53 reviews6 followers
November 6, 2011
Questo libro è bello e ve ne rimarrà una traccia addosso, quello che, però, oggettivamente va detto è che una storia così meritava più respiro, più pagine...
Profile Image for Aithne.
201 reviews37 followers
December 8, 2020
Sympatyczna, wciągająca saga rodzinna, z akcja osadzoną w miejscu, które nieczęsto pojawia się w literaturze. Dobrze się czyta, choć nie ma co nastawiać się na żadne wielkie fajerwerki. Kupiłam tę książkę lata temu i trochę zmienił mi się przez ten czas mój gust literacki, stąd pewnie ten brak entuzjazmu - wtedy może byłabym zachwycona, ale teraz to dla mnie "tylko" miła lektura na nudny, zimowy dzień. Końcówka, jak na mnie, słabsza: napisana innym, urywanym stylem, bez tego wcześniejszego czaru, za to dużo bardziej przygnębiająca. Szkoda.
Profile Image for Lucía García.
367 reviews2 followers
November 6, 2022
Me es imposible darle más estrellas a este libro, muy a mi pesar. La verdad es que debí abandonarlo al principio, pero como soy muy obstinada seguí, sabía que no me iba a gustar y aunque hubo una parte de la historia que me intrigo y que disfrute, no es suficiente para salvar el resto del libro y sobre todo las últimas cien páginas que son un completo desastre, cambia completamente el estilo narrativo, haciendo unos diálogos complejos y difíciles de seguir. Pese a que me gusto como escribía la autora (a partes) y disfruté algunas secciones, no puedo darle más de dos estrellas.
Profile Image for Alessandra.
19 reviews
March 20, 2025
È un libro che ti prende piano piano. Ti porta a comprendere come nel sud povero sia stato troppo veloce, doloroso e disturbante, il passaggio dalla vita contadina al benessere economico . Vale la pena leggerlo.
Profile Image for Soobie is expired.
7,183 reviews135 followers
February 7, 2020
È andato in calando…

Forse non è proprio il libro giusto da ascoltare. Infatti è la storia di una famiglia dall'Unità d'Italia fino al 1989 e con tutti quei personaggi ogni tanto mi confondevo a causa delle relazioni familiari. Avrebbero dovuto allegare un albero genealogico all'audiolibro. Così l'avrei appeso in macchina e consultato alla bisogna.

Piccolo fatto di nessuna importanza: ci sono un sacco di parole che non conoscevo nel libro. Alcune le ho dedotte dal contesto, ad esempio la naca dovrebbe essere la culla; altre le ho cercate nel vocabolario, come i lampascioni (dei cipollotti) e le masciare. L'ultima, tavuto (bara) l'avevo imparata un paio d'ore prima di cominciare l'ascolto grazie a uno dei libri del Corriere sulle parole dell'italiano.

Un'ultima cosa: non mi piace il realismo magico e qua, ogni tanto, si sentivano degli echi un po' strani. Non so spiegare perché: forse perché quelle cose soprannaturali in un libro altrimenti serio mi disturbano parecchio.

Come detto si parte dal 1861 e si attraversa tutta la storia d'Italia. I briganti, le guerre, l'emigrazione per la povertà estrema di quelle terre. Ma anche comportamenti tipici degli anni passati. E mi è venuto uno strano pensiero. Era tanto tempo che non leggevo libri ambientati in un passato reale ed è stato come riscoprire un mondo che avevo dimenticato. Non che l'avessi vissuto io, ma senza attraverso i libri e la lettura.

Però non ho apprezzato molto il fatto che le storie delle varie donne della famiglia Falcone fossero narrate attraverso episodi molto brevi. Un episodio qui, un episodio lì. La cosa che ogni tanto mi faceva girare le scatole erano le anticipazioni che, da un lato svelavano il proseguimento della storia e dall'altro mi confondevano ancora di più le idee su chi era figlio di chi.

Le prime due parti mi son piaciute. Tanto che avrei dato ben tre stelline. Ma l'ultima, quella dedicata a Gioia, è stata di una noia mortale. Lei mi stava poco simpatica e non capisco come la sua vita possa essere considerata con l'apice della sua famiglia. E quindi sì… ero lì che guardavo lo schermino del lettore CD in attesa che finisse.

Quindi due stelline appunto perché il libro va in calando.
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