Edizione digitale esclusiva. Contiene il racconto "Ombre sull'acqua".
Napoli, 1841. Il giovane commissario Fiorilli ha appena preso servizio a Vicarìa, uno dei quartieri centrali più malfamati della città. Non ha ancora fatto l’abitudine al male che ne percorre le strade, quando si trova a dover indagare sulla scomparsa di un bambino, un orfano rinchiuso nel cosiddetto Albergo dei poveri. Il piccolo Antimo aveva cercato di scappare da quell’edificio opprimente – che i napoletani chiamano anche Reclusorio o Serraglio – autentica città nella città che ospita vecchi, donne perdute e soprattutto una spaventosa mass di bambini esposti a ogni genere di pericoli. È così che la tragica storia di Antimo si trasforma per Fiorilli in un’ossessione, una ricerca della verità che gli fa incontrare Emma, insegnante di musica al Reclusorio, bella e idealista, ma che lo getta in pasto a medici avidi di carne giovane, funzionari corrotti, camorristi e sbirri cresciuti nello stesso fango. Per questa umanità varia e disperata tutto ruota intorno al tribunale della Vicarìa, la prigione della città e anche il luogo dove si svolge l’evento che i napoletani aspettano ogni settimana come unica speranza di salvezza: l’estrazione del Regio Lotto. E qui Fiorilli scoprirà che la giustizia degli uomini, troppo spesso, è cieca. Proprio come la fortuna.
Vladimiro Bottone, nato a Napoli nel 1957, vive e lavora a Torino. Ha pubblicato i romanzi: L’ospite della vita (1999, selezionato al Premio Strega 2000), Rebis (2002), e Mozart in viaggio per Napoli (2003),Vicaria (Rizzoli, 2015; BEAT, 2017). Collabora alle pagine culturali del Corriere del Mezzogiorno e de L’Indice dei libri del mese.
Concordo in pieno con la recensione di Chequers. Un'ottima ambientazione, una trama niente male, una girandola di personaggi ben delineati, una prosa liscia, piacevole, con riposanti frasi brevi. Direi quasi un modo di scrivere d'altri tempi, e detto da me è un gran bel complimento. Le stelle che mancano sono dovute all'eccesso di particolari, cosicché la narrazione si perde in mille rivoli e il ritmo vien meno.
In teoria sarebbero 3 stelle e mezzo pero': la storia e' interessante e scritta veramente bene, ma ci sono stati dei passaggi talmente prolissi che quasi quasi avevo voglia di saltare le pagine. E devo dire che la descrizione della Napoli di fine ottocento mi e' sembrata si' molto dettagliata, ma quasi asettica, ma non in senso negativo: mi ha dato l'impressione che l'autore volesse mantenere un certo distacco e presentare persone, fatti, suoni, colori, profumi e puzze senza influenzare il lettore, ma come se lo mettesse di fronte ad un diorama e semplicemente dicesse "guarda e interpreta come vuoi tu". Riconosco la maestria di un'operazione del genere, e leggero' senz'altro altri libri di Bottone, pero' mi sono commossa di piu' leggendo "Il giorno dei morti" di Di Giovanni, che aveva sempre come protagonista un bambino orfano, una trama ovviamente diversa, ma che ha saputo emozionarmi molto di piu'. Molto bello anche il racconto in appendice al libro "Ombre sull'acqua": stavolta e' Charles Dickens, in vacanza a Napoli, a scontrarsi con la "camurria" napoletana.
Pensavo fosse un noir, invece era un romanzo storico... anzi, un romanzone! Bellissima l'ambientazione, una Napoli borbonica di cui si percepisce il disordine, la puzza, il chiasso, e bellissimi i personaggi, descritti con una profondità e un'accuratezza rare. Non vorrei dire una bestemmia, ma è un libro che ha tantissimo in comune con "I Miserabili", soprattutto per quanto riguarda la capacità di descrivere la città che fa da sfondo alla vicenda. E allora, perché 4 stelle e non 5? Preciso: se fosse possibile, gliene assegnerei 4,5. Siccome non si può, arrotondo verso il basso solo perché, in alcuni rari momenti, il ritmo era un po' calante. Gran libro, comunque.
La Vicaria, prigione della città di Napoli, e il Serraglio o Albergo dei poveri, ospizio e orfanotrofio contemporaneamente, sono luoghi bui, tetri, che mettono paura. Sono loro i veri protagonisti di questo romanzo. La vicenda parte dall'omicidio di un "serragliuolo", un ragazzino di appena 7 anni, orfano di nome Antimo, nome assegnato a tanti orfani. La sua uccisione fa partire l'indagine da parte di Gioacchino Fiorilli, l'ufficiale di polizia che cercherà di scoprire e denunciare ufficiali, giudici e magistrati corrotti della Napoli Borbonica. La vicenda è ambientata nel 1841 e la Napoli che viene presentata è quella dei reietti, delle prostitute, dei ladri, dei camorristi. Tutta l'esistenza dei napoletani gira intorno al gioco del Lotto, sia quello ufficiale che quello dei camorristi, il piccolo gioco, e l'estrazione settimanale regola la vita della povera gente e segna il destino di molti. Dall'altra parte c'è la "Napoli bene" che soddisfa le sue voglie sempre a discapito dei più deboli, ragazzini abbandonati a loro stessi, per cui la strada è maestra di vita. Ogni discussione tra i vari protagonisti è ricca di allusioni, di "non si dice" tipici dei malavitosi, pieni di "capisci a me", complice anche il fatto che i dialoghi sono tutti in napoletano. I puri, i buoni soccombono, ma finchè personaggi come Fiorilli calpesteranno il suolo di Napoli ci sarà ancora la speranza che la giustizia possa trionfare. Ho avuto, inizialmente, grosse difficoltà a leggere questo libro. Lo trovavo lento, anche se l'argomento era molto avvincente. All'improvviso, mi sono trovata avviluppata nelle sue righe, immersa così profondamente nella sua lettura da non riuscire quasi a distinguere la finzione e la realtà. Ho sofferto con i protagonisti umani, Fiorilli che cerca invano la verità ma viene sopraffatto dalla realtà che lo annichilisce con la sua crudeltà, con Emma, dolcissima e bellissima inglese che si trova ammaliata dal Serraglio e dai suoi abitanti, con Antimo, con Nello, con Pennariello, con Rosaria e Angela, con Nunzia e Immacolata, e con la piccola Caterina. Ho pianto con loro, e ho sussultato ad ogni colpo di scena. Vicaria mi ha coinvolto, mi ha stregato, mi ha emozionato, ma mi ha anche regalato rabbia, delusione, sconforto, raccapriccio. L'autore è stato bravissimo a suscitare in me tutti questi sentimenti, senza però mai cadere nel patetico. Anzi la sua è una descrizione obiettiva, ma non asettica, della Napoli Borbonica, senza patteggiare per i "buoni" o per i "cattivi", ma dando libertà di scelta al lettore di chi odiare e di chi amare. Unica nota negativa: non finisce!!!!!! C'è un seguito, è vero, ma questo episodio lascia con il respiro fermo a metà senza avere una reale conclusione.
È stata una lettura molto appassionante perché non solo si vuole arrivare alla risoluzione del giallo, ma ci si immerge nella meticolosa ricostruzione storica della Napoli dell'800, in un susseguirsi di ingiustizie e nobiltà, ricchezza e corruzione, povertà e integrità, quest'ultima una caratteristica essenziale del commissario Fiorilli che non avrà pace fino a quando non scoprirà il colpevole della scomparsa di Antimo uno dei tanti, troppi, bambini sperduti e soli di una città che non ha mai conosciuto riposo.
In molti passaggi Bottone si mette al fianco dei suoi protagonisti, ci fa entrare in quelle discussioni cariche di allusioni, di bizantinismi, di atteggiamenti e modi di fare dei malavitosi che sono quasi costretti a recitare la parte dettata dal ruolo ricoperto. http://www.piegodilibri.it/recensioni...
Molto bello, cattura l'attenzione da subito con la storia del bambino e lascia l'amaro in bocca per la percezione di quanto sia connaturata la sovrapposizione tra potere 'statale' e potere 'camorrista'