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Stasis è il nome della guerra civile nella Grecia antica. Un concetto così inquietante o impresentabile per la filosofia politica posteriore da non essere fatto oggetto sinora di una dottrina adeguata, neppure da parte dei teorici della rivoluzione. Eppure, sostiene Giorgio Agamben fornendo qui i primi elementi di una necessaria «stasiologia», la guerra civile costituisce la fondamentale soglia di politicizzazione dell’Occidente, un dispositivo che nel corso della storia ha permesso alternativamente di depoliticizzare la cittadinanza e mobilitare l’impolitico, e che vediamo oggi precipitare nella figura del terrore su scala planetaria. Al suo paradigma concorrono insieme due poli antitetici dei quali Agamben mette allo scoperto la segreta solidarietà, quello classico secondo cui la guerra civile è coessenziale alla polis, al punto che chi non vi prende parte è privato dei diritti politici, e quello moderno rappresentato dal Leviathan di Hobbes, che ne decreta l’interdizione, ma introduce una scissione – e con questa la possibilità della guerra civile – all’interno stesso del concetto di popolo.
84 pages, Paperback
First published January 1, 2015
modern revolutions have little in common with the mutation rerum of roman history or the stasis, the civil strife which disturbed the Greek Polis. We cannot equate them with Plato’s metabolai, the quasi-natural transformation of one form of government into another, or with Polybius’ politeion anakyklosis, the appointed recurring cycle into which human affairs are bound. (id.)With that in mind, author avers that “a theory of civil war is not among the possible objectives of this text [!]” (4), but rather wants to examine “a single political paradigm, which manifests itself, on the one hand through the assertion of the necessity of civil war, and on the other, through the assertion of the necessity of its exclusion” (id.).
"La stasis non ha luogo né nell'oikos né nella polis, né nella famiglia né nella città: essa costituisce una zona di indifferenza tra lo spazio impolitico della famiglia e quello politico della città" [p. 19]
"La forma che la guerra civile ha assunto oggi nella storia mondiale è il terrorismo. […] Il terrorismo è la «guerra civile mondiale» che investe di volta in volta questa o quella zona dello spazio planetario. Non è un caso che il «terrore» abbia coinciso col momento in cui la vita come tale - la nazione, cioè la nascita - diventava il principio della sovranità. La sola forma in cui la vita come tale può essere politicizzata è l’incondizionata esposizione alla morte, cioè la nuda vita." [p.26]