Divna, Dorothy e Thomas sono tre ragazzini come tanti, che attraversano l'adolescenza, questa età di passaggio magnifica e terribile, armati dei loro sogni e circondati dai loro fantasmi. La vita, intorno, è dura, il mondo dei grandi si manifesta in tutta la sua inadeguatezza o – peggio – nella sua più depravata voracità. Gli adulti sono affascinati dalla luce che, come stelle appena nate, i tre amici sprigionano: ma faranno di tutto per spegnerla abusando della loro innocenza, del loro stupore, della loro curiosità. Isabella Santacroce ha scritto un romanzo coraggioso e struggente, che trova parole potenti per raccontare un mondo impronunciabile come quello della prostituzione minorile. I suoi protagonisti, romantici come la fotografia in bianco e nero di un bacio, immorali come un film porno a colori, restano incisi nella memoria, trasfigurati dalla luce vibrante della loro giovinezza: perché l'adolescenza è sdoppiarsi sopra uno specchio, rotto da un cuore.
Isabella Santacroce, prima di diventare scrittrice, ha frequentato il Dams a Bologna e partecipato ad alcune mostre d’arte a Londra, Parigi, Tokyo e New York. Ha suonato per molti anni l’organo liturgico a Vienna tenendo diversi concerti. Ha esordito giovanissima, appena quindicenne, nella poesia, con alcuni scritti censurati in Italia. L’esordio letterario è a metà degli anni Novanta, con la pubblicazione di Fluo, primo libro della “Trilogia dello spavento”, cui seguirono Destroy e Luminal. Destroy in particolar modo è diventato un caso letterario in Italia e il nome della Santacroce è stato accostato al gruppo dei Giovani Cannibali. Assieme ad alcuni di essi, come Scarpa, Nove, Ammaniti, Brizzi, Ottoneri, Ragagnin, e con Tommaso Labranca e il cantante Garbo, partecipò nel 1997 al progetto per la creazione di un movimento filosofico-letterario, il Nevroromanticismo, che avesse come campo di indagine l’inquietudine dell'esistenza. Nel novembre del 1998 ha pubblicato Kurt Cobain and Courtney Love. Canzoni maledette, una raccolta di traduzioni dei testi delle più rappresentative canzoni dei Nirvana e delle Hole. Conclusa la “Trilogia dello spavento”, Isabella Santacroce cambia il proprio linguaggio, rimanendo fedele ai propri temi e nel 2001 pubblica Lovers. Il nuovo linguaggio adottato nel libro cerca di avvicinarsi il più possibile a una scrittura fatta di suoni, tanto da essere definita dall’autrice una scrittura per il puro sentire. Proprio basata sul suono è stata l’esperienza che l’ha vista protagonista nel 1999 con la cantautrice senese Gianna Nannini. Frutto della collaborazione fu l’album "Aria", uscito il 26 aprile 2002 e il cartone animato "Momo", per il quale la scrittrice ha collaborato ai testi. Zoo è il primo romanzo pubblicato con Fazi Editore, seguito nel 2007 da V.M. 18. Per Rizzoli ha pubblicato Lulù Delacroix nel 2010. Nel 2012 esce per Bompiani Amorino.
Io gliel'ho data la possibilità alla Santacroce e per me che sono così drastica è un evento. L'ho fatto solo perché me l'ha regalato il mio amico Francesco per il compleanno. Lui, che è così genuino per davvero, la adora e voleva farmi ricredere, voleva che io intravedessi in lei quella stessa ingenuità che ci vede lui.
Ma per favore. Isabella Santacroce è senz'altro una gran figa (se poi si considera che ha 47 anni quasi), ma non riesco bene a capire se ci è o ci fa. In entrambi i casi mi risulta noiosa, artefatta, stereotipata, obsoleta e la pantomima di sé stessa. Basta Isabella, i tempi randagi di Fluo o Destroy dovresti averli superati. È stato bello per un attimo avere una scrittura così violenta in Italia, giustificata dalla presenza degli scrittori di Gioventù Cannibale (che ho adorato) e dalla nascita (altrattanto forzata a mio avviso) di una pseudocorrente, denominata (mi viene da sorridere) "Nevroromaticismo", ma... basta, i tempi sono cambiati, siamo stufi di adolescenti irriverenti e un po' zoccole, che nascondono un cuore da Bambi. Non ci crediamo più, anche perché, Isabella, non hai scritto altro che di queste ragazzine un po' sbilenche, bellissime come te, ma alla lunga indigeste (potrebbero esserci eccezioni in Zoo o Amorino che non ho letto, chissà). Quell'epoca è passata, questi racconti non riescono proprio a risultare più credibili. L'amore puro, così inflazionato nei romazi di Isabella, deve sempre essere osannato a suon di orge e sfruttamento o abuso di droghe e alcool. Basta.
Per non parlare poi della nevrosi cui il modo di scrivere della Santacroce induce. La punteggiatura ha un senso, perché dover abusare anche di questa? Cosa sarebbe, un flusso di pensieri insensati, mascherati da aforismi un po' emo? Perché di oscuro e decadente io, che amo queste correnti e resto fedele agli incubi veri di altri scrittori, non ci vedo niente. Per non parlare dell'uso di alcune parole come "schizoide" o addirittura dell'invenzione di un linguaggio, il "Superstar. Non è divertente, né ribelle, diciamo pure che è un po'da dementi.
È vero anche, ed è per questo che ho voluto regalare ben due stelline al libro (oltre al fatto che adoro Francesco), che alcune frasi sono graziose come "Ora ho un cuore in rovina, ma sulle sue macerie, ho costruito un impero." o, proprio poco dopo, "Crescere è un assassinio, non esistono altre parole, ti ritrovi a camminare sull scheletro dei tuoi ricordi, la tua vita diventa un cimitero, e tu la bara di tutto", ma non giustificano molto la presenza editoriale di un lavoro del genere, considerando che gli altri libri che ho letto quando ero più giovane sono, su per giù, uguali.
E però ho, nonostante tutto, lo stesso l'esigenza di documentarmi, vedere lei chi è oggi (anche se Francesco mi parla spesso del fatto che sia vegana e animalista)... e allora vado un po' a spulciare sui Social media e la riscopro anche altezzosa, addirittura si autoproclama Poetessa ed ha sciami di lettori (per carità, ognuno ha i suoi gusti) che la osannano e glielo confermano, che sì, è all'altezza dei grandi scrittori italiani e che quando morirà sarà troppo tardi e nessuno l'ha compresa quando era in vita.
Ma fatemi il piacere. Sono deliri. Se volete un po' di trasgressione vera (e sottolineo che proprio io bigotta non sono, e volendo i personaggi della Santacroce me li mangio) o se volete il lirismo puro e la Poesia, guardate altrove. Che ne abbiamo avuto tantissima ed è inutile che faccia nomi, sia nel passato che oggi, ed anche in maniera sublime in Italia. Ma non mi sporcate il nome della Poesia, perché la Poesia non è quella che scrive la Santacroce, ed io vivo (chiedo venia per la ridondanza) per la Poesia. Isabella Santacroce può continuare a scrivere questi racconti se lei e i suoi lettori sono felici così, ma spero che in futuro si ridimensioni(no) e che ci sia un po' più di umiltà palesata, piuttosto che questa presunzione irriverente. E un cambiamento di rotta, nelle sue trame, sarebbe proprio il benvenuto.
1.8
Dopo qualche ora ho cambiato idea. Non è possibile dare due stelle, una è abbastanza. Voto finale: 1
Io onestamente vorrei prendere per mano Isabella Santacroce e pregarla di andare in terapia. Da questo libro mi pare evidente che non sia uscita dall'adolescenza e debba farla scontare a tutti. Peccato perché alcune immagini sono stupende, avrebbe potuto evolversi nel tempo e affinare il suo stile già pazzesco, invece ha deciso di restare cristallizzata nel suo ventennio dorato e fare l'eterna Peter Pan. Per carità, nulla di male, ma il libro è il primo a soffrirne. Avrebbe potuto essere uno dei suoi romanzi migliori se avesse sviluppato l'idea iniziale (interessante) in modo diverso
Dorothy ha sedici anni, una vita agli inizi che si intreccia con quelle di Divna e Thomas; sua madre è una prostituta, sua zia è una sarta, il suo amore è Eva, una bambina che non è più tornata da lei. La poesia è la vera protagonista di Supernova, è lei che descrive con cruda verità di una Milano che come uno specchio magico mostra un mondo che non conosciamo ma che è lo stesso in cui viviamo. La prostituzione e i turbamenti di un’adolescenza, segnata da quella completa imperfezione che è la vita, non sono elementi sporchi, sudici, a cui chiudiamo il cuore, è un qualcosa che i protagonisti affrontano a colpi di fragole, tra la magia di musiche senza tempo che trasudano dalle pagine, mentre le frasi sembrano autentiche composizioni liriche. Isabella Santacroce scrive, lo fa con forza e semplicità, ancora una volta come sempre, è se stessa, fuori da schemi e canoni che vorremmo disegnarle attorno. Non è un libro per tutti, non è il libro che vorreste leggere. Non troverete le parole che le vostre prime impressioni cercano: è come un fiore che sboccia, non puoi imporgli di seguire una metrica o più semplicemente rispettare il tuo sguardo; lui è indipendentemente da ciò che siamo… bellissimo e già stuprato dal nostro voyeurismo. Sono sincera, Isabella la conosco e non la conosco. Spararle addosso o celebrarla non serve a farvi capire cos’è Supernova: io so solo che è un libro entrato in punta di piedi nella mia vita. Ha raccontato una storia completamente opposta dalla mia, dove però rivedo ciò che ero, ciò che soffro. Non basterebbero le fragole o le stelle sul viso di noi lettori a spiegare quello che ho vissuto leggendolo. In definitiva cinque stelle. Lo sconsiglio ai deboli di cuore e ai superdotati di mente: la luna è troppo viva perché loro possano saggiarne un pezzo.
Il miglior romanzo di Isabella Santacroce, che ha raggiunto una maturità stilistica e narrativa eccellente. Struggenti i suoi personaggi, disperati angeli pronti a cadere. Immensa la prosa, che si spinge oltre il già grandioso stile che la contraddistingue. Nonostante il romanzo tratti il tema della prostituzione minorile, a differenza di altri titoli dell'autrice, si nota un'attenzione meno morbosa verso le tematiche sessuali, spostando l'attenzione sulla psicologia dei personaggi e la loro storia personale. Semplicemente perfetto.
« Romantici come la fotografia in bianco e nero di un bacio, immorali come un film porno a colori. L'adolescenza è sdoppiarsi sopra uno specchio, rotto da un cuore. » Libro pieno di grandi frasi inutili. Non credevo fosse possibile ma Isabella Santacroce è addirittura peggio di Fabio Volo. Ore della mia vita sprecate per finire questo schifo. Lo sconsiglio con tutto il cuore.
La Santacroce o si ama o si odia. Indubbiamente ha una sua riconoscibile cifra stilistica. Supernova risulta eccessivo, come del resto ci si aspetta dalla Santacroce. I personaggi sono adolescenti trascinati in un turbine, senza controllo, sono marionette mosse da edonismo e dolore, prede di adulti anch'essi narcisisti e disperati. Sono i carnefici di loro stessi, incapaci di trovare pace in un mondo dove tutto appare senza senso, dove l'orizzonte conoscitivo viene azzerato, dove tutti i confini (lecito/illecito, morale/immorale, adulto/bambino, ingenuità/consapevolezza) sono dissolti se non ribaltati. Nuovamente, sono i dannati a parlare, e risulta intrigante se non catartico seguire i loro eccessi dalle pagine di un libro, pensando quanto sia tutto ciò esagerato, drammatico, irreale. Poi leggi le pagine di cronaca: baby prostitute con la LV, imprenditori che fanno festini e stuprano le minorenni, gruppi di Incel dedicati a odiare le donne, canali telegram per il revenge porn, only fans tra i nuovi lavori. E allora forse due domande dovresti fartele un po', sugli spaccati che la Santacroce continua a raccontarci.
Assurdo, le immagini evocate dalla prosa di Isabella Santacroce, sono oniriche e chiarissime, acide e psichedeliche, eppure così familiari e note, che fanno male. Ogni suo libro é una lama fatta di zucchero, che ti dilania ľ anima cicatrizzando di colpo la ferita, lasciando segni indelebili. In una parola: Meraviglioso.
Straziante, poetico, disperato. Una finestra sull'adolescenza più sofferta, narrato da una voce che nonostante tutto lo sporco del mondo riesce ancora a sognare.
Un racconto estremamente difficile da leggere sia per il modo in cui è scritto sia per i contenuti. La narrazione segue una non logica dove fantasia e realtà si fondono in un gioco di luci e ombre perché l'oscurità deve essere diluita per fare meno male. Dorothy non ha un'identità, non conosce la dolcezza o il calore di un abbraccio senza secondi fini; il mondo pare deciso a strapparle le poche certezze che ha e insieme a queste anche l'anima. In questo suo percorso è affiancata da Divna e Thomas che a loro volta hanno vissuto e vivono vite al limite. Argomenti difficili è scomodi: prostituzione minorile e abusi, uso di droghe e alcolici, identità di genere. L'autrice sembra essere a proprio agio con queste tematiche, che ha affrontato più volte, e nel riadattare fiabe alle proprie necessità per piegarle a uso dei suoi personaggi e delle sue trame. È una lettura che mi ha lasciato un senso di sconforto e di confusione come spesso accade quando si ascoltano notizie drammatiche che si fatica ad accettare come reali.
Dopo La trilogia dello Spavento pensavo fosse difficile pareggiare i conti con la scrittura della Santacroce. Ho preso il libro perché sugli scaffali della biblioteca , mi son detta perché no, perché non incontrarla ancora a vent’anni dal suo esordio nel mondo dell’editoria italiana di inizio millennio.
Da profana si vede il suo percorso stilistico, la sublimazione nella supernova della poetica. Stacce. In una sua reincarnazione più vanilla forse Santacroce era Prévert.
Comunque. Angosciante la visione di corpi celesti profanati dalla violenza di un mondo cannibale. Un finale aperto che costa un po’ di umidità negli occhi.
“C’è qualcosa di magico in chi ha sofferto per tutta la vita, una bontà che si trasforma, da pianto in fucile”.
La protagonista del romanzo è una ragazzina che cresce in un ambiente surreale influenzato dal mago di Oz -si chiama Dorothy-, ha una madre che si muove come se vivesse in un sogno in cui una prostituta può vivere felicemente, e una zia che asseconda la madre per un motivo celato da pagine malinconiche riempite dai pensieri mai banali di Dorothy. Il resto della recensione si trova qui: https://alessandroraschella.com/2023/...
Onestamente io l’ho amato. É breve, riesce a far scorrere la scrittura della santacroce che sennò risulterebbe un po’ stucchevole e artefatta. Verso la fine si perde un po’, ma mantiene comunque un filo logico. Magnificat Amour l’ho abbandonato perché troppo no sense. Questo mi è piaciuto davvero molto e mi ha riconnessa e certe immagini adolescenziali. Da ex border Voto: 7,5 su 10
Il corpo è la casa del tempo, dentro di lui muoiono gli anni, e con loro noi stessi. Amavo davvero una volta, le speranze erano sogni nei quali credevo, ho lasciato mi rubassero tutto, non mi sono difesa. Ora ho un cuore in rovina, ma sulle sue macerie, ho costruito il mio impero.
Una storia di disperazione, prostituzione, stupri e pedofilia raccontata in maniera aulica e poetica. Forse sono estremamente limitata,ma non ho apprezzato questo romanzo e nemmeno lo stile narrativo. Per me è NO!
"L'adolescenza è sdoppiarsi sopra uno specchio, rotto da un cuore" scrive Isabella Santacroce che in Supernova descrive tre adolescenze che si muovono in un vorticoso e annichilente andirivieni tra "cielo e baratro", tra inferno e paradiso. E' un romanzo che parla di speranze fatte a brandelli, a cui ci si aggrappa con le unghie e con i denti fino a sanguinare. Dorothy, Divna e Thomas sono tre voci che si perdono in un'eco soffocata dal mondo che dovrebbe proteggerli, sono grida che vogliono volare lontano, su altri pianeti. Tre adolescenze, figlie di infanzie rubate. E' un libro a tratti delirante, come le menti dei tre protagonisti che nel delirio trovano la porta di sicurezza di una realtà che li schiaccia. E'un libro coraggioso, al sapore di palati tagliati da vetri. In un paese che non si fa scrupoli a chiamare troie le baby prostitute, senza la benché minima parvenza di un pensiero critico e articolato, Isabella dà voce a chi non viene mai passato il microfono nei nostrani salottini mediatici.
Supernova racconta la storia di Divna, Dorothy e Thomas, tre ragazzini che attraversano il periodo più sregolato e difficile della vita, quello dell'adolescenza. Tuttavia, armati del loro coraggio e della loro sfrontatezza, riusciranno a superare difficoltà di ogni sorta. I temi qui affrontati sono importanti, spesso dimenticati, come quello della prostituzione minorile. Non adatto a tutti. Il romanzo è davvero stupefacente e le speranze di trovare un lieto fine saranno forse fatte a brandelli.
Nemmeno questo libro dell'autrice mi è piaciuto. Dalla trama sembrava interessante e, forse, potenzialmente lo era. Ma la scrittura stufa e non coinvolge, almeno non me.