Modesto Emanuele Minnai è nato in un paese maledetto, dove nascono pochi figli e muoiono pochi padri. Insieme ai suoi genitori, si guadagna da vivere vendendo noci e castagne secche. La sua vita di adolescente è appena rischiarata da una madre più bella della ginestra selvatica che conta i sorrisi. Tutto cambia il giorno in cui i suoi occhi incontrano quelli di Andrea, specchi azzurri capaci di trattenere il mare. I loro padri hanno condiviso la fame e il fango della Grande guerra, stringendo un legame più forte del sangue. Ma tra Modesto e Andrea nasce qualcosa di una complicità fatta di gesti minimi, di corse nei campi, di silenzi che dicono più delle parole. Si cercano senza chiamarsi, si riconoscono in mezzo agli altri, imparano a stare insieme come si impara un segreto. Gli anni che seguono sono tremendi. Il controllo fascista raggiunge le campagne e le montagne dell'isola e non ha pietà per chi si sente diverso dagli altri, né sarà clemente il giudizio dei loro coetanei, agitati da un'epoca burrascosa. Ma Modesto e Andrea sapranno appellarsi a quel primo sguardo, persino nei momenti più bui. Davide Piras riprende la grande tradizione della narrativa sarda, da Marcello Fois a Sergio Atzeni, svelando un talento raro nel descrivere scene d'amore e di violenza con la delicatezza che è propria dei grandi scrittori. Femmenella è un romanzo commovente, un inno alla vita che si legge come un'amara e splendida poesia.
Siamo nei primi anni del fascismo: gli anni della repressione, delle persecuzioni, dell'olio di ricino. Gli anni dove l'amore appare quasi una colpa, dove non si è liberi di amare. Femmenella è un romanzo necessario, assurdamente contemporaneo, che fa riflettere.
Finalmente la penna di Davide torna il libreria, con quella sua capacità innata di farti vivere tutte le emozioni dei suoi personaggi, la sua capacità di farti vivere con i suoi personaggi. Sei insieme a Manu quando per la prima volta incrocia gli occhi azzurri di Andrea, piangi insieme a lui quando muore il padre, soffri con lui quando le milizie decidono che una femmenella va corretta. Ti siedi a fianco de Su Poeta, a lanciare in mare i tuoi messaggi d'amore rinchiusi dentro una bottiglia; sei insieme ad Andrea nel pozzo di Orri, deciso a prendere in mano la tua vita.
Questo è un romanzo che racconta l'amore: in tutte le sue forme, in tutte le sue declinazioni. È un romanzo profondo, come la gente che racconta. È un romanzo che resta. Manu e Andrea sono destinati a restare, insieme a Giulio e Saverio, ben saldi nel cuore.
Ci vado sempre con i piedi di piombo quando leggo la letteratura Sarda. Quando realtà e opere letterarie si mischiano e si ritrovano nella tua vita reale, nella tua cultura e nella tua storia non è mai facile. Ho amato questo libro, scoperto a caso per assistere ad una presentazione a cui non so se potrò partecipare. Forte e delicata allo stesso tempo la trama. Ambientazioni marine affascinanti che mi hanno ricordato un misto tra “Capitani coraggiosi”, “il vecchio e il mare” e “Moby Dick”. Inoltre, uno stimolo per vivere dal vivo quei posti che sono sconosciuti ai più.
Manu Minnai si guadagna da vivere vendendo noci e castagne secche insieme ai genitori. Tutto cambia il giorno in cui dopo la morte del padre, andrà a vivere in casa di Gavino Atzori. Lì conosce Andrea. La loro amicizia è fatta di gesti minimi, di corse nei campi, di silenzi che dicono più delle parole. Si cercano senza chiamarsi, si riconoscono in mezzo agli altri, imparano a stare insieme come si impara un segreto. Gli anni che seguono sono tremendi. Il controllo fascista raggiunge le campagne e le montagne della Sardegna e non ha pietà per chi si sente diverso dagli altri però Manu e Andrea sapranno appellarsi a quel primo sguardo, persino nei momenti più bui. Davide Piras ci conduce nell’Italia tra gli anni ’20 e ’30 con una prosa che a tratti si fa poetica e quasi magica, come a proteggere la fragilità del suo protagonista. In tutta questa moltitudine di letture usa e getta è davvero bello trovare una storia capace di toccare profondamente il cuore.
Ho apprezzato molto il modo in cui Davide Piras riesce a intrecciare le tematiche LGBTQ+ con la Sardegna rurale e isolata dell’epoca fascista, costruendo un racconto che non scade mai nel didascalico o nel forzato. Il contesto storico e sociale non fa da semplice sfondo, ma diventa una presenza viva e opprimente, capace di influenzare profondamente le scelte, i silenzi e le paure dei personaggi. In particolare, colpisce il modo in cui emergono i temi della repressione, dell’identità negata e del conflitto tra desiderio personale e norme sociali imposte.
Manu è sicuramente il personaggio più riuscito: complesso, fragile e profondamente umano, attraversato da contraddizioni che lo rendono estremamente credibile. La sua interiorità è tratteggiata con grande sensibilità, e rappresenta il cuore emotivo della storia. Al contrario, avrei voluto vedere più spazio dedicato ad Andrea e Pietro, che restano un po’ ai margini del racconto. È possibile che questa scelta sia voluta per mantenere il focus su Manu, ma un maggiore approfondimento delle loro traiettorie avrebbe arricchito ulteriormente la rete di relazioni e reso ancora più forte il peso delle dinamiche collettive.
Da sardo, inoltre, leggere questo libro ha avuto per me un valore aggiunto. Leggo sempre con piacere e con affetto i racconti ambientati nella mia terra, ma qui ho ritrovato qualcosa di più profondo: frammenti di casa, paesaggi interiori e geografici riconoscibili, atmosfere che appartengono alla memoria collettiva dell’isola. È stato come riconnettersi a luoghi e sensazioni familiari, riscoperti attraverso una narrazione rispettosa e sentita, capace di restituire la Sardegna nella sua complessità, tra chiusura, bellezza e durezza.
🌟Pro: La relazione tra Modesto e Andrea è raccontata con una delicatezza incredibile. Non ci sono grandi dichiarazioni o scene plateali, ma tutto passa attraverso dettagli minimi: un’occhiata, una corsa nei campi, la presenza dell’altro.E questa cosa mi ha davvero coinvolto, perché sembra tutto incredibilmente reale e doloroso. Ci sono momenti che fanno male, altri che scaldano il cuore, e quella sensazione costante di malinconia che accompagna tutta la lettura. La parte romantica è il cuore del libro. Quella tra Modesto e Andrea non è una storia semplice: è fatta di scoperta, paura, bisogno e inevitabile sofferenza. È uno di quegli amori che nascono quasi senza accorgersene, ma che poi diventano impossibili da ignorare. Mi è piaciuto tantissimo come venga costruita: lentamente, senza forzature. E proprio per questo, quando arrivano i momenti più duri, fanno ancora più male. Il contesto storico poi rende tutto più pesante: sapere che quel tipo di amore non ha spazio, non ha protezione, rende ogni momento insieme ancora più fragile, prezioso e quasi straziante. -L’ambientazione è resa benissimo. Si sente la Sardegna rurale, aspra, chiusa, quasi soffocante. I paesaggi, la povertà, le tradizioni, tutto contribuisce a creare un’atmosfera molto concreta, quasi tangibile. E poi c’è il peso della storia: il fascismo che arriva anche nei luoghi più isolati e porta controllo, paura, giudizio. Mi è piaciuto come l’ambiente non sia solo uno sfondo, ma influenzi davvero i personaggi e le loro scelte. È un mondo duro, che non lascia spazio alla diversità. -Modesto è un protagonista che mi è rimasto dentro. È fragile ma anche resistente, confuso ma lucido in certi momenti. La sua crescita è dolorosa, segnata da quello che prova e da quello che gli viene negato. Si sente tutto il peso del suo essere “diverso” in un contesto che non perdona. Andrea invece è più sfuggente, ma proprio per questo affascinante. Il loro legame funziona perché è fatto di equilibri sottili, di cose non dette, di emozioni trattenute. Anche i personaggi secondari, soprattutto le figure familiari, sono ben costruiti e contribuiscono a rendere il tutto ancora più realistico. -Lo stile di Piras è davvero bello. È una scrittura che a volte sembra poesia: evocativa, piena di immagini, ma mai pesante.Riesce a raccontare cose durissime con una delicatezza che colpisce ancora di più. Ci sono frasi che ti rimangono in testa, immagini che ti restano addosso.È uno di quei libri che ti fanno rallentare, perché vuoi assaporare come è scritto, non solo cosa racconta. -Il libro affronta temi importanti senza risultare didascalico: identità e scoperta di sé, amore in un contesto ostile, giudizio sociale e conformismo, crescita e perdita dell’innocenza, repressione (personale e politica) Tutto è trattato con molta sensibilità, senza mai risultare forzato. 🌟Contro: Non è un libro per tutti, soprattutto per il ritmo. È una storia che si prende i suoi tempi, che si sofferma molto sulle emozioni e sulle atmosfere.A tratti può risultare lento, soprattutto se si cerca una trama più dinamica o ricca di eventi. -È una lettura intensa, a volte molto dolorosa. Non è il tipo di libro che si legge per “staccare la testa”: richiede coinvolgimento emotivo e lascia un senso di amarezza. In alcuni momenti è stato quasi difficile da leggere proprio per quanto è crudo in certi passaggi.
In questo libro vince l'amore. Quello per una persona, quello per un padre, un figlio e quello per la propria terra. La Sardegna è forse la vera protagonista, con la sua natura selvaggia e pericolosa, eppure così materna. Siamo negli anni del fascismo e l'omosessualità è condannata. Ma se fosse l'amore ad esserlo? Perché è la violenza che deve essere più importante, allora quel sentimento puro deve essere nascosto. Ma nemmeno le scene più cruente vincono. L'amore è lì, vive. Più forte. Stupendo.
Un libro sulla storia d’amore di Andrea e Manu, due ragazzi che vivono negli anni ‘30 in una Sardegna ancestrale e magica. Mi ha sconvolta la brutalità con la quale viene raccontata la ferocia fascista in generale e, soprattutto, contro agli omosessuali. Speravo in un finale più felice ma va bene. 3 stelle perché la lettura non è scorrevolissima, ci sono tante descrizioni della Sardegna magica che non sono facilissime da seguire se non si è del luogo.
Una storia bellissima scritta con maestria. Ha l'universalità di un grande classico, facile il paragone con Shakespeare, e al tempo stesso il radicamento potente ad un territorio di grande tradizione letteraria. Il racconto ti prende dalla prima pagina, ed é chiaro che l'incipit é debitore dei classici di avventura, e ti avvolge in una coltre di emozioni che lasciano senza fiato. Una rarità. Ascoltato e letto per goderne a pieno. Bella la voce che ci accompagna nel viaggio su audible.