L’epidemia di Fentanyl non è una storia americana. O, almeno, non è più soltanto americana. Nata nelle periferie degli Stati Uniti, alimentata da una combinazione letale di avidità farmaceutica, criminalità organizzata e disperazione sociale, la crisi degli oppioidi sta attraversando l’Atlantico in silenzio, insinuandosi in diverse città europee e riproponendo le stesse scene che da tempo si vedono a San Francisco o a Philadelphia. Uomini e donne che camminano piegati su se stessi, corpi sospesi tra veglia e incoscienza, sguardi vuoti. Figure immobili sui marciapiedi, nei parchi, nelle stazioni, diventate parte del paesaggio urbano, tollerate e normalizzate. Oggi la ‘droga degli zombie’ si muove lungo le stesse rotte della globalizzazione, cambia formula chimica, viene chiamata con nomi differenti, viaggia in pacchi postali, più veloce delle leggi. E lentamente sta comparendo anche in Italia, dove continua a essere sottovalutata proprio come accadde con l’eroina all’inizio degli anni Settanta. Con rigore investigativo e una costante ricerca di senso, Biagio Simonetta ricostruisce l’ascesa degli oppioidi sintetici – invisibili, economici, potentissimi – da farmaci miracolosi a sostanze che uccidono in pochi minuti. Attraverso dati, storie e testimonianze, racconta come una crisi sanitaria sia diventata un’emergenza sociale, economica e culturale. Questo non è un racconto lontano. È una mappa per riconoscere i segnali di un’invasione silenziosa che già avanza nelle nostre strade e nei nostri sistemi sanitari. Capire cosa è successo altrove è il primo passo per evitare un errore già pensare che certi disastri riguardino sempre qualcun altro.
«La dipendenza non è mai solo la sostanza. È piuttosto il modo in cuia sostanza si offre come soluzione a un dolore che non hai imparato a gestire»
Basterebbe questa citazione per esprimere un parere su questo libro.
Avevo già ascoltato il podcast sul Fentanyl di Biagio Simonetta e, facendo volontariato con i senza dimora, mi sono detta: "E se un giorno arrivasse e noi, che siamo il punto di contatto più prossimo con queste persone, sapessimo troppo poco?". Di conseguenza il libro è stata una scelta naturale. Questo libro ha un grandissimo pregio: resta umano. È un'inchiesta giornalistica di tutto rispetto, ma che non si dimentica che dietro alle persone con tossicodipendenza esiste una famiglia, esistono degli amici, esiste una storia. La droga è l'aspetto più doloroso che viene messo in mostra. È un'inchiesta che è un viaggio non tanto perché ti porta a muoverti tra diverse parti del mondo, ma perché ti porta dentro le vite delle persone e dentro la vita di Biagio, rendendola più vera. Oggi di droga si parla spaventosamente poco e i numeri sono spaventosamente alti, si ha sempre la sensazione che sia relegata agli "ultimi", solo a chi vive per strada, a chi ha già problemi. E invece dovrebbe interessarci, metterci la pulce nell'orecchio, ricordarci che nessuno si noi è esente da qualsiasi tipo di fragilità.
La dipendenza non arriva mai come un evento improvviso, ma come una risposta che smette di sembrare una scelta. Ed è proprio per questo che questo libro resta addosso: perché non parla “degli altri”, ma di ciò che potrebbe accadere a chiunque quando il dolore resta senza linguaggio e la società senza ascolto.
Un grazie particolare va a Farid. Buona vita, ragazzo mio ❤️
In questa inchiesta sulle dipendenze da Fentanyl, precedenti e successivi, Biagio accende un faro sul dolore fisico, un altro sul fattore analgesico e poi un altro ancora sulla microeconomia sociale, illuminando a giorno certi interessi di settore (e un orizzonte di rischio tutt'altro che remoto) in almeno tre Paesi e altrettante città. Il crescendo stupefacente parla attraverso la spossatezza delle vittime, anche di quelle eccellenti; di quelle meno eccellenti potremmo avere addirittura un ricordo, perché Biagio tiene acceso dall'inizio alla fine un altro faro sui luoghi e sui volti che ci hanno visti adolescenti, e sulla vita vissuta che determina la sensibilità al tema di ciascuno di noi.