Se le donne smettessero di riempire i carrelli della spesa, di aprire le finestre e dare aria alle case, di farsi le domande grandi, quelle spaventose, di soffrire, di provarci e riprovarci. Se, se, se. Che cosa succederebbe se lo facessero tutte insieme? È la poesia-manifesto di questa raccolta, che vede Silvia Vecchini ripercorrere i temi a lei cari – l'infanzia, il fare con le mani, l'eredità, l'omaggio alla lunga fila di ombre che ci precedono e ci hanno fatti quello che siamo – con una voce che è la sua di sempre e insieme è diversa. È la sua perché Silvia Vecchini, da sempre in equilibrio tra il mondo dei bambini e quello degli adulti lettori, ha una lunga pratica di parola poetica, messa in pagina nella forma della prosa o in quella del verso libero. Ed è nuova perché l'insistere su quell'insieme trasforma il sentire intimo in un canto che è di tutte e per tutte, di tutti e per tutti. Una voce, tante voci. Stormi, branchi, famiglie di esseri impegnati ogni giorno nella stessa fatica di vivere, alla ricerca della gioia possibile, che è più alta e profonda se è condivisa.
Da molto tempo non leggevo una raccolta di poesie. Quella di Silvia Vecchini mi è capitata per caso e forse questo ha reso la lettura molto libera. Credo che proprio il senso di libertà sia quello che l'autrice ricerchi nelle poesie che ha raccolto; poesie in cui le protagoniste sono donne (del passato e del presente, bambine che saranno donne in futuro) che si liberano (o tentano di farlo) dai limiti del proprio essere donne...limiti antichi, limiti mentali, limiti imposti dalla società. Le poesie sono intervallate da dolci illustrazioni che ricordano i libri per bambini scritti dalla Vecchini (e l'illustratore Sualzo è lo stesso che illustra diversi suoi albi). In qualche poesia ho notato l'assenza di punteggiatura che è sempre una scelta che condivido poco. Nel complesso rimane una raccolta piacevole, scorrevole e ben strutturata.