Una giovane donna procede incerta sul terreno scosceso, il cappotto con il collo e i polsini di visone leggermente schiuso, una cuffia di pelliccia sul capo. Tra le mani un bastone dalla forma bizzarra sul quale concentra lo sguardo. Dopo pochi istanti, un cenno, lieve. L’uomo alle sue spalle si precipita verso il punto indicato e trafigge il terreno con un picchetto. Sotto i loro piedi, una città etrusca fino a quel momento sconosciuta. Mentre le immagini del cinegiornale balenano sullo schermo, Heinrich Himmler è certo di aver trovato finalmente la persona di cui ha assoluto bisogno. È l’ottobre del 1942, e il Reichsführer delle SS sa che, se i suoi radiomanti riusciranno a riportare alla luce il leggendario Oro del Reno, sarà lui a imporsi nella lotta fratricida tra i fedelissimi del Führer. Ha una fiducia cieca nelle scienze di confine ed è convinto che gli consentiranno di offrire a Adolf Hitler il segreto dell’onnipotenza. Quella donna italiana, minuta ma dai grandi poteri, che trova acqua e metalli a decine di metri di profondità, dev’essere condotta a Berlino. Due agenti delle SS sotto copertura raggiungeranno Porto Santo Stefano, in Toscana, per mettersi sulle tracce di Maria Magnani e del marito, con cui la radiomante, grazie al suo dono, ha creato un piccolo impero. In un’Europa su cui soffiano i venti infuocati della guerra totale, una missione che appare a basso rischio si farà assai più pericolosa del previsto. Con La radiomante di Himmler, il duo creativo di Consentino e Dodaro torna a illuminare una pagina poco conosciuta del nostro passato recente, riportando alla luce la storia di una donna realmente esistita, in un tempo di ferro e sangue in cui la sorte del mondo che conosciamo ancora non era nota.
Il Reichsführer Heinrich Himmler attese che il rumore delle ruote sul ghiaino si allontanasse, sedette alla scrivania ed estrasse dal sottomano un foglio. Abbozzò le linee di un piano la scelta degli uomini, i tempi necessari, le imputazioni di bilancio e, naturalmente, il quadro astrale. Piegò la pagina e se la ficcò in tasca. Poi scrisse un biglietto per il Führer. Quindi ci ripensò e lo fece a pezzetti. Decise di attendere il proprio quarantaduesimo compleanno, tre giorni se Hitler lo avesse chiamato per gli auguri sarebbe stato più semplice chiedergli udienza. Non era facile ottenere l’attenzione del Führer, ma se ci fosse riuscito era certo che le prospettive dell’impresa non lo avrebbero lasciato indifferente.
Hanno scritto dei loro
«I fantasmi dell’Impero è uno dei più formidabili romanzi scritti negli ultimi tempi, un’avventura incredibile, un kolossal, con momenti di scrittura addirittura irridenti, alla Gadda». Antonio D’orrico, Corriere della Sera
«Madame Vitti è il romanzo avventuroso e documentatissimo di una donna e della sua famiglia, dalla Ciociaria a Parigi. Un’epopea bohémienne». Edoardo Sassi, La Lettura
Ci sono libri che colpiscono per la trama e altri che restano addosso per l’atmosfera. La radiomante di Himmler appartiene decisamente alla seconda categoria.
Tra ombre, propaganda e superstizione, il romanzo costruisce un mondo inquieto e magnetico, dove il confine tra realtà e suggestione sembra sfumare continuamente. La scrittura accompagna il lettore con fluidità, senza mai diventare pesante, e rende la lettura sorprendentemente scorrevole nonostante i temi trattati.
Avrei desiderato personaggi più approfonditi, più capaci di lasciare un segno emotivo forte. Eppure il fascino dell’ambientazione riesce comunque a sostenere l’intera narrazione.
Una lettura affascinante, oscura e diversa dal solito.
La radiomante di Himmler di Marco Cosentino e Domenico Dodaro è un romanzo che si muove sul confine sottile tra realtà e finzione, costruendo una trama che prende ispirazione da vicende storiche e figure realmente esistite.
I protagonisti, Cosimo Corsi e Maria Magnani, sono infatti modellati su personaggi reali, ma con nomi diversi, lui pioniere della ricognizione aerea, lei radiomante dotata di una sensibilità fuori dal comune, capace di individuare ciò che è nascosto sotto terra, dalle falde acquifere a metalli preziosi.
Intorno a loro si intreccia una rete di spie, tedesche e alleate, anch’esse ispirate a figure storiche, coinvolte in una missione affascinante e ambigua, quella di convincere i coniugi Corsi a trasferirsi in Germania per collaborare a studi apparentemente scientifici, ma in realtà legati alle ricerche dell’Ahnenerbe, l’organizzazione voluta da Himmler per dimostrare la presunta superiorità della razza germanica attraverso archeologia, antropologia ed esoterismo ma anche legate al mito e alla ricerca, quasi ossessiva, di simboli e tesori come l’oro del Reno.
Le premesse, quindi, sono estremamente intriganti e il romanzo ha tra i suoi punti di forza proprio la volontà di portare alla luce temi poco esplorati in narrativa, come la radiomanzia e il ruolo dell’Ahnenerbe, elementi che aggiungono fascino e spessore storico alla vicenda, così come avviene con l’idea di intrecciare personaggi reali e immaginari che funziona e dimostra un grande potenziale narrativo.
Tuttavia, è proprio nella costruzione della trama che il libro mostra i suoi limiti più evidenti perché, nonostante le oltre trecento pagine, la storia fatica a decollare, la tensione narrativa resta quasi sempre piatta e manca quel senso di progressione che dovrebbe sostenere un romanzo e che qui meritava di essere costruito come fosse una spy story. I continui cambi di scena, ma anche una trama strutturata su una sorta di continua trattativa tra le parti, non riescono a creare dinamismo e a dare contenuto, rendendo il tutto poco coinvolgente e anche debole nella trama stessa.
Ecco quindi che il risultato è un romanzo in cui succede poco e niente, dove si accumulano informazioni, si apprendono curiosità storiche e concetti interessanti, con una trama però che rimane debole e poco incisiva, avvertendo chiaramente che le potenzialità, con una struttura narrativa più solida e una maggiore attenzione alla costruzione della tensione, avrebbero potuto rendere La radiomante di Himmler una spy story avvincente, quasi alla Monuments Men.
Si tratta quindi di una lettura che incuriosisce per i temi trattati e per l’originalità dell’idea, ma che fatica a coinvolgere davvero e diventa in parte un’occasione mancata, poiché è interessante sul piano dei contenuti, ma troppo piatta e poco incisiva nella trama per lasciare il segno.
«Ci fermiamo alla superficie, mentre sotto c’è un mondo meraviglioso che aspetta soltanto di essere rivelato. E scoprirlo, goderne i vantaggi, è molto più facile di quanto la scienza ufficiale si ostini a sostenere.»
Porto Santo Stefano, 1918. Non sa di preciso cosa sia successo, Maria. Quando riprende i sensi, il medico la sta visitando ed è stranito quanto lei perché quel liquido che aveva in corpo altro non è che catrame. Ma come è possibile? La giovane è poco più che una bambina, che si sia trattato di un gioco? No, non si è trattato di un gioco e ancor meno di un episodio isolato perché Maria “sente” ciò che si trova sotto di lei, sente la terra vibrare, sente la terra chiamarla. È il 1928 e siamo a Santo Stefano quando Cosimo Corsi, aviatore, incontra Maria Magnani e capisce che lei ha un dono particolare, la radioestesia. Tuttavia, il suo dono non è paragonabile a quello dei tanti uomini incontrati sino ad allora, è molto più potente, il suo corpo e la sua mente sono veramente scossi da ciò che si cela nel sottosuolo. I due si sposeranno e apriranno una società dedicata proprio a scoprire i misteri che si nascondono sotto la superficie. Ella ha anche la capacità di percepire cosa si cela passeggiando sopra le fotografie.
«Le fotografie la attiravano: il linguaggio misterioso con il quale la terra le parlava poteva farla fremere anche attraverso quelle riproduzioni.»
Nondimeno, siamo in tempo di guerra. Il Secondo conflitto mondiale ha preso campo, il mondo è in declino, la Germania miete vittime su vittime, è il 1943 e le sorti del mondo sembrano appese a un filo. Mussolini è scomparso, gli americani sono alle porte. Himmler è attratto dal mistero, dall’occulto, non riesce dunque a resistere al nome di quella donna italiana che potrebbe portarlo a scoprire, dopo tanti insuccessi, dell’oro del Reno. Vuole Maria e farà di tutto per averla. È qui che la trama ideata da Marco Consentino e Domenico Dodaro si infittisce ancora di più. Due SS vengono infatti assoldate al fine di recarsi in Italia, a Porto Santo Stefano, Orbetello, per convincere la coppia, insieme alle due figlie, a trasferirsi in Germania. Solo con il suo consenso i poteri del radiomante hanno successo. Al contempo anche un inglese, in missione segreta, si muove al fine di impedire che i due riescano nel prelevare la donna. Cosa decideranno di fare i due italiani? Come si evolverà la vicenda? La Storia farà inesorabilmente il suo corso e con lei anche i nostri personaggi dovranno prendere scelte e decisioni non semplici.
«[…] Non basta conoscere se stessi. Per essere certi della vittoria è necessario conoscere il nemico.»
Ed è proprio da due personaggi realmente esistiti che trae origine e ispirazione, con la dovuta finzione narrativa, “La radiomante di Himmler”, ultima fatica del duo di scrittori. È un testo avvalorato da una penna erudita e magnetica che accompagna e conduce senza difficoltà. La prosa si caratterizza di un alternarsi non solo temporale ma anche di voci narranti che, tra loro, susseguendosi e intervallandosi ricostruiscono una storia ricca di colpi di scena e dai tanti riferimenti anche storici e archeologici. Conosciamo di uno spaccato spesso ignoto o poco conosciuto e vi riusciamo per mezzo di uno scritto che attrae e che invita a proseguire nella lettura. Un testo consigliato a chi ama l’avventura, la storia e i colpi di scena e a chi cerca un qualcosa di diverso e originale sul piano della letteratura contemporanea.
Le premesse della copertina (spie, seconda guerra mondiale, rabdomanzia, ecc…) mi avevano intrigato, ma in realtà il libro è lento e non succede niente per 300 pagine - salvo nel finale. Non mi ha appassionato.