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Il romanzo di Mussolini #5

Het einde en het begin (M.)

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De ijzingwekkende ontknoping van Scurati's meesterlijke saga

Op 28 juli 1943, nadat de vergadering van de Grote Raad hem had afgezet, werd Benito Mussolini gedeporteerd naar Ponza. Maar op dit eiland, waar het regime tientallen dissidenten gevangen had gezet, bleef de Duce net lang genoeg om in zijn eentje zijn zestigste verjaardag te vieren. Hij wordt bevrijd door de parachutisten van de Führer en door Hitler aan het hoofd geplaatst van een schijnstaat die de opmars van de geallieerden moet tegenhouden: de Italiaanse Sociale Republiek.
Maar het gewonde beest probeert nog een keer uit te halen.
Dit zijn zeshonderd dagen, van september 1943 tot april 1945, waarin Italië zijn donkerste uur beleeft. In deze apocalyptische maanden toont het fascistische regime zijn ware, wrede gezicht. Van de grandeur van het imperium resteert alleen nog de waanzin van een man die de geschiedenis zal ingaan als architect van zijn eigen ondergang, en daarin zoveel mogelijk verwoesting wil zaaien.

365 pages, Kindle Edition

First published April 8, 2025

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About the author

Antonio Scurati

43 books450 followers
Docente e ricercatore all'Università Statale di Bergamo, coordina il Centro studi sui linguaggi della guerra e della violenza. Sempre presso l'Università Statale di Bergamo insegna Teorie e tecniche del linguaggio televisivo. Nel 2005 Scurati diviene Ricercatore in Cinema, Fotografia, Televisione. Nel 2008 si trasferisce alla Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano, dove svolge l'attività di ricercatore e docente titolare nell'ambito del Laboratorio di Scrittura Creativa e del Laboratorio di Oralità e Retorica.

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Profile Image for Nood-Lesse.
453 reviews348 followers
September 8, 2025
#M5

Più romanzato degli altri M, più concentrato degli altri M, porta (o più precisamente con-Duce) dall’isola di Ponza a Piazzale Loreto. Scurati sembra metterci una quota maggiore di letteratura, poi però, puntuali a fine capitolo, ritornano le fonti da cui ha attinto.
Si procede, viene spiegato bene che cosa successe, come il fascismo si tramutò in Repubblica Sociale Italiana. Va invece immaginato cosa provarono milioni di italiani quando Il 15 settembre 1943 la radio comunicò che Benito Mussolini aveva ripreso la suprema direzione del fascismo in Italia. Era passata appena una settimana dall’8 settembre, giorno dell’armistizio con gli anglo-americani firmato da Badoglio.

Benito Mussolini vuole che l’eredità della sua repubblica fascista venga consegnata ai repubblicani, non ai monarchici, e il suo ultimo, incompiuto, fantomatico esperimento socialista venga custodito proprio da quei socialisti che ha incarcerato, perseguitato, ucciso per decenni.
Tratta con tutti, inganna tutti, minaccia la violenza, punta sul compromesso politico, Benito Mussolini. Come ha sempre fatto, come fece in principio, ai tempi della marcia su Roma. Salvo che questo non è il principio, questa è la fine.


Ecco il titolo che ha scelto Scurati per il suo M5, ecco che a metà del libro avvisa, se qualcuno lo avesse dimenticato, cosa ci apprestiamo a leggere. La cronaca si farà sempre più dettagliata, salvo sull’ultima notte del Duce e sulla sua uccisione
I superstiti, quelli che non si sbraneranno tra loro nell’immediato dopoguerra, la racconteranno per decenni, fino alla tomba. Nessuno dirà la verità

Di sicuro c’è che alle ore 16.00 del 28 aprile 1945 i corpi di Benito Mussolini e di Clara Petacci giacciono senza vita. Il racconto non finisce qui, si entra dentro il cuore della vendetta e ottanta anni dopo la si legge con uno spirito diverso rispetto a quando fu perpetrata.
Quando commentai M1, ancora ignaro del progetto completo di Scurati, scrissi:
la narrazione si interromperà a gennaio del 1925 e non sarà dato sapere della sorte dei personaggi principali di cui vengono raccontate le gesta. Non ho resistito alla tentazione di vedere le date che hanno delimitato la loro esistenza…
Ho apprezzato molto che Scurati in calce alla sua Emmelogia abbia collocato una sezione intitolata LE MORTI, al cui interno si trovano brevi sorprendenti profili degli attori del ventennio fascista, racchiusi fra asterisco (*) e obelisco (†). Vi è poi un capitolo finale, intitolato UNA VITA e dedicato a Liliana Segre, una degli ultimi testimoni viventi dell’inferno di Auschwitz e della follia nazi-fascista.

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Appunti di lettura:

Vedi, la donna che c’innamorò quando era adolescente, ora è vecchia, brutta e ammalata. Scappare da lei sarebbe un’ignobile viltà: bisogna stare vicini al suo letto e sopportarla, anche maleodorante.
Ardengo Soffici, scrittore e squadrista della prima ora, all’amico Primo Conti per spiegare la sua adesione alla Rsi, autunno 1943

Il Duce intende creare un nuovo esercito italiano con i residui del fascismo. Ho i miei dubbi sulle sue possibilità di riuscita… Gli italiani non vogliono essere una grande potenza. Questa volontà è stata loro inculcata artificialmente dal Duce e dal Partito fascista… Il vecchio Hindenburg aveva indubbiamente ragione quando disse che nemmeno Mussolini sarebbe mai riuscito a fare degli italiani altro che degli italiani.
Joseph Goebbels, Diario, 23 settembre 1943

Eroe tanto umile e riservato quanto fiero, la sua lettera aperta indirizzata nel dopoguerra al maresciallo Bernard L. Montgomery è forse la testimonianza più alta dell’intera oratoria militare italiana. Dopo aver ricordato allo sprezzante comandante delle forze alleate una versione più attendibile della verità storica e raccontato la morte oscura e gloriosa di alcuni nostri soldati nei quali probabilmente rivede molti tratti di se stesso, così conclude: “E le dirò perché ho voluto che Lei vedesse il posto dove morirono Trazzi, Flachi, Celesia, Fogliasso, Passini, Miotrello e Martinelli. Appartenenti a sette armi e corpi diversi del regio esercito, nessuno dei sette aveva gradi elevati, nessuno ebbe, che io sappia, medaglie: morirono oscuri, e spinsero la modestia al punto che, quando ne cercammo le spoglie, non trovammo nulla. Sette irreperibili… Io La invito, mio Lord, a mettersi sull’attenti davanti ai nomi che ha sentito. Io La prego di salutare.”
PAOLO CACCIA DOMINIONI
Nerviano, 14 maggio 1896 – Roma, 12 agosto 1992

Sono nato nel 1971, quello che ancora oggi per me è il PRESIDENTE, l’ho conosciuto così:
https://www.youtube.com/watch?v=2vu8k...
Chi può sapere che cosa ci sia stato nella vita di un uomo? A undici anni, dopo averlo visto gioire fanciullescamente, se mi avessero fatto leggere ciò che riporto sotto, non avrei creduto possibile fosse lui.

Lavoratori, il fascismo è caduto. I componenti di questa associazione a delinquere, sino a ieri feroci, perché si appoggiavano alla brutale forza nazista, questa forza crollata, sono fuggiti appena l’insurrezione popolare è esplosa. Il capo di questa associazione a delinquere, Mussolini, mentre giallo di livore e di paura tentava di varcare la frontiera svizzera, è stato arrestato. Egli dovrà essere consegnato ad un tribunale del popolo, perché lo giudichi per direttissima. E per tutte le vittime del fascismo e per il popolo italiano dal fascismo gettato in tanta rovina, egli dovrà e sarà giustiziato. Questo noi vogliamo, nonostante che pensiamo che per questo uomo il plotone di esecuzione sia troppo onore. Egli meriterebbe di essere ucciso come un cane tignoso.
Sandro Pertini, discorso a Radio Milano Liberata, 27 aprile 1945

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EMMELOGIA
M1. M. Il figlio del secolo 2018
M2. M. L'uomo della provvidenza 2020
M3. M. Gli ultimi giorni dell'Europa 2022
M4. M. L'ora del destino 2024
M5. M. La fine e il principio 2025
Profile Image for Carlo.
105 reviews136 followers
May 15, 2025
Almost 7 years, 5 volumes, over 3,000 pages. The story is done, the happy ending has come: the big-jawed butcher is dead, hanged by his feet in Piazzale Loreto, covered in the spit of those who, until the day before, had praised him. That's how it had to be, that's how it was! And if anything, they hung too few of them. Faced with the re-emergence, from the sewers of History, of the black cockroaches, it was right and necessary to remember the useless infamies that their predecessors were capable of in order to try to awaken the consciences clouded by the undifferentiated garbage spread by social media.
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Quasi 7 anni, 5 volumi, oltre 3.000 pagine. La storia è compiuta, il lieto fine è giunto: il macellaio mascellone è morto, appeso per i piedi in Piazzale Loreto, ricoperto degli sputi di chi, fino al giorno prima, l'aveva osannato. Così doveva essere, così è stato! E semmai ne hanno appesi troppo pochi. Di fronte al riemergere, dalle fogne della Storia, degli scarafaggi neri, era giusto e necessario ricordare le inutili infamie di cui sono stati capaci i loro predecessori per provare a risvegliare le coscienze obnubilate dall'immondizia indifferenziata diffusa dai social media.
Profile Image for Giada.
162 reviews14 followers
April 29, 2025
L'ultimo libro della serie M di Scurati si legge in poco tempo ma lascia il segno. D'accordo, forse non è il migliore della serie, forse è affrettato, forse meritava più pagine. Ma quelle pagine sono strazianti, dalla prima all'ultima. Ripercorrendo l'ultimo biennio prima della Liberazione tornano a galla la violenza efferata, i crimini disgustosi, il dolore, la paura, la distruzione, l'angoscia e un dilagante senso di ingiustizia.
IL NAZIFASCISMO FA SCHIFO.
E, proprio in questi giorni in cui si festeggiano gli 80 anni dalla Liberazione, mi fa una rabbia immensa leggere di persone che vanno in pellegrinaggio a Dongo o al cimitero di Predappio. Mi viene il voltastomaco a pensare che ci siano persone che idolatrano ancora un regime dittatoriale che ha distrutto una nazione, regime capeggiato da un individuo che, fino all'ultimo, è stato un pavido buffone deriso persino da coloro che erano padroni più che alleati.
Come può esistere ancora il fascismo dopo le stragi delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, dopo le leggi razziali, le deportazioni, fucilazioni arbitrarie, torture, dopo gli eccidi in Etiopia, dopo i soprusi, le violenze, dopo che l'omunculo di cui tenete il busto in soggiorno vi avrebbe lasciato morire pur di salvarsi la pelle?
Conoscere la Storia è fondamentale, in particolar modo la storia di questo ventennio che è tuttora una ferita sanguinante e suppurante del nostro Paese. Occorre conoscere e non dimenticare. Se siamo ancora in tempo e non ce ne siamo già dimenticati.

«L'amavo troppo la mia Patria, non la tradite, e voi tutti giovani d'Italia seguite la mia via e avrete compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale. Perdono a coloro che mi giustiziano perché non sanno quello che fanno e non pensano che l'uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.»
Giancarlo Puecher, 20 anni, partigiano ucciso per rappresaglia
Profile Image for Come Musica.
2,153 reviews672 followers
June 3, 2025
“Schierati dietro a Franco Colombo, sono quasi tutti veterani dello squadrismo originario. Coetanei del secolo, hanno già tutti sfilato in parata in queste stesse strade al principio degli anni venti quando erano giovani, agili, gagliardi, spettacolari. Ora che il secolo è invecchiato insieme a loro, spezzato in due tronconi dalla guerra perduta, sono tornati per gettare un ponte verso la loro giovinezza, la primavera di una vita suscitata dalle manganellate, dai canti della rivoluzione e da violenze assortite. Li guida una sola stella: la nostalgia, il dolore del ritorno, il ricordo menzognero dei giorni belli, i giorni gloriosi, i giorni della lotta, la confusione vitale della rissa, li guida il fantasma della giovinezza, il più vile degli inganni. Divorati dal cancro del tempo, passati in giudicato dalla storia, cristallizzati per l’eternità nel gesto omicida, sono i dannati di un inferno anonimo, i manovali del massacro, sono i desperados del fascismo.”

In questo lunedì, 2 giugno 2025, è quanto mai doveroso leggere Antonio Scurati che ha concluso con “M. La fine e il principio”, la saga, in cinque volumi, dedicata a Mussolini.
Scurati mantiene, anche in questo quinto volume, l’impianto narrativo che ha caratterizzato gli altri quattro volumi: alla narrazione si alternano brani tratti dalle fonte storiche.
Dal 28 luglio 1943, giorno in cui Benito Mussolini viene deportato a Ponza, fino al 29 aprile 1945, giorno in cui i corpi morti dì Clara Petacci e Benito Mussolini (fucilati il 28 aprile 1945) furono portati in Piazzale Loreto, Scurati narra la fine dell’impero, la fine dell’uomo che più di ogni altro ha marchiato a sangue il corpo della nostra storia. E dalle macerie della sua fine, germoglia la fragile pianta della democrazia. Sono passati ottanta anni da quei 25, 28 e 29 aprile 1945.

La tragica fine del dittatore è il principio della libertà per l’Italia e per l’Europa. L’immenso lavoro fatto da Scurati è un monito a non abbassare la guardia, a continuare a difendere la nostra democrazia, attaccata più e più volte, da più parti:

“Taglierete la fune, giurerete e spergiurerete eppure non potrete mai perdonarvi. La vostra Repubblica nasce qui, su questa piazza, fondata su questo cadavere scannato a un uncino da macellaio. Mentre i vigili dirigono il traffico della folla accorsa, spontaneamente, a contemplarlo. Mentre i fotografi professionali scattano immagini destinate a diventare cartoline postali da scambiare a Natale. Nasce qui, in questo momento, su questa terra, sotto questo cielo di piazzale Loreto la vostra Repubblica e sarà nata qui per sempre.”

Mussolini fu un opportunista, un uomo violento che trattò le donne come oggetti per soddisfare il suo piacere, un populista affamato di successo e di desiderio di rivalsa, un uomo pericoloso, irascibile, barbaro e primitivo, inquietante

“Alla fine, come in principio, saranno soltanto i morti. In principio come alla fine sarà ancora soltanto il corpo. Il corpo macellato e ricomposto, morto e resuscitato, laido e glorioso. Il corpo del vostro Duce.
Sì, il mio pubblico ci sarà ancora. E ancora. E ancora.
Il cadavere tornerà, io tornerò perché i morti non pesano soltanto, i morti sopravvivono.
Sono cose più antiche del mondo.
E io queste cose le so, le so perché è inutile, non c’è niente da fare, io sono come le bestie: sento il tempo che viene.”
Profile Image for Chiara LibriamociBlog.
435 reviews346 followers
April 25, 2025
La serie di M di Antonio Scurati giunge al suo epilogo con La fine e il principio, chiudendo un racconto monumentale che ha attraversato più di vent’anni della nostra storia. È il capitolo conclusivo di un sogno autoritario travestito da salvezza, costruito attorno alla figura mitizzata di Benito Mussolini, che alla fine si rivela per ciò che è sempre stato: una tragedia annunciata.

Il fascismo, inizialmente accolto da molti con entusiasmo quasi religioso, appariva come un’epoca di ordine, rinascita nazionale e grandezza imperiale. Ma sotto la superficie del consenso si nascondevano la censura, la repressione, la violenza sistematica, la guerra e le leggi razziali. Col tempo, quel mito si sgretola e mostra il suo vero volto, consegnando all’Italia una delle pagine più buie della sua storia.

Questo ultimo volume si concentra sugli eventi che vanno dall’arresto di Mussolini dopo l’8 settembre 1943 fino a Piazzale Loreto il 29 aprile 1945. Un biennio violento, caotico, dominato dallo sbando morale e civile, in cui la brutalità sembra generare solo altra brutalità, e l’umanità viene schiacciata sotto il peso della vendetta e della disperazione.

Grande spazio è dedicato a Milano: città simbolo del fascismo nascente, martoriata durante l’occupazione nazista, e infine teatro della resa dei conti finale. Qui, sul corpo del Duce si sfoga la rabbia di un popolo tradito, abbandonato, spogliato della propria dignità. In queste pagine, Scurati ricostruisce con intensità quel clima torbido, cercando di restituirne tanto le ombre quanto le sfumature umane e morali.

Tuttavia, dal punto di vista narrativo, questo ultimo capitolo appare meno incisivo dei precedenti. Fin dalle prime pagine, Scurati rinuncia quasi del tutto all’introspezione dei personaggi per concentrarsi su una cronaca più asciutta, affidata ai fatti e ai documenti. Ma questa scelta si traduce spesso in una narrazione frammentaria, in alcuni momenti confusa, come se la densità storica di quegli eventi avesse sopraffatto l’ambizione del racconto - la parte finale delle “morti” è un’odissea, per non dire un calvario - .

Da milanese, ho apprezzato particolarmente l’attenzione riservata alla città, ma non posso negare che, da lettore esterno, alcune parti avrebbero potuto risultare affrettate o parziali. Soprattutto la descrizione della morte di Mussolini – episodio tanto cruciale quanto ancora avvolto dal mistero – lascia insoddisfatti. I documenti storici esistono, e ci si aspetterebbe un affondo più netto e meno sfumato proprio in quel punto.

Il primo volume della saga resta il più riuscito: vibrante, innovativo, potente. I capitoli successivi, pur mantenendo qualità, non sono riusciti a replicarne lo stesso impatto. E quest’ultimo libro, pur chiudendo il cerchio, lo fa con meno slancio e più esitazione. Manca quella forza narrativa che ha reso M. Il figlio del secolo un’opera dirompente. Si ha l’impressione di una tavola apparecchiata con cura, a cui però manca la portata principale.

È un volume conclusivo, sì, ma non del tutto compiuto: i dettagli sono spesso sfumati, ridotti all’osso, e la confusione degli eventi sembra riflettersi anche nella struttura del racconto. Resta il dubbio: è stata una scelta consapevole, un modo per restituire il caos storico di quegli anni? O è stata la fretta di concludere un’opera tanto ambiziosa a giocare un brutto scherzo all’autore?
Profile Image for Stefano Cucinotta.
Author 5 books52 followers
June 6, 2025
Si chiude qui un viaggio di anni, che sigilla e conferma la portata straordinaria di quest’opera. Con una prosa incendiaria, che scrive pagine di pura letteratura contemporanea, Scurati chiude la sua epopea popolare fitta di fonti, date, fatti. Ha la delicatezza di non accanirsi nel morboso, racconta con sapienza la vigilia della Fine, e viaggia in un lungo epilogo tra morte e vita. Vibra in profondità come le storie di paura intorno al fuoco, solo che quelle restano nel conforto della fantasia, qui c’è un dolore più profondo, tutto vero, fatto per restare.
Profile Image for Gauss74.
472 reviews100 followers
August 5, 2025
Ultimo capitolo della saga che Scurati ha dedicato all'italiano più terribile e famigerato della nostra storia recente, e forse non il migliore: anche perchè quello della RSI e del tracollo finale è secondo me il periodo più difficile da raccontare. La stessa cosa peraltro mi era successa leggendo dello stesso periodo dal punto di vista storico, sui libri di Giorgio Bocca: avvincente e leggibilissimo il libro sulla guerra fascista, perennemente annaspante quello sulla guerra civile.



Non è per niente difficile farsene una ragione: la guerra militare ha un punto di vista forzatamente privilegiato che è quello dei generali e dei soldati al fronte, ma una nazione che crolla e si sfalda all'interno di una guerra civile che fa sprofondare nel sangue ogni singolo paesino di campagna, viene da dire che può fare un punto di vista di ogni microscopica borgata, a partire da quella Torre Maina di contadini che Giulio Cesare Bertani ha raccontato in "Ander a vagg".



Bisogna scegliere, quindi. E coerentemente coi volumi precedenti Scurati sceglie la città di Milano (la più importante) ed il punto di vista dei colpevoli, che in questo capitolo oltre alle colpe verso la storia aggiungono quelle nei confronti degli esseri umani. Il fascismo, da movimento criminale nei confronti del mondo, di fronte alla sconfitta torna a rivolgersi all'umanità di risulta, alla feccia, torna ad essere quella manica di assassini che è sempre stato ma almeno nel 1919 lo era in modo trasparente. E lo sarà anche qui, come le pagine spaventose dedicate alla brigata Nera Ettore Muti raccontano molto bene.



La storia della RSI diventa quindi la storia di un movimento che persa la dignità di governo torna ad essere fatto di criminali da strada, di gente che non merita la storia con la S maiuscola anche se a suon di sangue fa di tutto per meritarla. E Mussolini? Mussolini quì è un fantasma, quello vero è già morto da tempo.

L'inventore di un modo di essere nazione basato sul sopruso del più forte e sull'ingiustizia sistematica non aveva i mezzi per fare i conti con la sconfitta ingloriosa. Non ce la poteva fare e non ce la ha fatta, già a partire dall'invasione della Sicilia, molto prima del gran consiglio del fascismo.



Un fantasma in balia degli eventi, quel piccolo uomo vigliacco e ladro che è sempre stato ma che prima si nascondeva nel bluff della grandezza di chi sapeva osare più degli altri, basandosi sul niente. Ed è morto male, fuggendo all'estero travestito da tedesco, questo nazionalista esasperato che mandava alla morte tutti pur di sopravvivere lui.



Dei dettagli storici pare inutile parlare, che tanto bene o male tutti li sappiamo: desta più interesse la sequenza di brevi biografie di chi è sopravvissuto alla fine della guerra, incluse alcune persone palesemente colpevoli. E' interessante perchè stimola ancora una volta alla domanda: è stata fatta davvero giustizia? Perchè clemenza nei confronti di chi non ne aveva mai avuta (e probabilmente neanche questo fu vero)?



Innanzi tutto, la colpa del fascismo non fu solo personale degli squadristi, ma fu colpa collettiva di un popolo intero, che a parte rarissime e lodevolissime eccezioni in quel sogno sanguinoso e perverso finchè le cose andavano bene ci aveva creduto. Quando fu proclamato l'impero d' Etiopia eravamo tutti fascisti, e che si fottano i neri massacrati dal gas nervino e le bambine sodomizzate dai soldati intalianai ingrifati (sì, caro Indro, proprio a te sto pensando). La dimostrazione è proprio lo scempio di piazzale Loreto raccontato così bene in questo M. Sandro Pertini, che fu uomo vero e che fascista non fu mai a rischio della propria vita, ebbe a dire che "Oggi la rivoluzione si è disonorata". Quel ridurre il corpo di Mussolini e della sua Ghenga ad ammasso di carne non era solo la vendetta su un assassino, ma la dissacrazione di un Dio che si è consapevoli di aver venerato a torto. Il corpo di Mussolini era un feticcio prima, diventa occasione di scandalo e di rimorso dopo.



La stessa colpa collettiva, in modo nascosto e ombroso c'è ancora adesso, quando omaggiamo Meloni come donna, madre e cristiana. Il corpo femminile come portatore di vita e di valori, venerato in modo divino e circondato di indegni incapaci ( a che pro citarli tutti? Lo sappiamo bene di che parliamo) esattamente come il Mussolini di allora si circondò di quei buoni a niente che vengono raccontati in queste pagine. Penso che sia la cosa più vicina al fascismo che il governo Meloni abbia, al netto del resto che mi sembra abbastanza antistorico.



Secondo punto: non è vero che nessuno pagò. A partire da Mussolini (che gli inglesi avrebbero impiccato comunque, al netto delle illazioni diverse) proseguendo per Pavolini e per il terribile macellaio Franco Colombo, comandante della Muti, le persone talmente responsabili davanti alla storia ed al popolo da essere al di sopra della responsabilità collettiva, furono tutte uccise. Questo al netto di quel lungo strascico di sangue che ogni guerra civile si porta dietro,e che si portò via molti dei colpevoli a ogni livello. Era giusto? Non lo fu. Era utile? Nemmeno. Proprio il massacro di Gaza in questi giorni ci fa vedere che cosa accade alle terre che non sanno fare pace con la propria storia. Ne sono orgoglioso? Da cittadino italiano del triangolo rosso, certo che lo sono. La mia gente ha subito l'eccidio di monte Sole, di Monchio, e mille altri. Se io perdo i miei figli arsi vivi in una chiesa e faccio tanto di sopravvivere, se alla fine della guerra vedo che stai per farla franca oh se ti vengo a cercare. Con buona pace di Ignazio La Russa che fa dell'ironia sulla pastasciutta di casa Cervi perchè gli brucia la coda di paglia.



Terzo punto: la necessità di una classe dirigente. L'amnistia Togliatti che liberò molti fascisti ebbe luogo perchè, semplicemente, non si poteva fare diversamente. L'Italia era un paese distrutto, nella sua terra ma anche nella sua vita civile ed intellettuale. La vita intellettuale le fu restituita dalla arte stupenda che nacque dalla lotta antifascista (Carlo e Primo Levi, Cassola, Guttuso, Vittorini, Calvino, Silone, Fenoglio...), ma una classe dirigente diversa da quella del facismo mica c'era,a disposizione. Da quella bisognava partire per forza, ed è legittimo pensare che i prefetti ed i giudici della RSI, che pure nella maggioranza dei casi già durante la guerra si spesero per cercare di limitare gli eccessi, tutta questa voglia di perseguire i fascisti non è che ce l'avessero.



Da ultimo, l'avvento della guerra fredda e qui non ci spendo molte righe perchè pare ovvio che il blocco occidentale che si prepara ad un confronto duro e prolungato, di persone militarmente preparate e che conoscevano il territorio faceva fatica a farne a meno.



Non c'è niente di inspiegabile nella storia e nella fine della RSI dunque, a livello razionale. Ma nel cuore, nella pancia, questa è ancora roba che brucia, soprattutto ora che la destra torna ad avere titolo e presenza nel panorama politico e culturale. Non che non sia giusto, ottant'anni di ostracismo sono meritatissimi ma comunque tanti, ma è anche il buon motivo per tenere le lame affilate, le orecchie dritte, i cuori impavidi. Per non subire come l'altra volta.



Grandi lezioni di antifascismo come questi cinque libri, eccome se ci vogliono.



Grazie, Antonio.
Profile Image for Liam McCourt.
12 reviews
August 24, 2025
Gran libro. In 285 pagine Scurati racconta gli ultimi due anni di vita di un uomo narciso, violento ma allo stesso tempo codardo e ipocrita in ogni momento chiave. Un ritratto che smentisce ogni eroismo, facendo apparire l'unico dittatore della storia di questo paese un individuo quasi patetico, che nel momento del disastro tradì i suoi seguaci più devoti. Il Fascismo, invece, ne esce come un movimento violento, sanguinario e corroto e la RSI come la sua incarnazione peggiore: una sorta di quasi-stato coloniale della Germania Nazista retto da un quasi-esercito odiato dalla maggior parte della popolazione e dedito principalmente ad ammazzare altri italiani.
Profile Image for Lorenza Alessandri.
590 reviews19 followers
April 21, 2025
La parte narrata si focalizza (abbastanza evidente la ragione) su Milano, perdendo un po’ di vista il disegno complessivo di quello che è successo tra il 1943 e il 1945.
Ma questo libro vale la pena leggerlo per le pagine finali, in cui si mostra, senza retorica, come mai l’Italia è questo paese qui, mostrando che fine hanno fatto i fascisti del ventennio.
In quelle brevi biografie si trovano molte risposte a domande che sembrano non averla, una risposta. E invece.
Profile Image for Filippo Pasqui.
Author 3 books103 followers
May 8, 2025
No vabbè, che finale inaspettato. Chi l’avrebbe mai detto!
Profile Image for Mosco.
466 reviews46 followers
April 21, 2025
Non il migliore dei 5, cupo, sinistro, opprimente e anche triste.

Sì, ci sarebbe stato parecchio da approfondire, altre persone da seguire, molti momenti da analizzare, ma è già abbastanza vergognoso e doloroso così (non Scurati, eh!) E' un romanzo, ci tiene a chiarire l'autore: un romanzo può permettersi di essere emozionante e avvincente: l'ho chiuso col magone, davvero.

E quanti di costoro hanno pagato i loro crimini e la loro infingardaggine? Pochi, pochissimi. La maggior parte se l'è cavata più o meno con un paio di sculaccioni e a letto senza cena. Chissà perché l'Italia di oggi è quella che è.

(anche questa volta diverse pessime recensioni da destra. Fastidio, eh?)

66 reviews
June 27, 2025
Libro al livello dei quattro precedenti. Mi piace che Scurati lo chiami romanzo : così previene eventuali critiche dei soliti noti.bene la parte in appendice riguardante la vita dei maggiori personaggi storici. Ha rimediato a un’importante mancanza dei precedenti libri,, anche se alcune interpretazioni sono del tutto personali. Comunque, una buona lettura.
64 reviews
May 3, 2026
Ongekende tour de force, prachtig vertaald door Jan van der Haar en heeft me na het uitlezen nog flink aan het denken gezet. Iedereen zou het moeten lezen, iedereen zou moeten snappen dat ruim twintig jaar M niet weg te vagen is uit een samenleving.
Profile Image for Jeroen Kuiper.
63 reviews
March 9, 2026
Het laatste deel in de reeks over de opkomst en ondergang van Mussolini, in romanvorm met veel pathos, en met letterlijke citaten erin verwerkt.
Dit deel vertelt uiteraard de ondergang: zijn laatse twee jaar als marionet van de Nazi's. Ik ken hem uit de beelden waarop hij een hansworst lijkt, maar Scurati laat de gewelddadigheid van diens regime zien, ook in deze laatste twee jaar.
Het enige minpunt van dit laatste deel is dat het eindigt met wat droge stukjes over hoe het de andere figuren is afgelopen.
Profile Image for Pep Bonet.
950 reviews30 followers
August 27, 2025
Questo è l'ultimo libro de la straordinaria saga su M, diventato un fantasma di se stesso, ma con la stessa mancanza di umanità e tutta la malvagità che ha mostrato dalla fine della Grande Guerra. Ampiamente documentata, quest'opera ci permette di comprendere meglio i dittatori "adorati" dal loro popolo. Particolarmente interessante è l'elenco dei fascisti morti nei loro letti, o addirittura pagati dalla CIA. Nessuno dovrebbe perdersi questa serie.
116 reviews
March 30, 2026
Huiveringwekkend dichtbij dat fascisme. Laatste zin uit dit boek: onze geschiedenis -- is nog niet voorbij.
182 reviews3 followers
April 28, 2026
“Het is nog niet voorbij”. Zo eindigt deze overdonderende overvloed van verbijsterende details met al die overtuigde en of opportunistische of onverschillige mannen, jongens, idioten en wanhopigen. Iets meer afstand, wat meer overzicht had geholpen om als lezer overeind te blijven in deze maalstroom van gebeurtenissen. Maar die luxe hadden de tijdgenoten toen ook niet. Wel was het meer hun dagelijks bestaan, Scurati dompelt ons erin onder, ‘kijk dan, kijk dan, heb je dit gezien, zie je dat wel’. Ik lees het, ik zie het verbijsterd aan.
Scurati schrijft beeldend, een krijsende aap luidt de beschrijving van een van de vele bombardementen van Milaan in. Voor niet-Italianen en niet-historici zijn de vele gebeurtenissen, organisaties en personen overvloedig, als een barokke kerk. Een overdaad aan details.
Profile Image for Michele Lussu.
5 reviews
August 22, 2025
4 stelle perché il tema trattato è veramente interessante ma proprio perché complesso forse valeva la pena approfondirlo di più e invece in certi tratti il romanzo appare frettoloso, una corsa da togliere il fiato per arrivare alla cronaca degli ultimi giorni. In ogni caso, sicuramente quello che tiene più incollati dopo il primo della serie. Un viaggio fra gli ultimi spasmi di vita del
regime e di Mussolini. Scurati magistrale nel portarci a provare pietà umana ricordandoci subito dopo che uomo fosse
Profile Image for Georgia ⋆˙⟡.
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January 4, 2026
Anche se credo che molti avvenimenti importanti per la storia italiana del dopo Armistizio sarebbero dovuti non solo assente brevemente menzionati ma proprio affrontati, non starò qui a fare polemica.
Questo libro è la giusta conclusione della serie.
E poi vederlo (o meglio leggerlo) morto è sempre un grande piacere.
Profile Image for Andrea F J.
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April 15, 2026
Il più interessante perché fa capire da dove arrivano i rigurgiti di fascismo che ancor oggi intossicano l’Italia
Profile Image for David Rozema.
203 reviews1 follower
May 14, 2026
De gruwelijke neergang van Mussolini en zijn kliek, ergens hoopgevend, maar wat een leed. Wederom krachtig beschreven in die mengvorm van fictie en non-fictie, uitstekend vertaald ook.
De fascisten zijn onder ons, openlijker dan ooit. Zoals Scurati opent: "voor al diegenen die nog geloven in de democratie. Laten ze zich opmaken ervoor te vechten."
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June 16, 2026
El final de la historia de Italia de la primera mitad del siglo XX y una perspectiva actual también en relación con el fascismo. Valen la pena los 5 tomos.
Profile Image for Gavin Armour.
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June 20, 2026
Mit M. DAS ENDE UND DER ANFANG (M. LA FINE E IL PRINCIPIO, Original erschienen 2025; Dt. in der Übersetzung von Verena von Koskull 2026), dem fünften und abschließenden Teil seiner gewaltigen Mussolini-Saga, vollendet Antonio Scurati nach über 3.000 Seiten eines der bisher ehrgeizigsten literarischen Projekte des neuen Jahrtausends.

Beginnend mit Mussolinis Inhaftierung im Sommer 1943, berichtet Scurati – einmal mehr auf Daten, Fakten, Protokollen, Briefen und allen sonst denkbaren Quellen basierend – vom kümmerlichen Rest des Lebens jenes Mannes, der sich selbst so gern und den der Autor in Anbetracht der Schilderungen seines Lebens zutiefst ironisch den „Duce des Faschismus“ nennt. Berichtet von der Befreiung Mussolinis aus der Haft durch deutsche Elitetruppen und SS-Einheiten und die anschließenden ca. 20 Monate der italienischen Sozialrepublik, deren „Hauptstadt“ die Gemeinde Salò, am Gardasee gelegen, gewesen ist. Hier siecht Mussolini gemeinsam mit seinen letzten Getreuen als Marionettenregierung von Hitlers Gnaden dem Ende des Kriegs und seinem eigenen, unausweichlichen Ende entgegen. Währenddessen wird Italien von der Deutschen Wehrmacht besetzt und es beginnen nun endgültig die Transporte der jüdischen Bevölkerung in die Todeslager im Osten, die Alliierten kämpfen sich unter fürchterlichen Verlusten auf beiden Seiten Kilometer für Kilometer den Stiefel hinauf und es entbrennt ein immer bitterer, immer brutaler geführter Bürgerkrieg zwischen den unterschiedlichen Partisanengruppen und den Resten der faschistischen Armee und den faschistischen Squadri. Vor allem aber berichtet Scurati von dem Elend der letzten Monate dieses Massenschlachten namens Zweiter Weltkrieg, das für die Stadt Mailand und deren Umgebung fürchterlich gewesen sein muss. Während die Zivilbevölkerung unter den massiven Luftangriffen der Briten und Amerikaner litt, wurde die Stadt selbst zu einem der Hauptschlachtfelder des Bürgerkriegs.

Eindringlich, manchmal hart an der Grenze zum Erträglichen – und wahrscheinlich genau in diesen Momenten extrem nah an der Realität – entwirft Scurati ein Panorama des gnadenlosen Schlachtens der politischen und ideologischen Feinde auf beiden Seiten – sowohl der sich noch einmal aufbäumenden Faschisten, als auch der kommunistischen wie liberalistischen Partisanengruppen, die sich zu allem Unglück auch gegenseitig bekriegten. Es entsteht ein nahezu apokalyptisches Bild der Endphase des Krieges in den Straßen Mailands. An den Straßenecken werden Menschen standrechtlich erschossen, nicht immer wird deutlich wer da gerade wen meuchelt, die Leichen bleiben in den Gassen liegen, zur Abschreckung und Mahnung an den Gegner, was ihm blüht, fällt er seinen Feinden in die Hände. Die Gnadenlosigkeit, mit der hier Italiener ihre Landsleute abschlachteten, muss Scurati nachhaltig beeindruckt haben, denn immer wieder streut er Beispiele ein, wie selbst die Jüngsten – Kinder, Jugendliche – nicht verschont wurden. Die einen fielen deutschen Strafaktionen – für jeden toten deutschen Soldaten sollten zehn Italiener sterben – zum Opfer, die anderen ihren eigenen Landsleuten. Und manchmal war es auch anders herum. So oder so – es war grauenhaft.

Konterkariert werden diese Szenen aus der Hölle mit jenen aus Mussolinis letztem Domizil, wo er, sich seiner Lage wohl durchaus bewusst, letzten ideologische Träumen nachhängt und hofft, den Faschismus als Idee weiterentwickeln zu können. Scurati erläuterte in einem Interview, dass die Neofaschisten, mit denen Italien, mit denen es Europa nicht erst seit Kurzem wieder zu tun hat, sondern im Grunde seit dem Ende des Krieges, genau an diesen Ideen ankoppeln, sich damit vom historischen Faschismus lösen und ihn gar als Utopie verkaufen wollen. Es ist ihm wohl nicht zuletzt dies ein Anliegen: Die Nachgeborenen zu warnen, vor jenen Rezepten zu warnen, die die Populisten uns heute als den letzten Schrei verkaufen wollen.

Scurati folgt den letzten Tagen Mussolinis minutiös, bezeugt die Feigheit von einem, der die Italiener zwanzig Jahre lang auf den angeblich so wünschenswerten Heldentod eingeschworen hatte und nun doch flieht und das eigene Leben irgendwie retten will. Der aber dann, als es zu spät ist, eher gefasst seinem Schicksal ins Auge blickt. Jene Stunden vor der Schweizer Grenze, in einer Kolonne mit deutschen Wehrmachtseinheiten und SS-Kommandos, die den „Duce des Faschismus“ in eine deutsche Uniform gezwängt als einen der ihren auszugeben trachteten, was aber letztlich gegenüber den Partisanen, mit denen sie das freie Geleit zumindest für Deutsche ausgehandelt hatten, zeichnet Scurati genauestens nach und erzeugt damit eine Art von Thrill, der im Angesicht der historischen Stunde, die da beschrieben wird, etwas von einer Farce hat. Hier wird überdeutlich, wie sich die angeblich so großen Momente der Geschichte manchmal auf etwas sehr Kleines, sehr Banales, fast Lächerliches reduzieren.

Da es keine gesicherten Quellen dazu gibt, was sich in jenen letzten Stunden und den allerletzten Minuten seines vergeudeten Lebens wirklich zugetragen hat, lässt Scurati die Ermordung Mussolinis aus, setzt erst da wieder ein, wo die Leichen Mussolinis, die seiner Geliebten Clara Petacci, die an seiner Seite war, als er gefangengenommen wurde, und derer aus seiner Entourage, die wie er einen äußerst gewaltsamen Tod gestorben sind, geschändet und dann öffentlich ausgestellt wurden.

Auch hier erspart der Autor seinem Publikum wenig bis nichts. Man muss das schon ertragen, diese Momente, in denen ein wildgewordener Mob, darunter wahrscheinlich Viele, die dem Mann in den zwei Dekaden zuvor zugejubelt hatten, in blinder Wut auf die toten Körper eindroschen, sie traten, misshandelten, bis zur Unkenntlichkeit entstellten. Und dann einfach liegen ließen, um die kommenden Stunden an ihnen vorbei zu defilieren und darüber zu staunen, dass der „Körper des Herrschers“, um ein Wort des Historikers Ernst H. Kantorowicz zu paraphrasieren, tatsächlich zerstörbar war. Dieser Körper, den Mussolini so gern als ehern, massiv, ewig und unverwüstlich zur Schau stellte und den uns Scurati in den vorherigen vier Bänden seines Quintetts so gern als anfällig, schwächlich und von Schmerzen durch Koliken und Darmgeschwüre geplagt beschrieben hatte, dieser Körper liegt am Ende zerschunden da und wird dann aufgehängt und ausgestellt wie der eines gestellten und erlegten Wilds.

Ohne Mitleid heischen zu wollen, ist auch das auf seine ganz eigene Art und Weise grauenhaft und verdeutlicht, wie am Ende dieser über zwanzig Jahre des Faschismus und nach nahezu sechs Jahren Krieg ein ganzes Volk – letztlich die gesamte Bevölkerung dieses Kontinents namens Europa – abgestumpft, brutalisiert und unfähig zu Empathie Gewalt in jedweder Form für normal, für ein adäquates Mittel hält, seine Bedürfnisse durchzusetzen.

Doch letztlich ist all das – Mussolinis Operettenrepublik; sein Hadern mit dem Untergang dessen, was er wohl als „Lebenswerk“ betrachtet hat; schließlich auch sein Tod – nur der Epilog zu diesem gewaltigen Werk, dass anfangs unter dem Verdacht der Verherrlichung stand. Auch rechte Kreise mochten Scuratis Roman und sahen darin zunächst eine Bestätigung, gegen die sich der Autor jedoch immer verwahrte und deutlich aussprach. Spätestens mit dem dritten Band änderte sich dann auch etwas in Scuratis Schreiben, im Stil. Er griff zwar immer noch diese pathetische, oft so hohle Sprache des Faschismus auf, doch konterkarierte und konfrontierte er sie immer häufiger mit einer Sprache der Verachtung gegenüber dem Objekt seiner Erzählung, dem er immer weniger zugestand, Subjekt zu sein. Scheute sich nicht, manchmal vulgär, ja obszön zu werden, um literarische Marksteine zu setzen. Auch trat er mehrfach aus dem heraus, was er erzählte, verdeutlichte Standpunkte, urteilte, verachtete auch. Und da er von Beginn an darauf setzte, ein jedes Kapitel mit einem Zwischentext abzuschließen, der Quellenbelege zu im Kapitel getätigten Aussagen der Handelnden einfügte, hob er den dokumentarischen Charakter seines Unterfangens immer hervor. Auch das hat er in einem Interview erklärt: Dass es Regalkilometer Fach- und Sachliteratur zum italienischen Faschismus, zu Mussolini, zur Resistenza, zur deutschen Besatzung etc. gebe, dass er aber unbedingt eine breitere Masse habe abholen, einfangen und konfrontieren wollen. Auch emotional. Jenseits des akkuraten Geschichtswerks.

Den Abschlussband und damit das ganze Quintett, die gesamte Saga, beendet Scurati dann mit einem ellenlangen Kompendium der Toten, fast noch einmal so lang wie der vorherige erzählende Fließtext. Ein Kompendium der toten Faschisten, aber auch etlicher ihrer Opfer. Die Leben und das Sterben Letzterer sind oft aufwühlend. Doch gerade anhand der Kurzbiographien führender und manchmal eher subalterner Figuren aus Mussolinis Umfeld und aus den Reihen der Faschisten, der Partei und des Militärs, kann man sehr gut die Kontinuität gerade des italienischen Faschismus ablesen. Es hat in Italien nicht die große Aufarbeitung gegeben, derer sich gerade die Westdeutschen heute ja – teils zurecht, teils dann doch übertriebener Weise – hinsichtlich ihrer NS-Vergangenheit so gern rühmen. Im Gegenteil. Die Verwerfungen gerade dieser letzten anderthalb Jahre des Krieges, des Bürgerkriegs, des Partisanenkampfs, haben tiefe Spuren und offene Wunden hinterlassen. Anders als in Frankreich, wollte nach 1945 auch nicht ein jeder plötzlich dem Widerstand angehört haben und faschistische Nachfolgeorganisationen, vor allem in Form der MSI – des Movimento Sociale Italiano -, der bereits 1946 gegründet wurde und bis 1995 bestand, als er dann in der (gemäßigteren) Alleanza Nazionale aufging, formierten sich recht bald.

Wenn Scurati nun also – in angemessenem Ton, was heißen soll: Durchaus auch verächtlich und also urteilend, Partei ergreifend – die Leben derer Revue passieren lässt, die in den letzten Kriegstagen fielen, bzw. getötet wurden und jener, die den Krieg, teils um Jahrzehnte überlebten und am Wiederaufbau einer neofaschistischen Bewegung mitwirkten, die es in Form moderner populistischer Parteien wie den Fratelli d´Italia (die 2012 ihrerseits aus der Alleanza Nazionale hervorgegangen ist) sogar bis in die Regierung geschafft hat und mit Georgia Meloni tatsächlich die momentan amtierenden Ministerpräsidentin stellt, dann wird eben jene Kontinuität, von der weiter oben die Rede war, umso deutlicher.

Scurati setzt seinem Roman ein Motto voran:

„Allen, die nicht aufhören, an die Demokratie zu glauben. Macht euch zum Kampf bereit.“

Es schmerzt, das schreiben zu müssen: Doch recht hat er. Bei allem Pathos, das diesen Sätzen innewohnt – wahrscheinlich ist Europa an einem Punkt angelangt, an dem es sich und an dem sich jede/r einzelne Europäer*in sehr klar machen muss, wo sie oder er steht. Wenn wir das bewahren wollen, was in den über 80 Jahren seit Kriegsende auf diesem doch sehr zerschundenen Kontinent aufgebaut wurde und bei allen Fehlern Frieden und den meisten Menschen auch Wohlstand gebracht hat, dann werden wir uns wappnen müssen. Denn jene, die diese Bastion schleifen wollen, stehen Gewehr bei Fuß. Man muss es, leider, so martialisch sagen.

Niemand muss Scuratis Mammutwerk lesen, es ist eine Zumutung, es fordert und wirkt manchmal auch redundant. Und doch kann es nicht schaden, sich noch einmal vor Augen zu führen, was sich in Europa bereits abgespielt hat und was sich, wenn wir vergessen, jederzeit eben doch wiederholen kann. Es wird anders aussehen, es wird sich anders anfühlen. Aber es wird im Kern das gleiche sein: Brutaler, gewaltsamer, todesverliebter Faschismus. Er ist am Horizont schon zu erkennen. Es wird Zeit.
4 reviews
February 9, 2026
Un’opera (mi riferisco a tutta la saga) necessaria per sapere da dove veniamo e dove non dovremmo mai tornare.
Grazie infinite, Antonio Scurati.
Profile Image for Elly.
16 reviews
May 2, 2026
After reading this book you really know what fascism means
Profile Image for Ale.
16 reviews
July 6, 2025
Ho l'impressione che Scurati sia arrivato stanco agli ultimi due volumi, che potevano essere tranquillamente uno. Le ultime 100 pagine di quest'ultimo, infatti, sono riempite da mini biografie stile Wikipedia di alcuni dei personaggi dei libri che ne descrivono brevemente vita e morte. Il racconto vero e proprio è quindi racchiuso in 300 pagine e mi è parso poco organico, stiracchiato e fiacco nella narrazione, rispetto ai primi tre volumi.

L'opera nel suo complesso è sicuramente significativa e importante, ma perde mordente, organicità e magnetismo negli ultimi due libri, palesemente scorporati (e quindi spalmati, allungati e deformati) per scopi editoriali, diluendosi in una narrativa stanca, una retorica a volta eccessiva e al tempo stesso poco efficace nei momenti fatidici.

In generale, al di là di molte omissioni storiche inevitabili, mi sono sembrate poco centrate anche alcune scelte sui personaggi che fanno da corollario all'intera storia, tralasciandone altri, che magari ci sono in un libro e spariscono anonimamente in quello dopo. Ho notato anche una certa fatica, col procedere dell'opera, di fare coesistere l'aspetto romanzato con quello cronachistico.

Sicuramente non una realizzazione facile, e posso solo immaginare il lavoro che c'è alla base. Per questo mi sento di consigliarne la lettura che comunque può fare luce su molti aspetti non solo dell'uomo e del dittatore Mussolini, ma anche dell'epoca e del contesto storico e sociale.

Un buon modo per approcciarsi all'argomento.
Profile Image for Fabrizio.
239 reviews4 followers
October 4, 2025
Quinto ed ultimo libro dell’opera di Scurati dedicata a Mussolini, questo “M. La fine e il principio” si conferma come i due precedenti meno convincente dei due capitoli iniziali. Il regime fascista e’ caduto, il Duce è ormai ridotto alla patetica controfigura di se stesso. Il lavoro di Scurati sembra così trascinarsi stancamente verso il proprio epilogo come esausto, al fine nauseato dalle infinite nefandezze narrate. Il bilancio complessivo del lavoro di Scurati ci regala comunque un grande affresco avvincente, di facile lettura, che ognuno dovrebbe leggere tanto più oggi che ad un secolo di distanza la storia minaccia seriamente di ripetersi tragicamente.
Profile Image for Nino Ciglio.
64 reviews2 followers
May 2, 2025
Li avevo letti tutti, i precedenti. Se il primo (ormai immortalato nella serie Sky con Marinelli) mi lasciò ammaliato per la prosa innovativa e per il suo essere un docu-romanzo... Arrivati al quinto e ultimo libro, ho sentito solo il bisogno di chiudere il cerchio. Nessuna rivelazione, nessuna epifania. Solo il tuonante rimbombo della storia, quasi da manuale scolastivo. Ma perché, mi chiedo?

È davvero possibile raccontare il fascismo senza rischiare di dargli troppo spazio, troppo spessore, troppa umanità? È un dubbio più che legittimo per tutti, per me, che leggo (e insegno) da antifascista convinto, e che da anni mi interrogo su come raccontare, tramandare, comprendere (e combattere) il fascismo senza farne mito, spettacolo o — peggio — seduzione.

Il Duce che ci mostra in questo ultimo libro è un uomo svuotato, guidato dalla paura più che dalla forza. Ma resta comunque il centro di tutto. Questa operazione narrativa di Scurati è ambiziosa: dare carne e sangue al Duce, restituirne la parabola anche nelle sue crepe, nei suoi smarrimenti, nella sua decomposizione fisica e simbolica. Non nego che il progetto, nell’insieme, abbia una forza d’urto notevole. Eppure resto in bilico.

Scurati è consapevole di queste repulsione/attrazione, e forse per questo aggiunge in coda al libro un "libro dei morti", una sorta di Spoon River fascista. È un gesto importante, e in parte riequilibrante. Ma anche qui sento un’ambiguità di fondo: il fascismo è davvero solo un catalogo di destini tragici, una galleria di contraddizioni? O è soprattutto un sistema di potere, di violenza strutturale, di negazione della dignità umana?

Scurati ci dice che il fascismo non è finito, che il suo cadavere ci parla ancora. E io, pur con i miei dubbi, non posso che dargli ragione. Ma proprio per questo, forse, è tempo di raccontare anche altri corpi, altre storie. Quelle che resistono. Quelle che non fanno rumore, ma costruiscono il futuro.
Profile Image for ValeM.
15 reviews
May 26, 2025
Ultimo capitolo, forse il più avvincente insieme con il primo. La scrittura di Scurati, sempre verbosa e a tratti tanto enfatica da risultare patetica, accompagna la narrazione di fatti storici con una voce che nella mia mente (proprio mentre leggevo) suonava come quella di Carlo Lucarelli. E forse è questa la formula vincente di questa impresa editoriale importante: parlare del ventennio e della sua caduta (evviva!) come la Leosini parlerebbe di zio Michele: mettendo in luce, cioè, il lato biecamente umano nel senso più basso del termine. Le ulcere di Mussolini, la dieta vegetariana di Hitler, le invidie tra i gerarchi, i tradimenti, le fughe in Svizzera, i tentativi di cavarsela più che lo sbarco in Normandia o le grandi battaglie. Molto interessante la galleria finale con brevi "sequel" sulla vita dei personaggi più importanti del ventennio. Probabilmente per metterci davanti alle bassezze anche dell' Italia repubblicana che ha ripulito e riciclato personaggi abietti.
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