Eva ha quarant’anni, fa la biologia e lavora in un dipartimento all’università che la costringe a scontrarsi con la desolante situazione della ricerca in Italia. Bibi è una sua ex compagna di scuola, figlia unica di una ricca famiglia romana che in passato con l’aiuto di Eva si è rivolta a una clinica per la fecondazione assistita. Il tentativo di inseminazione non era riuscito e adesso, rimasta vedova e definitivamente sterile, non può più procreare in modo naturale. Ma Bibi vuole un figlio a tutti i costi, anche se la legge italiana non le consente di impiantarsi gli embrioni già fecondati. Dopo che il tentativo di corrompere il direttore della clinica fallisce, Bibi viene a sapere che i suoi embrioni sono misteriosamente spariti. Sulle tracce della verità, Eva e Bibi scopriranno l’esistenza di un traffico internazionale di embrioni, finalizzato alla sperimentazione clandestina, che attraverso la Svizzera le porterà fino in un paese asiatico senza leggi né limitazioni dove avvengono esperimenti con esiti incredibili.Un romanzo coinvolgente che mescola spaccato sociale e riflessioni sul potere umano di creare e manipolare la vita: la maternità è un fenomeno naturale, un diritto o un lusso? Dove finisce il progresso scientifico e dove inzia l’abuso?
Quello che si può fare, qualcuno prima o poi lo fa.
Eccolo qua, il Santo Graal della narrativa: trama avvincente e riflessione etico/filosofica; vissuto personale e immediata sublimazione; personaggi caratterizzati ma niente psicologismi.
Un bellissimo romanzo, una storia di embrioni rubati in barba alla (o forse con la complicità della) famigerata legge 40.
Personaggi riusciti. Non mi riferisco in particolare all'apparente protagonista: Eva è il mezzo attraverso cui veicolare le riflessioni dell'autrice, sia quelle inerenti il mondo accademico, sia quelle sulla questione etica. I personaggi che mi hanno colpito di più sono sono Bibi e la Vecchia Signora, perché sfuggono allo stereotipo più bieco, pur restando coerenti. Per dire, il peggior Ammaniti non avrebbe concesso il pieno controllo a Bibi e il compromesso alla Signora. Entrambi avrebbero sfoggiato il più insensato cinismo.
E il confronto con Ammaniti non è casuale: Baiocchi è un Ammaniti in bella copia. Anzi: Ammaniti è la brutta copia di Baiocchi.
Lo stile è ripulibile e i dialoghi potrebbero essere molto più efficaci. E i registri linguistici andrebbero rivisti: la vecchia signora che dice "bomba a neutroni" e "sesta dimensione"... insomma, è una miliardaria svizzera.
Insomma, la ragazza ha talento e margine di miglioramento ;)
ricorda un po' robin cook, più medical e meno thriller. quando parla di scienza e dell'ambiente della ricerca è evidente che sa quel che dice, ma la storia è esile e prevedibile. non proprio il mio genere - quando ho letto la quarta di copertina, ho equivocato.