Durante l’assedio di Sarajevo (1992-96) ricchi stranieri provenienti da tutti i Paesi occidentali, tra questi molti italiani, hanno pagato somme ingenti per affiancare i cecchini dell’esercito serbo bosniaco e sparare alle persone inermi nella capitale Sarajevo. Nelle testimonianze raccolte nel libro è stata ricostruita l’organizzazione, come avvenivano i “safari”, nonché le tariffe che venivano pagate dai “clienti-cecchini”, per sparare ai bersagli umani. Ciò che emerge è che il trofeo più ambito dai “cacciatori” erano i bambini. Ne I Cecchini del Weekend sono contenute testimonianze da parte di fonti attendibili, accompagnatori e testimoni mai ascoltate prima che delineano il “fenomeno” in tutta la sua completezza, dall’organizzazione allo svolgimento. Scopriamo così che i clienti erano ricchi italiani, professionisti, o imprenditori e qualcuno di loro frequenta ancora oggi i programmi Tv, che potevano permettersi di pagare il corrispettivo del costo di un appartamento di oggi per passare un weekend a sparare alla popolazione civile bosniaca per poi tornarsene a casa loro impuniti.
Una inchiesta (ora in mano alla procura) che scoperchia tutto l'orrore a cui può arrivare l'uomo. Siamo ben oltre la banalità del male, siamo arrivati all'indifferenza del male come scrive Gavazzeni. "La perversità umana si manifestava soprattutto nei fine settimana. [...] Erano mercenari stranieri della peggior specie. Ma anche ricchi magnati che si annoiavano nel loro lusso, ed entrambi questi tipi di persone avevano in comune una perversità. Provavano piacere nell'uccidere. [...] a Sarajevo non si trattava di leoni, o elefanti indifesi. Un'incisione, un bambino indifeso, due incisioni, una donna, tre un uomo che non aveva mai impugnato un'arma".