A volte basta un’occhiata alla copertina per capire che tipo di esperienza ci aspetta tra le pagine di un libro.
Quella di “Un’eterna stagione” mi ha colpita subito: una penna che traccia una linea e una piccola figura umana al centro. Un’immagine essenziale che sembra racchiudere una delle domande che accompagnano tutta la lettura: siamo davvero noi a scegliere la direzione della nostra vita oppure ci ritroviamo, spesso, a seguire strade già segnate dalle nostre paure, dai nostri errori e dalle conseguenze delle nostre scelte?
Con questo romanzo Antony Piemontese ci porta a Fuscaldo, un piccolo borgo che diventa molto più di una semplice ambientazione. L’inverno, la neve, il senso di isolamento che attraversa le pagine finiscono per riflettere perfettamente lo stato d’animo dei protagonisti.
Al centro della storia troviamo Giorgio, Zoe e Jean. Tre personaggi molto diversi tra loro, ma accomunati da qualcosa: tutti portano sulle spalle un peso che non riescono a lasciare andare. Giorgio vive imprigionato da un errore del passato, Zoe fatica a trovare il proprio posto in un mondo che sembra vederla solo attraverso il suo aspetto, mentre Jean nasconde fragilità e insicurezze dietro una personalità forte e spesso ingombrante.
Una delle cose che ho apprezzato di più è proprio il modo in cui l’autore costruisce i suoi personaggi. Li mostra con tutte le loro contraddizioni, i loro difetti e le loro fragilità, ed è proprio questo a renderli così umani.
Lo stile di scrittura riesce a creare una forte vicinanza emotiva con i protagonisti. È una scrittura che lascia spazio ai pensieri, ai silenzi e alle riflessioni. È un romanzo breve costruito sull’evoluzione interiore dei personaggi e sulle emozioni che emergono pagina dopo pagina.
Ho trovato interessante anche un elemento particolare che attraversa il romanzo e che gli dà un tocco originale. A un certo punto la storia sembra quasi interrogarsi su chi abbia davvero il controllo degli eventi: i personaggi, il destino o chi quella storia la sta raccontando.
“Un’eterna stagione” è un romanzo che parla di solitudine, di ricerca di sé e del bisogno di sentirsi compresi, ma anche di scelte, di possibilità e di quelle occasioni che possono cambiare il corso di una vita. È una lettura che invita a riflettere e ad ascoltare i suoi personaggi, accompagnandoli nei loro dubbi e nelle loro fragilità.
E quando si arriva all’ultima pagina, più che con delle risposte definitive, si rimane con molte riflessioni. Alcune riguardano i protagonisti. Altre, inevitabilmente, finiscono per riguardare anche noi.
Le storie non devono per forza avere un inizio né una fine, né devono avere un senso. A volte le cose esistono e basta.
Zoe, per lei il tempo passa inesorabile, la bellezza è una zavorra che la tiene legata ad un passato destinato a durare per sempre. Un dono e una maledizione.
Jean, istrionico ed egocentrico, dietro la maschera cela insicurezze e emotività ossessive.
Giorgio, introverso e celebrale, per un errore commesso nel passato ha chiuso le porte al mondo, la colpa lo ha fossilizzato tra le alte mura di una cupa solitudine.
Un treno che arriva e tre anime rotte si incontrano Un treno che parte e tre anime riprendono il loro cammino, forse più forti, forse più consapevoli, forse no.
In fondo tutto si riduce alla ricerca dell’amore, che non è altruismo ma l’esatto contrario, cerchiamo qualcuno per non essere soli. Perché la solitudine non dà scampo, ci mette inesorabilmente di fronte alle nostre debolezze, senza perdono, senza redenzione.
Abbiamo paura dei giudizi degli altri ma spesso siamo noi i nostri giudicanti e quando le cose non vanno diamo la colpa al destino, a quel Dio che ci governa da lassù. Pavidi e meschini, non abbiamo il coraggio di prendere in mano la nostra vita, inadatti ad imbrigliare o imbrogliare il destino.
Il tempo non si puo’ fermare, il corso della vita è un lavoro quotidiano, lento e faticoso come quello dei pescatori: poche parole e molti fatti, i sensi sempre all’erta.
Lo scrittore è un’entità superiore, lui si’ ha il potere di cambiare il destino dei suoi personaggi. I nostri protagonisti non sono che il frutto della mente di Antony, è lui che li forgia, è lui che decide.
Lui, po’ folle e un po’ con i piedi per terra, ha scritto un romanzo che è una trama cinematografica, ha unito tanti frammenti di pellicola e ha dato vita ad una storia che non ha un inizio e non ha una fine. Forse non ha nemmeno un senso. Esiste e basta.
• Un’eterna STAGIONE 🌺 è un libro ricco di emozioni. Il nostro protagonista Giorgio è molto introverso, chiuso ed emotivamente nascosto dietro ad un grande muro costruito da lui stesso a causa di un errore del passato. Zoe, la bella del paese è colei che nessuno riesce a comprendere a fondo, una bellezza che la continua ad accompagnare lungo il suo cammino e che non è intenzionata ad abbandonarla. Jean, invece, mostra il suo egocentrismo nascondendo la sua insicurezza sotto una maschera che lui stesso mostrerà. Questi tre personaggi, attraverso il lungo viaggio che faranno sul treno ci mostreranno una nuova consapevolezza di loro stessi, del loro passato e del futuro. Ci faranno capire che siamo noi stessi gli artefici del nostro destino e sempre grazie a noi possiamo scegliere se andare avanti da soli o con qualcuno. Perché sappiamo bene che la ricerca dell’amore è in realtà la ricerca di trovare qualcuno con cui camminare per non restare più da soli. Perché la solitudine può far male, può essere un cammino egoista o forse veritiero. Giorgio e Zoe, si mostreranno per ciò che sono realmente e Antony lo farà come se fosse un film. Antony è riuscito a tirare fuori la parte più intima di ogni personaggio. Bravissimo come sempre ❤️
La bravura di Antony nel creare varie storie, varie emozioni e’ incredibile. Riesce a farle emergere con estrema semplicità e unicità.