Marta nei suoi primi quarant’anni ha avuto il tempo di chiudere una relazione e capire che l’Italia non faceva per lei, e forse l’estero – entità mitica ma raggiungibile col treno o in aereo – avrebbe potuto essere sufficientemente spazioso per la vita. Ben presto, tuttavia, si rende conto che l’unica cosa che non le manca in una vita senza sorprese – o spaventi – è l’alienazione dovuta al lavoro. Si sarebbe chiamata alienazione fino a qualche anno fa, oggi che siamo passati da categorie sociologiche a categorie mediche si chiama burnout. Per il burnout si va dal medico, e infatti Marta riesce a restare a casa dal lavoro e a tenersi una parte dello stipendio. Tuttavia, nemmeno la libertà dal giogo lavorativo le solleva lo spirito, e languirebbe forse, sparirebbe, se non incontrasse, tra un locale notturno, passi inconcludenti e altre pasticche per rimettersi in sesto, la storia di Andreas Lubitz, pilota, che nel 2015 ha fatto dirottare verso la morte un aereo della compagnia suicidio e omicidio di tutti i passeggeri e dell’intero equipaggio. Anche l’uomo soffriva di burnout, e sognava di diventare famoso. La vita di Marta cos’ha a che spartire con la discesa del volo 9525?
Niente da dichiarare di Giulia Sara Miori è un libro che oscilla con grande naturalezza tra realtà e una dimensione altra, sospesa tra sogno, intuizione e veggenza. Le sue atmosfere mi hanno ricordato spesso Ai confini della realtà: i personaggi sembrano muoversi continuamente sul confine sottile tra ciò che è reale e ciò che è soltanto possibile.
Durante la lettura mi sono sorpreso più volte a chiedermi cosa fosse vero e cosa no, lasciandomi guidare dai dubbi, dalle visioni e dai voli pindarici di Marta. La scrittura è scorrevole, precisa, quasi chirurgica, e rende facile entrare nella sua mente anche nei passaggi più stranianti.
Un romanzo assolutamente consigliato a chi ama lasciarsi sorprendere e attraversare luoghi oscuri e ambigui.
“Cerco di trattenermi, ma le lacrime non si fermano. Vorrei solo un segno, qualcosa che mi faccia capire che è ancora possibile ottenere, se non la felicità – quella no, ormai è tardi –, almeno un’esistenza del tutto priva di emozioni” (Recensione)
Non credo che in Italia, oggi, ci sia una scrittrice brava quanto Giulia Sara Miori a stare nell'ambiguità, nel non-detto. Che gioia leggere un romanzo scritto con una lingua così dura e spietata, che a tratti mi ha lasciato senza parole, e con una tensione intelligente, rarefatta, oscura, che ti tiene sulla corda fin dalle prime pagine. Ancora prima che uscisse, ho consigliato Niente da dichiarare a chiunque, soprattutto a chi, come me, cerca nella narrativa contemporanea il contemporaneo, e Miori riesce a rappresentare e distorcere il contemporaneo in modo magistrale. La leggo dalla sua prima raccolta di racconti (Neroconfetto); ho letto i pezzi usciti nelle riviste e poi il suo primo romanzo, pubblicato sempre da Marsilio (La ragazza unicorno), e mi sento di dire che con Niente da dichiarare, che non è un romanzo che rassicura o spiega mai troppo, che anzi si diverte confondere il confine tra la realtà e il sogno, Miori si conferma una delle voci più interessanti della narrativa italiana contemporanea. E io aspetto con ansia di leggere i suoi prossimi lavori.