Opowieść inspirowana prawdziwymi wydarzeniami. Mocniejsza niż kryminalne powieści z komisarzem Montalbano w roli głównej. W lecie 1945 roku biskup Agrigento na Sycylii staje po stronie chłopów w sporze z wyzyskującymi ich plantatorami. W odwecie zostają nasłani na niego zabójcy. Niewygodny biskup zostaje postrzelony. Dziesięć sióstr zakonnych ofiaruje swoje życie, aby Bóg ocalił ciężko rannego duchownego… Czy był to akt wiary i poświęcenia, czy bezsensowna i okrutna ofiara? Biskup wraca do zdrowia, ale o desperackim czynie zakonnic dowiaduje się dopiero wiele lat później…
Andrea Camilleri was an Italian writer. He is considered one of the greatest Italian writers of both 20th and 21st centuries.
Originally from Porto Empedocle, Sicily, Camilleri began studies at the Faculty of Literature in 1944, without concluding them, meanwhile publishing poems and short stories. Around this time he joined the Italian Communist Party.
From 1948 to 1950 Camilleri studied stage and film direction at the Silvio D'Amico Academy of Dramatic Arts, and began to take on work as a director and screenwriter, directing especially plays by Pirandello and Beckett. As a matter of fact, his parents knew Pirandello and were even distant friends, as he tells in his essay on Pirandello "Biography of the changed son". His most famous works, the Montalbano series show many pirandellian elements: for example, the wild olive tree that helps Montalbano think, is on stage in his late work "The giants of the mountain"
With RAI, Camilleri worked on several TV productions, such as Inspector Maigret with Gino Cervi. In 1977 he returned to the Academy of Dramatic Arts, holding the chair of Movie Direction, and occupying it for 20 years.
In 1978 Camilleri wrote his first novel Il Corso Delle Cose ("The Way Things Go"). This was followed by Un Filo di Fumo ("A Thread of Smoke") in 1980. Neither of these works enjoyed any significant amount of popularity.
In 1992, after a long pause of 12 years, Camilleri once more took up novel-writing. A new book, La Stagione della Caccia ("The Hunting Season") turned out to be a best-seller.
In 1994 Camilleri published the first in a long series of novels: La forma dell'Acqua (The Shape of Water) featured the character of Inspector Montalbano, a fractious Sicilian detective in the police force of Vigàta, an imaginary Sicilian town. The series is written in Italian but with a substantial sprinkling of Sicilian phrases and grammar. The name Montalbano is an homage to the Spanish writer Manuel Vázquez Montalbán; the similarities between Montalban's Pepe Carvalho and Camilleri's fictional detective are remarkable. Both writers make great play of their protagonists' gastronomic preferences.
This feature provides an interesting quirk which has become something of a fad among his readership even in mainland Italy. The TV adaptation of Montalbano's adventures, starring the perfectly-cast Luca Zingaretti, further increased Camilleri's popularity to such a point that in 2003 Camilleri's home town, Porto Empedocle - on which Vigàta is modelled - took the extraordinary step of changing its official denomination to that of Porto Empedocle Vigàta, no doubt with an eye to capitalising on the tourism possibilities thrown up by the author's work.
In 1998 Camilleri won the Nino Martoglio International Book Award.
Camilleri lived in Rome where he worked as a TV and theatre director. About 10 million copies of his novels have been sold to date, and are becoming increasingly popular in the UK and North America.
In addition to the degree of popularity brought him by the novels, in recent months Andrea Camilleri has become even more of a media icon thanks to the parodies aired on an RAI radio show, where popular comedian, TV-host and impression artist Fiorello presents him as a raspy voiced, caustic character, madly in love with cigarettes and smoking (Camilleri is well-known for his love of tobacco).
He received an honorary degree from University of Pisa in 2005.
L'estremo fioretto La cronaca di un fatto accaduto nel 1945 di quello che potrebbe considerarsi "auto-sacrificio umano" autorizzato dalla Chiesa, con divagazioni sulla nascita del monastero benedettino di Palma Montechiaro e della famiglia Tomasi di Lampedusa.
WM1:Le pecore e il pastore ha mandato su tutte le furie Santa Romana Chiesa, piazzando la lente d'ingrandimento sopra un certo fatterello, rivelando che appena ieri (1945) membri del clero regolare di questo paese organizzarono un sacrificio umano, nel caso specifico un suicidio collettivo. Le suore di un convento di clausura chiesero e credettero di ottenere da Dio uno scambio: anziché prendersi la vita di un VIP della gerarchia ecclesiastica, il Padreterno fu persuaso ad "accontentarsi" delle vite di dieci monache, assistite fino alla morte in un digiuno a oltranza, niente cibo né acqua. Il personaggio da salvare era il vescovo di Agrigento Giovanni Battista Peruzzo, in agonia dopo un attentato (e ignaro dell'iniziativa delle suore). Quante anime di femmine servono per il controvalore di quella di un maschio? Il rapporto è di dieci a uno, come nelle rappresaglie naziste. L'orrido episodio incapsula e illumina l'ipocrisia, l'ignoranza superstiziosa, la tracotanza ideologica e il cancrenoso sessismo del clericalismo di ieri e di oggi. Camilleri ha scritto il libro nei giorni della persecuzione congiunta Stato/Chiesa nei confronti di Piergiorgio Welby, con tutte le ramanzine sulla "santità della vita", sul fatto che "nessuno è padrone della propria morte", sul "laicismo che pretende di sostituirsi a Dio" etc. Chiaro, un libro da solo non cambia nulla, ma è stato bello vedere i ratzisti aggiarniare, scantarsi, sdunare e acchianari mura lisci pur di negare l'accaduto. Pochi mesi più tardi, lo storico Sergio Luzzatto ha mandato in libreria la sua inchiesta storica su Padre Pio (a.k.a. l'uomo dell'acido fenico) e lo spettacolino di cabaret inquisitorio si è trasformato in una Woodstock di isteria, sputazza e minacce di morte. Bisogna continuare, infilare non un dito ma entrambe le mani nelle piaghe della devastazione culturale operata in Italia da stregoni, baciapile e comitati di catto-affari. La protervia di costoro ha da tempo ri-superato ogni livello di guardia. http://www.wumingfoundation.com/itali...
Nonostante mi fossi augurata che l'amato scrittore siciliano ri-uscisse presto per Sellerio (attento a ciò che chiedi perchè potresti ottenerlo) anche questo libro non mi è piaciuto, ma almeno è costato un prezzo non dico equo, ma quasi. Romanzo storico per Camilleri, che comincia dalla saga della famiglia di Tomasi di Lampedusa, per arrivare ai giorni del banditismo in Sicilia al termine della seconda guerra mondiale, e si lega al caso Welby, attualità decisamente recente. Però a me mancano le storie, sono d'accordo che Camilleri è in grado di dire sempre la sua sul governo e/o sulle ingerenze della chiesa in questo che tutto è tranne che un paese laico, ma io vorrei anche le storie assieme alla satira sottile, com'era tanto tempo fa. Scrivi di meno, ma torna a scrivere storie, per favore.
Empieza muy bien, pero se va desinflando a medida que transcurren las páginas y, al final, te quedas con la sensación de qué no sabes qué ha querido contarte el autor.
Camilleri apprende per caso, da una nota a piè pagina, una di quelle notte piccolissime che spesso nemmeno si leggono, che nel 1945 nell'eremo di Santa Rosalia alla Quisquina in provincia di Agrigento e nel convento di Palma di Montechiaro si verificarono due fatti eccezionali, concatenati l'uno all'altro. In quell'anno, infatti, il vescovo di Agrigento, Giovanni Battista Peruzzo, che era un fermo oppositore del latifondismo, fu colpito da due sicari. L'uomo rimase in pericolo di vita per 6 giorni. Negli stessi giorni, da un lato funzionari di polizia collusi alla mafia trovarono i giusti capri espiatori e la faccenda fu messa a tacere, dall'altro alcune suore del vicino convento, fatto costruire da un antenato di Giuseppe Tomasi, autore del Gattopardo, offrirono le proprie vite in cambio della salvezza del proprio pastore. Camilleri cerca di ricostruire la vicenda, approfondendo le notizie sui luoghi e sui personaggi protagonisti della vicenda, e ci fornisce un quadro esauriente e stupefacente, pur con qualche considerazione e deduzione personale. Un piccolo volume da leggere in un soffio, ma con notevole interesse.
Terminata una lettura che non mi lascia nulla, mi accorgo che la sua pubblicazione (2007) coincide con i tempi del "caso Welby" e con l'allora acceso dibattito sull'eutanasia. In qualche maniera - guarda alle volte il caso! - l'argomento del librino prende lontano spunto da certi temi per aggiungervi il pepe della polemica sottesa, lontana, di risacca. Non riesco poi a scacciare l'idea di una trentina di cartelle di appunti grezzi (i quali ...chissà, forse un giorno avrebbero potuto originare un romanzello più strutturato), regalate all'editore per l'occasione di fare piccola cassa. Non riesco cioè a scindere il narratore sapiente dallo scrittore cinico e baro. Non tutto quel che è oro brilla... (Cit.) Non spendeteci soldi.
Quizás sucedió un hecho atroz, y con apenas unos indicios Camilleri construye una historia de sacrificio o crimen. Pero eso en los dos capítulos finales, los anteriores son los antecedentes del contexto. Ese es el problema, que no hay datos y pierde mucha fuerza la historia.
One of the things Andrea Camilleri does best (apart from his Montalbano novels and their screen adaptations) is to dig up some obscure slice of Sicilian history and recount it in a quasi-novelistic fashion. The subject of this book lends itself well to this treatment since it hovers between fact and fiction, history and legend.
In 1945, Sicily is shocked at the news of an assassination attempt on Giovanni Battista Perruzzo, the Bishop of Agrigento, much loved for his brave stand in favour of the working classes. Perruzzo spends several days fighting for his life but eventually survives and recovers. Eleven years later, the Mother Superior of a Benedictine convent writes a letter to the Bishop revealing that in the few days he spent in the shadow of death, ten nuns agreed to “give up their life” in exchange for his – a gift “which the Lord accepted”. What happened exactly? Did ten nuns actually starve themselves to death, as the letter suggests?
Although this episode is possibly, or even probably, apocryphal (Camilleri himself admits that there is no hard proof for it and much of the evidence is based on hearsay and imaginative interpretation) it provides a good excuse for the author’s conversational recollections and ruminations about post-war Sicily, the “latifondo” agrarian system, faith, monastic life, Catholic morals and end-of-life ethics. A quick and enjoyable, but not particularly substantial, read which raises more questions than it answers.
Camilleri scrive non solo romanzi di Montalbano, ma anche ciò, una piccola storia siciliana, la storia d’un attentato su un vescovo, il pastore, nel primo dopoguerra, e di come reagirono le sue pecore (le “sù” pecore, se parliamo come lei). Il linguaggio è metà siciliano, sempre di più che in Montalbano, ma non fino a essere difficile di capire, pur per me, che non sono nativo. La storia a delle sfumature autobiografiche, essendo il vescovo conosciuto “personalmente da persona” dello stesso Camilleri, ed ha qualcun rapporto con Tommasi di Lampedusa, dato che capita dove suoi antenati avevano stato in un convento. Alla fine, è una riflessione sulla fede e il rapporto che Sicilia ne ha con quella. Lettura leggera, per due viaggi sul aereo, e basta.
Non ho resistito alla tentazione di parafrasare il titolo di una famosa canzone per dare il nome a questo commento, anche se il fatto che vi sto per narrare non è affatto divertente. Ne sono venuta a conoscenza perché ho terminato ieri sera di leggere Le pecore ed il pastore, di Andrea Camilleri, un volumetto di appena 125 pagine che si divora in un amen (è il caso di dirlo, visto l’argomento). Lo stesso Camilleri ne è venuto a conoscenza per caso, ma non è riuscito a venirne a capo, diciamo così, poiché tutti i documenti che avrebbero potuto riferirsi a quanto accaduto non sono reperibili, né sono i noti i nomi delle suore coinvolte, il che preclude anche qualsiasi ricerca per via anagrafica. Il teatro è ovviamente la Sicilia, la terra dello scrittore.
Notissimi sono invece i fatti che fanno da cornice alla storia che, in certo senso, ha origine nel 1658 con la decisione di Isabella Tomasi (antenata del famoso Giuseppe Tomasi di Lampedusa) di farsi monaca, tanto che il padre trasformò per lei il proprio palazzo in convento. Isabella diverrà poi conosciuta con il nome di Suor Maria Crocifissa della Concezione, mentre il convento di clausura dove visse e morì in odore di santità ebbe il nome di S.S. Rosario di Palma. Benché non abbia mai avuto nessuna carica di prestigio all’interno della congrega, fu proprio lei a segnarne il cammino ed a dettarne le regole. Emerge con questa donna la figura di una religiosa di stampo mistico, rapita da estasi, visionaria, profetica, impegnata costantemente contro il male e immersa nella preghiera, ma anche una donna emotivamente fragile e, forse non del tutto psicologicamente stabile. Proprio qui, in questo convento, molti anni dopo, nel 1945 per la precisione, si compirà la tragedia “in sordina” di cui vi dirò.
Altro nome importante, ai fini della nostra storia, è il Monastero della Quisquina, che sorge nel luogo in cui, pare, furono ritrovate le ossa di Rosalia Sinibaldi, che salvarono Palermo dalla spaventosa pestilenza del 1624, dando così inizio a quella grande devozione nei confronti di questa santa, che permane a tutt’oggi inalterata. A differenza del convento di Palma, la Quisquina ebbe per un lungo periodo di tempo una trista fama, poiché la sua impervia posizione e la poco chiara gestione ne fecero il rifugio di individui dal dubbio passato, che culminò, nel 1922, nell’assassinio dell’allora superiore, Fra Bernardo, trovato letteralmente scannato all’interno dell’eremo, tanto che, nel 1928, arrivò l’ordine di scioglimento della comunità, che suscitò, però, forti opposizioni tra i monaci stessi.
E qui entra in scena il personaggio chiave, Giovanni Battista Peruzzo, colui che, pur essendo egli stesso vittima, sarà la causa involontaria di qualcosa che non so neppure bene come definire: atto d’amore? isteria collettiva? esaltazione? follia?
Peruzzo diventò vescovo di Agrigento nel 1932 e si dimostrò subito uomo di polso e persona integra, che seppe suscitare devozione ed affetto tra la gente. Fu lui che pose fine alle ribellioni della Quisquina, riportando la quiete nel vecchio eremo. E fu sempre lui che, pur restando fedele alla Chiesa ed ai suoi principi, condannò apertamente i latifondisti per schierarsi a favore dei contadini, impegnandosi in prima persona per il miglioramento delle condizioni generali di vita. Fu, insomma, uno di quei personaggi “scomodi”, non “etichettabili”, che prima o poi sono destinati a capitare nel mirino di qualcuno. Come, di fatto, accadde. Il vescovo aveva finito per innamorarsi della Quisquina, tanto da volervi passare un certo periodo in solitudine, ogni anno. Ma l’estate del 1945 trovò ad attendervi tre pallottole: una lo mancò, la seconda gli frantumò un braccio e la terza gli perforò un polmone. Restò per 5 giorni tra la vita e la morte ed infine cominciò a riprendersi.
Beh, è dove sarebbe la tragedia, direte voi? Sì, certo, hanno sparato ad un uomo, ma pur nella gravità del fatto, tutto si risolve per il meglio.
Sì, è vero, ma non era questa la “tragedia” cui mi riferivo. Facciamo un salto nel tempo e spostiamoci nel 1956. Perché proprio nel 1956? Perché fu proprio quell’anno che suor Enrichetta Fanara, abbadessa del monastero di Palma (sì, proprio quello di suor Maria Crocifissa della Concezione) scrisse a monsignor Peruzzo:
“Quando V.E. ricevette quella fucilata e stava in fin di vita, questa comunità offrì la vita di dieci monache per salvare la vita del pastore. Il Signore accettò l’offerta e il cambio: dieci monache, le più giovani, lasciarono la vita per prolungare quella del loro beneamato pastore”.
Così. Semplicemente. Sembrano un soffio, queste parole, sembrano un sussurro. Eppure conducono via con sé la vita di dieci giovane donne. Par quasi di vederle avviarsi silenziose, al seguito delle parole, per non tornare mai più, per scomparire appena si spegne l’eco della voce di suor Enrichetta. Così. In un niente.
Questa era la “tragedia in sordina” di cui volevo raccontarvi.
Vorrei aggiungere altre poche parole sul libro di Camilleri. E’ un po’ anomalo, mi pare, rispetto alla sua produzione. Certo, Camilleri non è mai stato solo il “commissario Montalbano” ed ha scritto molti altri romanzi che traevano spunto da fatti storici reali. Ma qui è come se fosse rimasto talmente stupito dalla levità con cui viene prospettata una cosa così “enorme” da non riuscire a riaversi del tutto.
Con una narración fluida y una serie de datos históricos que precedieron el acontecimiento, el autor intenta reconstruir el suicidio de un grupo de monjas, que con este acto pretenden interceder ante Dios por la vida de un sacerdote.
Por tratarse de la crónica sobre un hecho real ocurrido en Sicilia en pleno siglo XX esperaba más profundización sobre el suicidio mismo (qué ocurrió, cómo ocurrió y por qué ocurrió). Pero las escasas hipótesis no se resuelven ya que no se tienen datos que las sustenten con contundencia y rigor histórico. Me queda la sensación de que no se contó suficiente.
Il Camilleri storico è altrettanto innovativo di quando indossa l'abito da romanziere. La narrazione scorre leggera e con un linguaggio semplice, ma senza per questo rinunciare all'accuratezza delle fonti e alla precisione dell'indagine. Il fatto storico che Camilleri narra in questo libro è interessante e commovente, e non lascia senza ulteriori domande anche dopo la fine della lettura; proprio come dovrebbe fare ogni resoconto storico di rilievo.
Interessantissimo, si legge in pochissime ore. Lo stile leggero e incredibilmente scorrevole rendono facile da seguire una vicenda lontana e nello stesso tempo vicina nel tempo anche se quest'ultima non è propriamente una passeggiata.
Camilleri no fue sólo el creador de la saga del comisario Montalbano.
Tiene en su haber unos cuantos libros cuyas tramas se desarrollan en la Sicilia del pasado. Este ejemplar es uno de ellos. Vale la pena para los seguidores de Andrea.
Ammetto che quando si tratta di Camilleri non riesco a non essere di parte: per me, salvo in un caso o due, merita sempre il numero massimo di stellette disponibili. Questo succede per varie ragioni, ad esempio apprezzo moltissimo la voglia, nonostante l'età, l'esperienza e il raggiungimento di fama e autorevolezza, di cercare sempre nuovi argomenti e nuove forme di scrittura. Più di tutto il resto, però, amo il desiderio di Camilleri di raccontare storie. Mi piace che queste siano spesso parte di un passato piccolo e circoscritto, che la Storia, quella con la maiuscola, volutamente o no, per lo più tralascia di registrare; mi piace che sempre abbiano a che fare con la sua storia personale, che fatti e personaggi dei suoi scritti si intreccino a fatti e personaggi entrati a far parte della sua vita, e che venga in questo modo riallacciato e trasmesso un passato che era ed è sovente patrimonio personale e di famiglia. Questo piccolo dossier tra passati diversi è un esempio della passione di Camilleri di raccontare e di partire da vicende più o meno lontane nella storia per dirci anche altro, per criticare un presente che spesso trova imperfetto e, appunto, criticabile.
Mi è capitato di sentire o leggere commenti non positivi sul Camilleri "storico". Il fatto è che Camilleri storico proprio non è, né ha la pretesa di esserlo quando tratta di certe vicende lontane. Credo sia questo l'errore in cui cadono molti lettori: Camilleri non scrive saggi di storia, ma racconti di piccole vicende storiche che si inseriscono, magari con l'aiuto della fantasia propria dello scrittore, in un contesto più ampio e che in qualche modo ti porta sì a fare i conti con quel passato, ma soprattutto con questo presente.
Una notarella a piè di pagina fornisce lo spunto per un curioso intreccio a base di temi etici (disporre della propria vita, donne e Chiesa, fede e superstizione), sociali (questione agraria in Sicilia) e storico-leggendari (Santa Rosalia e la peste, vicende della famiglia Tomasi), che si snoda in epoche molto diverse (1130-1660-1945). Avrebbe potuto sortirne un romanzone storico di vasto respiro e invece, forse anche per l'urgenza di intervenire nella polemica italiana del momento (cfr. caso Welby, dicembre 2006), si è scelto di dare frettolosamente alle stampe quel che sembra essere il contenuto del quaderno degli appunti di Camilleri. Peccato.
Si guarda bene Camilleri dal criticare apertamente la Chiesa: la responsabilità di trarre conclusioni è lasciata interamente al lettore. Lettore che però -abilmente indirizzato da alcune tremende domande lasciate cadere come per caso ("nessuna delle dieci suore ebbe un ripensamento?", p. 122)- non potrà che inorridire per un oscurantismo non degno del Novecento, per una pratica di suicidio collettivo che si associa alle sètte, per la disparità di valore attribuita alle vite (una/dieci, uomo/donne, superiore/inferiori), per la disumanità del trattamento riservato alle bambine di undici anni seppellite per sempre in convento. Per la generale ipocrisia di quanto si predica, comparata a quanto si agisce.
(Vedi anche la bella recensione di WM1 su Giap -Nandropausa 13- o qui su Goodreads)
Il libro si compone di varie parti in cui vengono mostrati prima i luoghi, poi i personaggi, e solo dalla metà del libro viene presentato il fatto, ovvero la sparatoria ai danni del vescovo di Agrigento, avvenuta nel 1945. Ma in realtà il fatto vero, intorno a cui ruota il libro, è un altro, e cioè il sacrificio di dieci suore del locale convento in cambio della vita del vescovo. Francamente ho trovato il libro mal scritto, e mi dispiace dirlo perché adoro Camilleri, in primis con le vicende di Montalbano, ma anche come scrittore storico. Non ho capito il perché dell'alternanza fra dialetto siciliano e lingua italiana, anche se forse quest'ultima viene usata più che altro per le parti più prettamente storiche, ma non mi è molto chiaro. Inoltre mi pare che ci sia pochissimo approfondimento, insomma il libro avrebbe ben potuto essere quattro volte più lungo senza annoiare, mentre così sembra tirato per le spicce e non riesce a coinvolgermi quasi per niente. Direi che in questo caso c'è un motivo se è un libro poco conosciuto dell'immensa opera di Camilleri.
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En juillet 1945, en Sicile, l'évêque d'Agrigente, Mgr Peruzzo, s'intéresse vivement au sort des paysans pauvres de son district. Il critique le système latifundiaire et cherche à améliorer le sort de ses ouailles. Toutefois, victime d'une agression, il manque de mourir. Pourquoi? Et qui était le criminel?
Dix religieuses du couvent de Palma (fondé par les ancêtres de l'écrivain du Guépard, Giuseppe Tomasi, prince de Lampedusa) font le voeu de donner leur vie pour sauver celle de Peruzzo. Leur voeu se réalisera et les dix plus jeunes nonnes mourront tandis que Mgr Peruzzo reprendra des forces.
L'auteur mène l'enquête tant sur les conditions du peuple à cette époque, que sur la tentative de meurtre pour finir par chercher les raisons de ce voeux, dix jeunes vies contre celle d'un homme somme toute assez âgé.
Un excellent roman d'un merveilleux écrivain… comme d'habitude.
È un libro che ha sicuramente del potenziale, del resto Camilleri non si smentisce mai. Il fatto è che, per dover fare il paragone con l’attuale posizione presa dalla Chiesa sul diritto all’eutanasia (2006), ha preso un evento storico successo proprio in ambito clericale, nel quale si denuncia il sacrificio di dieci suore solo per poter salvare un vescovo, quindi il divario onnipresente fra uomo e donna e l’insabbiamento della vicenda. Il problema per me è stato che troppi personaggi, troppi eventi storici e periodi diversi mi hanno confuso le idee. Ho compreso il significato profondo del libro solo alla fine, forse. La denuncia sociale devo ammettere che è di una finezza assurda, stimo Camilleri per questo, e darò fra qualche tempo un’altra possibilità a questo libro, magari quando sarò in grado di poter affrontare il tema con qualche conoscenza in più.
To say the truth , when I picked up "Le Pecore e il Pastore" I didn't think that it could be anything else, but a whodonnit. Everything I've ever read by Camilleri until now was so, and written in the same kind of Sicilian dialect. So it was a surprise to realize, after some pages, that this was actually a "real story". At the beginning I didn't feel very attracted to it. I dwelt on historical facts that either I knew about, or where "Italian" enough to make them unsurprising. But, boy, once you get to the knot of the story your hair stands on end, even more knowing that this is actually happened.
Vero, non è il solito Camilleri, e certo non è divertente né come i Montalbani né come i racconti storici; però la storia narrata mi ha colpito, lasciandomi nelle stesse ambasce finali confessate dall'autore. Fra l'altro, mi chiedo chi è il genio della Sellerio che ha scritto i risvolti di copertina, rivelando praticamente da subito il colpo di scena finale (non è proprio un colpo di scena, lo so, ma non saprei come altrimenti definirlo) e spacciando per giallo storico quello che giallo non è.
Chiamarlo "giallo storico" come si fa nella bandella mi è parso un po' forzato: c'era la storia e pure il mistero che Camilleri ha cercato di risolvere. Ma, insomma, il giallo non è questo. Resta però il talento del Maestro, che pur in una vicenda senza apparente trama coinvolge, e fa pensare, soprattutto quando dal seicento passa al primo dopo guerra, ai giorni vicini eppure lontanissimi.
confesso: amo solo il Camilleri di Montalbano. gli altri scritti, faccio una fatica ma una fatica a legerli... questo è no dei più noiosi: molta storia vera, molte storie che si raccontano. indizi, sospetti. ...e quindi cosa ci rimane? la nostalgia per i gialli del Commissario!!