“Una cosa spirituale” è un viaggio tra terreno e ultraterreno, una visione su come fare arte ai tempi del materialismo. Vasco Brondi ci racconta la sua esperienza con la creatività, i momenti in cui ha sentito che il flusso creativo non scorreva più e i momenti in cui l’ha ritrovato. Esplora e mette in relazione le esperienze e le pratiche creative e spirituali di grandi artisti e di grandi mistici e tradizioni contemplative: Nick Cave e i sufi, le cartomanti e Federico Fellini, i padri del deserto e i CCCP, Marina Abramovic e i monaci tibetani, i “sadhu” e David Lynch, Simone Weil e il regno dei cieli. Per scoprire e lasciarsi ispirare dai processi creativi di registi, musicisti, scrittori, artisti visivi e dal loro rapporto con l’invisibile. Vasco Brondi, che con le sue canzoni è arrivato a tanti, ci suggerisce che l’arte, in quest’epoca materialista, non è solo intrattenimento ma può metterci in contatto con le magie e i misteri del nostro transito terrestre. In questo senso la creatività è una cosa spirituale.
Nel suo piccolo, è un libro semplice, pieno di riflessioni e citazioni commentate in base all'esperienza dell'autore, a cui io personalmente sono molto affezionata. Ho trovato interessanti i molti spunti di lettura che Vasco lascia tra le righe, ho aggiunto qualche titolo alla mia wishlist per approfondire determinati argomenti, e ho scoperto molto anche di tante celebrità, anche internazionali, di cui magari la sfera privata non è stata così al centro dell'attenzione dei media europei. Le pagine sono poche, quasi a collage tra tutte le citazioni che l'autore riporta, ma è un buon passatempo, con capitoli brevi e riflessivi, che anche solo dopo 2 pagine ti lasciano molti interrogativi sul tuo modo di vedere il mondo e reagire alle cose. Non mi aspettavo niente di più e niente di meno di questo
Premetto di avere letto il libro solo perché consigliato nel podcast parlarne tra amici. Devo dire che le mie aspettative erano più alte. Forse non l’avrò capito io, forse sono io ad essere poco spirituale, nonostante conosca diverse pratiche meditative menzionate nel libro. Però non ho amato questo saggio. Erano più le citazioni del resto, e per quanto alcune citazioni fossero bellissime, un insieme di citazioni non fanno un libro e così tante tutte insieme perdono di efficacia. Ho trovato i capitoli difficili da ricordare e la scrittura un po’ incapace di toccare quelle corde profonde e sottili che la spiritualità richiede. Non so, avrei preferito delle argomentazioni più lunghe su due tre tematiche anziché tanti capitoli brevi e slegati su vari temi spirituali.
Vasco tramite questo libro ci fa forse vedere la sua parte più spirituale e artistica, insieme. Tutti i suoi interessi e le sue riflessioni raccolte e corredate da citazioni. Credo sia molto coraggioso cercare di spiegare cosa si sente, si vede, si crede. Mi ha dato buoni spunti (è ricco di citazioni di libri che vorrei leggere). Ho trovato calma e disperazione, felicità e malinconia, silenzio e voci, insieme. Ho apprezzato i capitoletti, lo spiegare in modo semplice qualcosa che forse non riuscirei a spiegare a parole. Mi ha consolata e accompagnata. Ho cercato di leggerlo lentamente, per assaporarlo e godermelo. Credo sia un libro limpido, mi ha ricordato di continuare a cantare mentre vivo (o sopravvivo), anche se sono triste, a respirare e non stare in apnea (e accorgermi di stare in apnea), a continuare a indagare sul divino (forse prima o poi riceverò delle risposte), ad avere la voglia di stare con il sacro, di saperci stare. Ad avere il coraggio di sbucciarmi, di togliere strati di me accumulati, a guardarli, comprenderli, lasciarli andare, per arrivare all’essenza. È una pratica che dura tutta la vita, vorrei avere l’energia per essere costante e gli occhi per la prospettiva.
“Quando ho iniziato a studiare gli insegnamenti buddhisti, i filosofi, i mistici, a fare ritiri di meditazione e pratiche intensive di yoga, mi sembrava che l'arte e le canzoni fossero veramente poca cosa al confronto di questi massimi sistemi. Per un po ho avuto l'impressione di perdere tempo continuando a stare dietro a parole, armonie e melodie. Poi, approfondendo, mi sono accorto di quanto l'arte venisse rispettata anche dai grandi maestri delle varie tradizioni. Per il Dalai Lama è uno dei piú efficaci veicoli di unione tra le culture e tra le persone: secondo lui gli artisti possono toccare piú in profondità di molti insegnanti di dharma e far capire meglio il valore dell'unione con gli altri e con tutto il resto. Mi ha colpito anche sentire raccontare da Angela Davis - l'importante attivista del movimento afroamericano - di quando Nina Simone è andata a trovarla in carcere. La sua cella era piena di libri e Nina, ammettendo con un certo disagio di non sapere quasi nulla di teorie politiche e di giustizia sociale, le ha chiesto qualche consiglio di lettura. Angela Davis l'ha tranquillizzata dicendo: «La tua musica riesce a convincere le persone a lottare piú di qualsiasi libro» !”
Meraviglioso! Un piccolo compendio di spiritualità, arte, musica. Un libro da leggere e rileggere, per trovare sempre nuovi spunti, anche grazie alla ricca bibliografia che consente di approfondire i temi trattati. Un libro che vuole essere condivisione e divulgazione dei percorsi di ricerca spirituale coniugata all’esigenza espressiva di un musicista. Sicuramente per chi è già nel cammino o ha già esperienze di ricerca spirituale non troverà grandi novità, ma il connubio tra filosofia, arte, musica, misticismo fa di questo libro una lettura che conforta l’anima.
c’è il teatro di Grotowski, lo yoga, la meditazione, al mercatino dell’usato c’è ancora quel piccolo amplificatore. Ci sono le corse, i libri di Lowen, esercizi per la respirazione
è stato un bel periodo accompagnato dai capitoletti di questo libricino, a volte avrei voluto andasse più a fondo su determinati concetti che si limita a presentare, a volte mi stupiva leggere delle cose così dentro al mondo ma così esterne al tempo, apparentemente totalmente depoliticizzate ma è stato per lo più entusiasmante
mi ha messo tantissima voglia di: - costruire un corpo forte - imparare ad apprezzare più il posto e il tempo in cui vivo e quindi incanalare la ricerca di un altrove verso delle cose più verticali che orizzontali - sperimentare con la meditazione - studiare studiare studiare - leggere almeno una quindicina di libri in bibliografia - talvolta anche di drogarmi :))))
Questo è un libro da prendere con le pinze. Ho conosciuto le canzoni di Vasco Brondi e del suo gruppo "Le luci della centrale elettrica" una quindicina di anni fa, incuriosito da una canzone dei Cani: "Nichilisti col cocktail in mano che sognano di essere famosi come Vasco Brondi" (Velleità). Mi aspettavo tanto da questo libro, incoraggiato anche dal titolo suggestivo: "Una cosa spirituale - Non fare niente e altre forme d'arte". La lettura è faticosa, frammentata da una miriade di citazioni: ce ne sono 2 o 3 in ogni singola pagina. Tuttavia, se si supera questo (considerevole) scoglio, si trovano delle riflessioni interessanti su cosa significhi fare arte oggi. Eccone una: " Gli inni hurriti (...), i canti gregoriani, il fado, (...).Mi sono accorto che l'elemento in comune era il fatto che queste musiche non erano state create per essere vendute o per piacere agli altri. Erano nate per celebrare feste, funerali, matrimoni, riti, per scandire il tempo del lavoro per dare coraggio in guerra, per parlare agli dei o comunque con l'invisibile. Musiche che sembravano essersi sprigionate da sole."
L'ultimo libro di Vasco Brondi è esattamente quello che ci si può aspettare da lui, autore di canzoni e non solo da quasi 20 anni che ha ormai maturato uno stile riconoscibile. Una cosa spirituale è una raccolta di citazioni intervallate da aneddoti o riflessioni personali. I capitoli sono brevi e assomigliano alle entrate di un blog o di una newsletter, spaziano fra tanti argomenti senza mai toccarli davvero nel profondo. L'impressione è che ci si trovi di fronte ad una conversazione con un amico che ha avuto un risveglio spirituale piuttosto che ad un volume di saggistica. Per i fan della prima ora (o di tutto ciò che è stato pubblicato da "Costellazioni" in avanti come me), Una cosa spirituale mette nero su bianco il Brondi-pensiero, già rilasciato in anni di dischi, libri e interviste. Per tutti gli altri, data l'ampia bibliografia in fondo al volume, può essere tutt'al più uno spunto per approfondire le tematiche trattate.
Leggere questo libro fa venire sete. La sensazione è quella di ricevere delle gocce di un vino dolcissimo raccontato con l’entusiasmo di chi vorrebbe, con gentilezza, iniziarci a esso. Il collage di citazioni che anima tutto il libro, inframezzato da considerazioni sulla creatività, la spiritualità, l’umanità e, in fondo, su ogni cosa che è sopra o sulla terra, può costituire un’ottima base per approfondimenti ulteriori. Se la sete viene, insomma, le gocce non bastano: bisogna andarsi a prendere direttamente il vino in cantina.
Interessante nelle sue riflessioni sull'arte, la creatività, la noia e i capitoli sono brevi, sono riflessioni... ma purtroppo è stato troppo buddismo e yoga, pratiche in cui non mi riconosco... Comunque sia si legge in un pomeriggio + sera e forse l'unico se non uno dei pochi che unisce creatività a spiritualità. Autobiografico, l'autore è un cantautore e si parla della sua esperienza con la muscia e la creatività.
Ricco di spunti di riflessione e in grado di ispirare il lettore non ad un miglioramento personale, bensì a compiere uno sforzo verso la conoscenza di sé tramite creatività e spiritualità. Non sempre mi è stato chiaro il filo logico tra i capitoli, ma questo è frutto anche di una lettura che risuona come un flusso di coscienza, frutto di una dedizione allo studio di sé e del proprio senso. Da tenere sotto mano per la ricchezza delle citazioni
Una raccolta di citazioni e pensieri di artisti, musicisti, poeti, insegnanti di meditazione e guru, sul legame tra creatività e spiritualità, arte e presenza, uniti dal fil rouge dell’esperienza personale dell’autore, musicista appassionato di poesia, yoga e meditazione. Interessante, scorrevole, carico di spunti di riflessione, sia per chi già mastica i temi del buddhismo, presenza e consapevolezza, sia per chi li scoprirà leggendo.
Un percorso dove la semplicità del vivere, del dolore, dell'elevazione rende tutto un gran fluire! Vasco Brondi parla di sé, ma parla anche di me e di tutte le persone come noi. Parla di farsi grandi viaggi, di non fermarsi e poi doversi fermare. Di meditazione e della gran fatica che si fa. Parla di artisti e artiste, parla di spiritualità, religione e trascendente. Un libro che fa riflettere, nella sua semplicità!
Leggerlo è stato come avvicinare un pó di più il divino, l'intangibile, la creatività, l'astratto, all'umano, per poterlo comprendere ed inserire di più nel proprio intimo, nel quotidiano, nella vita di tutti i giorni.
«Nella vita umana c'è una cattiva e una buona notizia: la cattiva notizia è che stiamo precipitando e non c'è niente a cui aggrapparsi, la buona notizia è che non c'è neanche nessun pavimento contro cui scontrarsi.»
Mah, letto velocemente, scrittura scorrevole e forse un po' delusa per aver avuto qualche aspettativa in più, con blocchetto a fianco per prendere nota su cose nuove da approfondire... Ma non ho scritto niente.
Questo scritto è una gentilezza. Una condivisione delicata. Qualcosa che ti aspetti da chi ti conosce, da chi ti reputa suo confidente, uno tra i suoi “intimi”. Spunti: tanti.