Siro e Bordel si vedono ogni pomeriggio alla stessa ora, corrono nei campi, giocano a dominare imperi. Siro e Bordel sparano col fucile a piombini alle tortore, si domandano cosa farebbero un attimo prima della morte. Siro e Bordel partono per l'università, ma non basta, dov'è l'assoluto? Dove la verità per cui vivere?
Ora che c'è una crepa nel cielo, per la trascendenza partiranno, si arruoleranno e rischieranno tutto. Ecco il baratto, dare la vita per sentirsi parte della Storia.
Invece, le bombe radono al suolo ogni cosa, la speranza e l'illusione di un significato. Quella che rimane in piedi è soltanto una città-labirinto consacrata al culto di TEOTWAWKI, il dio del piombo e della Siro ha perso Bordel e senza di lui l'epifania è solo scoprirsi nudi e compromessi. Lo cercherà tra le ombre che restano, cani del deserto e profeti in fuga.
Jacopo Iannuzzi intona un canto lirico e allucinato sull'amicizia, sulla guerra come ricerca di senso e la morte come ricerca di sé. Compone un lamento della gioventù votata all' cosa c'è di più apocalittico che scoprire di non essere mai stati degni di amore?
Uno stream of consciousness poetico e scritto molto bene, ma a tratti noioso ed estremamente ermetico. Il lettore riesce a farsi solo un’idea vaga dell’accaduto: sembra di essere in una distopia dove la guerra ha distrutto tutto, c’è il dio imperscrutabile Teotwawki, ci sono superstiti e soldati, e poi Siro e Bordel, due amici che si sono persi e si ritrovano in una città labirintica.
Se fosse un manga sarebbe uno di Tsutomu Nihei, ma questa è letteratura e tutte le immagini proposte, comprese quelle della vita antecedente alla guerra, restano soltanto questo: pennellate di vita e pensieri che non riescono a dare un senso ad una storia di sopravvivenza e morte. Peccato, a leggere la trama aveva potenzialità, ma purtroppo non l’ho trovata una lettura valida e coinvolgente.
Bello bello bello!! Un piccolo spaccato di vita in un mondo distrutto, in cui la guerra ha fagocitato ogni speranza e la luce dell’umanità si sta spegnendo. Sopravvive un’amicizia, quella tra Siro e Bordel, due giovani diventati uomini tra le bombe e la devastazione, privati dei sogni di gloria e della speranza data dall’idea di appartenere a un qualcosa di grande, di comune. Molte riflessioni, tantissime disillusioni. L’ho trovato incredibilmente umano e attuale.