«L’allegria, mi chiedo spesso, non potrebbe essere la migliore delle vendette?» La scommessa è semplice: trascorrere un anno fra le pagine del classico dei classici, “Il conte di Montecristo”. A farci compagnia, tra gli scogli inattesi e le gioie improvvise che irrompono nelle nostre giornate, troviamo Edmond Dantès – l’eroe che da duecento anni trama vendette inesorabili – e il suo incontenibile creatore, Alexandre Dumas, protagonista di una vita romanzesca quanto quella dei suoi personaggi. “La vendetta è un ballo in maschera” è un esordio originalissimo, letterario, capace di appassionare, commuovere e strappare più di una risata nel volgere di poche righe. Francesca Crescentini indaga ciò che accade quando pretendiamo un risarcimento ai disastri che ci toccano. Perché in fondo, anche se è troppo tardi per ottenere giustizia, c’è sempre modo di riparare se stessi.
Due anni fa mi sono cimentata nella lettura di uno dei pochi classici che avevo evitato per moltissimo tempo, un po’ per timore, un po’ perché sono sempre stata dirottata su altro, ma soprattutto perché credevo non esistesse alcuno spazio di discussione su Il conte di Montecristo di Dumas (padre, specifichiamo). Tutti concordano sul fatto che sia un capolavoro indiscusso, ma forse è più giusto dire indiscutibile. Comunque, sono riuscita ad aggrapparmi allo slancio di un’edizione a 3€ trovata a un banchetto e la complicità di un audiolibro incredibilmente avvincente, buttandomi tra le sue pagine senza avere molte aspettative, scevra di ogni commento, parere, discussione o sensazione esterna. L’ho macinato quasi in clausura, cercando di sentirla come una lettura solo mia. Poi va be’, non è il libro che è mai solo tuo anche quando ti impegni a renderlo tale. Così, ho accolto questa pubblicazione di Francesca Crescentini, per noi comuni mortali Tegamini, cuore della comunità librosa online da prima che la comunità librosa online capisse di essere una comunità, come un’operazione bizzarra ma altresì familiare. Un’operazione parallela, in sordina alla mia, l’ha traghettata nel viaggio in cui Edmond Dantes non è più, e per quasi altre 800 pagine diventa Montecristo. Quindi insomma, l’entusiasmo mi ha spinta anche a una gioia sincera di questa sua pubblicazione ma anche a intrufolarmi nell’idea di leggere un classico statuario e portentoso, innestandolo nella vita di una lettrice appassionata. Ecco, non mi aspettavo sinceramente di ritrovarmi a ridere e a piangere nel giro di qualche riga. Mi ha colta di sorpresa. È un’opera che, per chi segue Francesca nel suo mondo di alias digitale, risulterà familiare, per lingua e approcci. L’umorismo accompagna la lettura del Montecristo, e come ogni lettrice dispersiva ma vorace che si rispetti non si limita a leggerlo, ma ad accompagnarlo con biografie dell’autore, acquisti inconsulti di manga o versioni per bambini, saggi critici e, ma è meglio dire soprattutto, parti della sua storia personale che si intrecciano con questa operazione. Perché se è pur vero che ogni volta che apriamo un libro, la sensazione è quella di cadere dentro le sue pagine e perderci tra quelle riflessioni (quantomeno, quando il libro è in grado di tirare le corde migliori), è altrettanto vero che non può essere separato dalla nostra vita, quella fuori. Quella che purtroppo si inceppa come una stampante in cui la carta si incaglia, e non basta qualche colpo col ginocchio per far ripartire tutto. In questo fluire, il ruolo di una lettrice è diventare ubiqua, presente e assente, ma protagonista di molteplici esperienze e in grado di recitare più ruoli contemporaneamente. Di prestare una parte della propria intelligenza al qui e al di là. Il qui è costellato di eventi personali che arrivano come una sciabolata dietro i talloni, seguite da una gomitata sulle reni, ed è facile soccombere. A volte, però, ci scopriamo un po’ come i personaggi dei libri che leggiamo, o nei quali ci rifugiamo. Non tanto, o per forza, eroine senza macchia o paura, o paladine che vestono alla marinara, ma che giungono alla fine delle proprie apocalissi senza marcire nell’animo. O senza diventare così irriconoscibili da dover vestire i panni di un conte, intessere 1000 e passa pagine intrise di vendetta prima di scoprire che è stato tempo buttato. “Non c’è niente di più banale e democratico delle disgrazie” E allora quale risarcimento è lecito aspettarsi? Quale parte di noi siamo disposte a perdere? Quale a trovare? Ecco, questo libro, che libro di lettrice è, si barcamena tra la lettura che dovrebbe forse insegnarti quanto alle sciagure si risponde di petto, affilando la spada o scatenando il piano più rancoroso mai visto, e ci si ritrova invece un po’ a guardarlo con indulgenza, capendo che forse è un’indulgenza che in primis meritiamo di rivolgere a noi stesse. “Ho fatto bene a pestare i piedi e a sporcarmi di rabbia senza contaminare chi mi cresce accanto.”
La vendetta è un ballo in maschera è un viaggio. Un viaggio in tre direzioni diverse, parallele, ma destinate prima o poi a incrociarsi.
Si viaggia con il Conte di Montecristo, seguendo la sua vendetta attraverso le pagine del suo libro.
Si viaggia con Dumas, dentro la sua vita, il suo ego smisurato, il desiderio mai davvero colmato di essere riconosciuto e apprezzato quanto avrebbe voluto.
Ma soprattutto si viaggia con Francesca, verso una scoperta più profonda: che la vera vendetta non è distruggere chi ci ha ferito, né orchestrare cadute per poi gioirne.
La vera vendetta, forse, è capire che non siamo obbligati a diventare il risultato di ciò che ci è stato fatto, del modo in cui siamo stati cresciuti. Possiamo essere altro. Possiamo essere migliori.
Possiamo sperare.
E forse non esiste vendetta più grande della speranza.
Seguo Francesca Crescentini sui social da oltre dieci anni e poter finalmente leggere un suo libro è stata un’esperienza bellissima. Durante tutta la lettura ho avuto la sensazione di sentire la sua voce nella testa: era come se fosse proprio lei a raccontarmi le vicissitudini della sua vita, intrecciandole con quelle del Conte di Montecristo e del suo prolifico autore. Tutto si incastra come un puzzle e il risultato è eccezionale. Il problema, semmai, è che una volta finito il libro viene subito voglia di leggerne un altro impostato esattamente nello stesso modo! Attendo e spero.
C’è però una cosa che mi preme dire, anche per rispondere alle stesse domande che mi ero posta quando l’autrice ha annunciato l’uscita del libro su Instagram: è possibile leggere “La vendetta è un ballo in maschera” prima di aver letto “Il Conte di Montecristo”? Sì, è possibile. Ma lo consiglio? No. Io odio profondamente gli spoiler, e questo libro inevitabilmente ripercorre, dall’inizio alla fine, le avventure di Edmond Dantès. Senza entrare troppo nei dettagli, certo, ma abbastanza da permettere di ricostruire l’intera trama. Personalmente credo che conoscere già tutta la storia di un romanzo prima di leggerlo rovini inesorabilmente parte dell’esperienza di lettura.
Perciò, se non l’hai ancora fatto: DÀI CORAGGIO, vai a leggere il Conte… e poi torna qui per goderti “La vendetta è un ballo in maschera”.
Sono sicura che la lettura sia collegata in maniera diretta al mio benessere generale, ma non ho ancora individuato dei nessi causa-effetto precisi. Non mi aspetto che leggere mi faccia stare meglio, suturi una ferita o accenda lampadine che penzolano in scantinati oscuri, ma storicamente ha sempre aiutato. Arrivare in fondo a un libro e poterci pensare su mi regala compiutezza, mi pare di aver fatto "qualcosa", di essermi mossa e di essere arrivata da qualche parte.
Questo libro non è il classico saggio letterario che ti fa sentire in soggezione, ma una vera e propria chiacchierata con quell'amica che ti racconta di fughe rocambolesche dal Castello d'If a nuoto, mentre cerca parallelamente di sopravvivere alla privazione del sonno e ai ritmi caotici della vita familiare.
È straordinario il modo in cui l'autrice riesca a farti sedere a tavola con Edmond Dantès, mescolando l'epica dei grandi temi come la giustizia e la vendetta implacabile con la rassicurante ironia della quotidianità.
Questo libro svela qualcosa, alla fine: i grandi classici non sono testi intoccabili e rigidi, ma organismi vivi, dimensioni che si modellano a seconda di chi li legge, del nostro mood e delle tempeste personali che stiamo attraversando in quel preciso istante.
È una lettura che ti fa guardare a un capolavoro amato con occhi completamente nuovi, dimostrando che a volte, per vivere davvero la grande letteratura, basta farla scendere dal piedistallo e farle spazio sul divano di casa nostra.
Recensione a caldo, appena chiuso il libro. Molto più bello di quanto mi aspettassi. Una scrittura bella e scorrevole, un viaggio coinvolgente e anche toccante. Veramente bello.
Partivo prevenuta perché Francesca Crescentini mi sta molto simpatica e perché mi piacciono i libri sulla lettura, ma questo l'ho proprio letto con piacere.
"Questa è la storia di una lettrice normale che cerca di prendersi una rivincita sul tempo e sugli accidenti. Disseminerò qua e là - e un po' è già successo - quello che ho imparato mentre mi davano da mangiare delle zuppe di ceci, in cima a un magnifico poggio percorso dall'ombra veloce delle nuvole."
Le cose che scopriamo di amare ci fanno diventare territoriali o aumentano la nostra generosità?, chiede l'autrice a pag.92, e io, pur pendendo per natura verso la prima risposta, trecentodue pagine dopo mi trovo a concordare con lei quando dice che "si legge per conto proprio, ma il Montecristo è un romanzo che spicca per ospitalità"; e questa, meglio ancora che la definizione di pag.313 "Il libro, forse, sta tutto qui, al confine tra un amore perduto e un odio funesto che reclama giustizia", è la caratteristica che accomuna il romanzo e questo esperimento che con lui e il suo autore è stato fatto. Per questo, a chi avesse aperto questa recensione chiedendosi "ha senso leggere questo libro se non sono un follower di tegamini?", dopo un istintivo "MA CHE COSA STAI FACENDO SE ANCORA NON LA SEGUI?!"(guarda che crescita del personaggio), rispondo che chiunque ami le storie, anche se non è in cerca di vendetta, amerà ballare con Francesca, Dantès e Dumas, e vedere crescere di pari passo con la sua lettura del romanzo la fiducia della prima nel togliersi la maschera e far sentire la sua parte. Certo, per me che la conoscevo prima e leggendo ricordavo e ricollegavo a frammenti della sua presenza online il periodo di stesura del libro (ma anche quello dei Grandi Eventi Spaventosi da cui è scaturita) sarà forse più difficile dare una valutazione oggettiva, anche perché avendolo acquistato in libreria non posso basare l'assegnazione delle stelline sulle condizioni dopo il trasporto; ma sul copriletto azzurro come la carta su cui Dumas ha scritto il Montecristo dove poggiava La vendetta durante la lettura, più di una volta ho visto le nuvole bianche.
"Si contengono rancori, bambini, reazioni sincere. Si sta dentro agli ospedali, ai libri, alle galere, agli uffici, alla propria testa. Ma con le storie si attraversano i muri e si fa spazio dove la strada finisce."
Bellissima lettura. Francesca Crescentini unisce tre filoni narrativi: la trama de Il conte di Montecristo, la vita persona di Dumas, la vita personale dell'autrice. L'esperimento riesce perfettamente a restituire quella che è l'esperienza della lettura nei momenti migliori: le pagine che leggiamo non rimangono distanti da noi, diventano uno specchio in un cui riconoscersi e uno strumento per capire ciò che ci accade. Se poi questo viene reso con il tono di Tegamini, originale, comico, divertente, ma anche emotivo, il risultato è eccellente.
Oltre all'amore per la trama del Conte, talmente sorprendente che ogni volta che ci torno sopra mi appassiono, questo libro mi ha dato anche la bellezza dell'approfondimento di ciò che ruota attorno a un grande classico: la vita del suo autore e i passaggi che portano un'opera a essere quella che è. La vita di Dumas poi, è tanto appassionante quanto quella del suo personaggio. Ultima piacevole sorpresa: scoprire qualcosa di più della vita di Francesca: molto riservata, scoprire alcuni scorci della sua vita e della sua visione sulle cose è stato commovente.
La vera vendetta non è contro chi o cosa ci ha arrecato un dolore o un'ingiustizia; la vera vendetta è rimanere protagonisti della nostra vita, mettendo al centro noi e i nostri desideri, guardando al futuro e a quanto ancora possiamo avere e non chiudendosi nel passato.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Di un format mai visto, che intreccia biografia, autobiografia parziale e una specie di riassunto de Il conte di Montecristo, Francesca fa anche di più. Per chi la conosce sui social sarà ancora più bello, ma in generale sembra di parlare con un’amica. Un’amica che ha il dono di tirare le somme scegliendo sempre le parole giuste, un’amica che porta con sé del dolore grande e della sofferenza, ma che ha imparato non tanto a viverci in sé, quanto a saper guardare al resto, a quello che c’è davanti, allo spazio per costruirsi, se non della felicità, almeno un po’ di pace. E che in questo somiglia in tutto proprio a quel Conte di cui parla. Ho pianto una quantità di volte che non avevo previsto, ma mi porto nel cuore dei passaggi meravigliosi e la descrizione di un amore - quello per la famiglia che si è costruita - che posso solo dire di ammirare. Grazie ❤️
Si ride (molto) e si piange (forse di più), ma soprattutto si viaggia per tutto il Mediterraneo (e oltre) accompagnatə da una voce brillante, sicura e sempre incoraggiante, che sa intrecciare la storia di Edmond Dantès, con quella di Alexandre Dumas, con la propria, restituendoci un’esperienza universale alla quale poter attingere per scalfire il dolore e provare a perdonare la Provvidenza, ripartendo dall’allegria. Grazie, Francesca Crescentini, per non essere rimasta indifferente e per aver usato la scrittura per cercare di dar un senso a quello che spesso risulta insensato, dando a noi la possibilità di leggere “per partecipare al dubbio”.
Un "diario di lettura" che intreccia romanzo, vicende personali e storia dell'autore. Ho trovato molto interessante la biografia della vita dell'autore, letta anche in rapporto alle vicende di Montecristo. Bello riflettere di come una lettura entri nel nostro quotidiano e accompagni le fasi della vita dell'autrice in questo caso, di ciascun lettore in generale.
Un'analisi bella e coinvolgente di Dumas e del suo Conte di Montecristo, un anno nella vita dell'autrice. Francesca Crescentini utilizza il suo consueto entusiasmo nel guidarci in questo suo viaggio accademico alla scoperta del Montecristo(quando avrei voluto un'insegnante così appassionata!!), raccontandoci anche la sua vita, in un anno non proprio roseo e felice. Ho apprezzato tantissimo questo esordio, ma non mi aspettavo niente di meno 🫶🏻
"Stai bene, mi chiede mio marito. Sto meglio, gli rispondo io. Con loro, in effetti, è sempre bastato dire la verità."
Grazie, Francesca, per averci ricordato quanto la letteratura può essere "un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi.". Grazie per avermi accompagnata di nuovo nel mondo del Montecristo intrecciandolo con quello di Dumas. E grazie perché intrecciandoci anche la tua vita fino a quella bellissima frase finale, mi hai aiutata a districare le mie, di trecce.
La vendetta è un ballo in maschera è uno di quei libri che riescono in un'impresa rara: far innamorare di nuovo di una storia che si credeva di conoscere già a memoria. Ho letto Il conte di Montecristo tre volte nel corso della mia vita, in età e momenti molto diversi. Ogni rilettura mi ha restituito un Edmond Dantès differente, ma pensavo ormai di aver esplorato quasi tutto ciò che il romanzo di Dumas poteva offrirmi. Francesca Crescentini mi ha felicemente smentita. Con il suo sguardo curioso, appassionato e mai accademico, l'autrice non si limita a commentare il Conte: lo abita, lo interroga, lo mette in dialogo con il presente e con le nostre ferite più intime. Leggendo queste pagine mi sono ritrovata a osservare personaggi e situazioni da prospettive nuove, soffermandomi su dettagli che nelle mie precedenti letture erano passati in secondo piano. La riflessione sul rapporto tra giustizia, vendetta, riscatto e felicità è particolarmente illuminante e riesce a rendere attuale un romanzo scritto quasi due secoli fa. Ho amato il modo in cui la Crescentini intreccia esperienza personale, amore per la letteratura e ricerca biografica su Alexandre Dumas, creando un racconto coinvolgente, colto e al tempo stesso divertente. Si percepisce in ogni pagina un entusiasmo contagioso, quello dei lettori veri, che leggono per capire il mondo e se stessi. La soddisfazione più grande, però, è stata chiudere il libro con un desiderio immediato: tornare da Edmond Dantès. Non per nostalgia, ma perché sento di avere nuove domande da porgli e nuovi aspetti da scoprire. Se un saggio letterario riesce a far nascere la voglia di affrontare una quarta lettura di un classico monumentale come Il conte di Montecristo, significa che ha raggiunto il suo scopo nel modo migliore possibile. Un omaggio appassionato alla forza delle storie e alla straordinaria capacità dei grandi libri di cambiare insieme a noi, ogni volta che li riapriamo. Consigliatissimo.
Tegamini, mia persona preferita di Instagram, produce questo strano esperimento letterario in cui si susseguono (a ritmi ovviamente diversi) tre vite parallele: la vita di Edmond Dantès/Conte di Montecristo in un riassunto commentato molto ben fatto, la vita esagerata del suo autore Alexandre Dumas e la sua vita, la vita dell'autrice Francesca Crescentini. Per chi la conosce dai social, Tegamini è sempre solare, ottimista e radiosa. In questo romanzo ci accoglie nella sua vita privata e condivide con noi i dolori personali che l'hanno fatta dubitare della possibilità di rivincita sulle sfortune della vita, che a volte succedono senza una spiegazione plausibile e accettabile.
Il libro a me è piaciuto molto, soprattutto per due aspetti: leggerlo dopo aver finito (nell'arco di un anno esatto) Il conte di Montecristo per ricapitolare ciò che avevo consumato in un lasso di tempo molto lungo e conoscere qualcosa in più della vita di Francesca, anche nelle sue versioni più ombrose.
Non lo consiglierei però a una persona che non conosce l'autrice e a chi non ha letto il classico, vorrebbe farlo in futuro e non apprezza gli spoiler.
A Palermo diciamo “il mio cuore si è stretto” quando qualcosa ci commuove dolorosamente. Beh, è quello che è successo al mio leggendo questo libro. E mi si è stretto più volte. Francesca è una creatura fantastica e da lei potevano derivarne solo opere straordinarie che fossero di carne o di carta. Lei ha definito questo libro un millefoglie, e infatti ci sono tanti strati dentro e tutti stanno insieme con leggerezza e profondità. Racconta di un’opera molto amata e del suo autore, di malattia e dolore, ma anche di amore, speranza, del perdersi e ritrovarsi. L’effetto è devastante e pur essendo nel mio territorio di competenza non saprei dire l’emozione che deriva dal leggerlo, ma è fatto di magone, occhi lucidi e sorriso felice.
Che viaggio❤️🩹🥹 nella storia di Edmond, nella vita di Dumas e in quella dell’autrice. Indimenticabile. Da amante di Dumas e del Conte ho adorato tutto. La grande scoperta è stata la penna di Tegamini, abilissima nell’intrecciare le tre anime di questo volume. Dolce e malinconica ma anche ironica nel raccontare le proprie vicende personali e brutalmente schietta nel raccontare del Montecristo, perché va detto, Dumas poteva tagliare corto e il Conte è un libro incredibilmente trash ed esagerato. Un non romanzo ma nemmeno un saggio che però ha i tratti di entrambi. Davvero unico e originale.
Crescentini firma un esordio che sarebbe riduttivo definire un memoir: è un libro-viaggio, che ci porta in mille luoghi emotivi, narrativi e tematici diversi, senza però mai dare l'impressione di perdersi o divagare. Tutto torna, alla fine, con Crescentini che tira le fila con sapienza intorno a una storia personale ma universale, in cui lettrice, autore, e romanzo - reale e immaginario - si incontrano in un terreno comune di risonanze. Si ride, ci si commuove, si imparano (tante) cose: cosa chiedere di più?
Mi sono divertita e mi sono commossa. Francesca Crescentini, in arte Tegamini, è stata la prima book creator che ho iniziato a seguire sui social e da anni ammiro la sua competenza, la sua capacità di argomentare e anche il suo modo pazzo e divertente di abitare lo spazio digitale.
Questo libro è un esperimento interessante e da grande amante del Conte di Montecristo non potevo non lanciarmici per direttissima. Ci ho trovato un sacco di vita e di curiosità. È stato bello vedere l’approccio di una lettrice come Francesca alla storia del Conte, alla storia di Dumas e alla sua.
Scritto divinamente. É una ragionata con interludi di vita quotidiana e ricordi di tempi che furono (molto toccanti e sofferti, traspare tantissimo ma sono comunque devastantemente splendidi).
Il Conte, Dumas e la narratrice/autrice si intrecciano, dandosi spunti per aneddoti e riflessioni che ti portano a sfogliare le pagine, desiderando che questa possa diventare una collana tipo ‘I classici commentati da Tegamini’ con la partecipazione attiva (ti prego) dei bimbi e del marito come voce fuori campo/ spalla.
Il conte di Montecristo è uno dei miei libri preferiti, quindi questo di Crescentini è stato un richiamo irresistibile, e devo dire che non sono rimasta delusa. Crescentini trascorre un anno intero a leggere Dumas e a raccontarcelo in parallelo con la vita che le succede intorno: i figli, il condominio, la commercialista, le torte di frutta, il lutto. La formula funziona perché non finge di essere qualcosa che non è, non si presenta come critica letteraria, è una compagnia di lettura affettuosa e autoironica, scritta da qualcuno che ama i libri davvero e sa come fartelo sentire.
Questo bellissimo folle libro è e basta. Non vi aspettate un'analisi ragionata del Montecristo, perché il tomo in questione non è solo questo, ma molto di più. E val bene per tutti: bibliofili dumasiani o semplici amanti di sperimentazioni intelligenti. La vita è un viaggio, Francesca questo ci racconta, che sia dentro la trama di uno dei romanzi più belli al mondo o dentro la biografia del suo autore o ancora dentro chi scrive. L'aspetto del racconto di sé è un controcanto profondo che mi ha commossa.
Lessi il Conte per la prima volta nell’estate del 2022, due settimane intense a Ile Rousse in Corsica. Sempre con questo tomone in mano, battuto da vento sabbia e salsedine. A fine lettura dissi che volevo chiamare il mio futuro figlio Dantes. Ero rimasta folgorata da questo romanzo e dal suo protagonista! Alla fine optai per un classico Lorenzo, ma negli anni ho ripensato molto spesso a questa lettura e l’opera di Francesca Crescentini mi ha catapultata di nuovo in quella magica estate, facendomi ridere e divertire molto :)
Tegamini è una garanzia, maestra assoluta di proprietà di linguaggio e dea indiscussa dell'uso della parola. Solo che. Solo che avrei voluto averlo letto, Dumas, per poter dire "vero! anche io la penso come te!". Da rileggere dopo il Conte, se mai.
Brava Francesca Crescentini che ci regala una narrazione scorrevole che, anche se a tratti malinconica, lascia sempre di buon umore. Una vera e propria ventata di freschezza!