La tecnologia del terzo millennio non aiuta gli uomini a migliorare la loro esistenza né a ridurre gli impatti sul pianeta. Non è semplice, né utile e nemmeno educativa. Essa, totalmente slegata dalla radice scientifica, è - invece - fine a se stessa, «barocca», dannosa e insostenibile da un punto di vista ambientale. Viene spesso usata per rimediare ai danni perpetrati da una tecnologia precedente, incrementa i profitti basati sui bisogni indotti, accelera l'obsolescenza di oggetti e macchine, è costosa, fa perdere tempo. Attraverso molti esempi Mario Tozzi dimostra l'inutilità di bizzarri marchingegni che riteniamo indispensabili - e di cui potremmo fare a meno. D'altro canto, egli sottolinea l'utilità di quella tecnologia semplice che ha rappresentato un vero miglioramento nelle condizioni della vita degli uomini senza compromettere l'ecosistema Terra.
Bella l'idea di base e interessanti le riflessioni sul fatto che la tecnologia, spesso fine a se stessa, ci impedisce di "attivare il cervello" e al suo posto finisce con il farci dipendere in maniera più o meno pigra dallo strumento, e finisce per soddisfare bisogni fasulli, autoindotti.
La parte interessante del libro (scritto evidentemente sull'onda della preoccupazione per la sorte del figlio dell'autore, "nativo digitale"), a mio avviso, è solo l'ultima parte ("La vita fino a ieri") dove si dice:
"[...] Una tecnologia ridondante fine a se stessa, che si autoalimenta e che esaurisce le risorse naturali sostanzialmente impoverendo gli stessi uomini. Una tecnologia barocca, appunto. Il problema è lo squilibrio ormai insopportabile fra gli investimenti in tecnologia e i vantaggi reali, concreti. Uno squilibrio, però, poco visibile ai più, perché la tecnologia sembra sempre indiscutibilmente utile: viviamo bombardati dalla notizia di scoperte scientifiche che si susseguono quotidianamente e che sembrano destinarci a un futuro illuminato dal progresso più grande mai vissuto da Homo sapiens. Ci vuole poco a rendersi conto che così non sarà, anzi che l'impatto turbotecnologico rischia di mandare definitivamente in rovina quel poco di equilibrato che ancora resiste. Risulta difficile e doloroso ammetterlo, ma, nella maggior parte dei casi, quella che abbiamo definito «turbotecnologia» serve quasi unicamente a riparare i danni provocati da una tecnologia precedente. E il risultato finale è creare ed incrementare profitti basati in larga parte su bisogni indotti non primari."
Per il resto, soprattutto nel diluvio di capitoli precedenti, trovo sfoci spesso e volentieri in insopportabili, noiosi e ritriti luoghi comuni, limitandosi a proporre siutazioni forzate come la cerniera lampo che, a differenza dell'antico bottone indistruttibile, si rompe dopo qualche lavaggio e va sostituita da un esperto senza poter essere riparata. Sinceramente, quante volte succede??
La pecca principale del libro, sempre secondo me, sta nel limitarsi a elencare confronti forzati senza discutere di una sensata strategia per "limitare" l'esposizione. Infatti spesso dice "Fermare la turbotecnologia? Non si può. Ah però come si stava meglio una volta.
Un riassuntone spoiler del libro? "Si stava meglio quando si stava peggio, signora mia non ci sono più le stagioni di una volta".
Un sacco di spunti di riflessione interessanti e qualche uscita passatista (anche se l'autore fa un'excusatio non petita all'inizio del libro dichiarandosi - appunto - non passatista).
Spiace dover dare un giudizio scarso a un libro scritto da un così bravo presentatore. Forse la TV è più il suo elemento. Ma il libro è lento e poco interessante. Abbandonato quando l'autore ha provato a sostenere quanto è meglio bussola e cartina rispetto a un GPS. No... Se si tratta di allenare il cervello ci sono altri modi. Meno sadici
Un saggio per mettersi in discussione e analizzare con occhio critico le tecnologie che usiamo ogni santo giorno, perché il progresso va di corsa... http://www.piegodilibri.it/recensioni...
Alcuni capitoli sono interessanti e trattati in maniera equilibrata. Altri tradiscono una impostazione mentale ristretta ed eccessivamente distorta verso l'ambientalismo (io stesso sono un fautore dell'ambientalismo, ma credo che ogni esagerazione sia dannosa alla causa). Non mancano capitoli contenenti "sparate" micidiali, non in tema con l'argomento del libro e che dimostrano che l'Autore non conosce l'argomento di cui parla. Vedasi il funesto capitoletto "La guerra perduta contro i virus" in cui, con argomentazioni affrettate e puerili, ci si scaglia contro presidi sanitari che nulla hanno di tecnobarocco e che a tutt'oggi non hanno alternative. In 26 righe si liquidano allegramente il vaccino antipolio (grazie al quale sono stati evitati milioni di morti e di disabili gravi) e gli antibiotici (che in 70 anni di impiego hanno salvato la vita a decine e decine di milioni di persone).