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Quel che non è salvato è perso: L'internet che abbiamo avuto

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C'è stato un tempo in cui internet non esisteva, e l’umanità era un’altra cosa. Raccontarlo oggi a chi ha vent’anni sembra narrare di un’Età della pietra remota e dimenticata, eppure è qualcosa che molte generazioni ancora considerate, a torto o a ragione, ‘giovani’, hanno vissuto e ricordano bene. Eppure l’avvento del web, il suo farsi consuetudine in ogni casa e in ogni momento, è qualcosa che è stato sì molto analizzato ma mai narrato come esperienza lontana, come qualcosa che distingue con forza due generazioni adiacenti. Cosa ha creato, quell’avvento? Certo non solo i dibattiti polarizzati dei social network o gli acquisti con un click da casa. C’è stato un momento, anche se non è facile fissarlo, in cui si è vista la possibilità di creare una comunità, di estendere i valori, condividere le esperienze, immaginare perfino una felicità comune. Quali sono state le tappe di questo percorso? Con questo libro Lorenzo Fantoni, alternando il memoir alla ricostruzione storica e all’analisi politica, torna a proporre una critica al mondo di cui si occupa e che studia, per cercare di recuperare almeno quel backup polveroso e dimenticato, un frammento della memoria dell'internet che avremmo potuto avere e che ci è scivolata tra le dita, là dove anche i videogiochi ci avevano avvisato: "everything not saved will be lost".

272 pages, Paperback

Published March 11, 2026

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Lorenzo Fantoni

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Displaying 1 - 2 of 2 reviews
Profile Image for Tiziana.
255 reviews44 followers
March 11, 2026
Se il vostro timore è quello di trovarvi di fronte ad un saggio noioso o, peggio, di fronte ad un saggio che parla dei bei vecchi tempi e di come erano incredibili eccetera eccetera… no, tranquilli.
Non gli avrei dato cinque stelle.

Ciò che è questo saggio è un prendere per mano chi c’era e chi non c’era ai tempi, e quindi cercare di ripercorrere il percorso fatto da Internet non come fenomeno scientifico, ma come fenomeno sociale.
Non ci interessa quindi parlare di come inizialmente Internet era per i militari e per le università, ci interessa internet nel momento in cui questo è entrato a contatto con la popolazione civile e non accademica – e soprattutto ci interessa tutta la strada che ha fatto da quando era popolato solo da appassionati e smanettoni, all’internet che è oggi, quello a cui siamo sempre connessi che si sia a casa o che si sia per strada.
Perché prima degli smartphone non era così, chiaramente, prima degli smartphone internet era una nicchietta che occupava tanto spazio quanto la scrivania su cui era piazzato il tuo computer fisso.

È un libro che ha una componente nostalgica, assolutamente, ma invece di essere un momento tra l’autore e i suoi ricordi – quei momenti un po’ autoriferiti che mettono sempre un po’ in imbarazzo - Fantoni ci accompagna nelle sue esperienze adolescenziali con internet, e c’è di lì un’evoluzione con sguardo a tratti clinico e disincantato di cosa sia diventata oggi la rete.

Più di tutto infatti ho apprezzato le lucidissime analisi sull’evoluzione di quel fenomeno che è stato e che è ora Internet.
Ripeto: non sentirete frasi che fanno rima con “ai miei tempi”, però avrete delle analisi su come Internet sia diventato il posto che è ora – su cosa gli abbiamo fatto noi e su cosa abbiamo lasciato che gli interessi economici delle aziende gli facessero.

Poi la scrittura di Fantoni mi piace molto, è intima senza essere invadente, riesce a far vivere ciò di cui parla anche se magari delle esperienze di cui parla voi non le avete mai vissute, e soprattutto – alla fine – ho chiuso il libro e mi sono sentita un po’ sola.
Ho sentito un po’ un vuoto, quello che normalmente lasciano i libri di narrativa ben fatti al momento in cui devi abbandonare i personaggi ormai diventati quasi tuoi amici, e che nella saggistica non è così scontato. Anzi.
14 reviews
April 24, 2026
Il nuovo libro di Lorenzo Fantoni si muove sull'accidentato sentiero della storia dell'internet. Si muove agilmente, trova un taglio, una chiave di lettura efficace e svolge svariate funzioni, scansando con estrema facilità problematiche come lo stucchevole nostalgismo di "si stava meglio quando si stava peggio". È un testo completamente basato sulla consapevolezza dell'azione di essere in rete che diventa progressivamente un'azione più passiva, fino alle valutazioni della pressione anche psicologica esercitata dalla connessione sulle persone. È un libro meno "luminoso" e positivo del precedente ma che inquadra con estrema consapevolezza un tempo presente in continuo movimento, dato che, giustamente, non arriva ad indagare gli effetti dall'AI, non ancora misurabili. È molto consigliato tanto per la chiarezza espositiva tanto per riprendere le tappe di un percorso che, guardando indietro, non si possono essere completamente vissute. E in più localizza dove siamo, dove avremmo potuto essere e dove siamo invece.
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