«Perché un nuovo Manuale di psicologia junghiana oggi, quasi mezzo secolo dopo la morte di Jung? Non abbiamo già visto, nel corso degli anni, un’enorme quantità di pubblicazioni che tentava di diffondere le sue idee esponendo, spiegando, discutendo, lodando ma anche criticando, la loro carica innovativa. A tutt’oggi il tema “Jung” non è certamente esaurito e questo Manuale è opportuno e più che benvenuto. È stato scritto da un certo numero di analisti junghiani di seconda e terza generazione – notissimi e di grande esperienza – appartenenti, nella grande maggioranza, al mondo anglofono. Tutti hanno una conoscenza e un rispetto profondi della e per l’opera di Jung e iniziano i loro saggi muovendo dalle sue scoperte basilari. Poi decollano, trattando dei punti di vista più propriamente contemporanei e infine – ultime ma non meno importanti – delle loro esperienze e dei loro contributi personali. Il lettore può quindi ottenere dei chiarimenti importanti sulle idee originarie di Jung, seguiti dalla loro applicazione pratica e dagli adattamenti alle necessità dell’epoca attuale… Tutto sommato è evidente, ancora una volta, che la frattura e l’animosità tra analisti freudiani e junghiani si sono oggi mitigate» (dall’introduzione di Mario Jaobi all’edizione inglese). Il Manuale magistralmente curato da Renos Papadopoulos si apre con un saggio introduttivo all’edizione italiana di Christian Gaillard e si conclude con una postfazione di Luigi Zoja che apre a una visione storico antropologica del pensiero e della pratica junghiana. Nella prima parte il libro affronta in modo sistematico e accessibile anche ai non specialisti le categorie junghiane viste dal punto di vista teorico; nella seconda parte tratta gli aspetti più rilevanti che caratterizzano l’approccio psicoterapeutico e psicoanalitico; nella terza parte il libro si conclude con “applicazioni” esemplari: all’alchimia, alle religioni e alle arti, a rimarcare la grande importanza di questa visione per la comprensione dei fenomeni culturali che riguardano anche la contemporaneità.
Sono così felice dell'acquisto di questo manuale di psicologia Junghiana che sto leggendo con calma un poco alla volta perché la densità del contenuto lo impone. il capitolo sul concetto di Sè mi ha finalmente permesso di capire perché non lo capivo, Jung nel corso della sua vita ne ha cambiato diverse volte la definizione e ciò mi confondeva, l'ottimo articolo di Warren Colman, che ringrazio di cuore, mi ha permesso di fare una sintesi e finalmente di afferrarne il/i significato/i. John Beebe ha dato il suo contributo discettando sui tipi psicologici poco ha aggiunto a quanto già so e vivo, mi ha stupito però lo scoprire che oggi tale strumento conoscitivo venga utilizzato relativamente poco in analisi. Mentre Ann Casement e il suo trattare il concetto di Ombra mi ha lasciato un poco delusa, ha una prosa a scatti, oppure è la traduzione italiana che non ha saputo dargli un ritmo, insomma il risultato è che ho decisamente fatto fatica a seguire il filo del discorso, molto meglio la Von Franz. Verena Kast invece discute del concetto di Anima/Animus, niente di nuovo ma ottima amplificazione e ripasso per me del concetto. Sto leggendo Andrew Samuels che si occupa del transfert e controtransfert, devo dire che non mai stato un tema che mi attirasse in modo particolare e Samuels non riesce ad appassionarmici. E dopo di lui arrivano altri capitoli succulenti: L'Alchimia, La religione, L'Individuazione...