Aprire questo libro è un'esperienza sorprendente, capace di portare allegria nella più grigia delle giornate. Proprio come entrare in casa di Dora, la protagonista. Nel suo appartamento torinese potrete i suoi due bambini, piccoli saggi e buffissimi; il loro tato Simone, magari sul balcone intento a fumare (meglio non chiedersi che cosa); Sara, la migliore amica senza figli di Dora, stavolta alle prese con la decisione più difficile; il massimo del disordine che una donna nata alle nostre latitudini possa sopportare; un paio di nonni molto diversi da quelli delle pubblicità; un quadro con un pappagallo zampe all'aria, in grado di infondere pace a chi lo guarda; un sacco di ricordi felici sospesi nell'aria – quelli del tempo in cui il padre dei bambini, nonché compagno di Dora, abitava ancora in quella casa –, diversi angoli dove ristagna la malinconia per tutto ciò che invece non è stato o non sarà, e grandi finestre per lasciar entrare il sole. Zitti, se fate attenzione sentirete bussare alla porta! È un giovane vicino di casa, decisamente sexy a dirla tutta, ed è qui per Dora. Ma eccola che arriva, Dora, è appena sveglia e già sa che dovrà correre, e correre, sempre in ritardo su tutto, da vera "madre Gazzella": due bambini, un lavoro, un mutuo e una separazione con cui fare i conti. La storia di questa giovane donna coraggiosa, anticonformista e piena di vita, e di tutto il mondo che la circonda, fa riflettere proprio perché prende forma in scene esilaranti o tenere, sempre profondamente sincere. Enrica Tesio sa giocare con le parole, come se non avesse mai perso un po' dell'innocenza e del divertimento di quando era bambina e ogni giorno il mondo le appariva tutto nuovo. E costruisce un romanzo pieno di freschezza e di humour, la fotografia in movimento di una donna contemporanea, che "vorrebbe tutto" ma sorride di sé e degli altri e sa trovare la pazienza per costruirselo giorno dopo giorno. «Per quanto mi riguarda, sono della vecchia scuola di mia la felicità di un bambino si misura in dita di sporco lasciate nella vasca dopo il bagno serale. Più sporco, più felicità», dice Simone, il babysitter di Pietro e Micol. Ma qual è il metro con cui misurare la felicità di una donna, di una mamma? La verità, vi prego! Tra le pagine di questo libro forse la troverete, di certo sorriderete.
Un libro che in certi punti è bellissimo in altri meno. Soprattutto è slegato. Nel senso che si nota molto quanto la storia sia stata assemblata attorno a dei pezzi di bravura (e bravura vera, perché l'autrice scrive benissimo). La parte sulla maternità è quella migliore, crea immedesimazione e riesce a far sorridere di molte storie vere, verissime. A volte, se sei sola, quasi tragiche. Ma poi se ne esce e si impara a sorriderne. Ecco, forse se lo avessi letto anni fa avrei dato 5 stelle, adesso lo sento un pochino più distante. La prima parte invece l'ho trovata poco interessante, ma questa forse sono io, che ho un modo tutto mio particolare di vedere l'aspetto rosa dei libri, il rapporto con l'altro sesso. Il mio uomo ideale, per dire, sarebbe Simone. O forse no, perché Simone sono io. E non riesco a capire molto questo tentativo di cercare Amore tramite amori. Non per nulla alla fine mi pare che quando si parla di Amore nel testo lo si faccia nell'ambito figli più che in quello dei partners. Alla fine la verità sull'amore non c'è. Ed è anche giusto così. C'è invece una descrizione accurata dell'incomunicabilità che affligge i rapporti umani adulti oggi, dove l'amore mette la minuscola solo perché non ci si capisce davvero e alla fine i nodi vengono al pettine perché non puoi per tutta la vita far finta di essere ciò che non sei. Alla fine, si impara a prendere quel che viene, oppure ci si ritira a mo' di pensionati del sentimento. L'autrice è in gamba, simpatica, istrionico nel suo stile, ma in definitiva (forse essendo io fuori tempo) l'ho letto con meno trasporto di quel che pensavo. Ci sono comunque delle riflessioni e dei dialoghi molto belli, arguti e quasi cinematografici. La vedrei bene come sceneggiatrice. In conclusione: 3 stelle e mezzo le merita tutte.
Libro adorabile che fa ridere, ridere, ridere e anche un po' commuovere. Dedicato a chi ha capito che, quando riesci a vedere il lato (auto) ironico di una situazione, di qualunque situazione, hai vinto, sempre. E a chi ha capito che scherzando si può dire di tutto - anche verità profondissime, che, dette seriamente, sembrerebbero decisamente meno serie. Vero, risente un po' dello stile blog, ma è meno sincopato e più fluido di altri libri di blogger che ho letto.
Questo libro mi è piaciuto. Tantissimo. E per tantissimi motivi. Andiamo con ordine calma e sangue freddo. Innanzitutto perché mi ha fatto ridere. Non un accenno di sorriso e neanche un sorriso fatto soltanto con gli occhi e neanche con labbra che vanno leggermente in su, ma subito tornano giù, che non sia mai che si possa ridere con e per un libro. No, ho proprio riso di gusto e mi sono divertita tantissimo, e poi ad un certo punto non è che mi sia divertita più tanto. Perché la storia di Dora è la storia di ogni donna. Ogni donna che si innamora, convive con il proprio uomo e con lo stesso uomo decide di metter su famiglia. Ogni donna che non sa quello che l’aspetta, quanto sarà difficile e complicato ed assurdo essere mamma (o madre?) ma si butta lo stesso, perché, cavolo, le donne sono madri da una vita, proprio io non debbo riuscirci? (mai porsi questa domanda direttamente, perché la risposta potrebbe essere una e potrebbe non piacerci!) Secondo motivo è perché immedesimarsi in questa mamma che corre tutto il giorno tra lavoro-nonni-asili-supermercato tra passeggini pieni di loro, i figli, e borse e buste e cappotti e giocattoli è la cosa che mi è riuscita più facile negli ultimi tempi! Perché, se è vero che vorrei immedesimarmi in una donna coraggiosa che affronta orsi e cavalieri erranti (è un caso che mi sia venuta in mente Merida?) o in una dama dell’Ottocento che cresce in Sapienza e Sagacia aspettando il suo innamorato stronzo ed irriverente (se si chiama Darcy ho fatto bingo!) o in un’infermiera del Novecento che viaggia nel tempo per incontrare il suo bellissimo uomo scozzese (che si esprime in tutta la sua beltà in kilt) o in una giovane studentessa di medicina che ama ed odia ed odia ed ama il suo Principe (ogni riferimento ad Axel Vandemberg, NON è puramente casuale), è ugualmente vero che oggi sono principalmente una donna, diventata madre, totalmente impreparata al ruolo, che per tre anni non ha fatto altro che annullarsi, annullando anche tutte le sue capacità intellettive, e che da pochissimo tempo ha capito che per essere una buona Madre doveva prima ritrovarsi e piacersi e fare quello che la faceva stare bene (leggere scrivere e camminare in primis). Solo così, a mio avviso, si può sperare di fare ed essere qualcosa di buono per i propri figli! Altro motivo è la scrittura. Non vorrei ripetermi, ma essendo il secondo libro che leggo di questa bravissima e giovane autrice, ciò che emerge anche da questo, seppur scritto con un registro completamente diverso dal primo (Dodici ricordi ed un segreto), ma solo perché diverso è il contenuto del libro, è che lei scriva in maniera chiara, brillante, intelligente, con una cura del linguaggio che raramente si trova, toccando vette altissime di poesia e scendendo giù nel linguaggio più gergale e familiare ed anche triviale che si possa sperare di trovare in una donna! Non amo tantissimo i libri in prima persona, ma diciamo che questo è scritto talmente bene, che posso sorvolare senza problemi! Di un libro scelto per il titolo, come questo, non vado a ricercare recensioni o pareri, non mi vado ad informare di chi sia l’autore o cosa facesse nella vita prima di iniziare a scrivere, mi lascio guidare dall’istinto e poi, magari, una volta terminato, come in questo caso, vado a fare le mie ricerche. È così che ho scoperto che la Tesio ha iniziato scrivendo un blog proprio sulla sua vita sentimentale e sul suo ritrovarsi sola con due bambini dopo essere stata lasciata dal marito. Ecco, la scrittura quindi diventa autobiografica e sì, a posteriori, posso dire di aver riconosciuto un certo stile da blogger, da persona che ha fatto della scrittura il mezzo per esorcizzare un malessere e, confermo, che ha fatto benissimo a dedicarsi a questa sua passione, perché è con estrema facilità che riesce a sdrammatizzare episodi di quotidiana tragicità e a sublimare sentimenti di profondo spessore. Tornando alla trama, Dora non solo è una giovane madre di due bambini, Pietro e Micol, di tre anni il primo e tredici mesi la seconda, che si divide tra impegni lavorativi, amicizie e famiglia, Dora è una donna che è appena stata lasciata dal marito. Senza fare tante illazioni, la protagonista ci dice subito che l’ha lasciata non perché c’è un’altra donna o perché l’amore è finito, semplicemente perché ad un certo punto, dopo 7 anni di amore, Davide capisce che Dora per lui non è “abbastanza”... E se riesci a darti delle spiegazioni, delle motivazioni, anche solo se riesci ad incolpare qualcuno della fine della tua vita sentimentale se e quando c’è un’altra donna, diventa ancora tutto più difficile da metabolizzare se questa non c’è.
«La mia relazione aveva avuto un ictus: 10 minuti prima stava bene, 10 minuti dopo era senza speranza, se si fosse ripresa sarebbe stato un amore invalido, biascicante e con la zoppia. Ecco l’ictus fulminante, tutto insieme mi appare chiarissimo che le cose importanti non ce le hanno rubate, le cose importanti le abbiamo perse».
Dora è equipaggiata di quella dote rara nelle donne che è l’autoironia, e questo sicuramente le ha permesso di non cedere alle spinte vittimistiche esercitate dalla separazione e dal rifiuto, è una donna che si vede per quello che è, ed anche se è stata lasciata e vorrebbe in tanti momenti lasciarsi solo andare ad un pianto liberatorio, non lo fa, quasi mai. Dora è sarcastica, è “difficile” come le dice spesso lo stesso Davide, è una realista e non ha paura di chiamare le cose con il proprio nome. Però che palle, se hai un po’ di sale in zucca ed hai le idee chiare e non ti fai rincretinire da due frasi appoggiate l’una all’altra, in un costante equilibrio precario, se alzi la testa e vai avanti per la tua strada, da sola, contando sulle tue forze e la tua energia, ti reputano difficile e ti mettono alla gogna! Se sei tutta coccole e accondiscendente e remissiva e paziente, allora sì che vai bene, non solo da sposare ma anche da tenerti per sempre! Da brividi, lo so! Davide è un immaturo. Non se ne va perché ama un’altra, non se ne va perché non ama più Dora. No, lui se ne va perché essere marito di una donna difficile è difficile, la lascia per un’altra vita, in un’altra città, ma da solo, con il pensiero costante alla famiglia, ed un po’, in fondo, anche a Dora. A suo modo lui c’è. Ma queste presenze assenti non fanno ancora più male di assenze presenti? Dora e Davide avevano raggiunto davvero un rapporto ideale, un connubio fatto di gesti e parole che riconoscevano come proprio e basta, una “corrispondenza d’amorosi sensi” che si manifestava in loro rituali senza scadere nella stancante abitudine, loro sì che sapevano guardarsi negli occhi e capirsi con uno sguardo!
«I miei ricci tra i suoi ricci la mattina, i suoi denti perfetti quando rideva delle mie imperfezioni. C’eravamo divisi i compiti: io sapevo dire le cose, lui le sapeva fare. Io scrivevo, leggevo, disegnavo. Lui tassellava, dava il bianco, sistemava i tubi. Io mi prendevo le strade cittadine, lui i sentieri di campagna, ma poi ci si incontrava sempre a casa. L’unica cosa che facevamo insieme, allo stesso modo, era ridere.»
La Tesio descrive con tanta cura non solo Dora, Davide, il ruolo di mamma, a questo proposito bellissima la scena in cui elenca i “tipi” di mamma che si incontrano al parco (io, neanche a dirlo, sono la “mamma gazzella”, sull’esaurito andante) o quella del gioco del “Mammopoli”, ma dedica molta attenzione anche a quei personaggi che gravitano intorno alla loro famiglia. È così che troviamo la sua migliore amica, Sara, venuta al mondo o solo ritrovatasi sul suo cammino per ricordarle “sempre chi è”, sua madre, “con cui è in guerra da trent’anni”, ma con la quale sta riappacificandosi da quando è diventata madre anche lei, la suocera eterna giovane e il padre professore che puntualmente arriva due ore prima ad ogni appuntamento e Simone, il poeta-bidello o tato o semplicemente l’uomo di Sara, che forse forse ce la farà a conquistare questa sua amica che non crede nell’amore. E poi c’è Enea. Venticinquenne carinissimo che insinuerà uno, o più, dubbi nella vita nella mente e nel cuore della “Tutta d’un pezzo” Dora:
«Enea ha incasinato tutto il flusso, ha confuso l’orizzonte degli eventi, ha perturbato il campo di forza. Enea è il troppo presto, Davide il troppo tardi. Con Enea ho avuto qualche memorabile prima volta, ma come avviene tra persone molto diverse o molto sagge o molto fortunate o con molto poco tempo a disposizione, quelle prime volte non le abbiamo ripetute.»
Scrivendo mi rendo conto che questo libro ha sovvertito quei pochi requisiti che chiedo ai testi che leggo: mai lasciare porte aperte a finali alternativi. Il libro DEVE finire, deve necessariamente finire. Non mi interessa se mi farà piangere, arrabbiare, stressare, parlare da sola come se fossi un’invasata. Non mi interessa. Ma deve, deve, finire. Beh! Ovviamente, neanche a dirlo, il finale è a libera interpretazione: ognuno lo farà terminare nel modo più adatto ai suoi sogni, alle sue aspettative, alle sue teorie riguardo l’Amore. Questo libro è stato un toccasana per la mia anima che ogni giorno si ribella al mio essere non una buona madre, ma una madre imperfetta, una madre che arranca per conquistarsi il bagno e qualche minuto di solitudine, una madre che vive quotidianamente in continua tensione verso due estremi: da una parte il desiderio e la necessità di essere una buona madre, dare il giusto esempio, dire le cose giuste (che poi, chi è che decide cosa siano le cose giuste da dire ad un bambino di 7 anni?) e dall’altra riappropriarmi dei miei spazi, delle mie passioni, dei miei tempi, che siano solo miei e non divisi tra un figlio ed un altro, tra lavatrici e panni da stendere-piegare-asciugare-rimettere a posto. Anche essere padre sarà difficile, per carità, ma queste frasi chiariscono bene la differenza, meglio di quanto potrei fare io:
« - Tu, Davide, sei quello che insegnerà a Pietro e Micol le cose che restano e durano. Il nome delle piante, il nome delle costellazioni...tu le sai, io no -. - Non hai bisogno di saperli, Dora, tu sei la mamma, tu sei quella che resta e che dura -.»
Dedico questo libro e questa recensione a tutte le mie amiche, quelle che hanno figli e quelle che ancora non li hanno, ma sarebbero come me, quelle che si riconosceranno nelle cose che ho scritto, e quelle che mi riconosceranno nelle cose che ho scritto, quelle che come me, fanno del tutto per non essere solo mamme e basta, ma quelle che hanno piacere a passare una serata tra amiche, a fare sport, a leggere, a parlare di libri, ad emozionarsi davanti ad un film, quelle che credono che prima di essere mamme devono essere Donne e devono amarsi, perché altrimenti come fai ad insegnare l’Amore ai tuoi figli, se non sei tu la prima ad amarti?
« Sara, una madre non è mai sincera. Le madri mentono. Lo fanno per difesa, per abitudine, per convenzione sociale, perché per dire la verità ci vuole tempo, bisogna capirsi profondamente e c’è tutta un’altra persona da decifrare e da ascoltare. E allora finisci per dire ciò che va detto: che la maternità è la cosa migliore che ti sia mai capitata, che è un sogno che si realizza.»
Una lettura che mi sento di paragonare ad una padella di pop-corn: inizia scoppiettando, con descrizioni ed episodi che spesso mi facevano ridere sguaiatamente, poi pian piano il calore ed il profumo ti avvolgono e ti portano a fare riflessioni, sorrisi e lasciano spuntare anche qualche lacrima. La storia è quella di Dora e Davide, una giovane coppia con due bambini piccoli, Pietro di tre anni e Micol di tredici mesi, alle prese con il periodo di assestamento post separazione. Davide infatti ha deciso di lasciare Dora, non perché si è innamorato di un'altra e nemmeno perché non ama più lei, ma perché da lei si sente sopraffatto. "Davide non mi ha lasciata per un'altra donna, in qualche modo mi ha tolto anche quel conforto, mi ha lasciata per un'altra vita, che è peggio." Dora ne prende atto, con grande onestà riconosce le proprie responsabilità e cerca, giorno dopo giorno, di ricostruire un equilibrio familiare. Le sue giornate sono uguali a quelle di molte donne lavoratrici: si inizia a correre dal mattino per preparare i bimbi, portarli all'asilo, andare al lavoro, fare la spesa, recuperare i figli e tornare a casa, dove poter finalmente dedicare le ultime ore della giornata a vivere la vita vera, piccoli ritagli fatti di coccole, baci e discorsi "filosofici", di quelli che si possono affrontare con un bambino di tre anni, che bastano a colmare la giornata intera. Nella vita di Dora c'è anche Sara, l'amica che tutte vorremmo avere: schietta e onesta, arriva per cena, alle volte la prepara pure, poi si stende nel lettone con loro per raccontare una storia e non appena i bimbi si addormentano si trasferisce in cucina con Dora per condividere un bicchiere di buon vino accompagnato da confidenze reciproche. Nella vita di Sara è appena entrato un bidello poeta, che diventerà il "tato" dei bimbi di Dora, con somma felicità di tutti, tranne Davide che dovrà comunque farsene una ragione. A completare il quadro c'è Enea, un ventenne fratello della vicina di casa, che con la sua presenza aiuterà Dora a far luce dentro di sè. Uno spaccato di vita vera raccontato da una penna brillante, ironica e al tempo stesso profonda, una lettura che consiglio a tutti, in cui ognuno può ritrovare un briciolo di sè e sicuramente molto di chi ci sta attorno.
Nonostante la bravura della Tesio nel confezionare una cornice credibile, nel libro si avverte, a volte, la forzatura dovuta all'assemblaggio dei diversi post del suo blog (un blog che seguo da diversi mesi e che mi diverte molto). Come per i libri tratti dai film, anche i libri tratti dai blog risentono di difettucci: alla Tesio li perdono tutti (anche solo per quel post divertentissimo sulla 'tassonomia materna'). Una nuova Littizzetto... con più classe, direi...
Anche se il genere mamma blogger, mammamiacomesonopresadatutto, ha un po' stufato, il libro si fa leggere. Ironico, scorre leggero. Certo la trama incastrata ad arte per inserire pezzi già scritti sul blog ogni tanto fa acqua. In più, se siete a metà dei vostri 30, avete due figli piccoli è un lavoro, certamente la lettura non sarà d'evasione.
Piacevole, ironica e divertente e tanto tenera. Come una chiacchierata con un'amica simpatica. "La maternità e' una promessa di felicità" chi ha figli potrebbe condividere il pensiero. Sulle relazioni amorose non mi pronuncio.... Ognuno vive le sue... La definizione di "famiglia corpo a corpo " e "famiglia minuetto" suggerisce tante riflessioni.
Divertente, da sorrisi accennati e risate rumorose! :) Una storia ben raccontata, stralci di serietà nascosti tra chiacchiere amichevoli. Un racconto che sa di imperfezioni e vite vere, con qualche eccesso che ci sta sempre bene perché la quotidianità è fatta anche di questo.
Leggendo il blog dell'autrice posso dire che, forse, mi aspettavo di più. E' un libro certamente ironico, ma anche permeato del "miele" che spesso ricopre tutte le storie che riguardano le madri.
Come sappiamo, i libri derivati da blog sono diventati a modo loro un genere letterario, tanto che ad un certo punto è sembrato che le case editrici sguinzagliassero i loro segugi sul web per trovare blogger con cui si potessero tentare di fare quattro soldi. Ovviamente quasi sempre i blogger, o più spesso le blogger, “su carta” sono durati lo spazio di un respiro (Pornoromantica, dove sei finita? E dove sei finita tu, Saradisperata, che stavi pure su Anobii - e non mi hai mai risposto quando ho provato a scriverti?) spesso anche sullo stesso web, visto che ad esempio i blog antologizzati nel libro a cura di Loredana Lipperini “La notte dei blogger” erano quasi tutti spariti quando lessi quel libro, pochi anni dopo la sua pubblicazione. E d’altra parte si può capire, spesso essere blogger significa(va) muoversi guerre di odio e sarcasmo gli uni contro gli altri, basti guardare le recensioni anobiane grondanti bile alla stessa antologia della Lipperini, non tutti hanno la forza di reggere a tale spirito per più di pochi anni… Questo è un caso un po’ diverso. Innanzi tutto perché il blog mi fu segnalato da una mia amica, e la blogger era a sua volta una sua amica, che come lei lavorava nel campo della pubblicità. Poi perché il blogger era - ed è, visto che c’è ancora: https://tiasmo.wordpress.com/ - uno dei più belli, divertenti e scritti meglio che abbia mai letto; infine perché non avrei mai pensato che avrei trovato tanto gusto a leggere sull’argomento “mamma con bambini”, non precisamente il centro dei miei interessi. Il libro non è la riproposizione pedissequa del blog, ma si tratta invece di un romanzo con una storia compiuta, ovviamente pieno di spunti presi da quello. Una giovane mamma si trova inaspettatamente single, dato che il suo lui un bel giorno se ne va - non si capisce bene perché, anche considerato che non pare esserci un’altra, come spesso accade in questi casi - e lei si trova da sola a barcamenarsi con i due bimbi, i genitori (anche loro separati), un’amica simpatica e problematica, un “balio”, fidanzato di quest’ultima, bizzarro e poeta, e infine e soprattutto il venticinquenne fratello della vicina fissata con la vita e l’alimentazione naturale, la meditazione, l’India e tutto quel repertorio di svaporamenti esistenziali lì. Un libro in cui l’invenzione linguistica è ai massimi livelli, non troppo lontani dal miglior Benni (anche il titolo, come sarà ovvio alla maggior parte di voi, è la parafrasi di un libro di Auden), pieno di sorrisi, di ironia, di risate e di lacrimucce niente affatto scontate. Assolutamente da leggere per chi ama le storie di vita vissuta, o anche per chi no.
RECENSIONE DI “LA VERITÁ, VI SPIEGO, SULL’AMORE” DI ENRICA TESIO Buon pomeriggio amici. Dopo una pausa di una settimana dovuta alla mia partenza per le vacanze, eccomi di nuovo qui con la prima di tre recensioni dei libri che ho letto in questo periodo. Tutto sommato, porto a casa un discreto bottino! Dora ha 35 anni. Due figli, Pietro e Micol; un marito Davide quasi ex. Due genitori che si sono lasciati dopo 25 anni di matrimonio per provare ad avere quella vita sempre sognata e mai vissuta. Una migliore amica, Sara, che di crescere non ha alcuna voglia ed un tato-poeta, Simone, che le legge dentro come nessuno mai. Dora è una donna come tante di oggi, che si destreggia tra un lavoro a tempo pieno; una casa caotica e disordinata, ma viva e vivace; che cerca di destreggiarsi con la fatica di essere una mamma single che vorrebbe piangere sul divano e leccarsi le ferite per essere stata lasciata ma che invece deve farsi forza per riuscire a far tutto e tutto più o meno bene. Con “La verità, vi spiego, sull’amore” nell’edizione Oscar Mondadori, Enrica Tesio ci regala una storia che è un delirio. Non è un romanzo ma piuttosto una serie di riflessioni sull’essere donna e soprattutto madre oggi; una storia che fa riflettere, commuovere ma che soprattutto mi ha fatto molto ridere. Dora è una donna complicata, per niente banale, tutt’altro che perfetta ma vera nelle sue insicurezze e fragilità. Una donna che prima di essere tale è una madre che si mette in discussione; che gioca con i suoi bambini; che si sporca con loro, che li abbraccia tanto e gli dice sempre che gli vuole bene. Ma è una donna capace anche di interrogarsi sulle sue mancanze e sui suoi fallimenti come moglie e talvolta come figlia. Dora è in fondo un po’ tutte noi, con le nostre difficoltà di essere sempre all’altezza del mondo di oggi. Ma, in fondo, mi chiedo: si può spiegare la verità sull’amore? Ed esiste, poi, in fondo, una verità che sia uguale per tutti? O piuttosto bisogna imparare a trovare la propria verità; il proprio senso dell’amore; la propria identità di donna e madre? È una lettura che consiglio per ridere e riflettere; per provare a cercare una verità sull’amore: quello di una madre per i propri figli e quello di una donna verso se stessa.
Io voglio bene a Erica Tesio. La seguo su Facebook da qualche anno e adoro i suoi post, sempre intelligenti e delicati, che parlano di sentimenti e relazioni, specie con i figli piccoli, senza mai essere stucchevoli o sopra le righe e scritti con uno stile che trovo meraviglioso. Sono sempre entusiasta quando mi compare un nuovo post di Enrica Tesio. Prima lo divoro, e poi lo rileggo piano piano per gustarmelo tutto. I post di Enrica Tesio creano dipendenza. Io voglio bene a Enrica Tesio, ed è per questo che al suo romanzo do due stelle anziché una. Due i difetti principali. Il primo: troppi dialoghi. Sembra più un copione che un romanzo. Troppe parole parlate, spesso anche a sproposito. Per esempio: Dora e Sara sono amiche da 30 anni, giusto? E allora, perché dopo 30 anni Dora sente la necessità di spiegare a Sara che non le piace fare shopping, e perché non le piace? Voglio dire: in 30 anni avranno parlato una volta di shopping? Sapranno se all'altra piace fare shopping o no? Il secondo: troppi calembour. Troppi, troppi, troppi, tanto che a volte sembra di leggere una versione morigerata (perché usa meno parolacce) di Luciana Littizzetto. E io Luciana Littizzetto la detesto proprio (e non certo per le parolacce). A onor del vero devo ammettere, comunque, che qualche brano di questo romanzo mi ha davvero commossa. Ma è, appunto, solo qualche brano. Come un post di Facebook in mezzo a una valanga di chiacchiere dimenticabili. Voglio bene a Enrica Tesio (l'ho già detto?) e per continuare a volerle bene mi limiterò a leggere i suoi post e a non leggere più i suoi libri.
Leggere questo libro è come trovare un’amica che all’improvviso ti fa sentire normale, un’amica che ti dice che si, il disagio, le paure, il non sapere da che parte si mette il tanga che ti dà l’estetista quando ti devi fare la ceretta è normale; un’amica che vive al massimo del disordine che una donna che vive nel nostro secolo possa sopportare; un’amica che supporta il peso di figli, lavoro, asili e divorzio. Un’amica che ti mostra la sua malinconia dopo la separazione con il marito attraverso grandi finestre per lasciar entrare il sole e che non la nasconde sotto il tappeto fingendo di essere una famiglia Minuetto, dove cresci comunque squilibrato ma pensando che i pazzi siano sempre gli altri. Un’amica coraggiosa, anticonformista e piena di vita, e di tristezza per il matrimonio finito, ma che ne parla con freschezza e humour. Questo libro è una foto sfocata di una donna qualsiasi di noi che vorremmo tutto, madre perfetta, moglie perfetta, amante perfetta, donna in carriera perfetta, ma che forse è meglio sorridere sapendo di non riuscire mai ad essere perfetta ma forse basta essere se stessa. «Per quanto mi riguarda, sono della vecchia scuola di mia nonna: la felicità di un bambino si misura in dita di sporco lasciate nella vasca dopo il bagno serale. Più sporco, più felicità». Ma qual è il metro con cui misurare la felicità di una donna, di una mamma? La verità, vi spiego, forse ve la dirà, ma di sicuro vi farà ridere durante la ricerca.
Questo libro è un libro che ho apprezzato tantissimo. Leggero, divertente (ho riso più di una volta fino alle lacrime) e scorrevole ma allo stesso tempo con la capacità di far riflettere, arrabbiare, commuovere. Mi è piaciuto un sacco anche il finale che, per quanto mi riguarda, non è esattamente un finale dal momento che lascia aperti almeno due interrogativi fondamentali ma il non schierarsi dell'autrice per qualcuna delle possibili soluzioni ci consente in questo caso di scegliere come concluderlo, se seguendo una vena romantica o una vena più cinica, e questa facoltà di scelta la apprezzo tantissimo. In attesa di un prossimo romanzo, che leggerò sicuramente, continuo a seguire "Ti asmo" e le avventure quotidiane, non di Dora, ma della stessa Enrica.
Brillante, divertente e bello. Mi mancava una lettura di questo tipo, una storia moderna, reale e al femminile. Enrica Tesio è entrata dentro la mia testa con le sue parole e mi ha lasciata soddisfatta e con molti spunti di riflessione. A distanza di 3 giorni da quando ho terminato questo libro ancora penso a lui, mi sono affezionata a Dora, Pietro, Davide e anche a Sara perché ho bisogno di sapere quale scelta abbia fatto. Ecco perché sul finale sono rimasta un po' insoddisfatta, per la mia indole di "andrà tutto bene e tutti torneranno ad amarsi" .
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Un libro che, nel suo lato ironico riesce a strapparti punti di riflessione sulla vita di tutti i giorni. La protagonista non si stanca mai, non si abbatte mai, affronta con sorriso e coraggio ogni giornata. La scuola, i figli, la separazione e l'arrivo di un vicino di casa che non sarà proprio così innocuo. Un libro leggero, che fa ridere e che fa stare bene. Tutti vorrebbero essere come Dora.
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Giuro questo libro è grazioso, dolce e scritto bene. Ma io c'ho avuto dei seri problemi. Soprattutto con il personaggio protagonista. Mi ha fatta stare malissimo. Mi sono sentita inadeguata, sola e fallita. Mi dispiace ma a questo giro è andata così.
Un libro spassosissimo. Con leggerezza e ironia si affrontano temi molto attuali come il divorzio, una mamma single con bambini, l'amicizia e alcuni aspetti legati alla sfera sessuale. Non mi sono mai divertito così tanto.
È un libro che ho amato e ho divorato. È una storia in cui possiamo tutte ritrovarci. Ho riso, molto. La narrazione è scorrevole, colloquiale. Un libro da leggere sotto l’ombrellone e da regalare alla propria migliore amica.
Divertente e cinico quanto basta. Una di noi, anche se io non sono madre ed ho una decina d'anni più di lei. Il tato è una delle figure più divertenti che abbia mai incontrato!!1
Una storia di vita e d’amore.. Un sacco di belle parole, di belle frasi, di spunti di riflessione. A volte bisognerebbe ammettere più spesso di essere imperfetti, ma felici di esserlo..
Adorato dalla prima all'ultima pagine. Mi piace tantissimo lo stile della Tesio (che seguo anche su FB), e questo libro ne è un delizioso esempio. Dritto dritto tra i miei libri preferiti.